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https://x.com/SavinoBalzano/status/2037482713611923522?s=20 COSTITUZIONE: SEMPRE O MAI Trovo intollerabile chi prova a sostenere che il voto dei giovani sia dettato dall’inconsapevolezza: avrebbero votato #No per istinto, sospinti dall’ancora viva animosità delle piazze in difesa di Gaza, senza aver mai letto la #Costituzione. Non c’è nulla di democratico in questo approccio: esattamente come è infantile e risibile sostenere che a non aver capito nulla sia chi ha votato #Sì. Ci si riempie la bocca della retorica della Costituzione, si sostiene di averla addirittura salvata, e poi la si tradisce alla base: nella totale assenza di rispetto per chi la pensa diversamente. I cortocircuiti di un dibattito pubblico a dir poco scadente: roba da stadio. E questa retorica dei salvatori della Costituzione, diciamocelo, ci ha abbondantemente rotto i coglioni: proprio non si può sentire. Quelli che hanno sventrato la Carta con la riforma del Titolo V del 2001 oggi ci vengono a fare la paternale. Con la Costituzione ci si sono letteralmente puliti il deretano: decine e decine di volte. L’hanno fatto, ad esempio, nel 1999, con la riforma Bindi della sanità: la prima ad aver infranto il mito della sanità pubblica e universalistica senza se e senza ma. Quella che introduceva le Aziende Sanitarie Locali, sostituendo le compiante Unità Sanitarie Locali, iniettando la prima vera dose di neoliberismo nella gestione della sanità italiana. Tra i recenti crociati per la Costituzione c’erano pure quelli che, per primi, nel ’97, violarono il principio del lavoro a tempo indeterminato, introducendo contratti drammaticamente precarizzanti, a partire dal lavoro interinale (oggi somministrazione). Non mi pare fosse il modo migliore di onorare i principi costituzionali dell’Italia. Che poi sono gli stessi (non i soli, ovviamente) che hanno picconato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: sia sostenendo le schifezze proposte da Elsa Fornero, sia quelle del Jobs Act di Renzi. Sono gli stessi che hanno introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione, con una riforma del 2012 voluta dal governo Monti. Dinanzi ai diritti universali riconosciuti dalla Costituzione più bella del mondo (come stucchevolmente ripetono), mettevano i parametri economici di Bruxelles. Gli stessi parametri imposti dai vessilliferi del neoliberismo eurounitario, a partire dal padre della sinistra italiana: Romano Prodi. Regole nefaste, che avrebbero ovviamente demolito lo stato sociale italiano: dov’era il sacerdote della Costituzione, Pierluigi Bersani, in quegli anni? A chi reggeva il moccolo? Taccia! E poi ci sono i più puri di tutti, quelli che durante la crisi sanitaria ci impedivano di prendere il caffè al bar o persino di andare a lavorare, e lo facevano ricorrendo ad atti amministrativi — i DPCM — secondari e più deboli di quello legislativo. Peraltro legittimandooli nemmeno con una legge, ma con un decreto-legge: DPCM su decreto-legge. Il massimo dell’aggiramento parlamentare per limitare diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione. E oggi si presentano come i cavalieri senza macchia e senza paura in difesa della legge sulle leggi. Su quali basi scientifiche poi si assumessero certe determinazioni, stendiamo un velo pietoso: ci sarebbe da ridere… Tra quelli che hanno salvato la Costituzione, poi, ci sono anche gli stessi che con l’articolo 11 hanno acceso il fuoco nel camino: recentemente e negli anni addietro. Complici di guerre su guerre, dalla Serbia all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, all’Ucraina, a Gaza. Il voto degli italiani si rispetta, punto e basta: onore a chi si è battuto e ha vinto la sua battaglia. Come rispetto si deve a chi l’ha persa. Perché è la Costituzione, coi suoi alti principi democratici, a indicarci questa via: nell’Assemblea costituente sedevano persone che nutrivano ideali spesso opposti, ma che si rispettavano. (...) Fino a quel momento, le vostre prediche potete ficcarvele su per il culo. CONTINUA SU X