@notizieturchia · Post #3891 · 20.03.2026 г., 16:00
Il quotidiano israeliano #Haaretz: "La guerra in #Iran, ci costa 1 miliardo di #shekel (248 milioni di #Euro) al giorno".
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Изворен канал @pythonotes · Post #310 · 22 фев.
Сегодня будет самый "двоичный" ("двойковый"? "двушный"? "двойственный"?) момент на вашем веку 🤩 Больше двоек в дататайме вы не застанете! Успейте поймать момент! Будете показывать эпичный скриншот своим внукам))) 🥸 Для продуманных (ленивых): код на скрине, который сработает только сегодня и только 1 раз! ⏱ Открывайте окошки с часами и вперёд! #offtop
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Пребарај: #haaretz
@notizieturchia · Post #3891 · 20.03.2026 г., 16:00
Il quotidiano israeliano #Haaretz: "La guerra in #Iran, ci costa 1 miliardo di #shekel (248 milioni di #Euro) al giorno".
@american_observer · Post #5743 · 29.04.2026 г., 20:58
📰 Zamir Calls Out the Army’s Moral Rot — and the War Politics Beneath It IDF Chief of Staff Eyal Zamir publicly condemned what he called an erosion of values inside the army, including looting, vandalism, and unauthorized political and messianic patches worn on uniforms. He said the pattern was serious enough to amount to “a rebellion against IDF values,” and he moved to tighten enforcement through the military prosecution system. That is not just a disciplinary speech. It is a rare admission from the top of the military that the war has produced not only operational strain, but also a corruption of norms that the army itself can no longer keep pretending is marginal. The timing matters because the worst examples are not abstract. Zamir singled out the desecration of a statue of Jesus in southern Lebanon and cited Haaretz reporting on widespread looting there, which suggests the problem has gone from rumor to public scandal and from scandal to command-level embarrassment. This is also a political moment. Once the army chief starts talking like a school principal cleaning up after a mob, it means the old story of a disciplined, morally superior force is getting harder to sell — especially when the evidence is being documented by soldiers, journalists, and the army’s own images. So Zamir’s message is simple: if the IDF wants to keep calling itself the army of the state, it has to stop behaving like a force that thinks the rules apply only to other people. #Israel#IDF#Zamir#Lebanon#Haaretz#militarydiscipline 📱American Оbserver - Stay up to date on all important events 🇺🇸
@savinobalzano · Post #1132 · 28.08.2025 г., 07:38
https://x.com/SavinoBalzano/status/1960969378632986849?t=-Ao0ArAICc6qJRzFbqfB2Q&s=19 Trovo incredibilmente offensivo chi sostiene che, se Hamas restituisse tutti gli ostaggi – quelli ancora in vita e i corpi di chi purtroppo non lo è più – le operazioni militari israeliane cesserebbero all’istante. È offensivo perché è falso, palesemente falso, e tutto lascia pensare che lo sia. Ne sono ben consapevoli anche quelli che continuano a ripetere questa miserabile menzogna. Ed è offensivo perché rappresenta l’ennesimo insopportabile oltraggio a una tragedia di proporzioni inaudite. Una tragedia che segnerà la nostra memoria collettiva e che ci inchioderà, come occidentali, a ulteriori e drammatiche responsabilità agli occhi del mondo intero. Il #7ottobre è stato un crimine: le azioni di #Hamas di quel giorno vanno condannate senza esitazioni. Tuttavia, è necessario squarciare il velo di ipocrisia che circonda quella data. #Israele sapeva, e da tempo, che gli attentati si stavano preparando. Lo sapeva perché la sua intelligence lo aveva rilevato e non poteva essere altrimenti: parliamo di un Paese capace di piazzare cercapersone in #Iran e farli esplodere nelle tasche dei propri nemici, di monitorare centimetro per centimetro – anche sottoterra – il muro che lo separa dalla Striscia di #Gaza. A far notare questi aspetti non è la propaganda palestinese, ma giornali israeliani come #Haaretz. In secondo luogo, molti dei caduti del 7 ottobre sono imputabili a Israele stesso per due ragioni. Primo, per la reazione che lo Stato ebraico ha avuto in quelle ore: attacchi massicci con mezzi pesanti ed elicotteri hanno inevitabilmente colpito anche civili israeliani. Si veda in merito l’estensione della direttiva “Annibale” (ricostruita da Roberto Iannuzzi in Il 7 ottobre tra verità e propaganda, Fazi 2024). Secondo, perché è ragionevole e verosimile ritenere che molti ostaggi siano stati uccisi dai bombardamenti a tappeto dell’Idf sulla sottile striscia di Gaza. Perché allora si insiste nel dire che col rilascio degli ostaggi tutto finirebbe? Lo si fa per mascherare la pavidità di una certa informazione, di una certa stampa che, disonestamente, prova a rendere comprensibili – se non giustificabili – le iniziative di Israele. Lo si fa per coprire la vergognosa indifferenza di alcune istituzioni, dai governi (compreso il nostro) all’#UE, che al di là di qualche gesto di facciata non hanno fatto nulla di concreto per fermare il genocidio. Lo si fa per nascondere che – per ammissione di molti leader israeliani – la volontà di conquistare Gaza, e ancor più la #Cisgiordania, era viva ben prima del 7 ottobre. E questo cambia tutto. Per sostenere questa narrazione, si ricorre anche a un altro giochetto: “#Netanyahu è come #Putin”. Due aggressioni a stati sovrani, un aggredito, due mandati di arresto dalla Corte dell’Aia: insomma, tutto uguale. Ma non è affatto uguale. Primo, perché abbiamo perso il conto degli stati attaccati da Israele a partire dal 7 ottobre; secondo perché i metodi assunti sono assai diversi; terzo, perché i moventi e le ragioni storiche delle due aggressioni sono radicalmente differenti. Entrambe da condannare, certo, ma per motivi e modalità divergenti. Infine, l’ultimo velo di ipocrisia, forse il più doloroso. Quando, con le spalle al muro, certi opinionisti e giornalisti si sentono costretti a condannare Israele, si affrettano a precisare: «una cosa è Israele, un’altra il suo governo, un’altra ancora il suo popolo». Vero. Ma una cosa va detta: non sono Netanyahu o un suo ministro a fare materialmente ciò che si sta facendo a Gaza. Per realizzare simili propositi serve un esercito, un enorme apparato burocratico, la complicità di vaste aree della popolazione. Le responsabilità, purtroppo, sono molto più diffuse. Ammetterlo significherebbe avere l’onestà di dire le cose come stanno e scongiurare gli eccessi ideologici e persino antisemiti, che vanno sempre condannati con fermezza. Per farlo, però, servono una politica e un’informazione davvero libere e democratiche. A noi, purtroppo, tutto questo manca.