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@primaveratlt

Fronte della Primavera Triestina - Zveza Tržaške Pomladi

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Objavljeno25. apr.25. 04. 2026, 11:43
Vsebina

Vsebina objave

E ora chi ci libera dai nostri "liberatori"? Come l'antifascismo è oggi diventato uno strumento del potere. Piccolo spunto di riflessione sul 25 aprile e i consueti teatrini. In Italia ci sono 113 basi NATO e USA. Domanda retorica: una Liberazione può definirsi davvero completata se il paese liberato finisce per essere asservito, oltre a conpartecipe, al più nefasto potere imperialista della storia? Detto questo, sottolineo che il mio giudizio storico sul fascismo è nettamente negativo, sebbene per ragioni che nulla hanno a che vedere con la vuota retorica istituzionale. Il fascismo fu lo strumento con cui lo Stato coloniale italiano tentò di risolvere le proprie contraddizioni interne: attraverso un nazionalismo fanatico e becero, impose all’intera penisola una fittizia identità nazionale, omologando forzatamente le specificità locali e, nel nostro caso, le minoranze etniche. Per quanto riguarda le nostre terre, al fascismo va attribuita la volontà di compiere un vero e proprio genocidio culturale dell’identità slava, attuato tramite persecuzioni sistematiche e un programma di sostituzione etnica. Al di là della consueta retorica sulla 'difesa dell’identità', esso si rivelò il più grande snaturatore delle autentiche radici delle 'piccole patrie' che compongono l'Italia. Fu, in essenza, il più becero nazionalismo ottocentesco portato alle sue estreme e tragiche conseguenze. Tale ideologia — che tradì ben presto i suoi elementi socialisteggianti contenuti nel Programma di San Sepolcro del 1919 — nacque per asservire gli interessi delle classi dominanti. Queste usarono l’evoluzione autoritaria dello Stato come braccio armato per reprimere ogni opposizione, in particolare le spinte popolari della rivoluzione socialista, e l'espansionismo bellico come mezzo per allargare i propri orizzonti finanziari. Furono le stesse classi che, l’8 settembre 1943, si sbarazzarono in fretta della camicia nera per riscoprirsi improvvisamente "democratiche". Se la sconfitta della svastica nazista fu frutto del sacrificio delle forze partigiane e della Bandiera Rossa d’Oriente, la stessa che caccio i tedeschi da Trieste, il merito della Liberazione venne in seguito monopolizzato dalla borghesia e dai suoi partiti, abilissimi nel consolidare il proprio potere dentro il nuovo assetto repubblicano. Attraverso un’appropriazione strumentale dell’antifascismo, costruirono una narrazione ideologica funzionale ai propri interessi di classe e, tornando alla domanda iniziale, all’occupazione dell’Europa da parte dei suoi “liberatori” stranieri, svuotando così il 25 aprile di ogni carica rivoluzionaria e di qualsiasi reale comprensione storica. L’antifascismo è così diventato, al pari dell’anticomunismo, un pilastro della mitologia su cui si fonda l’attuale assetto statuale italiano ed europeo. In chiave marxiana, due elementi costitutivi della sovrastruttura ideologica: una narrazione finalizzata a giustificare l’ordine vigente in tutte le sue forme disumane. Le classi dominanti agitano lo spettro dell’anticomunismo quando la classe dominata prende coscienza della propria condizione di sfruttamento e inizia a rivendicare giustizia sociale, diritti lavorativi e democratizzazione economica. Giocano invece la carta dell'antifascismo quando i popoli manifestano la volontà di preservare la propria essenza identitaria di fronte alle pressioni omologanti della globalizzazione mondialista, con il suo nichilismo valoriale ed edonismo consumista. Due elementi utili, nondimeno, per alimentare con la nota tattica del divide et impera la falsa dicotomia tra destra e sinistra, assicurandosi che la classe dominata, non si accorga mai di chi davvero manovra i burattini. Adam Bark @primaveratlt