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Изворен канал @pythonotes · Post #62 · 4 апр.

Когда разрабатываете свой GUI с помощью PyQt для какого-либо софта бывает необходимо позаимствовать цвета из текущего стиля интерфейса. Например, чтобы правильно раскрасить свои виджеты, подогнав их по цвету. Ведь бывает, что ваш GUI используется в разных софтах. Причём некоторые со светлой темой а другие с тёмной. По умолчанию стили наследуются, но если вы задаёте какую-либо раскраску для части виджета через свой styleSheet, то требуется ссылаться на цвета текущего стиля. Как это сделать? Как получить нужный цвет из палитры имеющегося стиля? Это достаточно просто, нужно использовать класс QPalette и его роли. Например, мне нужно достать цвет текста из одного виджета и применить его в другом как цвет фона (не важно зачем именно так, просто захотелось😊). Получаем палитру виджета и сразу достаём нужный цвет, указав его роль. from PySide2.QtGui import QPalette color = main_window.palette().color(QPalette.Text) теперь можем использовать этот цвет в стилях my_widget.setStyleSheet(f'background-color: {color.name()};') Готово, мы динамически переопределили дефолтный стиль используя текущий стиль окна! На самом деле есть запись покороче, в одну строку и без лишних переменных. Не очень-то по правилам CSS, но Qt это понимает. my_widget.setStyleSheet('background-color: palette(Text);') Этот способ не подходит если вам нужно как-то модифицировать цвет перед применением в своих стилях. В этом случае потребуется первый способ. Зато он прекрасно сработает в файле .qss, то есть не придётся в коде прописывать раскраску отдельных элементов через ссылки на палитру, всё красиво сохранится в отдельном файле .qss! QListView#my_widget::item:selected { background: palette(Midlight); } Про имеющиеся роли можно почитать здесь🌍 #qt#tricks

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Marx21.it

@marx21news · Post #9814 · 27.02.2026 г., 06:41

Cuba: dignità contro barbarie Oggi condivido con voi una riflessione profonda che arriva da Cuba, un'isola che rappresenta molto più di una semplice destinazione turistica. È simbolo di resistenza, dignità e coerenza. Mentre l'impero stringe la morsa con un blocco sempre più feroce - 65 anni di assedio, 634 attentati a Fidel, piaghe batteriologiche, blackout, fame e medicine negate - il popolo cubano continua a insegnarci cosa significa la parola "dignità". E sapete qual è il vero "crimine" di Cuba? Non avere petrolio o terre rare. Il suo "peccato" è esportare valori: medici in 165 paesi, alfabetizzazione in Bolivia e Venezuela, l'Operazione Miracolo che ha restituito la vista a migliaia di persone, brigate internazionaliste durante l'ebola e il COVID. Cuba ha dimostrato che si può costruire relazioni tra i popoli basate sulla solidarietà, non sul profitto. Oggi l'isola affronta un dilemma crudele: colonia o sovranità. E mentre l'ONU vota ogni anno (187 paesi favorevoli, 2 contro) la condanna del blocco, Stati Uniti e Israele continuano a imporre la loro legge. Non possiamo permettere che normalizzino questa aggressione come hanno cercato di fare con la Palestina. La partita è impari, ma la domanda non è su chi scommettere, bensì al fianco di chi combattere. Cuba non si arrende. E neppure noi. #Cuba#Solidarietà#Dignità#NoBlocco#Internazionalismo#Antifascismo https://www.marx21.it/internazionale/cuba-dignita-contro-barbarie/

Marx21.it

@marx21news · Post #9718 · 10.02.2026 г., 07:38

Oggi la Libia piange uno dei suoi figli più coraggiosi. Saif al-Islam Gheddafi è stato assassinato nella sua casa di Zintan, affrontando a viso aperto i suoi aggressori, senza mai aver abbandonato la terra e il popolo per cui ha lottato. Le parole strazianti di sua sorella Aisha, il cordoglio di una nazione intera che si prepara ai funerali tra divieti e restrizioni, il messaggio di solidarietà di Raghad Saddam Hussein: tutto racconta la storia di un uomo che ha scelto la coerenza fino all’estremo sacrificio. Figlio di Muammar, vero erede di un sogno di sovranità e dignità per la Libia, Saif al-Islam ha pagato con la vita la sua scelta di restare, di resistere, di non fuggire. Mentre migliaia di libici accorrono a Bani Walid per l’ultimo saluto, in un silenzio imposto che grida più di qualsiasi slogan, il suo coraggio resta una ferita aperta e una lezione indelebile. Addio, Saif. Uomo retto, nobile, coraggioso. La tua battaglia per una Libia libera e indipendente non sarà dimenticata. Che la terra ti sia lieve, e che il tuo popolo trovi la forza di custodire la memoria della tua lotta. Dalla tua terra, dal tuo popolo, non sarai mai cancellato. #SaifAlIslamGheddafi#Libia#Resistenza#Dignità#BaniWalid#MuammarGheddafi#Jamahiriya https://www.marx21.it/internazionale/aisha-al-qaddafi-ha-pianto-e-ricordato-con-queste-parole-suo-fratello-saif-al-islam-assassinato-da-uomini-armati-nella-citta-occidentale-di-zintan/

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #716 · 26.07.2024 г., 11:21

https://x.com/SavinoBalzano/status/1816794144414585063?t=ZKiNCMfWBySWZkcatt5qlA&s=19 IL SALARIO MINIMO NON VI SALVERÀ è un #libro importante per me: il più importante tra quelli che ho scritto fino a oggi perché, e sono contento che qualcuno lo abbia notato leggendolo, ci ho messo qualcosa in più, il frutto dei ragionamenti condotti in questi anni. Tutti abbiamo diritto di vivere un’esistenza di #libertà e #dignità, di disporre dei mezzi per ottenerla. Lo dice la nostra #Costituzione. Così non è, per tante persone nella nostra #Italia, e penso che sia doveroso interrogarsi sulle cause del disastro che abbiamo dinanzi agli occhi da tanto tempo, troppo tempo. C’è stato un periodo in cui le nostre retribuzioni correvano, volavano persino, in cui il potere contrattuale della comunità del lavoro era fortissimo: in quegli anni una legge sul #SalarioMinimo non esisteva. Chi oggi la propone ossessivamente non ragiona sulle dinamiche strutturali che hanno fatto avvizzire i nostri salari e, soprattutto, su chi è responsabile di averle messe in moto. Il #SalarioMinimoLegale è sovrastrutturale: una finta soluzione, facile, che pretende di cancellare trent’anni di errori, trent’anni di incapacità e inettitudine, trent’anni di tradimenti. Le retribuzioni sono crollate con l’esplosione (voluta!) dell’offerta di lavoro nel mercato, la #disoccupazione, causata dal crollo degli investimenti, pubblici e privati. L’#UE, che oggi propone una direttiva ipocrita (il cui reale obiettivo è tutelare il mercato, evitando che le multinazionali si facciano concorrenza al ribasso sul costo del lavoro), ha delle responsabilità dirette e gravissime. Ce l’hanno le istituzioni europee e tutte quelle forze politiche che sostengono le strategie di austerità, di contenimento della spesa, di “cautela nei conti”. La disoccupazione lede la capacita rivendicativa di chi è facilmente rimpiazzabile: costui non sarà più in grado di rivendicare alcunché di migliorativo, anche sul piano retributivo. Non sarà, inoltre, in grado di proteggere ciò che nel tempo aveva conquistato. E difatti abbiamo assistito negli anni all’erosione di tanti #diritti, nel tempo faticosamente e talvolta sanguinosamente conquistati, e dunque all’esplosione della #precarietà. La precarietà ha alimentato il circolo vizioso: se sei ricattabile, esposto alle ritorsioni, sostituibile senza alcuno sforzo, non potrai partecipare, rivendicare, migliorare il tuo futuro e quello dei tuoi figli. Ebbene, moltissimi tra coloro i quali oggi pretendono il salario minimo legale sono gli stessi che quella precarizzazione l’hanno imposta, iniettata come un veleno nelle vene del mondo del lavoro, tradendo la comunità che avrebbero dovuto pretendere, spesso con la complicità di un #sindacato di parte (non quella dei lavoratori, evidentemente), contiguo e colluso, privo di visione. Le ragioni dei nostri mali hanno radici lontane: è fondamentale ripercorrerle per capire e correggere ciò che è stato sbagliato. Proporre soluzioni facili, strumentalizzando il dolore di tantissima gente, le sofferenze e i sacrifici di moltissime persone, lo sforzo disumano compiuto per restituire dignità all’esistenza di un figlio, risponde a una bieca e spietata strategia propagandistica, priva di qualsiasi assunzione di responsabilità. Vale per il salario minimo, ma vale anche per tutto il resto: il Paese cade a pezzi e certi individui, privi di vergogna, fingono di denunciarlo mentre continuano a picconare, così come hanno fatto negli ultimi decenni. Ci ho messo tanto in questo libro, edito da @FaziEditore e impreziosito dalla prefazione dell’amica @Lidia_Undiemi: spero lo leggiate e sarei felice di discuterne con voi. Organizzeremo presto nuove presentazioni: teniamoci in contatto.