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Изворен канал @pythonotes · Post #309 · 2 фев.

Метод строки split() разделяет строку на несколько строк по указанному символу >>> "a_b_c".split('_') ['a', 'b', 'c'] Можно указать максимальное количество разделений >>> "a_b_c".split('_', 1) ['a', 'b_c'] Или резать с другой стороны с помощью rsplit() (right split) >>> "a_b_c".rsplit('_', 1) ['a_b', 'c'] А что будет если оставить аргументы пустыми? >>> "a_b_c".split() ['a_b_c'] Получаем список с одним элементом, потому что по умолчанию используется пробельный символ. >>> "a b c".split() ['a', 'b', 'c'] То есть это равнозначно такому вызову? >>> "a b c".split(" ") ['a', 'b', 'c'] Кажется да, но нет! Давайте попробуем добавить пробелов между буквами >>> "a b c".split(" ") ['a', '', '', 'b', '', '', 'c'] И вот картина уже не так предсказуема 😕 А вот что будет по умолчанию >>> "a b c".split() ['a', 'b', 'c'] Всё снова красиво! 🤩 По умолчанию в качестве разделителя используется любой пробельный символ, будь то табуляция или новая строка. Включая несколько таких символов идущих подряд. А также игнорируются пробельные символы по краям строки. >>> "a\t b\n c ".split() ['a', 'b', 'c'] Аналогичный способ можно собрать с помощью регулярного выражения. Но пробелы по краям строки придется обрабатывать дополнительно. >>> import re >>> re.split(r"\s+", ' a b c '.strip()) ['a', 'b', 'c'] Здесь тоже можно указать количество разделений >>> re.split(r"\s+", 'a b c', 1) ['a', 'b c'] А что если мы хотим написать красиво, то есть split() без аргументов, но при этом указать количество разделений? В этом случае первым аргументом передаём None >>> "a\n b c".split(None, 1) ['a', 'b c'] Данный метод не учитывает строки с пробелами, взятые в кавычки 'a "b c" '.split() ['a', '"b', 'c"'] Но для таких случаев есть другие способы. #tricks#basic

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Пронајдени 2 слични објави

Пребарај: #curdi

当前筛选 #curdi清除筛选
Turchia e dintorni

@notizieturchia · Post #3835 · 07.03.2026 г., 11:22

#BafelTalabani, leader dell'Unione Patriottica del Kurdistan (#PUK) parla al #FoxNews: "Ho avuto l’opportunità di confrontarmi sia con il Presidente #Trump sia con il Ministro degli Esteri iraniano. Da #Teheran emerge un messaggio chiaro: per il regime, questa non è una semplice crisi, ma una guerra di sopravvivenza. Tuttavia, dalle mie osservazioni, un cambiamento di regime non sembra essere un obiettivo immediato né realistico da perseguire. Siamo solo all’inizio del conflitto, e al momento non si registrano rivolte interne di rilievo. L’#Iran si è preparato per decenni a questo scenario: 45 anni di strategie e pianificazione rendono improbabile una resa immediata. Chi ha colpito l’Iran finora ha raggiunto obiettivi militari specifici, ma la strada davanti è lunga e complessa. Gli interventi militari saranno difficili da gestire e potrebbero protrarsi a lungo. Un’invasione via terra appare impraticabile, anche per gli #USA, che valuteranno le opzioni man mano che la guerra evolve. Gli attacchi recenti contro l’Iran hanno permesso di conseguire diversi obiettivi militari prestabiliti. Questo risultato potrebbe aprire la strada a una ripresa del dialogo diplomatico, anche se le condizioni attuali sono radicalmente diverse da quelle dell’Iraq nel 2003. Un’invasione via terra dell’Iran appare impraticabile, sia per la complessità geografica e strategica che per la resistenza che il regime potrebbe opporre. Gli Stati Uniti, come altri attori internazionali, valuteranno le prossime mosse in base all’evoluzione del conflitto, adattando le strategie alle circostanze sul campo. Dall’#Iraq non si segnalano infiltrazioni significative verso l’Iran, ma un eventuale coinvolgimento dei #curdi dall’esterno rischierebbe di alimentare tensioni interne, rafforzando il senso di unità della popolazione locale attorno al regime. Questo scenario preoccupa la #Turchia, che ha legittime ragioni per temere le ripercussioni sui movimenti curdi. #Ankara si opporrebbe fermamente a una manovra del genere, rendendo poco strategico l’utilizzo dei curdi come “punta di lancia” del conflitto. Il #Kurdistan non deve diventare un teatro di guerra, ma un ponte per la diplomazia. I curdi, in quanto alleati e vicini dell’Iran, possono svolgere un ruolo chiave nel favorire il dialogo e la stabilizzazione. Siamo pronti a supportare i nostri alleati in questa direzione, perché la strada della diplomazia resta la più sostenibile. Le popolazioni del #MedioOriente soffrono da troppo tempo. Invito tutte le parti in causa a trovare una soluzione condivisa e a consolidare un momento di pace duratura. Solo attraverso il dialogo e la collaborazione si potrà costruire un futuro stabile per la regione".

Turchia e dintorni

@notizieturchia · Post #3227 · 11.04.2025 г., 15:17

#AbdullahOcalan, il leader del Partito dei Lavoratori del #Kurdistan, #PKK, incontra suo nipote parlamentare d'opposizione #OmerOcalan. Sul giornale Yeni Yasam sono state pubblicate le sue dichiarazioni importanti: "Se le condizioni saranno adatte posso coordinare l'assemblea straordinaria del PKK. Le misure di sicurezza su quest'assemblea devono essere prese in modo autonomo da ogni singolo attore. Io non posso garantire per nessuno" "Il massacro contro gli aleviti in #Siria ricorda i tempi dell'#ISIS. I #druzi, gli #aleviti e i #curdi devono avere lo stesso sistema e muoversi in coordinamento e devono proteggersi a vicenda" "Sarebbe necessario ricevere anche le visite dei giornalisti come #HasanCemal e #CengizÇandar. Ancora qui in carcere non ho le condizioni adatte per lavorare su un nuovo percorso". "Noi stiamo lavorando per costruire una Repubblica democratica. Se ci riusciremo a realizzare i problemi come l'arresto del sindaco di #Istanbul non ci saranno più". "Le condizioni del #MedioOriente sono note. Bisogna essere cauti e lavorare in modo sodo contemporaneamente. L'obiettivo è quello di costruire le basi di una cultura democratica e consolidare la pace". "Seguo l'attualità attraverso alcuni canali televisivi d'opposizione e leggo le riviste #Modernite e #Jineloji".