Perché (alcuni) liberali occidentali faticano a capire il successo dei BRICS? Secondo Tim Anderson, gran parte dell'ostilità verso i BRICS (e verso Cina, Russia e Iran) nasce da un "bagaglio culturale imperialista" che la sinistra liberale fatica a riconoscere in sé stessa. Tre le categorie che, secondo l'autore, sbagliano bersaglio: 1️⃣️ Gli "orientalisti romantici": Sostengono le vittime (es. i palestinesi) ma condannano la loro Resistenza e i suoi alleati (es. l'Iran). Vogliono sentirsi moralmente superiori senza "sporcarsi le mani" con la complessità della politica internazionale. 2️⃣️ Gli "anarco-trotzkisti": Ostili a qualsiasi Stato, anche quelli che hanno rotto con l'egemonia occidentale. Finiscono spesso per appoggiare (inconsapevolmente?) le "rivoluzioni colorate" che distruggono gli Stati indipendenti, salvo poi piangere sul disastro umanitario. 3️⃣️ Gli "pseudo-marxisti astorici": Vedono Cina e Russia come semplice "capitalismo globale", negando il valore storico della fine dell'egemonia anglo-americana e del mondo multipolare. Ignorano i progressi materiali (come la Cina che ha tolto dalla povertà centinaia di milioni di persone) perché non corrispondono ai loro libri sacri. Il punto? Dal Sud del mondo, i BRICS rappresentano una speranza: l'alternativa alla dittatura del dollaro e alle sanzioni unilaterali che strangolano le economie indipendenti. Forse, più che chiederci "perché la Cina non salva la Palestina?", dovremmo chiederci come sostenere le lotte indigene senza pretendere di imporre loro il nostro modello. Che ne pensate? La critica ai BRICS è sempre così "pura", o a volte nasconde un pregiudizio culturale? ? #BRICS#Geopolitica#SudGlobale#Sinistra#Decolonizzazione https://www.marx21.it/internazionale/perche-tanta-parte-della-sinistra-liberale-occidentale-odia-i-brics/
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📚Oltre l’egemonia occidentale: Acharya e i limiti del “mondo multiplex” Carlo Formenti analizza criticamente il saggio di Amitav Acharya, che immagina un futuro ordine mondiale “post-occidentale” e “multiplex”. Pregio dell’opera: smonta il mito delle radici esclusivamente greco-romane dell’Occidente, restituendo credito a civiltà spesso rimosse. Limite, secondo Formenti: una visione liberal-democratica che idealizza un mondo orizzontale di Stati, ONG e movimenti, senza riconoscere i reali rapporti di forza. Il risultato? Un “irenismo” che ignora come anche il nuovo ordine sarà segnato da conflitti e asimmetrie. In sintesi: utile per decolonizzare lo sguardo, ma insufficiente senza un’analisi marxista del capitale e dell’imperialismo. ❓ E voi: il futuro sarà multipolare o veramente “multiplex”? #OrdineMondiale#Acharya#Decolonizzazione#CarloFormenti https://www.marx21.it/cultura/il-futuro-dellordine-mondiale-secondo-amitav-acharya-unanalisi-critica/
Burkina Faso: “A problemi africani, soluzioni africane” Il Capitano Ibrahim Traoré ha sciolto tutti i partiti politici. Una mossa che l’Occidente definisce “autoritaria”, ma che va letta con altre lenti. Lezione di storia: Nell’antica Roma, in momenti di crisi estrema si nominava un dittatore non per distruggere la Repubblica, ma per salvarla. Machiavelli, Rousseau e persino il giurista Carl Schmitt hanno sottolineato la differenza tra un potere straordinario temporaneo (per risolvere un’emergenza) e una tirannide permanente. Prospettiva africana: In molti regni precoloniali (Mali, Ashanti, Etiopia), l’autorità si rafforzava in guerra non per dominio, ma per sopravvivenza della comunità. Oggi, Traoré giustifica la sua scelta come un tentativo di cancellare l’eredità neocoloniale: partiti “all’europea” che hanno spesso diviso il Paese su linee tribali, lasciando spazio a corruzione e terrorismo. Il punto: Possiamo giudicare il Burkina Faso con i nostri parametri occidentali, o dobbiamo accettare che l’Africa cerchi soluzioni autenticamente africane, anche quando queste ci sembrano “anomale”? Leggi l’analisi completa di Davide Rossi #BurkinaFaso#IbrahimTraoré#Geopolitica#Africa#Decolonizzazione#Politica#Analisi https://www.marx21.it/internazionale/a-problemi-africani-soluzioni-africane-il-burkina-faso-di-traore-detta-la-linea-di-una-nuova-politica-africana/
Groenlandia: parlano gli Inuit, non le potenze ❄️ Mentre dagli USA (con Trump) tornano dichiarazioni inquietanti sulla Groenlandia, a prendere la parola sono finalmente i nativi Inuit e i loro rappresentanti politici. Il partito Inuit Ataqatigiit (IA) – forza progressista e indipendentista fondata nel 1976 – denuncia con fermezza l’emarginazione della Groenlandia dalle decisioni che la riguardano direttamente, a partire dai rapporti con la Danimarca e dalle pressioni geopolitiche internazionali. “Non possiamo accettare che si discuta del nostro Paese senza di noi. Lo status quo non è più un’opzione”, afferma Erica Pipaluk (IA), chiedendo veri negoziati, trasparenza e il rafforzamento della sovranità decisionale groenlandese. Anche Mariane Paviasen Jensen, portavoce politica di IA, sottolinea un punto centrale: l’indipendenza non può essere uno slogan, ma un percorso condiviso, discusso apertamente con la popolazione e deciso tramite referendum. Economia, difesa, sanità, istruzione, giustizia: tutto va pianificato con serietà e responsabilità, mettendo al centro il popolo Inuit. ✊ “Se restiamo divisi, gli unici vincitori saranno gli altri Paesi che vogliono esercitare potere sulla nostra isola”. Autodeterminazione, unità, rispetto dell’ambiente e delle tradizioni: la Groenlandia chiede di decidere da sé il proprio futuro. Una voce da ascoltare. Una lotta che riguarda tutti. #Groenlandia#Inuit#Autodeterminazione#Decolonizzazione#IA#DirittiDeiPopoli#Geopolitica#Artico https://www.marx21.it/internazionale/groenlandia-parlano-i-nativi-locali-e-difensori-del-popolo-inuit/
Verso un nuovo ordine nel Sahel: nasce la forza militare congiunta dell’AES I tre paesi della Confederazione degli Stati del Sahel (AES) – Mali, Burkina Faso e Niger – hanno compiuto un passo storico e decisivo per la loro sicurezza collettiva. Lo scorso dicembre, a Bamako, è stata ufficialmente inaugurata la nuova forza militare congiunta, denominata UF-SAER (Forze Unite dell’Alleanza degli Stati del Sahel). Si tratta di un esercito composto da 5.000 soldati dei tre paesi, dotato di mezzi aerei, terrestri e capacità di intelligence. L'obiettivo principale è chiaro: combattere il terrorismo e neutralizzare i gruppi armati che da anni insanguinano la regione, specialmente nelle zone di confine. Il comando è stato affidato al generale burkinabé Daouda Traoré. L'idea, spiegano i vertici militari, è quella di superare gli interventi isolati per passare a una strategia coordinata e più efficace, capace di proteggere le popolazioni locali. Un percorso di rottura e ricostruzione Questa mossa militare è solo l'ultimo tassello di un percorso politico ben più ampio. I tre paesi hanno infatti: 1. Ufficializzato l'uscita dalla CEDEAO (Ecowas) nel gennaio 2025, accusata di inefficacia e di eccessiva influenza esterna. 2. Consolidato la loro alleanza, trasformandola in una Confederazione nel luglio 2024. 3. Interrotto le collaborazioni militari con Francia e Stati Uniti, voltando pagina rispetto al passato e cercando nuovi partner, in particolare Russia e Cina. Ma l'AES non vuole essere solo un patto militare. L'obiettivo strategico è una vera e propria rifondazione socio-economica dell'area: si parla di creare una banca d'investimenti e un fondo di stabilizzazione per garantire sicurezza alimentare, accesso all'acqua, sanità, istruzione e, non ultimo, il controllo delle risorse minerarie ed energetiche. Quale futuro? Secondo gli analisti, siamo di fronte a un "reale corso di decolonizzazione" che sta raccogliendo consenso popolare in paesi stremati da decenni di povertà, instabilità e violenza (oltre 8.000 morti a causa del terrorismo). L'attenzione dei vicini (Togo, Guinea, Ciad) è alta. La domanda ora è: questa nuova alleanza riuscirà a portare quella sicurezza e quello sviluppo che le vecchie architetture internazionali non hanno saputo garantire? I prossimi mesi saranno cruciali. #Sahel#AES#Geopolitica#Africa#Mali#BurkinaFaso#Niger#Sicurezza#Decolonizzazione https://www.marx21.it/internazionale/africa-nuove-alleanze-e-strategie-sahel-la-confederazione-tra-niger-mali-e-burkina-faso-statuisce-una-propria-forza-militare-congiunta-l-uf-saer/
@gabgerm · Post #2864 · 2025/08/07 19:29
📚 Ci raccontano che il capitalismo è nato in Inghilterra grazie all’ingegno degli industriali e all’etica del lavoro. Ma c’è un dettaglio che sparisce dai libri di scuola: il capitalismo moderno nasce dalla colonizzazione. L’industria tessile inglese ha spazzato via la concorrenza indiana, sfruttato materie prime a basso costo e raggiunto un mercato enorme. 📉 Senza colonialismo, il miracolo capitalistico non sarebbe mai esistito. Oggi l’Italia è ancora nel club dei potenti (G7, NATO, OCSE), ma si sta trasformando in periferia. Obbediamo a un ordine internazionale che ci è imposto: – Sanzioni che ci danneggiano – Gas e armi comprate a prezzi folli – Regali bellici per guerre altrui Per mantenere l’egemonia USA, le élite europee dissanguano la propria popolazione. 🔁 Ma il mondo sta cambiando. Il multipolarismo avanza, e l’Italia da centro del sistema-mondo scivola verso la periferia. È tempo di capirlo. È tempo di decidere da che parte stare. 🧠 Salva questo post. ✊ Commenta cosa ne pensi. 📤 Condividilo a chi deve aprire gli occhi. #capitalismo#colonialismo#geopolitica#imperialismo#multipolarismo#sovranità#decolonizzazione #storiacritica#pensierocritico#coscienzastorica#controstoria#antimperialismo #instagramitalia#postdafulmicotone#condividi#salvaquestopost#politicaitaliana#controinformazione https://www.instagram.com/p/DNDOqJ8M3V5/?igsh=angxdGdkYTFqeGto