📸 Alcuni scatti dalla Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, dove questo pomeriggio sono iniziati gli Esercizi Spirituali di #Quaresima del Papa con la Curia Romana. A tenere la meditazione il vescovo cistercense norvegese di Trondheim, sul tema “Entrare in Quaresima”. Il predicatore spiega che la Chiesa “instilla” la pace nel nostro programma quaresimale, e che è tempo “di articolare la radicalità della pace cristiana, il suo radicamento nel giusto, coraggioso dono di sé, ricordando allo stesso tempo a noi stessi e agli altri la verità delle parole immortali di san Giovanni Climaco: ‘Non c’è ostacolo più grande alla presenza dello Spirito in noi che la collera’“. Si tratta di una pace “che il mondo non può dare”, e che “testimonia la presenza costante di Gesù in noi”. E ricorda che “La fedeltà all’esempio e ai comandamenti di Cristo è il segno distintivo dell’autenticità cristiana”.
La Quaresima, chiarisce Varden, ci mette di fronte all’essenziale, “Ci porta in uno spazio materiale e simbolico liberato dal superfluo. Le cose che ci distraggono, anche quelle buone, vengono messe temporaneamente da parte”. È il momento di un’autentica lotta spirituale, nel quale la Chiesa “non sminuisce l’invito a combattere i vizi e le passioni nocive: il suo linguaggio è ‘Sì, sì’, ‘No, no’, non ‘ora questo’, ‘ora quello’“. E ci offre, all’inizio della battaglia quaresimale, “una melodia che porta pace, come colonna sonora per questo tempo”.
#Quaresima Al via il percorso tra arte e fede nelle basiliche romane sulle tracce della Passione. Nella prima tappa del nostro itinerario vi portiamo nel complesso del Laterano, dove sono custodite due reliquie molto importanti: una è situata sopra il grande tabernacolo
https://www.ilquadrantenews.it/news/dallurbe/roma-viaggio-nei-luoghi-della-passione-san-giovanni-in-laterano-1-5/
“Il Vangelo non si annuncia per vincere o per convincere l’altro, ma per incontrarlo”. Lo ha spiegato padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontifica, nella terza predica di #Quaresima, pronunciata in Aula Paolo VI alla presenza di Papa #LeoneXIV. “L’altro non è un bersaglio da raggiungere”, ha puntualizzato il religioso: per San Francesco d’Assisi, “evangelizzare non significa accorciare ad ogni costo la distanza tra noi e gli altri, ma attraversarla con umiltà senza cancellarla, custodendo la differenza come spazio in cui Dio abita il cuore di ciascuno”.
“Nell’evangelizzazione e nell’incontro con l’altro non abbiamo solo qualcosa da dare, ma anche da ricevere”, ha osservato Pasolini citando l’incontro tra San Francesco e il Sultano, dove “quello che sembra essere un destino martirio si trasforma in un incontro memorabile di rispetto e di accoglienza”.
“Il sultano lo riconosce come uomo di Dio e al momento del congedo lo fa accompagnare sano e salvo al suo accampamento e gli chiede persino di pregare per lui - ha ricordato il predicatore della Casa Pontificia -. Francesco non si presenta con un discorso ma mostra un modo di porsi: semplice, povero, disarmato. E questo atteggiamento fa tutta la differenza. Non sentendosi attaccato o messo in discussione, il sultano tira fuori il meglio della sua umanità: lo accoglie, lo ospita, gli chiede di pregare per lui. È un incontro reale tra due uomini, diversi per fede e per storia, che nel mezzo di una guerra si trovano l’uno di fronte all’altro. Francesco non rinuncia alla propria fede, ma si avvicina agli altri con rispetto”.
“È uno scambio che non si può catalogare con le misure del successo e dell’insuccesso”, ha commentato Pasolini: nasce dal “riconoscere che l’altro non è un terreno da conquistare, ma una vita da incontrare, riconoscere, accogliere”.
Il testo integrale con la meditazione di padre Pasolini è disponibile qui 👇
https://www.ilquadrantenews.it/news/chiesa-cattolica/vaticano-prediche-di-quaresima-2026-i-testi-integrali-delle-meditazioni/
La Prefettura della Casa Pontificia rende noto che le prediche per la #Quaresima 2026 saranno tenute dal Predicatore della Casa Pontificia, padre Roberto Pasolini, O.F.M. Cap., sul tema “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura (2Cor 5,17) - La conversione al Vangelo secondo San Francesco". Le Prediche, che si svolgeranno nell'Aula Paolo VI, in Vaticano, alla presenza di Papa #LeoneXIV, avranno luogo venerdì 6 marzo, venerdì 13 marzo, venerdì 20 marzo, e venerdì 27 marzo alle ore 9.00.
Terminati gli esercizi spirituali di #Quaresima, Papa #LeoneXIV ha preso la parola e ringraziato i presenti e il predicatore. Di seguito riportiamo il testo completo del discorso pronunciato a braccio dal Pontefice nella Cappella Paolina:
Prima di concludere questa settimana di esercizi spirituali e di ritiro, ho il piacere – un momento di benedizione – di poter dire grazie soprattutto al nostro predicatore che ci ha accompagnato, aiutato, durante questi giorni a vivere un’esperienza profonda, spirituale, molto importante nel nostro cammino quaresimale, cominciando domenica con “Le tentazioni”, e riflettendo sull’esempio, la testimonianza di San Bernardo, la vita monastica e tanti altri elementi nella vita della Chiesa.
Devo riconoscere che personalmente mi sono trovato in alcuni momenti particolarmente invitato a riflettere. Per esempio questa mattina, quando parlava dell’elezione di Papa Eugenio III e San Bernardo ha detto: “Cosa avete fatto? Dio abbia pietà di voi”.
Poi questa cappella – vi racconto – il giorno 8 di maggio, quando eravamo qui riuniti per la celebrazione eucaristica. Qui sopra sta l’iscrizione della Lettera di San Paolo ai Filippesi che dice queste parole: “Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Allora, in questo contesto e con questo spirito di comunione, noi tutti radunati lavoriamo insieme, però molto separati a volte, e trovarci in preghiera è anche – penso – un momento molto importante della nostra vita, riflettendo su tante questioni che sono importanti per la nostra vita e per la Chiesa.
E non penso di fare un ripasso di tutta la settimana, ma di alcuni elementi che condivido. Per esempio, il riferimento al Dottore della Chiesa John Henry Newman e alla poesia “Il sogno di Geronzio”, dove Newman usa la morte e il giudizio di Geronzio come un prisma attraverso cui il lettore è condotto a contemplare la propria paura della morte e il proprio senso di indegnità davanti a Dio.
Ci sono altri elementi come la libertà, la verità, tanto importanti nella nostra vita. E in tutto ciò, questa sera con la riflessione sulla speranza e sulla vera fonte della speranza che è Cristo, io sono tornato a rileggere la Lettera ai Filippesi. Nella continuazione del testo, qui sopra scritto, dove Paolo dice: “Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero cosa scegliere. Sono stretto infatti tra queste due cose: ho il desidero di lasciare questa vista per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio, ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. Persuaso da questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e per la gioia della vostra fede”. E poi dice: “Comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo”.
Ecco: questo è l’invito alla fine di questi giorni di preghiera e di riflessione, che la stessa Parola di Dio rivolge verso tutti noi: “Comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo”.
A nome di tutti i presenti, allora, la ringrazio, monsignor Varden, per tutto ciò che ci ha offerto in questi giorni. La saggezza, questa testimonianza sua e della vita monastica di San Bernardo, la ricchezza delle sue riflessioni, saranno ancora per molto tempo fonte di benedizione per noi, di grazia, di incontro con Gesù Cristo.
Vorrei anche, in questo momento, ringraziare i collaboratori dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche che hanno preparato tutto il materiale per la nostra preghiera, come anche il coro che credo sia ancora presente. Grazie per aiutarci con la musica, che è tanto importante anche nella nostra preghiera. La musica – credo monsignor Varden lo abbia detto in qualche momento – ci aiuta in una maniera che le parole non possono fare, elevando il nostro spirito verso il Signore.
Allora grazie, tante grazie a tutti voi per la vostra presenza e partecipazione in questi giorni. Buona serata e grazie a tutti.
📸 Nell'undicesima e ultima meditazione per gli esercizi spirituali di #Quaresima per la Curia Romana e Papa #LeoneXIV, mons. Erik Varden, monaco dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e vescovo di Trondheim, in Norvegia, propone una riflessione sul tema “Comunicare speranza”.
Il predicatore norvegese, come riferiscono i media vaticani, sottolinea che Cristo “ci chiama a comunicare speranza al mondo” ma che avere la speranza cristiana “non significa necessariamente essere ottimisti”, ma lavorare “senza tregua per una nuova e sana umanità plasmata dalla carità, nella giustizia”. In pratica “dobbiamo mettere in atto le beatitudini”, ma riponendo in Lui la nostra fiducia, perché “egli può agire attraverso di noi se accettiamo di essere pazienti”. La speranza che ci affida “non è la speranza in una valle di lacrime finalmente modernizzata, digitalizzata e sanificata” ma è in un “cielo nuovo, in una terra nuova, nella risurrezione dei morti”.
Questo è anche il compito che il Concilio Vaticano II ha affidato alla Chiesa: annunciare Cristo in modo tale che egli appaia “in modo convincente come la risposta alle domande più urgenti del tempo presente, senza compromettere minimamente il sacro deposito della dottrina”. E oggi, 60 anni dopo la fine del Concilio, ci sono segni positivi, considerati durante gli Esercizi, come “una nuova consapevolezza religiosa tra i giovani; il ritorno della categoria della verità nel discorso pubblico; una ricerca delle radici”. Ma purtroppo “le istituzioni e le alleanze globali si stanno sgretolando e ci troviamo esposti a pericoli strategici, ecologici e ideologici”. Così le persone di buon senso e di buona volontà, “stanche di costruire le loro vite sulla sabbia, cercano una roccia solida” e “il loro cuore è irrequieto”.
L’esempio che monsignor Varden porta è legato alle ferite dei giovani, al loro grido che ha sentito forte un anno fa, l’8 febbraio 2025, al concerto della giovane cantante americana Gracie Abrams a Madrid. Nelle sue canzoni ha sentito “una tristezza penetrante che rasenta, e forse tocca, la disperazione”, il lamento “del nostro tempo che non possiamo liquidare come feticizzazione della desolazione”. Un grido ripreso “cadenza dopo malinconica cadenza, da una folla giovane e compatta”. Ciò che spicca nei testi, per il vescovo norvegese, “è la speranza mancata di fronte a una minaccia sempre presente”. Chiunque vada in giro e parli con i giovani, o trascorra del tempo in un confessionale, “sa che la consapevolezza di essere feriti permea i nostri tempi come una nebbia di fumo”.
La risposta della Chiesa e di noi cristiani, per il predicatore, è vivere la Quaresima invitando a “fissare lo sguardo su un corpo ferito e disteso”, quello di Cristo crocifisso, “affermando che qui si trova la speranza”. Come San Paolo, dobbiamo tornare a parlare della “centralità assoluta della Passione salvifica di Gesù”, che ha pervaso “la dottrina di questo ineguagliabile predicatore di riconciliazione, misericordia, trasformazione della grazia, gioia e vita eterna”. Ma ci vuole coraggio “per seguire il suo esempio in una cultura che ci tenta a diffondere un Vangelo più allegro, prevedibile in termini di procedure fisse e risultati prestabiliti”. E quando intorno a noi, “le navate delle antiche cattedrali, oscurate dalle croci, vengono trasformate in campi da mini-golf”.
Oggi, secondo monsignor Varden, ci sono due tendenza contradditorie davanti alle ferite: da un lato vengono esibite “come marcatori identitari”, rischiando di “impantanarci nella rabbia”, dall’altro lato, ci si sforza di cancellare le ferite. “Si sente insinuare che le ferite non dovrebbero esistere e che, se esistono, le membra malate verrebbero rimosse”. Nelle nostre società “gli elementi improduttivi non hanno posto, sono visti come anomalie, trattati con durezza”. E questo atteggiamento “è evidente nelle controversie sull’aborto e l’eutanasia”. (1/2)
📸 “Porta il tuo fardello fino alla fine: se lo ami, sarà leggero; se lo odi, sarà pesante”. Lo ha affermato mons. Erik Varden, citando Sant'Agostino, nella decima meditazione dal tema “Sulla considerazione”, tenuta questa mattina nella Cappella Paolina, in Vaticano, dove si stanno svolgendo gli esercizi spirituali di #Quaresima di Papa #LeoneXIV assieme alla Curia Romana.
Nell'ultima giornata di ritiro, il predicatore si è soffermato sul trattato “La Considerazione” di san Bernardo, scritto per il confratello Bernardo dei Paganelli, divenuto Papa Eugenio III nel 1145. Bernardo, ha spiegato mons. Varden, non offre rimedi istituzionali ai problemi della Chiesa, ma consiglia al Papa di circondarsi di persone buone: collaboratori “di provata integrità, disponibili all’obbedienza, pazienti e miti; di sicura fede cattolica, fedeli nel ministero; amanti della concordia, della pace e dell’unità; prudenti nel consiglio, modesti nel parlare”.
Persone che “amano e gustano la preghiera e in essa confidano la propria speranza più che nella loro sagacia o nel lavoro”. Per considerare correttamente le necessità terrene, ha concluso il predicatore, dobbiamo cercare attraverso di esse ciò che è al di sopra: “Considerare in questo modo non è andare in esilio: è tornare in patria”. Gli esercizi spirituali di Quaresima si concluderanno nel pomeriggio di oggi.
Ottava meditazione di #Quaresima in Cappella Paolina per Papa #LeoneXIV e la Curia Romana. La penultima giornata di esercizi spirituali si apre con una riflessione del predicatore, mons. Varden, dul tema “Gli angeli di Dio” e ricorda che san Bernardo esortava a seguire il loro esempio: scendere e mostrare “misericordia al prossimo”, ma anche salire facendosi guidare dai nostri “desideri umani naturali”.
Gli interventi angelici, chiarisce, “non sono sempre rassicuranti”, e che gli angeli non sono chiamati ad “assecondare i nostri capricci”. In una preghiera popolare riconducibile a Reginaldo di Canterbury, contemporaneo di Bernardo, si chiede al nostro angelo custode di “illuminarci, custodirci, reggerci e governarci”. Sono verbi forti: “un angelo è prima di tutto un custode della santità”.
Inoltre la vita monastica fu fin quasi dalle origini “presentata come angelica per la sua finalità di lode, ma anche perché il monaco è chiamato a essere infiammato dall’amore di Dio e a diventarne un emissario per gli altri”. Gli angeli salgono e scendono lungo la scala della nostra ascesa verso Dio, riferendo le nostre azioni buone e cattive. E assicurano che nessun atto di preghiera autentica passi inosservato, ma venga immediatamente innalzato davanti a Dio.
Secoli dopo San Bernardo, John Henry Newman ne avrebbe parlato “in una squisita poesia sulla morte” prima di essere nominato cardinale. Il futuro santo e dottore della Chiesa, ricorda Varden, “rifletteva molto sugli angeli. Concepiva il ministero sacerdotale come angelico”. Il sacerdote infatti “è a casa propria in questo mondo, non ha paura di andare nei boschi oscuri alla ricerca dei perduti. Allo stesso tempo, tiene gli occhi della mente sollevati verso il volto del Padre, lasciando che il suo splendore illumini tutta la realtà presente. L’illuminazione è sempre duplice: intellettuale ed essenziale, sacramentale e pedagogica”.
Newman, conclude il predicatore norvegese, ora Dottore della Chiesa, ci invita a “riscoprire l’insegnante come illuminatore angelico”. Una sfida “profetica e bella”, commenta, se pensiamo a quanto la cosiddetta “istruzione” è adesso affidata ai media digitali, “anche artificiali, mentre i giovani adulti, gli adolescenti e i bambini desiderano incontrare insegnanti degni di fiducia, che possano impartire non solo abilità ma saggezza”. Un incontro angelico, sottolinea Varden, “è personale. Non può essere sostituito da un download o da un chatbot”.
Diffusa la sintesi della settima meditazione di #Quaresima in Cappella Paolina per #LeoneXIV e la Curia Romana. Mons. Erik Varden, monaco e vescovo di Trondheim in Norvegia, sviluppa il tema della “Gloria”: Dio ha posto in noi un immenso potenziale, il Suo piano per noi “è infinitamente meraviglioso”. La Chiesa ci dice, grazie alla testimonianza dei santi, che “la mediocrità e la disperazione del presente” non sono definitive
Il testo è consultabile sul sito di mons. Erik Varden 👇
https://coramfratribus.com/life-illumined/glory-2/
📸 Nella terza meditazione per gli esercizi spirituali di #Quaresima per Papa ##LeoneXIV e la Curia Romana, il monaco e vescovo norvegese di Trondheim Erik Varden fa notare che Dio non è un servizio di emergenza da chiamare come se telefonassimo al 112. Di seguito un estratto della mediazione così come pubblicato sui media vaticani.
L’idea che Dio possa e voglia aiutarci nelle nostre difficoltà è un assioma della fede biblica. Distingue il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio che in Cristo Gesù si è fatto compassione incarnata, dal Motore Immobile della filosofia.
L’aiuto di Dio, dice Bernardo, può essere definito una dimora in quanto costituisce una realtà che ci sostiene, all’interno della quale possiamo vivere, muoverci ed esistere. L’aiuto di Dio non è occasionale; non è un servizio di emergenza che contattiamo quando una casa va a fuoco o qualcuno viene investito da un’auto, come se chiamassimo il 112.
Ma che dire dei casi in cui persone timorate di Dio cadono e sembra che vengano abbandonate? Che dire quando gridano al cielo senza ottenere alcuna risposta, sentendo solo l’eco desolato della propria voce?
La figura biblica di questa condizione è Giobbe, il cui libro grandioso può essere percepito come una sinfonia in tre movimenti, passando dal Lamento viscerale per una esposizione della Minaccia fino all’esperienza inaspettata della Grazia.
Giobbe non accetta le razionalizzazioni dei suoi amici. Si rifiuta di pensare che Dio stia facendo i conti sulla sua vita come fosse un bilancio. È determinato a trovare Dio presente nell’afflizione, gridando eroicamente: “chi, se non Lui, può fare questo?”
Come credenti possiamo considerare la religione come una polizza assicurativa: sicuri di poter contare sull’aiuto di Dio, pensiamo di essere al riparo dal pericolo. Il mondo sembra crollare se, e quando, il male ci colpisce. Come affronto le prove che sembrano senza senso, che distruggono le mie barriere protettive? Il mio rapporto con Dio è una forma di negoziazione, così che quando le cose si fanno difficili, sono indotto a seguire il consiglio della moglie di Giobbe di “maledire Dio e morire”?
Dio può rendere possibile un mondo nuovo e benedetto dopo aver abbattuto i muri che noi pensavamo fossero il mondo, muri all’interno dei quali in realtà soffocavamo.
Dimorare nell’aiuto di Dio, come ci insegna san Bernardo, non significa trafficare sicurezze. Significa passare per il Lamento e la Minaccia per imparare a vivere con Grazia a questo nuovo livello di profondità. E così permettere ad altri di trovarlo.
Sono iniziati poco fa, nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, gli Esercizi Spirituali di #Quaresima che la Curia Romana, assieme a Papa #LeoneXIV, seguiranno in Vaticano fino al 27 febbraio 2026. Il tema generale scelto per le meditazioni, che saranno tenute da mons. Erik Varden dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e Prelato di Trondheim. in Norvegia, è "Illuminati da una gloria nascosta".
Le meditazioni e i momenti di preghiera si svolgeranno ogni giorno, mattina e pomeriggio, nella Cappella Paolina. A partecipare a questi momenti saranno i Cardinali residenti in Roma e i Capi dei Dicasteri.
Gli Esercizi Spirituali tornano così a volgersi in Vaticano dopo anni. Papa Francesco, infatti, aveva scelto di pregare assieme ai Cardinali e ai Capi Dicastero lontano da Roma, prediligendo il centro di preghiera di Ariccia.
Papa #LeoneXIV è giunto nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, a pochi metri dalla stazione Termini, poco dopo le 8, annunciato dal suono delle campane a festa. Come una settimana fa a Ostia, applausi e urla di gioia hanno accolto il Pontefice nel cortile della parrocchia, dove lo attendevo circa mille persone, rappresentanti dei diversi gruppi parrocchiali: ci saranno, tra gli altri, il Centro di ascolto, la Banca dei talenti, i giovani, i bambini del catechismo, i poveri assistiti dalla parrocchia, e cinque catecumeni che riceveranno i sacramenti nella Veglia di Pasqua.
Quella odierna sarà l'unica visita pastorale che avverrà di mattina poiché nel pomeriggio di oggi, prima domenica di Quaresima, come da tradizione, hanno inizio in Vaticano gli esercizi spirituali con i Capi Dicastero e la Curia Romana.
"Buongiorno e buona domenica a tutti! Buongiorno! Che bello!", ha esordito il Vescovo di Roma nel suo breve discorso, pronunciato a braccio. "Grazie per l’accoglienza e questa gioia, che, essendo il giorno del Signore, domenica, ricorda il giorno della Risurrezione, gioia della nostra speranza".
Poi ha aggiunto: "E anche se la prima domenica di #Quaresima è un tempo di preparazione, di conversione, anche questo è tempo di gioia, perché sappiamo tutti che il Signore vuole riceverci, vuole accoglierci, come questa parrocchia! Quanto è bello trovarci in un posto dove tutti e tutte sono benvenuti! Il nome stesso, Sacro Cuore, fa pensare a ciò che significa per noi il simbolo del cuore: simbolo di amore, di carità, di questa generosità dell’amore del Signore che non conosce limiti".
"E proprio questa mattina vediamo persone di tanti Paesi del mondo, tutti radunati qui, che rappresentano questa unità, comunione, e fratellanza, questo vivere insieme, che solo Gesù può fare possibile. È l’amore di Gesù, è la sua misericordia che ci ha convocato questa mattina. E allora anche io dico: 'Grazie Signore, grazie a voi, e benvenuti a questa celebrazione!'", ha proseguito il Pontefice.
"Pensiamo alla storia di questa parrocchia, cominciando con don Bosco, con i Salesiani, e il mio predecessore che si chiamava anche lui Leone, Leone XIII. Viviamo una storia che non è solo del passato. Oggi facciamo storia perché ancora oggi vogliamo vivere questa bellissima tradizione di servizio, di carità, di lavoro con i giovani. Che bello vedere tutti questi bambini qui davanti! Un applauso per loro! Viviamo la gioia della vita: quanto è bello essere vivi, avere questo dono di vita che il Signore ci dà. Tanti, tanti auguri! Buona domenica, buona celebrazione!", ha concluso il Vescovo di Roma che ha poi raggiunto la sacrestia per indossare le sacre vesti e poi celebrare la Santa Messa.