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Изворен канал @pythonotes · Post #201 · 13 јан.

Мы уже знаем, что на текущую сессию интерпретатора изменение PYTHONPATH никак не повлияет. Но если вы запустите дочерний процесс, то он унаследует окружение текущего процесса, а значит и изменения в любых переменных будут на него влиять. Вот небольшой пример: Объявляем переменную user@host:~$ export PYTHONPATH=/path1 Запускаем интерпретатор user@host:~$ python3 Проверим что в sys.path >>> import sys >>> print(sys.path) ['', '/path1', '/usr/lib/...', ...] Добавляем что-то в переменную >>> import os >>> os.emviron['PYTHONPATH'] = '/path1:/path2' >>> print(sys.path) ['', '/path1', '/usr/lib/...', ...] Изменений нет. Но давайте запустим дочерний процесс и посмотрим там >>> os.system('python3') # теперь мы находимся в другом процессе >>> import sys >>> print(sys.path) ['', '/path1', '/path2', '/usr/lib/...', ...] Тоже самое будет и с subprocess, так как по умолчанию текущее окружение тоже наследуется. >>> import subprocess >>> subprocess.call(['python3', '-c', 'import sys;print(sys.path)']) ['', '/path1', '/path2', '/usr/lib/...', ...] ______________________ Лучшей практикой является передача энвайронмента явно через аргумент env! import subprocess subprocess.call(cmd, env={'PYTHONPATH': '...'}) Это поможет точно понимать какое окружение будет у запускаемого процесса и при этом не изменять окружение текущего процесса. #basic

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@marx21news · Post #9682 · 03.02.2026 г., 14:02

Le elezioni in Myanmar tra guerra civile e la ricerca di una nuova legittimità Il Myanmar ha appena concluso un’insolita tornata elettorale a tre fasi (28 dicembre, 11 gennaio, 25 gennaio), in un contesto di guerra civile e di controllo territoriale fortemente frammentato. I risultati confermano la schiacciante vittoria dell’USDP, il partito vicino ai militari, che ha conquistato la maggioranza dei seggi in entrambe le camere. Perché un voto a fasi? La scelta di diluire le operazioni di voto in tre date risponde principalmente a esigenze di sicurezza e logistica. In molte zone del Paese, specialmente quelle interessate dai conflitti tra l’esercito e gruppi armati di resistenza, organizzare seggi, trasportare schede e garantire protezione al personale sarebbe stato quasi impossibile in un’unica giornata nazionale. Una vittoria preannunciata L’USDP, con il leader Khin Yi, si è aggiudicato finora 232 seggi su 263 nella camera bassa e 109 su 157 in quella alta, numeri che – sommati alla quota fissa di seggi riservata dalla Costituzione ai militari – rendono di fatto il quadro politico immutato nella sostanza. Criticità e partecipazione La partecipazione si è attestata intorno al 55%, inferiore rispetto al passato. In molte aree il voto è stato annullato o non si è tenuto a causa dei combattimenti. Osservatori internazionali sottolineano l’assenza di un’opposizione significativa, il clima di coercizione e l’impossibilità di uno svolgimento veramente universale. Cosa significano queste elezioni? Più che una competizione aperta, il voto appare come uno strumento di gestione della crisi: un tentativo da parte delle autorità militari di dare una parvenza di normalizzazione istituzionale, aprendo la strada – formalmente – a un nuovo governo “civile” entro aprile. Tuttavia, senza un reale allargamento dell’inclusività politica, senza garanzie di sicurezza per i civili e senza canali di dialogo con le forze sociali ed etniche oggi marginalizzate, sarà difficile immaginare una stabilizzazione duratura. Il Myanmar resta un Paese lacerato, dove la ricostruzione materiale e il coinvolgimento costruttivo della regione (a partire dall’ASEAN) potrebbero essere fattori chiave per una futura, sperata, pacificazione. #Myanmar#Elezioni#USDP#GuerraCivile#ASEAN#PoliticaInternazionale https://www.marx21.it/internazionale/le-elezioni-in-myanmar-tra-instabilita-interna-e-ricerca-di-legittimita/