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Изворен канал @pythonotes · Post #401 · 15 дек.

Функция asyncio.wait() это еще один способ вызвать множество асинхронных задач. Она работает в нескольких режимах. 1. Самый простой - ждем завершения всех задач async def main(): tasks = [asyncio.create_task(do_it(i)) for i in range(10)] done, pending = await asyncio.wait( tasks, return_when=asyncio.ALL_COMPLETED ) for task in done: try: print(task.result()) except Exception as e: print(e) Очень похоже на gather, но работает не так. ▫️возвращает не результаты, а два сета с объектами Task у которых можно забрать результат через task.result() если они в списке done ▫️не гарантирует порядок результатов так как оба объекта это set ▫️не выбрасывает исключение когда оно появляется, а сохраняет его в Task. Исключение появится когда попробуете забрать резултьтат. 2. Ждем завершения первой задачи, даже если там ошибка. async def main(): tasks = [asyncio.create_task(do_it(i)) for i in range(3)] done, pending = await asyncio.wait( tasks, return_when=asyncio.FIRST_COMPLETED ) # в done может быть несколько задач! for task in done: try: print(task.result()) except Exception as e: print(f"Fail: {e}") # Оставшиеся задачи в pending, как правило, нужно отменить, иначе они будут продолжать работать for task in pending: task.cancel() В сете done будут таски которые успели завершится, причем как успешно так и нет. 3. До первой ошибки. Тоже самое, но с аргументом FIRST_EXCEPTION done, pending = await asyncio.wait( tasks, return_when=asyncio.FIRST_EXCEPTION ) Функция завершается как только первая задача упадет с ошибкой. Учтите, что в любом случае done вы можете обранужить несколько задач, как с ошибками так и успешные. ↗️ Полный листинг примеров здесь #async

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Marx21.it

@marx21news · Post #9682 · 03.02.2026 г., 14:02

Le elezioni in Myanmar tra guerra civile e la ricerca di una nuova legittimità Il Myanmar ha appena concluso un’insolita tornata elettorale a tre fasi (28 dicembre, 11 gennaio, 25 gennaio), in un contesto di guerra civile e di controllo territoriale fortemente frammentato. I risultati confermano la schiacciante vittoria dell’USDP, il partito vicino ai militari, che ha conquistato la maggioranza dei seggi in entrambe le camere. Perché un voto a fasi? La scelta di diluire le operazioni di voto in tre date risponde principalmente a esigenze di sicurezza e logistica. In molte zone del Paese, specialmente quelle interessate dai conflitti tra l’esercito e gruppi armati di resistenza, organizzare seggi, trasportare schede e garantire protezione al personale sarebbe stato quasi impossibile in un’unica giornata nazionale. Una vittoria preannunciata L’USDP, con il leader Khin Yi, si è aggiudicato finora 232 seggi su 263 nella camera bassa e 109 su 157 in quella alta, numeri che – sommati alla quota fissa di seggi riservata dalla Costituzione ai militari – rendono di fatto il quadro politico immutato nella sostanza. Criticità e partecipazione La partecipazione si è attestata intorno al 55%, inferiore rispetto al passato. In molte aree il voto è stato annullato o non si è tenuto a causa dei combattimenti. Osservatori internazionali sottolineano l’assenza di un’opposizione significativa, il clima di coercizione e l’impossibilità di uno svolgimento veramente universale. Cosa significano queste elezioni? Più che una competizione aperta, il voto appare come uno strumento di gestione della crisi: un tentativo da parte delle autorità militari di dare una parvenza di normalizzazione istituzionale, aprendo la strada – formalmente – a un nuovo governo “civile” entro aprile. Tuttavia, senza un reale allargamento dell’inclusività politica, senza garanzie di sicurezza per i civili e senza canali di dialogo con le forze sociali ed etniche oggi marginalizzate, sarà difficile immaginare una stabilizzazione duratura. Il Myanmar resta un Paese lacerato, dove la ricostruzione materiale e il coinvolgimento costruttivo della regione (a partire dall’ASEAN) potrebbero essere fattori chiave per una futura, sperata, pacificazione. #Myanmar#Elezioni#USDP#GuerraCivile#ASEAN#PoliticaInternazionale https://www.marx21.it/internazionale/le-elezioni-in-myanmar-tra-instabilita-interna-e-ricerca-di-legittimita/