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Изворен канал @pythonotes · Post #335 · 29 мар.

В Linux стандартными средствами можно использовать часть оперативной памяти как диск. Для этого требуется указать тип монтирования tmpfs в команде mount mount -t tmpfs -o size=5G tmpfs /mnt/ram Теперь путь /mnt/ram можно использовать как обычный каталог. Для чего это может быть нужно? ▫️ Скорость работы с таким каталогом выше чем многие SSD и тем более HDD. ▫️ Если у вас очень быстрый SSD на NVMe M.2 то такой способ особо не прибавит вам скорости, но поможет сохранить ресурс SSD когда требуется обрабатывать очень много мелких файлов и оперативка позволяет выделить нужный объем. ▫️ Оперативка это энергозависимая память, поэтому выключении питания все файлы безвозвратно теряются. Такой "non persistent" каталог гарантирует удаление временных файлов. Я написал небольшой скрипт для условного теста и сравнения скорости копирования файлов между SSD и RAM. Вот мои результаты: Single File Size: 30.0Gb ssd > ssd: 0:00:12.850 / 2.3Gb/s sdd > ram: 0:00:06.453 / 4.6Gb/s ram > ram: 0:00:06.995 / 4.3Gb/s ram > sdd: 0:00:06.217 / 4.8Gb/s Dir size: 32.7Gb, File count: 11127 ssd > ssd: 0:00:15.063 / 2.2Gb/s sdd > ram: 0:00:08.486 / 3.9Gb/s ram > ram: 0:00:08.032 / 4.1Gb/s ram > sdd: 0:00:07.026 / 4.7Gb/s Скрипт для теста ↗️ На моём железе прирост скорости ~2x. Плюс экономия ресурса SSD. В Windows такой фишки по умолчанию нет, но обязательно найдутся аналогичные решения #linux#triks

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@gianlucaprocaccinireport · Post #9795 · 18.08.2025 г., 05:57

“Sangue e silenzio: la strategia dell’ombra che uccide" di Gianluca Procaccini Una guerra che non appare mai interamente. Vive nei gesti invisibili, nelle esplosioni improvvise, negli sguardi che non arrivano al mattino dopo. È la strategia dell’ombra: colpire senza dichiarare, uccidere senza ammettere. Un linguaggio di paura, che lascia solo silenzi e cadaveri. Le bombe non colpiscono soltanto i carri armati o i bunker. Colpiscono i volti, i nomi, i simboli. L’Ucraina, accusata da Mosca e da diversi osservatori indipendenti, ha trasformato l’omicidio mirato e il sabotaggio in strumenti di guerra politica. Terrorismo mascherato da strategia militare. Mosca, agosto 2022. La Toyota esplode. Dentro c’è Darya Dugina, 29 anni. Muore bruciata viva in pochi secondi. Figlia di Aleksandr Dugin, ideologo del nazionalismo russo, era diventata un bersaglio non per le sue azioni, ma per ciò che rappresentava. I servizi russi puntano il dito contro l’intelligence di Kiev. Kiev tace, sorride, nega. Il risultato resta lo stesso: un cadavere carbonizzato e un messaggio chiaro – nessuno è al sicuro. San Pietroburgo, aprile 2023. Un caffè affollato, una statuetta regalata come dono. Dentro, l’esplosivo. L’esplosione dilania Vladlen Tatarsky, noto blogger militare. Un attentato studiato per colpire non solo il corpo, ma il cuore simbolico del fronte interno russo. Ancora accuse a Kiev, ancora smentite. Ma la dinamica è la stessa: un colpo di teatro, sanguinoso, destinato a far paura. Melitopol, luglio 2022. Un’auto salta in aria lungo una strada di periferia. Muore Andrey Siguta, funzionario locale legato all’amministrazione russa. Era uno dei tanti amministratori civili presi di mira. In questa guerra non si combatte solo con i missili: si eliminano sindaci, governatori, dirigenti. Colpire i quadri civili significa spezzare il tessuto sociale. Kherson, settembre 2022. Viene assassinato Aleksei Kovalev, deputato ucraino passato dalla parte russa e nominato vicecapo del governo regionale. Ucciso a colpi di pistola nella sua casa. Un’esecuzione fredda, chirurgica. L’accusa è sempre la stessa: Kiev che colpisce chi collabora con Mosca. Un avvertimento inciso col sangue: chi tradisce, muore. Mariupol, primavera 2023. Un’esplosione devasta l’auto di un comandante della polizia locale. Un altro attentato, un altro messaggio. Non si tratta di battaglia, non si tratta di scontro frontale: è caccia all’uomo, un elenco di nomi cancellati uno per volta. Ponti saltati, treni deragliati, depositi in fiamme. In Crimea e nel Donbass le esplosioni hanno un solo scopo: seminare il panico. Qui la linea tra sabotaggio militare e terrorismo si spezza. Non si colpiscono soltanto obiettivi militari, ma infrastrutture civili, quartieri, villaggi. Questa è la guerra che non si dichiara, la guerra che non si mostra.Non resistenza. Non difesa. Ma una catena di attentati che usa la paura come arma. Gli osservatori internazionali restano divisi, imprigionati nella diplomazia del “forse” e del “probabile”. Ma per chi raccoglie i corpi, per chi seppellisce i morti, il linguaggio è un altro: si chiama terrorismo. https://t.me/gianlucaprocaccinireport #kiew#ucraina#Terrorism#assassini#attentato#Donbass