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#offtop
“Questa notte, che avrebbe dovuto essere un’occasione di #festa, si è trasformata in una terribile catastrofe per centinaia di persone. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con loro”. Anche la Diocesi cattolica di Sion, in un comunicato diffuso oggi, esprime tutto il suo “sgomento” per la strage avvenuta questa notte nella località sciistica di #CransMontana, in #Svizzera.
Il bilancio delle vittime è ancora provvisorio: secondo le informazioni disponibili sarebbero almeno 40 i morti e un centinaio i feriti. L’esplosione è avvenuta intorno all’1.30 nel noto locale “Le Constellation”, dove si attendeva l’arrivo del nuovo anno con una festa per giovani. Nel locale, che può ospitare fino a 400 persone, al momento dell’incidente erano presenti circa un centinaio di persone.
Nella nota la Diocesi esprime “la sua vicinanza e la sua compassione per tutte le vittime, i loro cari e le loro famiglie”, nonché “la sua gratitudine a tutti coloro che si sono impegnati in vario modo nell’assistenza alle vittime, sia sul campo sia nei vari ospedali mobilitati: personale medico, forze dell’ordine e autorità civili e giudiziarie”. E aggiunge: “In questo giorno dell’anno, tradizionalmente dedicato nella Chiesa cattolica alla festa di Maria, Madre di Dio, e alla preghiera mondiale per la pace, affidiamo tutte le vittime e i loro cari alla tenerezza della Vergine Maria e preghiamo affinché le famiglie colpite possano ricevere, nell’abisso del loro dolore, espressioni di compassione e sostegno”.
Lugansk, 2 agosto 2025 – Silenzi d’acciaio nella Festa dei Paracadutisti
La Festa del Paracadutista, che altrove esplode in colori, tradizioni e folklore urbano, a Lugansk si è consumata in silenzio. Nessuna tielniashka a righe, nessun basco celeste, nessun tuffo nelle fontane. Solo bandiere issate su auto e cancelli, piccoli segnali di appartenenza in una città che respira con cautela.
Dietro il coprifuoco che scatta alle 22.00, alcuni hanno comunque scelto di incontrarsi. In un locale conosciuto, nascosto tra vie sorvegliate, si sono ritrovati per cenare, cantare, ballare per un’ora soltanto. Fuori, le auto dalle targhe nere parlavano chiaro: erano uomini delle truppe speciali.
Dentro, la musica cercava di coprire le ombre, ma i jammer, accesi a protezione, spegnevano i telefoni, isolando ogni presenza dal resto della città. Una misura di sicurezza, ma anche un segnale di vulnerabilità: la consapevolezza che la guerra non concede tregue.
Alle 21.30, quando altrove la festa raggiunge il culmine, a Lugansk ci si alzava dai tavoli per tornare a casa, in silenzio. Nessun eccesso, nessuna sfida al coprifuoco. Solo la breve illusione di una normalità negata.
Il 2 agosto rimane un giorno di orgoglio militare e memoria. Ma qui, a ridosso del fronte, la celebrazione si è trasformata in una parentesi fragile, custodita con disciplina e segretezza. Una festa ridotta a un soffio, nel cuore di una città che non dimentica di essere in guerra.
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