Scambio di auguri in occasione della #Pasqua tra il Rabbino Capo di Roma, Rav Riccardo Di Segni, e Papa #LeoneXIV. “Desidero porgere, a Lei e alla cara Comunità Ebraica romana, i miei più sinceri auguri in occasione della festa di Pesach, dell’anno ebraico 5786 - scrive il Pontefice - nel tempo di grande tribolazione e sofferenza che stiamo attraversando, questa celebrazione, che ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù, rappresenta un passaggio dalle tenebre alla luce, una rinascita spirituale e una speranza attuale per ogni generazione prego affinché l’onnipotente, nella sua bontà e misericordia, benedica la vostra comunità e faccia crescere ed abbondare la nostra amicizia. Chag Sameach!”.
“Quest’anno, come spesso accade, le date delle nostre Pasque si sovrappongono - scrive Di Segni -. È un anno difficile, con una #guerra che travolge persone, popoli e luoghi a noi molto cari. L’augurio di una buona Pasqua è anche quello di un tempo e un mondo migliore e riappacificato, con una sollecitazione che ci coinvolge tutti”.
“La #Pasqua non inizia dalla proclamazione della vittoria, ma dall’ascolto di una storia: una storia che affronta la morte per giungere alla vita. Dio non aspetta la fine della guerra: la vita risorge nel buio”. Con queste parole il Patriarca latino di #Gerusalemme, il cardinal Pierbattista Pizzaballa, ha aperto, al Santo Sepolcro, la veglia pasquale celebrata al mattino del Sabato Santo secondo i vincoli dello Statu quo.
Un rito segnato quest’anno dal peso del conflitto che continua a ferire la Terra Santa, evocato fin dalle prime battute dell’omelia. “Le porte sono ancora chiuse. Il silenzio è quasi assoluto, rotto forse dal rumore lontano di ciò che la guerra continua a seminare in questa terra santa e lacerata. Tuttavia, proprio qui, in questo luogo dove la morte è stata abitata da Dio, la Parola di Dio risuona più forte di ogni silenzio”, ha detto il cardinale, riconoscendo una fede “provata, fragile, forse stanca, eppure ancora in piedi. Non perché siamo forti, ma perché qui ci sostiene Qualcuno”. Nel cuore della celebrazione, il Patriarca ha richiamato il senso della Pasqua come immersione piena nel dolore umano: “Qui la morte non è stata evitata, né attenuata, ma affrontata fino in fondo. Dio non ha scelto una via di fuga, ma ha deciso di entrare nella condizione umana nella sua realtà più profonda”.
Parole che si intrecciano con l’attualità di una regione in cui “il dolore e la morte” restano esperienze quotidiane. Rievocando il racconto evangelico della risurrezione, Pizzaballa ha indicato nella pietra rotolata via il segno decisivo: “Questa scena non è un semplice dettaglio narrativo. È il cuore di un passaggio che scuote il mondo”. E ha aggiunto: “In questo momento sembra non ci sia nessuno che possa rotolare via le pietre delle tombe che la sofferenza per questa situazione di guerra continua a scavare”. Da qui l’attualità della domanda delle donne al sepolcro: “Chi ci rotolerà via la pietra”. “È la domanda di ogni ricerca di speranza quando sembra che non ci sia più nulla da fare”, ha spiegato, sottolineando che oggi essa “sale da tutta la Terra Santa e da ogni luogo del mondo segnato dalla violenza”. La risposta, ha rimarcato, non è teorica ma concreta: “La pietra è stata rotolata via. Non dalla nostra forza, ma dalla potenza dell’amore di Dio che è più forte della morte”.
Un annuncio che, secondo il patriarca, si compie “quando ancora era buio, quando ancora nessuno credeva possibile”. Per questo “Dio non aspetta che le nostre guerre finiscano per cominciare a far risorgere la vita. Comincia nel buio. Comincia nel silenzio. Comincia nel sepolcro ancora chiuso”. Nel contesto di una città “segnata dalla memoria della morte e oggi da tante divisioni”, Gerusalemme diventa così luogo di speranza concreta.
“Se il sepolcro è vuoto, allora nulla è veramente chiuso. Nessuna terra è per sempre contesa, nessuna ferita è per sempre insanabile”, ha affermato il patriarca. Infine, l’invito ai fedeli a non restare immobili: “Non siamo chiamati a lasciare dietro di noi un monumento, ma a portare con noi il segno di un sepolcro vuoto”. E la consegna pasquale: “Non restare fermi davanti alle pietre del mondo, ma diventare – per quanto possiamo – ‘pietre vive’, segni di riconciliazione, artigiani di speranza, testimoni di una vita che la morte non riesce più a chiudere”.
#Pasqua2026 In piazza San Pietro, la Santa Messa del giorno di #Pasqua presieduta dal Papa inizia col rito del "Resurrexit". Si tratta di un’antica tradizione pasquale romana, celebrata nel Medioevo dal Papa nella cappella del Sancta Sanctorum al Laterano, dove era custodita l’icona acheropita del Salvatore, ritenuta non dipinta da mano umana. Nella mattina di Pasqua, il Pontefice annunciava solennemente la Risurrezione di Cristo davanti all’immagine, venerandola e scambiando il segno della pace con il clero, prima di recarsi in processione per la messa.
Questo rito, documentato già nel XII secolo ma con origini ancora più antiche, si fondava su tre elementi principali: l’annuncio della Risurrezione, la venerazione dell’icona e il bacio di pace. Dopo il periodo avignonese dei Papi, la tradizione cadde in disuso e la celebrazione pasquale fu trasferita a San Pietro.
Il Resurrexit è stato ripreso solo nel 2000, recuperando il suo significato originario: un atto di fede semplice e solenne con cui il Papa, successore di Pietro, si fa primo testimone della Risurrezione davanti alla Chiesa. Il rito unisce liturgia e pietà popolare, valorizzando gesti e simboli come il contatto con le immagini sacre, espressione viva della fede dei fedeli.
In questo contesto, il Resurrexit rappresenta una preparazione spirituale alla celebrazione eucaristica e richiama ogni cristiano a vivere la fede come un cammino, fondato sull’incontro con il Cristo risorto e alimentato dalla preghiera.
Nel giorno di #Pasqua, Papa #LeoneXIV ha chiesto di far "udire il grido di pace che sgorga dal cuore", invitando "tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui a San Pietro il prossimo sabato, 11 aprile".
Le Chiese in Italia aderiscono al pressante appello del Pontefice a implorare dal Cristo Risorto il dono della riconciliazione.
"Noi cristiani sappiamo che è possibile sperare contro ogni speranza, nonostante la morte che vediamo presente – come ci ha ricordato il Papa – 'nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge'. Per questo, invitiamo i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutto il popolo dei credenti a partecipare alla veglia presieduta dal Papa o a raccogliersi in preghiera nelle comunità locali: fermiamo il vortice del dolore, della sofferenza e della devastazione, diciamo il nostro ‘no’ alla guerra, non abituiamoci all’orrore", afferma il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della #CEI.
#Pasqua2026 L’omelia di #LeoneXIV per la sua prima #Pasqua in veste di Papa: “Morte e tenebre sono ovunque ma il Signore è vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurità, Egli consegna il nostro cuore alla speranza che ci sostiene: il potere della morte non è il destino ultimo della nostra vita"
Leggi qui l'omelia del Pontefice 👇
https://www.ilquadrantenews.it/news/vaticano/pasqua-2026-il-papa-oggi-la-morte-e-ovunque-allarghiamo-il-cuore-per-respirare-la-luce-del-risorto/
#Pasqua2026 In diretta da piazza San Pietro, la Santa Messa del giorno di #Pasqua presieduta da Papa #LeoneXIV👇
https://www.youtube.com/watch?v=03pYP2Nmreo
“Siamo nel luogo dove una pietra sigillò la morte. Eppure, ora siamo qui per celebrare la vita”. Nella basilica del Santo Sepolcro, a porte chiuse, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di #Gerusalemme, ha presieduto la Messa in Coena Domini, col rito della lavanda dei piedi. La celebrazione si è svolta in largo anticipo rispetto all'orario tradizionale a causa delle restrizioni dovute alla situazione attuale che si sta vivendo in #MedioOriente.
“C’è una tensione che non possiamo ignorare: fuori, le porte del Santo Sepolcro sono chiuse. La guerra ha reso questo luogo un rifugio, un dentro separato da un fuori carico di tensione”. In questo scenario, il patriarca ha indicato nel gesto della lavanda dei piedi il cuore della #Pasqua cristiana: “Gesù trasforma il gesto di chi parte, nel gesto di chi serve. L’esodo, nella logica di Dio, non è una fuga dal mondo, ma un immergersi nel mondo fino in fondo”. Richiamando il dialogo di Gesù con Pietro, proclamato nelle letture, il cardinale ha sottolineato la radicalità dell’amore evangelico: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”.
Parole che, ha spiegato il porporato, non indicano solo appartenenza ma comunione profonda: “Puoi ammirarmi, puoi seguirmi… ma se non accetti questo modo di amare, non entrerai nel mio passaggio”. Da qui l’invito a lasciarsi amare da Cristo senza resistenze: “Non c’è ‘parte’ senza lasciarsi servire”.
Nel contesto attuale della Terra Santa, segnato da violenza e paura, questa parola assume un significato ancora più concreto: “Forse non possiamo cambiare le grandi dinamiche della storia, ma possiamo decidere se avere parte con Cristo nel suo modo di stare dentro la storia: non sopra, non contro, ma accanto”. Per la Chiesa locale, spesso “stanca e provata, a volte tentata di difendersi più che di donarsi”, si tratta di accettare la logica del servizio: “Non ci è chiesto di essere potenti, ma di avere parte con Lui. Non ci chiede di risolvere tutto, ma di non rifiutare il suo modo di amare. Perché una Chiesa ha parte con Cristo non quando è al sicuro, ma quando accetta di condividere il suo abbassamento”.
“Avere parte con Lui, per noi che viviamo e testimoniamo il Vangelo in questa terra, significa imparare il linguaggio del chinarsi”. Da qui la domanda conclusiva, rivolta a tutta la comunità: “Vogliamo avere parte con Lui? Vogliamo entrare in un amore che si abbassa? Vogliamo una salvezza che passa per il servizio?”. Una scelta che diventa, ha concluso il cardinale, un nuovo esodo: “Un passaggio dalla difesa al dono, dalla paura alla fiducia, dall’orgoglio alla comunione”. In una Terra Santa ferita dalla guerra, la Pasqua comincia così: lasciandosi amare e imparando a chinarsi sugli altri.
Saranno 689 gli adulti che riceveranno il battesimo in #Belgio nella notte di #Pasqua di quest’anno, un numero triplicato rispetto a dieci anni fa e in costante crescita negli ultimi anni.
Il dato è riportato in un comunicato del vescovado di Bruges, che sottolinea come nella propria diocesi il numero sia più contenuto rispetto ad altre realtà del Paese, anche per la persistente tradizione del battesimo dei bambini e per il carattere meno urbanizzato della regione.
I numeri più alti si registrano a Mechelen-Brussel, con 248 catecumeni, a Tournai con 177 e a Liegi con 79. “Anche nella nostra diocesi cresce l’interesse per la fede”, afferma Nathalie Verstraete, responsabile del catecumenato nel vescovado di Bruges.
“Ci colpisce ogni volta quanto la scelta di queste persone sia personale e sincera. Spesso il loro desiderio di fede nasce da incontri autentici e da esperienze di vita. Questo rende il loro cammino prezioso, per loro stessi e per le nostre comunità di fede”.
I catecumeni si sono preparati per più di un anno, entrando passo dopo passo nella fede e nella comunità cristiana. Intanto ha già preso avvio un nuovo gruppo, più numeroso, in preparazione al battesimo nella veglia pasquale del prossimo anno.
“La risurrezione di Cristo non è solo un evento del passato, ma un avvenimento che ci raggiunge oggi e porta con sé un giudizio sulla nostra storia e sulla nostra vita”. Lo afferma il Custode di #TerraSanta, padre Francesco Ielpo, nel messaggio di #Pasqua diffuso oggi a #Gerusalemme, in un contesto segnato da tensioni, violenza e celebrazioni vissute in forma limitata, senza presenza dei fedeli.
“In questa terra, dove ancora oggi sperimentiamo il peso della guerra, della violenza, della paura e dell’incertezza, la risurrezione di Cristo non è una parola lontana”, sottolinea il Custode, evidenziando il contrasto tra il giudizio degli uomini e quello di Dio: “Gli uomini hanno rifiutato, condannato ed eliminato Gesù, Dio invece lo ha riconosciuto, lo ha approvato e lo ha risuscitato”. Secondo padre Ielpo, “la risurrezione capovolge i nostri criteri”: mentre il mondo esalta forza e successo, “il giudizio di Dio rivela che la vera forza è nel dono di sé”, e ciò che appare sconfitta – la croce – diventa “la vera vittoria: la vittoria dell’amore che si dona senza riserve”.
Nel clima attuale della Terra Santa, segnato da conflitti e restrizioni che incidono anche sulle celebrazioni pasquali, il messaggio si fa appello concreto: “La Pasqua ci invita a credere che rinunciare alla violenza non è debolezza, che perdonare non è una sconfitta, che la morte non è la fine”. “Cristo è risorto: è questa la nostra certezza, è questa la nostra pace”, conclude il Custode, augurando una Pasqua “di autentica speranza, capace di rinnovare il cuore e di sostenerci nel cammino quotidiano”.
Il Presidente della Repubblica italiana, Sergio #Mattarella, ha inviato a Papa #LeoneXIV il seguente messaggio in occasione della Santa #Pasqua:
«Santità,
a nome del popolo italiano e mio personale, desidero rivolgerLe i più fervidi auguri in occasione della Santa Pasqua, la prima dalla Sua elezione al Soglio Pontificio.
Nella giornata in cui la Chiesa Cattolica celebra in Italia e in ogni luogo la gioia della Risurrezione e il trionfo della vita sulla morte, auspico che questi sentimenti, specialmente in tempi così complessi e inquieti, rasserenino e sollecitino tutti - governanti, donne e uomini di buona volontà – a recuperare al più presto le ragioni del dialogo, della moderazione e della convivenza pacifica e giusta tra le genti. Ci è di conforto la speranza che la Santa Pasqua rechi ovunque un messaggio che scuota dalla rassegnazione ed esorti all’azione concreta affinché l’umanità sia risvegliata da quella che Vostra Santità ha definito la “globalizzazione dell’impotenza”.
In un mondo segnato da profonde divisioni, talvolta esacerbate da interpretazioni distorte e strumentali delle fedi religiose, Vostra Santità costituisce punto di riferimento universale, capace di promuovere una cultura di concordia tra i popoli che valica i confini confessionali. Pertanto, condividendone l’urgenza, mi unisco ai Suoi costanti appelli a favore della pace, della giustizia e del bene comune. Sono i medesimi valori posti a fondamento della Repubblica italiana.
La lieta celebrazione odierna mi offre parimenti l’opportunità di ringraziare la Santità Vostra per le recenti visite pastorali compiute nella Diocesi di Roma e per le numerose visite in Italia che Ella si accinge a compiere. Ciascuna di queste occasioni rappresenta un segno tangibile della vicinanza del Soglio di Pietro al nostro Paese, che accogliamo e ricambiamo con profondo affetto.
In questo spirito, Le auguro, Padre Santo, una buona e Santa Pasqua, rinnovandoLe i migliori auspici di benessere personale».
Pasqua non è solo resurrezione, è trasformazione.
Nel caos di oggi, il vero cambiamento è interiore: restare lucidi, consapevoli e umani.
Rinascere non è tornare come prima, è diventare qualcosa di nuovo.
#accaddeoggi#storia#pasqua#cristianesimo#notizie
Il post di Papa #LeoneXIV su X: "Annunciare in parole e opere la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti. Quando viene proclamata nel mondo, infatti, la Buona Novella rischiara ogni ombra, in ogni tempo #Pasqua" #7aprile