@testflightynoti · Post #38226 · 13.05.2026 г., 09:50
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Изворен канал @pythonotes · Post #309 · 2 фев.
Метод строки split() разделяет строку на несколько строк по указанному символу >>> "a_b_c".split('_') ['a', 'b', 'c'] Можно указать максимальное количество разделений >>> "a_b_c".split('_', 1) ['a', 'b_c'] Или резать с другой стороны с помощью rsplit() (right split) >>> "a_b_c".rsplit('_', 1) ['a_b', 'c'] А что будет если оставить аргументы пустыми? >>> "a_b_c".split() ['a_b_c'] Получаем список с одним элементом, потому что по умолчанию используется пробельный символ. >>> "a b c".split() ['a', 'b', 'c'] То есть это равнозначно такому вызову? >>> "a b c".split(" ") ['a', 'b', 'c'] Кажется да, но нет! Давайте попробуем добавить пробелов между буквами >>> "a b c".split(" ") ['a', '', '', 'b', '', '', 'c'] И вот картина уже не так предсказуема 😕 А вот что будет по умолчанию >>> "a b c".split() ['a', 'b', 'c'] Всё снова красиво! 🤩 По умолчанию в качестве разделителя используется любой пробельный символ, будь то табуляция или новая строка. Включая несколько таких символов идущих подряд. А также игнорируются пробельные символы по краям строки. >>> "a\t b\n c ".split() ['a', 'b', 'c'] Аналогичный способ можно собрать с помощью регулярного выражения. Но пробелы по краям строки придется обрабатывать дополнительно. >>> import re >>> re.split(r"\s+", ' a b c '.strip()) ['a', 'b', 'c'] Здесь тоже можно указать количество разделений >>> re.split(r"\s+", 'a b c', 1) ['a', 'b c'] А что если мы хотим написать красиво, то есть split() без аргументов, но при этом указать количество разделений? В этом случае первым аргументом передаём None >>> "a\n b c".split(None, 1) ['a', 'b c'] Данный метод не учитывает строки с пробелами, взятые в кавычки 'a "b c" '.split() ['a', '"b', 'c"'] Но для таких случаев есть другие способы. #tricks#basic
Пребарај: #trail
@testflightynoti · Post #38226 · 13.05.2026 г., 09:50
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@gianlucaprocaccinireport · Post #9635 · 20.07.2025 г., 19:25
Hoka, il marchio che ha cambiato il passo alla corsa: da un’idea francese alla sfida globale di Gianluca Procaccini C'è un marchio che negli ultimi anni ha letteralmente cambiato la forma — e la sostanza — delle scarpe da corsa. Si chiama Hoka (o più precisamente Hoka One One, dal maori “volare sopra la terra”) e nasce nel 2009 tra i sentieri delle Alpi francesi, da un'intuizione controcorrente. I fondatori sono due ex dirigenti di Salomon, Jean-Luc Diard e Nicolas Mermoud, entrambi francesi, appassionati di trail running e con una solida esperienza nello sviluppo di calzature tecniche. Mentre il mercato spingeva verso il minimalismo — suole sottili, design essenziale, corsa “naturale” — loro seguirono un’altra strada: creare una scarpa altamente ammortizzata, che potesse assorbire gli urti in discesa, offrire comfort nelle lunghe distanze e ridurre la fatica sulle articolazioni. Il risultato fu qualcosa di mai visto prima: una scarpa dalle linee voluminose, quasi ingombrante a prima vista, ma sorprendentemente leggera e funzionale. Una rivoluzione silenziosa, accolta inizialmente con scetticismo ma presto adottata dagli ultra-maratoneti, dagli amanti del trail e da chi corre su strada per lunghe distanze. Nel 2013 il marchio attira l’attenzione del gruppo americano Deckers Brands (già proprietario di UGG e Teva), che lo acquisisce e ne potenzia lo sviluppo. La sede viene spostata a Goleta, in California, dove oggi si trova l’headquarter di Hoka. Da lì, inizia l’espansione globale. Una corsa mondiale Oggi Hoka è presente in oltre 50 Paesi e registra tassi di crescita a doppia cifra. Non è più soltanto un nome per specialisti del trail running: il brand è entrato stabilmente nel mondo della corsa su strada, delle camminate urbane, del trekking e persino della moda. Le sue scarpe vengono indossate da atleti professionisti, operatori sanitari, persone comuni in cerca di comfort e da una nuova generazione di runner che guarda più alla funzionalità che al logo. Il design “maximalista” delle suole è diventato un tratto distintivo, imitato e studiato anche dai giganti del settore. E proprio quei colossi — Nike, Adidas, New Balance, Asics — oggi vedono in Hoka un concorrente diretto, capace di sottrarre quote di mercato grazie a un’identità tecnica solida e a una community fidelizzata. Non solo corsa Negli ultimi anni, Hoka ha investito nella sostenibilità dei materiali, nella moda lifestyle e in una serie di sponsorizzazioni mirate che ne rafforzano l’immagine non convenzionale. Le vendite aumentano, i premi di design si moltiplicano, e il passaparola tra runner e camminatori continua a essere il suo principale canale di crescita. La corsa di Hoka non accenna a fermarsi. Da una start up nata tra le montagne francesi, oggi il brand vola sopra oceani e mercati, sfidando i giganti globali sul loro stesso terreno. Con una filosofia semplice ma radicale: se puoi correre più comodo, perché non farlo? #Hoka#trail#runnig#hiking#corsa#maratona#lifesyle#sport#atletica