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Tag: #elezioni · 13 post

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Pubblicato 10 apr

🇭🇺 Ungheria: il voto che decide il futuro dell'Europa? Domenica si sono tenute le elezioni in Ungheria, definite da RT la "Battaglia per l'Ungheria". In gioco non c'è solo il futuro di Viktor Orbán, ma anche quello dell'UE, dell'Ucraina e degli USA. 🇪🇺 L'UE vuole rimuovere Orbán, conservatore nazionale ostile all'agenda liberal-globalista. 🇺🇦 L'Ucraina lo accusa di non sostenere militarmente Kiev e di continuare a comprare gas russo. 🇺🇸 Trump e Vance, al contrario, lo sostengono apertamente. Secondo l'analisi, chi ha davvero più da perdere sono gli ungheresi stessi: finora Orbán ha evitato una crisi economica e tenuto il paese fuori dalla guerra. La sua eventuale rimozione potrebbe aprire scenari molto instabili, inclusa una possibile "rivoluzione colorata" orchestrata dall'estero. 🇭🇺 La sovranità dell'Ungheria è al centro della partita. E l'Europa? Sta guardando. #Ungheria#Orbán#UE#elezioni#sovranità https://www.marx21.it/internazionale/qual-e-la-posta-in-gioco-nella-battaglia-per-lungheria/

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Pubblicato 26 mar

Slovenia: Golob tiene, ma il Parlamento si fa in salita Le elezioni in Slovenia consegnano un quadro frammentato. Il partito di Golob (GS) resta primo, ma perde la maggioranza assoluta. La destra di Janša avanza, senza però riuscire a sorpassare. Con 40 seggi su 90 per l’area progressista (GS+SD+Sinistra), il prossimo governo sarà inevitabilmente un’alleanza larga e fragile. La Sinistra (Levica) si conferma potenziale ago della bilancia. Ora si cercano equilibri complessi: allargarsi al centro-destra moderato o tenere una linea più socialmente marcata? La partita è aperta, e il prossimo esecutivo rischia di nascere già con il fiato corto. #Slovenia#Elezioni#Golob#Janša#PoliticaEuropea https://www.marx21.it/internazionale/slovenia-golob-argina-jansa-ma-il-nuovo-parlamento-impone-negoziati-difficili/

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Pubblicato 16 mar

Thailandia: vince la stabilità conservatrice, ma il popolo chiede riforme. Le elezioni e il referendum dell'8 febbraio in Thailandia consegnano un quadro politico complesso e ricco di spunti. Da un lato, il primo ministro uscente Anutin Charnvirakul consolida il potere: il suo partito Bhumjaithai vince le elezioni e formerà un governo di coalizione con il Pheu Thai (storico rivale), segnando il ritorno a un'alleanza conservatrice e pragmatica. Dall'altro lato, il referendum costituzionale lancia un segnale forte: quasi il 63% dei votanti ha detto "sì" a una nuova Costituzione. Una domanda di rinnovamento che però, per ora, dovrà fare i conti con un percorso lungo e controllato dalle élite. Il risultato? Una Thailandia sempre più divisa tra un governo stabile ma tradizionalista e una società che sembra volere un cambiamento delle regole del gioco. Il "vecchio ordine" resiste, ma la spinta riformista è ormai un dato di fatto. #Thailandia#Elezioni#Politica#SudEstAsiatico#Geopolitica#RiformaCostituzionale https://www.marx21.it/internazionale/thailandia-al-voto-vittoria-di-anutin-ritorno-del-vecchio-ordine-e-riforma-costituzionale/

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Pubblicato 9 mar

Thailandia: voto di febbraio tra conservazione e spinte al cambiamento Le elezioni e il referendum dell'8 febbraio in Thailandia raccontano una transizione complessa e ibrida. Da un lato, il blocco conservatore del premier Anutin Charnvirakul (Bhumjaithai Party) esce rafforzato, forte di un'inedita coalizione con lo storico rivale Pheu Thai (267 seggi su 500). Dall'altro, il popolo thailandese ha detto "sì" con il 62,8% alla richiesta di una nuova Costituzione, lanciando un chiaro segnale di domanda riformista. Ne emerge un quadro in equilibrio instabile: ✅ Una maggioranza solida orientata alla stabilità - Il ridimensionamento del People's Party, principale forza progressista ⚖️ Un processo di riforma costituzionale "controllato", in più tappe e sotto la supervisione della Corte costituzionale Una "restaurazione competitiva" o l'inizio di una nuova fase? Il sistema thailandese sembra avviarsi verso una formula ibrida, dove convivono pragmatismo conservatore e pressione popolare per il cambiamento. #Thailandia#Politica#Elezioni#SudEstAsiatico#AnalisiPolitica https://www.marx21.it/internazionale/la-thailandia-tra-restaurazione-competitiva-e-riforma-incompiuta/

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Pubblicato 4 mar

Laos: dal XII Congresso del Partito al voto popolare Il 22 febbraio il Laos ha rinnovato il suo parlamento (X Assemblea Nazionale) e i consigli provinciali. Oltre 4,7 milioni di elettori erano chiamati alle urne per scegliere 175 deputati, in un’elezione presentata come il naturale proseguimento delle linee tracciate dal recente XII Congresso del Partito Rivoluzionario. Dopo aver definito la visione strategica fino al 2030 e al 2055, l’obiettivo ora è tradurre le direttive in azioni concrete. Nei resoconti ufficiali e nelle interviste ai cittadini emergono temi ricorrenti: non solo la fedeltà al Partito, ma anche richieste molto pratiche legate al costo della vita, alla gestione dei rifiuti, alle infrastrutture e alla stabilità dei servizi. Un passaggio che conferma il primato del Partito, ma che cerca di aprire spazi (controllati) di dialogo tra istituzioni e bisogni quotidiani della popolazione. #Laos#Politica#Elezioni#SudestAsiatico#AssembleaNazionale https://www.marx21.it/comunisti-oggi/dal-xii-congresso-alle-urne-il-laos-rinnova-il-suo-corpo-legislativo/

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Pubblicato 2 mar

Bangladesh: storica vittoria del Partito Nazionalista Il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP) di Tarique Rahman ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni parlamentari del 12 febbraio, conquistando 211 seggi su 300 e superando la maggioranza dei due terzi necessaria per le riforme costituzionali. L’affluenza è stata del 60% (75 milioni di votanti), in un paese di 180 milioni di abitanti con un’età media molto giovane. Seconda forza l’alleanza a guida islamica Bangladesh Jamaat-e-Islami con 77 seggi. Esclusa dal voto la Lega Awami dell’ex premier Sheikh Hasina (rifugiata in India), che ha definito le elezioni “illegali”. Il nuovo governo dovrà affrontare povertà (riguarda 1/3 della popolazione), salari in crescita al 2% (1/3 del PIL), e questioni ambientali in un territorio grande come 2/3 dell’Italia. Sullo sfondo, le pressioni di Trump per collaborazione “a tutela degli interessi USA nell’Indo-Pacifico”, mentre resta da vedere l’orientamento del nuovo esecutivo verso Cina e Russia, con cui Hasina aveva rafforzato i legami. #Bangladesh#Elezioni#PoliticaInternazionale#Asia https://www.marx21.it/internazionale/larga-vittoria-del-partito-nazionalista-del-bangladesh-nelle-elezioni-parlamentari/

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Pubblicato 27 feb

Portogallo: Fermata l’estrema destra, ma la battaglia è appena iniziata. Al ballottaggio dell’8 febbraio, il candidato socialista António José Seguro ha vinto la presidenza con il 66,8%, battendo chiaramente André Ventura, leader dell’estrema destra di Chega. Un risultato netto che ha sbarrato la strada a un progetto apertamente reazionario e xenofobo. Ma attenzione a cantare vittoria: se da un lato l’accesso a Belém è stato negato, dall’altro il 33% dei voti e il radicamento sociale di Chega ci dicono che il mostro non è sconfitto. Ventura esce da queste elezioni come leader indiscusso della destra, con l'obiettivo dichiarato di puntare al governo del Paese. Cosa ha fatto il Partito Comunista Portoghese (PCP)? Una scelta chiara e senza ambiguità: votare Seguro al secondo turno per bloccare Ventura, ma senza concedere alcun assegno in bianco al nuovo Presidente. Perché votare contro la destra non significa sostenere le politiche liberiste del Partito Socialista. ❗ Il vero problema resta: Perché l’estrema destra continua a crescere? Perché prospera sulle macerie del liberismo: precarietà, salari bassi, crisi abitativa, servizi pubblici smantellati. Quando la sinistra di classe non riesce a trasformare il disagio in lotta e conquiste sociali, quel disagio viene catturato da chi offre capri espiatori invece di soluzioni. La lezione per tutti noi: La stabilità istituzionale invocata da Seguro non può essere un valore assoluto. Se significa continuità con politiche che impoveriscono i lavoratori, allora è solo la prosecuzione ordinata del problema. La sfida oggi è una sola: rompere con le politiche liberiste. Solo rimuovendo le cause materiali del disagio possiamo neutralizzare l’estrema destra in modo duraturo, con più lotta sociale, più organizzazione e più autonomia di classe. ✊ La vittoria contro Ventura si difende ogni giorno, nelle fabbriche, nelle scuole e nelle piazze. #Portogallo#Elezioni#Antifascismo#LottaDiClasse#PCP#EstremaDestra#Politica#Sociale https://www.marx21.it/internazionale/portogallo-bloccato-lassalto-della-destra-ma-nessun-assegno-in-bianco-a-seguro/

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Pubblicato 3 feb

Le elezioni in Myanmar tra guerra civile e la ricerca di una nuova legittimità Il Myanmar ha appena concluso un’insolita tornata elettorale a tre fasi (28 dicembre, 11 gennaio, 25 gennaio), in un contesto di guerra civile e di controllo territoriale fortemente frammentato. I risultati confermano la schiacciante vittoria dell’USDP, il partito vicino ai militari, che ha conquistato la maggioranza dei seggi in entrambe le camere. Perché un voto a fasi? La scelta di diluire le operazioni di voto in tre date risponde principalmente a esigenze di sicurezza e logistica. In molte zone del Paese, specialmente quelle interessate dai conflitti tra l’esercito e gruppi armati di resistenza, organizzare seggi, trasportare schede e garantire protezione al personale sarebbe stato quasi impossibile in un’unica giornata nazionale. Una vittoria preannunciata L’USDP, con il leader Khin Yi, si è aggiudicato finora 232 seggi su 263 nella camera bassa e 109 su 157 in quella alta, numeri che – sommati alla quota fissa di seggi riservata dalla Costituzione ai militari – rendono di fatto il quadro politico immutato nella sostanza. Criticità e partecipazione La partecipazione si è attestata intorno al 55%, inferiore rispetto al passato. In molte aree il voto è stato annullato o non si è tenuto a causa dei combattimenti. Osservatori internazionali sottolineano l’assenza di un’opposizione significativa, il clima di coercizione e l’impossibilità di uno svolgimento veramente universale. Cosa significano queste elezioni? Più che una competizione aperta, il voto appare come uno strumento di gestione della crisi: un tentativo da parte delle autorità militari di dare una parvenza di normalizzazione istituzionale, aprendo la strada – formalmente – a un nuovo governo “civile” entro aprile. Tuttavia, senza un reale allargamento dell’inclusività politica, senza garanzie di sicurezza per i civili e senza canali di dialogo con le forze sociali ed etniche oggi marginalizzate, sarà difficile immaginare una stabilizzazione duratura. Il Myanmar resta un Paese lacerato, dove la ricostruzione materiale e il coinvolgimento costruttivo della regione (a partire dall’ASEAN) potrebbero essere fattori chiave per una futura, sperata, pacificazione. #Myanmar#Elezioni#USDP#GuerraCivile#ASEAN#PoliticaInternazionale https://www.marx21.it/internazionale/le-elezioni-in-myanmar-tra-instabilita-interna-e-ricerca-di-legittimita/

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Pubblicato 23 gen

Benin: elezioni senza opposizione, il volto nascosto della “stabilità” di Talon Le elezioni legislative dell’11 gennaio in Benin hanno consegnato tutti i 109 seggi dell’Assemblea nazionale ai partiti del presidente Patrice Talon. L’opposizione, nonostante il 16% dei voti, resta senza rappresentanza parlamentare. Come è possibile? ⚠️ Una legge elettorale che esclude Per ottenere seggi, un partito deve superare una soglia del 20% in tutte le circoscrizioni – una barriera quasi insormontabile per l’opposizione, penalizzata a livello organizzativo e mediatico. Risultato: oltre un elettore su sei non ha voce in Parlamento. La partecipazione, intanto, cala al 36,7%. Sicurezza e influenza occidentale Dopo il tentato golpe del dicembre scorso, il governo ha accentuato la retorica securitaria. Francia e Stati Uniti rafforzano la loro presenza nel Paese, definito un “partner di sicurezza emergente” per contenere l’instabilità del Sahel e limitare l’influenza russa. La cooperazione internazionale si traduce in un sostegno politico e militare che consolida il regime. Declino democratico Secondo analisti internazionali, il Benin vive un “arretramento democratico”: restrizioni alla libertà di stampa e di assemblea, opposizione marginalizzata. In più, una riforma costituzionale approvata nel 2025 estende i mandati da 5 a 7 anni e introduce un Senato con poteri di controllo – un ulteriore meccanismo per garantire continuità al blocco di potere. Cosa ci aspetta? Le legislative anticipano le presidenziali dell’aprile 2026. Talon non potrà ricandidarsi, ma il suo delfino, il ministro delle Finanze Romuald Wadagni, è già indicato come favorito. Si prospetta un cambio di facciata, non di sostanza. La “stabilità” promessa dal governo sembra sempre più sinonimo di controllo politico, dipendenza esterna e silenzio forzato dell’opposizione. Un modello che rischia di svuotare la democrazia beninese. #Benin#Africa#Democrazia#Elezioni#PatriceTalon#Neocolonialismo#PoliticaInternazionale https://www.marx21.it/internazionale/benin-il-volto-neocoloniale-della-stabilita-talonista/

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Pubblicato 23 gen

Egitto: il Tagammu, una voce di sinistra in un Parlamento a trazione presidenziale ?゚ヌᆲ Le elezioni legislative egiziane, concluse solo dopo settimane di ricorsi e annullamenti, hanno consegnato al presidente al-Sīsī una "super-maggioranza" che lascia poco spazio alla dialettica politica. In questo quadro, il Partito Tagammu (Raggruppamento Nazionale Progressista Unionista) riesce a mantenere una presenza simbolica ma significativa: con soli 5 seggi su 595, resta la principale forza di sinistra in Parlamento. I numeri del voto: Il blocco presidenziale domina con il Partito del Futuro della Nazione (227 seggi), Guardiani della Nazione (86) e il nuovo Fronte Nazionale (65). L'opposizione legale è frammentata e minoritaria: Giustizia e Socialdemocratici a 11 seggi ciascuno, Tagammu a 5. Il sistema elettorale misto (collegi individuali + liste chiuse) favorisce le grandi coalizioni, penalizzando le forze minori. ⚖️ La posizione del Tagammu: Né anti-Stato, né silente: si colloca dentro il "campo nazionale", puntando sulla stabilità istituzionale come precondizione per riforme sociali. Temi chiave: giustizia sociale, difesa del lavoro, lotta a monopoli e corruzione, rifiuto del settarismo religioso e dell'islam politico. Internazionale: linea anti-imperialista (recente condanna dell'azione USA in Venezuela). La sfida: In un Egitto sotto pressione economica e in una regione instabile, il Tagammu prova a bilanciare realismo istituzionale e rivendicazioni popolari. Con pochi seggi, il suo potere è soprattutto politico: nominare i conflitti sociali, tenere alta l'attenzione sulla redistribuzione e ricordare che "il popolo, prima o poi, presenta sempre il conto". Una domanda resta aperta: in un sistema così dominato, quanto spazio c'è per una sinistra istituzionale che cerca di mediare tra Stato e classi popolari? #Egitto#Parlamento#Tagammu#Sinistra#PoliticaInternazionale#AlSisi#Elezioni https://www.marx21.it/internazionale/egitto-il-tagammu-tra-presenza-simbolica-e-sfida-sociale/

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Pubblicato 26 dic

Transnistria sotto assedio: si vota mentre cresce la tensione Il 30 novembre la Transnistria è andata al voto in un clima tutt’altro che ordinario. Stretta tra Moldova e Ucraina, isolata logisticamente e sottoposta a crescenti pressioni politiche ed economiche, la regione vive una fase di forte vulnerabilità. Le elezioni legislative hanno rinnovato i 33 seggi del Soviet Supremo, con una partecipazione limitata (26%) ma senza gravi irregolarità segnalate. Il Partito Repubblicano “Rinnovamento” (Obnovlenie) ha confermato la sua egemonia conquistando tutti i seggi, e Tat’jana Zalevskaja è stata eletta presidente del parlamento. ⚠️ Sullo sfondo, però, il quadro è preoccupante: – la Moldova aumenta spesa militare ed esercitazioni; – le forze di pace russe vengono sempre più spesso descritte come “minaccia”; – il formato negoziale 5+2 è congelato dal 2019; – la Transnistria dipende da corridoi controllati da Chişinău, facilmente bloccabili. Da Tiraspol’ arriva una richiesta chiara: tornare al dialogo e alla diplomazia, evitare ogni escalation, rimettere la politica al centro prima che lo facciano le armi. La Transnistria rischia di diventare un nuovo fronte non per scelta propria, ma per la sua posizione geografica e per dinamiche esterne che puntano a moltiplicare le tensioni contro la Russia. Senza negoziato, senza neutralità reale e con una crisi sociale crescente, la stabilità resta fragile. Capire cosa accade oggi in Transnistria significa capire uno dei nodi più delicati della sicurezza europea. #Transnistria#Moldova#EuropaOrientale#Geopolitica#Elezioni#Pace#Diplomazia https://www.marx21.it/internazionale/la-transnistria-sotto-assedio-e-andata-al-voto/

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Pubblicato 6 nov

Gabon: l’UDB di Oligui Nguema conquista la maggioranza assoluta e promette la rottura col passato Nel primo ciclo legislativo dopo il colpo di Stato del 2023, il Gabon ha votato tra settembre e ottobre per rinnovare l’Assemblea nazionale. Il risultato è netto: l’Unione Democratica dei Costruttori (UDB), partito del presidente Brice Oligui Nguema, ottiene 101 seggi su 145, mentre il vecchio Partito Democratico Gabonese (PDG), simbolo dell’era Bongo, scende a soli 15 deputati. Dopo la nuova Costituzione del 2024 e le presidenziali di aprile, queste elezioni segnano il completamento del ritorno all’ordine costituzionale e la fine di oltre mezzo secolo di dominio dinastico. L’UDB, nata solo a luglio, diventa la forza politica di riferimento per il progetto di riforme di Nguema: diversificazione economica, lotta alla corruzione, investimenti infrastrutturali e riduzione della disoccupazione giovanile. Sul piano internazionale, Libreville punta a un equilibrio nuovo: meno dipendenza da Parigi e più apertura verso Stati Uniti, Russia, Cina e Paesi del Golfo, mantenendo però una cooperazione pragmatica con la Francia. Il messaggio politico è chiaro: il Gabon vuole rompere con il neocolonialismo e costruire una sovranità reale, economica e istituzionale. Ora la sfida per Oligui Nguema sarà trasformare le promesse in risultati concreti e fare del nuovo Gabon una democrazia capace di redistribuire le sue immense ricchezze naturali. #Gabon#OliguiNguema#Elezioni#Africa#PostBongo#Neocolonialismo#PoliticaAfricana https://www.marx21.it/internazionale/gabon-legislative-la-maggioranza-assoluta-delludb-di-oligui-nguema-e-la-ricerca-di-una-rottura-col-passato/

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