TGTGInsighttelegram intelligenceLIVE / telegram public index
← Python Заметки

TGINSIGHT SIMILAR POSTS

Најди сличен содржај

Изворен канал @pythonotes · Post #309 · 2 фев.

Метод строки split() разделяет строку на несколько строк по указанному символу >>> "a_b_c".split('_') ['a', 'b', 'c'] Можно указать максимальное количество разделений >>> "a_b_c".split('_', 1) ['a', 'b_c'] Или резать с другой стороны с помощью rsplit() (right split) >>> "a_b_c".rsplit('_', 1) ['a_b', 'c'] А что будет если оставить аргументы пустыми? >>> "a_b_c".split() ['a_b_c'] Получаем список с одним элементом, потому что по умолчанию используется пробельный символ. >>> "a b c".split() ['a', 'b', 'c'] То есть это равнозначно такому вызову? >>> "a b c".split(" ") ['a', 'b', 'c'] Кажется да, но нет! Давайте попробуем добавить пробелов между буквами >>> "a b c".split(" ") ['a', '', '', 'b', '', '', 'c'] И вот картина уже не так предсказуема 😕 А вот что будет по умолчанию >>> "a b c".split() ['a', 'b', 'c'] Всё снова красиво! 🤩 По умолчанию в качестве разделителя используется любой пробельный символ, будь то табуляция или новая строка. Включая несколько таких символов идущих подряд. А также игнорируются пробельные символы по краям строки. >>> "a\t b\n c ".split() ['a', 'b', 'c'] Аналогичный способ можно собрать с помощью регулярного выражения. Но пробелы по краям строки придется обрабатывать дополнительно. >>> import re >>> re.split(r"\s+", ' a b c '.strip()) ['a', 'b', 'c'] Здесь тоже можно указать количество разделений >>> re.split(r"\s+", 'a b c', 1) ['a', 'b c'] А что если мы хотим написать красиво, то есть split() без аргументов, но при этом указать количество разделений? В этом случае первым аргументом передаём None >>> "a\n b c".split(None, 1) ['a', 'b c'] Данный метод не учитывает строки с пробелами, взятые в кавычки 'a "b c" '.split() ['a', '"b', 'c"'] Но для таких случаев есть другие способы. #tricks#basic

Резултати

Пронајдени 1 слични објави

Пребарај: #rumenradev

当前筛选 #rumenradev清除筛选
Marx21.it

@marx21news · Post #9730 · 12.02.2026 г., 06:22

La Bulgaria, un Paese in cerca di sé stesso: tra nostalgia socialista, fallimenti occidentali e instabilità perpetua. Un’analisi approfondita di Davide Rossi mette a nudo le contraddizioni di un Paese balcanico che, a oltre 30 anni dalla caduta del Muro, stenta a trovare un equilibrio. UN PAESE CHE SI SVUOTA Nel 1989 la Bulgaria contava 9 milioni di abitanti. Oggi sono 6,5 milioni, soprattutto anziani. L’emigrazione di massa, prima verso l’Europa occidentale e ora anche verso la Russia, è il referendum silenzioso di una generazione che con i piedi ha votato contro le promesse non mantenute della transizione. LA TRANSIZIONE TRADITA Il passaggio dal socialismo non è stato una scelta popolare, ma una trasformazione pilotata dall’alto. Il Partito Comunista si è semplicemente rinominato in Socialista, vincendo le prime elezioni libere nel 1990. Solo nel 1991, con una vittoria risicata, le forze liberiste hanno imposto una privatizzazione selvaggia che ha creato disoccupazione di massa, impoverimento e la distruzione dello stato sociale. Un trauma da cui il Paese non si è più ripreso. ZAR, MAGNATI E UOMINI FORTI L’ex zar Simeone II, tornato come “salvatore” nel 2001, ha tradito le aspettative, trascinando la Bulgaria nella NATO (2004) e svendendo il Paese agli interessi esteri. Boiko Borisov, l’uomo forte degli ultimi 15 anni, ha costruito il suo potere su un mix di populismo, presunta lotta alla mafia e sospetti legami con ambienti opachi. Il magnate Delyan Peevski, accusato di corruzione dall’Occidente ma popolare per la sua linea nazionalista e anti-atlantista. ⚖️ IL MALCONTEMPO SOCIALE E LA PROTESTA DEL VOTO (O DEL NON VOTO) Otto elezioni in cinque anni. Un’astensione che alle ultime consultazioni ha superato il 60%. Un sistema politico frammentato, dove partiti allineati a Bruxelles e Washington si scontrano con forze sovraniste e nostalgiche. La democrazia liberale, in questa forma, è percepita come un colossale fallimento. RUMEN RADEV: IL GENERALE ANTISISTEMA? Il Presidente dimissionario, ex pilota NATO addestrato in USA, è diventato il punto di riferimento per chi critica i danni della transizione liberista. Contrario all’invio di armi all’Ucraina, critico verso l’euro e Schengen introdotti senza preparazione, viene etichettato come “filo-russo”. In realtà, incarna il disincanto di una Bulgaria che rifiuta di essere una pedina e chiede politiche che rispondano ai suoi reali bisogni. ❓ LA DOMANDA CHE RESTA La Bulgaria è la cartina di tornasole delle promesse non mantenute dell’allargamento a Est dell’UE e della NATO. Cosa resta del “sogno europeo” quando portano stagnazione economica, spopolamento e perdita di sovranità? La vera sfida per Sofia non è schierarsi tra Est e Ovest, ma trovare una propria via, smarcandosi sia dalla sudditanza atlantista che dalle nostalgie anacronistiche. Cosa ne pensate? La Bulgaria è un caso isolato o un esempio estremo delle contraddizioni dell’Europa orientale post-1989? #Bulgaria#EuropaOriente#Transizione#UE#NATO#Geopolitica#RumenRadev#Analisi https://www.marx21.it/internazionale/la-bulgaria-tra-contraddizioni-politiche-e-instabilita/