Когда разрабатываете свой GUI с помощью PyQt для какого-либо софта бывает необходимо позаимствовать цвета из текущего стиля интерфейса. Например, чтобы правильно раскрасить свои виджеты, подогнав их по цвету. Ведь бывает, что ваш GUI используется в разных софтах. Причём некоторые со светлой темой а другие с тёмной.
По умолчанию стили наследуются, но если вы задаёте какую-либо раскраску для части виджета через свой styleSheet, то требуется ссылаться на цвета текущего стиля.
Как это сделать? Как получить нужный цвет из палитры имеющегося стиля? Это достаточно просто, нужно использовать класс QPalette и его роли.
Например, мне нужно достать цвет текста из одного виджета и применить его в другом как цвет фона (не важно зачем именно так, просто захотелось😊).
Получаем палитру виджета и сразу достаём нужный цвет, указав его роль.
from PySide2.QtGui import QPalette
color = main_window.palette().color(QPalette.Text)
теперь можем использовать этот цвет в стилях
my_widget.setStyleSheet(f'background-color: {color.name()};')
Готово, мы динамически переопределили дефолтный стиль используя текущий стиль окна!
На самом деле есть запись покороче, в одну строку и без лишних переменных. Не очень-то по правилам CSS, но Qt это понимает.
my_widget.setStyleSheet('background-color: palette(Text);')
Этот способ не подходит если вам нужно как-то модифицировать цвет перед применением в своих стилях. В этом случае потребуется первый способ.
Зато он прекрасно сработает в файле .qss, то есть не придётся в коде прописывать раскраску отдельных элементов через ссылки на палитру, всё красиво сохранится в отдельном файле .qss!
QListView#my_widget::item:selected {
background: palette(Midlight);
}
Про имеющиеся роли можно почитать здесь🌍
#qt#tricks
#STATODIDIRITTO
Dal nuovo report sullo Stato di diritto, pubblicato dal “World Justice Project”, emerge un peggioramento a livello globale del 61%.
Le prime tre classificate, risultano essere:
1)Danimarca
2)Norvegia
3)Finlandia
Le ultime tre, invece:
1)Venezuela
2)Cambogia
3)Afghanistan
👉@giurisprudentia
#STATODIDIRITTO
Dal nuovo report sullo Stato di diritto, pubblicato dal “World Justice Project”, emerge un peggioramento a livello globale del 61%.
Le prime tre classificate, risultano essere:
1)Danimarca
2)Norvegia
3)Finlandia
Le ultime tre, invece:
1)Venezuela
2)Cambogia
3)Afghanistan
👉@giurisprudentia
Perché al referendum sulla giustizia io dico NO (e non è difendere lo status quo)
C’è una canzone di Edoardo Bennato, Il gatto e la volpe, che racconta di promesse facili e scorciatoie. “Quanta fretta, ma dove corri, dove vai…” – viene da chiederselo, ascoltando certi slogan che in questi giorni invadono il dibattito pubblico.
La giustizia italiana ha bisogno di riforme? Certamente sì. Tempi lunghi, organizzazione da migliorare, efficienza da recuperare. Ma la domanda è: come le vogliamo fare?
La Costituzione italiana (quella degli articoli 101, 104, 111) ci ricorda che la magistratura è autonoma e indipendente, e che il giusto processo è un pilastro della democrazia. Non sono dettagli: sono architravi.
Il luogo delle riforme, in una democrazia, è il Parlamento. Non gli slogan, non la propaganda, non le apparizioni senza contraddittorio. È lì che si discute, si confrontano visioni, si ascoltano giuristi, magistrati e avvocati.
E poi, a volte, le parole pesano. Come quelle della dott.ssa Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, che in tv ha detto: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura… sono plotoni di esecuzione.”
Le ricordiamo, con rispetto e fermezza, che gli unici che in questo Paese hanno davvero visto i plotoni di esecuzione sono stati i nostri padri costituenti, reduci dalla lotta al nazifascismo. E loro, quei plotoni, li hanno combattuti – non invocati.
Dire NO a questo referendum non significa difendere l’immobilismo. Significa difendere un principio: le regole fondamentali di uno Stato di diritto non si cambiano con la fretta o con la propaganda. Si cambiano con responsabilità, consapevolezza e rispetto delle istituzioni.
Io mi fermo, rifletto e scelgo di difendere la Costituzione. Non è conservatorismo. È responsabilità repubblicana.
#ReferendumGiustizia#IoVotoNo#Costituzione#StatoDiDiritto
https://www.marx21.it/italia/il-gatto-la-volpe-e-la-costituzione-perche-a-questo-referendum-votero-no/
Venezuela: quando il diritto viene calpestato
L’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela sotto l’amministrazione Trump non è solo una crisi geopolitica: è un caso emblematico di violazione del diritto internazionale e della stessa Costituzione USA.
Dalla Carta dell’ONU alla Convenzione sul Diritto del Mare, fino alla War Powers Resolution e all’Articolo I della Costituzione americana, emergono atti di forza unilaterali, blocchi navali illegali, bombardamenti senza mandato e perfino la cattura forzata di un capo di Stato in carica.
Un precedente gravissimo che mina la sovranità degli Stati, l’equilibrio dei poteri e lo stato di diritto globale.
Difendere il diritto internazionale non è ideologia: è l’unico argine contro la legge del più forte.
Articolo di Giulio Chinappi
#Venezuela#DirittoInternazionale#ONU#CostituzioneUSA#NoAllaGuerra#StatoDiDiritto#Trump#Sovranità#Pace
Se vuoi, posso anche:
renderlo più breve e “virale”
adattarlo a un tono più neutro o più militante
preparare una versione con citazione in evidenza per aumentare l’engagement
https://www.marx21.it/internazionale/venezuela-tutte-le-violazioni-del-diritto-internazionale-e-costituzionale-usa-perpetrate-da-donald-trump/