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Изворен канал @pythonotes · Post #62 · 4 апр.

Когда разрабатываете свой GUI с помощью PyQt для какого-либо софта бывает необходимо позаимствовать цвета из текущего стиля интерфейса. Например, чтобы правильно раскрасить свои виджеты, подогнав их по цвету. Ведь бывает, что ваш GUI используется в разных софтах. Причём некоторые со светлой темой а другие с тёмной. По умолчанию стили наследуются, но если вы задаёте какую-либо раскраску для части виджета через свой styleSheet, то требуется ссылаться на цвета текущего стиля. Как это сделать? Как получить нужный цвет из палитры имеющегося стиля? Это достаточно просто, нужно использовать класс QPalette и его роли. Например, мне нужно достать цвет текста из одного виджета и применить его в другом как цвет фона (не важно зачем именно так, просто захотелось😊). Получаем палитру виджета и сразу достаём нужный цвет, указав его роль. from PySide2.QtGui import QPalette color = main_window.palette().color(QPalette.Text) теперь можем использовать этот цвет в стилях my_widget.setStyleSheet(f'background-color: {color.name()};') Готово, мы динамически переопределили дефолтный стиль используя текущий стиль окна! На самом деле есть запись покороче, в одну строку и без лишних переменных. Не очень-то по правилам CSS, но Qt это понимает. my_widget.setStyleSheet('background-color: palette(Text);') Этот способ не подходит если вам нужно как-то модифицировать цвет перед применением в своих стилях. В этом случае потребуется первый способ. Зато он прекрасно сработает в файле .qss, то есть не придётся в коде прописывать раскраску отдельных элементов через ссылки на палитру, всё красиво сохранится в отдельном файле .qss! QListView#my_widget::item:selected { background: palette(Midlight); } Про имеющиеся роли можно почитать здесь🌍 #qt#tricks

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Savino Balzano

@savinobalzano · Post #889 · 06.02.2025 г., 10:34

https://x.com/SavinoBalzano/status/1887449095825973735?t=8oW3wriwTIIZ-sMHYOyMRg&s=19 Presidente, glielo scrivo col rispetto che si deve comunque all'Istituzione che lei rappresenta, al #Quirinale, ma avvalendomi della libertà che la nostra #Costituzione garantisce a tutti i cittadini: lei ha minato alla credibilità della stessa istituzione che rappresenta da dieci anni e le sue parole non sono più minimamente credibili. È davvero impressionante come il #PresidenteDellaRepubblica ormai rappresenti la cassa di risonanza di una specifica e ben individuabile narrazione (lo abbiamo visto già con #Napolitano, ma #Mattarella ha buttato giù ogni steccato rimasto). #SergioMattarella da qualche settimana si è risvegliato sovranista: ieri ha esortato l'#Europa a non rassegnarsi a un «vassallaggio felice». Il riferimento è ovviamente agli #StatiUniti di #Trump, ma anche alle "gravissime ingerenze" di #Musk. Il tutto potrebbe anche avere una sua dignità politica, se non fosse che il Presidente della Repubblica ha alle sue spalle un decennio di silenzi: dov'era Mattarella quando l'Unione Europea si suicidava economicamente, affamava i suoi popoli, per aderire alla guerra di #Biden a #Putin?; dov'era Mattarella quando ucraini e inglesi sabotavano il #nordstream2?; dov'era Mattarella, da capo delle forze armate, mentre sparavano addosso ai nostri militari in #Libano?; dov'era Mattarella quando il Commissario europeo Gunther Oettinger sostenne che i mercati avrebbero insegnato al popolo italiano come si vota?; dov'era e dov'è Mattarella (e il suo predecessore) ogni volta che si chiedeva e chiede all'Italia l'austerità, che è una roba ben peggiore dei dazi di cui tanto denuncia l'inaccettabilità? Nel sui recente discorso, il Capo dello Stato ha citato ancora la conferenza di Monaco del '38, l'#appeasement di Neville #Chamberlain: il ragionamento è semplice. #Putin è come #Hitler: lasciarlo fare, come si fece con la Germania Nazista, rappresenterebbe una colpa imperdonabile. Mancava solo la citazione di #Churchill: «potevano scegliere tra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore ed avranno la guerra». Con quella ciliegina la sagra della banalità (se del bene o del male lo lascio valutare a voi) sarebbe stata compiuta. Ebbene il riferimento al '38 è ovviamente risibile: primo perché Putin non ha alcuna intenzione di arrivare a Lisbona; secondo perché l'espansionismo negli ultimi decenni è stato il nostro, della #NATO, e non di #Mosca; terzo perché la storia non comincia con l'invasione russa, ma andrebbe fatta risalire quantomeno al 2014 e al colpo di stato che (ormai è ampiamente documentato) noi abbiamo ordito ai danni di #Janukovyč; quarto perché non possiamo nascondere che il sabotaggio del gasdotto ha rappresentato una mossa fondamentale per spezzare il rapporto che si stava cementando tra Europa (soprattutto #Germania) e Russia che a qualcuno non conveniva assolutamente e, difatti, adesso ci sta guadagnando (il vassallaggio ci spiace a fasi alterne?). Putin è Hitler? Vediamo come reagirebbe qualsiasi Presidente statunitense se volessimo noi mettere in piedi una bella base militare a Cuba o in Canada. Smontare il sovranismo del Quirinale è facilissimo: basterebbe ricordare quello che combinò Napolitano con Berlusconi (p.s. il debito pubblico dell'Italia sull'orlo del fallimento del 2011 era enormemente inferiore a quello di adesso, lo dico per quelli che "#Monti ci ha salvati"); ma basterebbe ricordare i tentativi di Mattarella di soffocare il governo gialloverde nella culla, puntando su Cottarelli mentre Conte ancora cercava di comporre una maggioranza o ponendo il veto su Savona che destabilizzava i mercati. Insomma, Presidente, faccia lei: ha certamente dalla sua parte tutta l'informazione e gran parte delle pecore che pascolano l'arco costituzionale, ma al suo posto mollerei il colpo: il #sovranismo è una cosa seria e proprio non le si addice.

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #896 · 14.02.2025 г., 09:47

https://x.com/SavinoBalzano/status/1890336882346664431?t=76VvEwI_ntFip5o3QAUrzQ&s=19 #Scalfarotto riesce a paragonare il dialogo tra #Trump e #Putin al patto Ribbentrop-Molotov. Si tratta di quello siglato nel '39 tra Hitler e Stalin che, impegnandosi reciprocamente alla non aggressione (e a qualcosa di più, che ancora oggi imbarazza certi sinistri), si spartirono la #Polonia. Per carità, ai paralleli strampalati siamo stati abituati in questi anni di #guerra: ci hanno ripropinato ossessivamente la Conferenza di Monaco del '38, l'#appeasement di Neville #Chamberlain, le citazioni di Winston #Churchill che stanno sempre bene. Tutte puttanate, ma quella di #IvanScalfarotto forse davvero merita il primo premio: #DonaldTrump e #VladimirPutin dialogano per porre fine a una guerra alimentata da progressisti e liberali occidentali e lui li paragona ai due dittatori che diedero il via alla Seconda Guerra Mondiale. Hai vinto Ivan: come possiamo intitolarlo il suo premio? qualche idea? Quelli che hanno soffiato sul fuoco per due anni, parlo in generale, rischiando davvero la deflagrazione di un conflitto totale e nucleare, hanno ancora il coraggio di parlare e di dare sciocche lezioni di storia. Una storia che, se va bene, hanno studiato su La Repubblica. Ciò che abbiamo oggi sotto gli occhi è il risultato della totale assenza di visione degli ultimi anni: dell'ideologia degli scemi che parlavano della guerra di civiltà, dello scontro tra #democrazia e #dittatura, di quello tra #libertà e barbarie. Le ragioni del conflitto sono sempre state altre, decisamente più prosaiche, e oggi lo vediamo nitidamente: dopo aver causato un milione di morti, dopo aver avvelenato un paese (anche con le armi occidentali) che tale resterà per decenni, probabilmente anche di più. È pazzesca la totale assenza di dignità in certi soggetti: l'#UE ancora farnetica di un suo coinvolgimento. Non ci sarà: non conteremo nulla. Ogni volta che qualcuno ha provato a dialogare con Putin è stato coperto di insulti, persino sanzionato. Ha totalmente ragione #Orban: la partecipazione alle trattative devi meritartela e non non ce la meritiamo. Non dopo aver leccato per anni le suole di #Biden. Abbiamo lasciato che fanatiche invasate come #VonDerLeyen e #Kallas guidassero la nostra agenda, a proposito di patriarcato. Hanno farneticato per anni di sconfitta della Russia, di lotta fino alla vittoria finale. Oggi #USA, #Russia e #Cina dialogano senza di noi, anche senza la #NATO (guidata da un altro ciarlatano che immaginava di poter dire la sua dinanzi alla volontà statunitense): arrivano persino a immaginare lo stanziamento delle loro truppe sul territorio ucraino. E ne parlano senza l'#Ucraina! #Zelensky dichiara il suo dispiacere per il mancato coinvolgimento: pare un ragazzino escluso da una festa di compleanno. Una roba deprimente, soprattutto se rimandiamo la memoria alla narrazione della nostra stampa e della nostra televisione che per anni lo ha paragonato a un eroe di guerra. Uno spettacolo oltre il pietoso. Chi vanegga di un coinvolgimento europeo o di #Kiev alla trattativa non si rende conto che quest'ultima è già cominciata, anzi, probabilmente è già finita. Nessuna paura, ce ne accorgeremo presto, noi siamo gli idioti a cui il cameriere consegna il conto alla fine del pasto: prego, si accomodi, la cassa è da quella parte.