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Изворен канал @pythonotes · Post #205 · 22 јан.

Как работает функция reload()? Эта функция нужна для того, чтобы перезагрузить изменившийся код из py-файла без рестарта интерпретатора. Дело в том, что любой импортированный модуль при повторном импорте не будет перечитывать файл. Функция импорта вернёт уже загруженный в память объект модуля. Чтобы обновить код, нужно либо перезапустить всю программу, либо использовать функцию reload() from importlib import reload reload(my_module) 🔸 Функция reload() принимает в качестве аргумента только объект модуля или пакета. Она не может перезагрузить класс или функцию. Только весь файл целиком! 🔸 Перезагрузка пакета перезагрузит только его файл __init__.py, если он есть. Но не вложенные модули. 🔸Она не может перезагрузить ранее не импортированный модуль. 🔸При вызове функция reload() перечитывает и перекомпилирует код в файле, создавая новые объекты. После создания новых объектов перезаписывается ранее созданный неймспейс этого модуля. Это значит, что если где-то этот модуль импортирован через import и обращение к атрибутам происходит через неймспейс (имя) модуля, то такие атрибуты обновятся. Если какие-либо объекты из этого модуля импортированы через from то они будут ссылаться на старые объекты. Напишем простой модуль # mymodule.py x = 1 Теперь импортируем модуль и отдельно переменную х из модуля >>> import mymodule >>> from mymodule import x >>> print(mymodule.x) 1 >>> print(x) 1 Не перезапуская интерпретатор вносим изменения в модуль # mymodule.py x = 2 Делаем перезагрузку модуля и проверяем х ещё раз >>> reload(mymodule) >>> print(mymodule.x) 2 >>> print(x) 1 То же самое будет если присвоить любой объект переменной (даже словарь или список) Повторный импорт обновляет значение >>> from mymodule import x >>> print(x) 2 🔸Созданные инстансы классов не обновятся после перезагрузки модуля. Их придётся пересоздать. #tricks#basic

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Пребарај: #pesaro

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Savino Balzano

@savinobalzano · Post #732 · 31.08.2024 г., 12:38

https://x.com/SavinoBalzano/status/1829860394489250020?t=zaMjPOZOXl44HveO9fTpbA&s=19 Alcuni hanno riportato la notizia: «Onlyfans” sbarca alla Festa dell’Unità di #Pesaro». Già immaginavo quali potevano essere i “contenuti” della “riflessione” (virgolette a dir poco perentorie), tuttavia questa volta ho desiderato torturarmi: sul sito di Radio Radicale è disponibile la registrazione del panel e me le sono guardata tutta (a velocità 1.5). Uno squallore desolante come pochi. È stato tuttavia un momento decisamente significativo perché ci consente di confermare quanto molti sostengono di una certa sinistrucola e di un certo sindacatucolo. In quella stessa sede, peraltro, #Renzi è stato accolto dai presenti come il Messia: basterebbe, comunque vediamo. Partiamo da un punto: che ci sia un rapporto tra questo tipo di attività e la #prostituzione non sono io a sostenerlo: gran parte del panel è stato dedicato proprio al tema della prostituzione e della sua disciplina. Dopotutto, di vendita del corpo parliamo: c’è chi lo vende di persona, mediante una prestazione sessuale in senso stretto, e chi lo vende virtualmente facendo del #porno o roba assai simile. E la “creator”, ospite del palco della #sinistra italiana, lo ha affermato senza remore e cito letteralmente: «oltre a essere una troia sono una #persona». Che sia una persona a me è molto chiaro, ma non credo possa dirsi lo stesso di chi l’ha invitata. La moderatrice, della giovanile del #PD, si affanna a descrivere il lavoro della creator di #Onlyfans: è “un lavoro come un altro”. C’è la tizia dei radicali che parla di normalizzazione del mestiere, ma forse lei è la più coerente di tutti. Sublime l’esponente della #CGIL che detta le priorità sul tema: individuare per questi “lavoratori” un codice ateco che oggi non esiste per tali partite iva, riconoscere che il lavoro su Onlyfans è paragonabile a quello degli #influencer di #Instagram e, dulcis in fundo, garantire loro supporto psicologico (che poi non si capisce: se è un lavoro come un altro, perché il supporto psicologico è una priorità?). In definitiva, l’augusta moderatrice domanda ai suoi autorevolissimi ospiti se secondo loro Onlyfans è utile nel “fare un passo in avanti” nel settore. Risposte illuminanti: la piattaforma è stata definita come uno spazio di rivendicazione (alla presenza di un sindacalista!) e uno strumento (questo lo ha detto proprio il sindacalista) di riappropriazione del proprio #corpo. Immaginate la mia faccia in quel momento. Il punto non è “porno sì” o “porno no”: è bene che ognuno sia libero di fare quel che vuole e, sincerità per sincerità, vi dico che a me il porno è sempre piaciuto. La #libertà deve però essere sostanziale, non solo formale. Perché uno sia davvero libero, non deve essere costretto a una scelta dal contesto, dalle difficoltà di tutti i giorni, dalla disperazione. Questo punto è stato completamente ignorato: completamente assente dalla discussione. Quante sono le prostitute (ripeto: il parallelo con la prostituzione – che per certi versi condivido – lo hanno scelto loro!) sfruttate, quelle che sono costrette a ricorrervi per sopravvivere? Cambierebbe molto, dico in generale, se il pappone fosse un algoritmo? Cambia tanto se non sono le botte a costringerti, ma la fame? Non è sempre cosi, ovviamente, c’è chi sceglie in assoluta libertà, ma qualcuno ci sarà pure a navigare in brutte acque. E io vi domando: non dovrebbero essere questi ultimi al centro dei pensieri di chi dice di rappresentare la sinistra? Sia chiaro: il problema è certamente culturale e chi ha preso parte alla “discussione” disponeva di strumenti quantomeno spuntati, ma non fa notizia. Il deperimento culturale nel dibattito pubblico è notorio e ha radici lontane. Il fatto rilevante è che questo “ragionamento” si sia tenuto alla Festa dell’Unità, a casa di chi dovrebbe fare della questione sociale il punto di partenza. (...) CONTINUA su X