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Pubblicato 27 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2037482713611923522?s=20 COSTITUZIONE: SEMPRE O MAI Trovo intollerabile chi prova a sostenere che il voto dei giovani sia dettato dall’inconsapevolezza: avrebbero votato #No per istinto, sospinti dall’ancora viva animosità delle piazze in difesa di Gaza, senza aver mai letto la #Costituzione. Non c’è nulla di democratico in questo approccio: esattamente come è infantile e risibile sostenere che a non aver capito nulla sia chi ha votato #Sì. Ci si riempie la bocca della retorica della Costituzione, si sostiene di averla addirittura salvata, e poi la si tradisce alla base: nella totale assenza di rispetto per chi la pensa diversamente. I cortocircuiti di un dibattito pubblico a dir poco scadente: roba da stadio. E questa retorica dei salvatori della Costituzione, diciamocelo, ci ha abbondantemente rotto i coglioni: proprio non si può sentire. Quelli che hanno sventrato la Carta con la riforma del Titolo V del 2001 oggi ci vengono a fare la paternale. Con la Costituzione ci si sono letteralmente puliti il deretano: decine e decine di volte. L’hanno fatto, ad esempio, nel 1999, con la riforma Bindi della sanità: la prima ad aver infranto il mito della sanità pubblica e universalistica senza se e senza ma. Quella che introduceva le Aziende Sanitarie Locali, sostituendo le compiante Unità Sanitarie Locali, iniettando la prima vera dose di neoliberismo nella gestione della sanità italiana. Tra i recenti crociati per la Costituzione c’erano pure quelli che, per primi, nel ’97, violarono il principio del lavoro a tempo indeterminato, introducendo contratti drammaticamente precarizzanti, a partire dal lavoro interinale (oggi somministrazione). Non mi pare fosse il modo migliore di onorare i principi costituzionali dell’Italia. Che poi sono gli stessi (non i soli, ovviamente) che hanno picconato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: sia sostenendo le schifezze proposte da Elsa Fornero, sia quelle del Jobs Act di Renzi. Sono gli stessi che hanno introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione, con una riforma del 2012 voluta dal governo Monti. Dinanzi ai diritti universali riconosciuti dalla Costituzione più bella del mondo (come stucchevolmente ripetono), mettevano i parametri economici di Bruxelles. Gli stessi parametri imposti dai vessilliferi del neoliberismo eurounitario, a partire dal padre della sinistra italiana: Romano Prodi. Regole nefaste, che avrebbero ovviamente demolito lo stato sociale italiano: dov’era il sacerdote della Costituzione, Pierluigi Bersani, in quegli anni? A chi reggeva il moccolo? Taccia! E poi ci sono i più puri di tutti, quelli che durante la crisi sanitaria ci impedivano di prendere il caffè al bar o persino di andare a lavorare, e lo facevano ricorrendo ad atti amministrativi — i DPCM — secondari e più deboli di quello legislativo. Peraltro legittimandooli nemmeno con una legge, ma con un decreto-legge: DPCM su decreto-legge. Il massimo dell’aggiramento parlamentare per limitare diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione. E oggi si presentano come i cavalieri senza macchia e senza paura in difesa della legge sulle leggi. Su quali basi scientifiche poi si assumessero certe determinazioni, stendiamo un velo pietoso: ci sarebbe da ridere… Tra quelli che hanno salvato la Costituzione, poi, ci sono anche gli stessi che con l’articolo 11 hanno acceso il fuoco nel camino: recentemente e negli anni addietro. Complici di guerre su guerre, dalla Serbia all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, all’Ucraina, a Gaza. Il voto degli italiani si rispetta, punto e basta: onore a chi si è battuto e ha vinto la sua battaglia. Come rispetto si deve a chi l’ha persa. Perché è la Costituzione, coi suoi alti principi democratici, a indicarci questa via: nell’Assemblea costituente sedevano persone che nutrivano ideali spesso opposti, ma che si rispettavano. (...) Fino a quel momento, le vostre prediche potete ficcarvele su per il culo. CONTINUA SU X

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Pubblicato 25 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2036746379003941273?s=20 Non ci avevamo capito nulla: riflessioni su riflessioni, analisi su analisi, e la verità era sotto il nostro naso. Perché il #Sì ha perso il #referendum? Ovvio: la variante Parenzo. L’uovo di Colombo! Moltissimi italiani, nel segreto dell’urna, soli con loro stessi, saranno stati colti dal più atroce dei dilemmi, dal più carsico degli interrogativi: posso io votare come David Parenzo? E in molti non avranno avuto lo stomaco di superare quel drammatico impedimento. Così si spiega tutto: lo stravolgimento dei sondaggi, il ribaltamento degli equilibri, la straordinaria vittoria del #No. Giorgia, consolati: non è colpa tua. Nessuno avrebbe potuto alcunché contro l’ineluttabilità parenziana. Nessuno. L’ho spiegato ieri, ai maledetti microfoni di Giuseppe Cruciani, ospite della più disgraziata di tutte le trasmissioni radiofoniche: La Zanzara.

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Pubblicato 24 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2036362204031623562?s=20 La #Costituzione si rispetta, sempre, e dunque anche la sovranità popolare: il #No ha stravinto la consultazione referendaria e va bene così. Continueremo a rispecchiarci nella Carta, il nostro contratto sociale. Dobbiamo continuare a batterci per la Costituzione, come Paese e come popolo. A farlo per davvero: non come quelli che in questi mesi hanno frignato citando i padri costituenti (senza aver mai letto un rigo dei lavori dell’Assemblea), dopo averla sventrata inserendovi il pareggio di bilancio. Ritenevo e ritengo che la magistratura in Italia sia diventata un problema serio: e l’esultanza con “chi non salta la Meloni è” lo conferma. Lo abbiamo sentito tante volte, da quelli bravi: “il giudice deve apparire imparziale oltre a esserlo”. Una magistratura così politicizzata e in balia delle correnti diventa eversiva. È eversiva. Ma ha vinto il No e dunque nulla cambia: si rispetta la volontà popolare. Ha vinto il No anche nelle regioni del Sud, anche in quelle ad altissima concentrazione mafiosa. Questo è un dato che dovrebbe colpire: mafiosi e massoni non votavano tutti per il #Sì? Non erano in grado di condizionare radicalmente il voto? Ci citavano i risultati dei socialisti, quelli di #Berlusconi del passato. Un risultato curioso. Cosa facciamo con chi ha votato Sì: 13.251.887 tra mafiosi, massoni e dementi? Così dicevano durante la campagna elettorale: li abbiamo schedati tutti? Ne rinviamo a giudizio qualcuno? Sono 15.083.988 quelli onesti e intelligenti, ma anche i malandrini non sono poi pochissimi: come ce ne liberiamo? Dalle parti del #PD provano una sensazione inedita: aver ragione, avendo vinto. Ecco, vedete? È così che dovrebbe funzionare: chi vince decide. Un’esperienza nuova per chi ha governato il Paese per anni e anni, facendo scempio della Costituzione senza aver vinto le elezioni, grazie a qualche inciucio di palazzo benedetto dal Colle più importante di Roma. E la #Meloni paga quello che deve pagare: la riforma non avrà convinto l’elettorato, va bene; i suoi compagni di viaggio si sono spesso dimostrati semplicemente impresentabili, sissignore. Ma la verità è che Giorgia cade (finalmente!) sui temi economici: il Paese è in ginocchio, le prospettive sono cupe, e lei va a braccetto con le élite europee che aveva promesso di mettere in riga. Hanno votato sovranista e si sono trovati la draghina. Un po’ come nel 2018: votarono gialloverde e chiusero la legislatura con #Draghi. Il più pulito ha la rogna, sia chiaro. Come quelli che hanno votato la Cartabia e oggi parlano di impunità per colpa di #Nordio: fanno ridere. Ma loro proposero degli emendamenti, giusto: dimentico sempre questa parte della filastrocca del #M5S. Un’ultima notazione va fatta. In chiusura di campagna elettorale, la polemica più stupida di tutte: il decreto-legge sulle #accise fatto per condizionare il #referendum. Praticamente, secondo alcuni, il Governo avrebbe dovuto lasciare il prezzo del carburante alto per non condizionare il voto: roba da matti. Polemiche che dimostrano la considerazione che alcuni nutrono per la gente: se non la pensa come loro è mafiosa, massona, demente… o in vendita. E invece, nonostante la diffidenza che le riservate, il popolo vi ha dato ragione, vi ha premiati. La prossima volta, magari, siate un po’ meno ingenerosi. La Carta è di tutti: di chi ha vinto e di chi ha perso. Ora resta l’Italia, a cui dobbiamo voler bene davvero. Vedremo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, chi alla Costituzione vuole bene per davvero. Anche se, da tempo, un’idea ce la siamo già fatta.

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Pubblicato 20 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2034922199098827095?s=20 Queste le mie domande di ieri a Peter Gomez, di cui apprezzo molto l’intelligenza e la capacità di osservare i fatti con lucidità e compostezza. Quando si parla di #Costituzione, gli isterismi — da entrambe le parti — andrebbero evitati. Ho apprezzato i suoi argomenti e alcuni, lo riconosco, mettono in luce limiti che questa riforma effettivamente presenta. Perché tutto è migliorabile. Rispetto profondamente il suo pensiero. C’è però un passaggio che proprio non mi convince: non mi persuade questa idea della superiorità morale ed etica dei sostenitori del #No. Non mi va giù. Io non credo affatto che si possa affermare che al #referendum i disonesti votino tutti da una parte, per il #Sì. Non lo si può sostenere, perché nessuno, in realtà, lo sa. Penso inoltre che sia ingeneroso nei confronti di chi sceglie, in piena libertà e onestà intellettuale, di schierarsi per la riforma: a nessuno fa piacere sentirsi dire che voterà come farebbero gli “avanzi di galera”. Trovo indicativo anche il paradosso per cui, se la riforma trasformasse il pubblico ministero in un “super poliziotto”, spogliandolo della cultura giurisdizionale e inducendolo a ricercare solo prove a sostegno dell’accusa, allora un imputato dovrebbe desiderarne l’approvazione. Davvero non saprebbe farsi i propri calcoli? Verrebbe piuttosto da pensare il contrario: che sia naturalmente portato a preferire un pubblico ministero come “primo difensore”, quale — almeno nelle intenzioni — dovrebbe essere oggi (secondo i sostenitori del No...). Aggiungo un ulteriore elemento, che potrà anche risultare impopolare, ma che a mio avviso è tutt’altro che irrilevante. Cosa c’è di male se un imputato — ammesso e non concesso che voti per il Sì — si faccia i propri interessi? È innocente fino a prova contraria e desidera un processo davanti a un giudice quanto più possibile indipendente e imparziale. Cosa ci sarebbe di scandaloso in questo? A dirla tutta, da imputato probabilmente ragionerei allo stesso modo. Infine, questo modo di impostare il dibattito espone a un rischio tutt’altro che secondario, proprio sul piano della tenuta democratica. Da lunedì pomeriggio, comunque vadano le cose, dovremo rispettare la volontà popolare e continuare a riconoscerci tutti nella Carta, il nostro contratto sociale. Ma come lo si potrà pretendere, in caso di vittoria del Sì, dopo aver sostenuto che quel testo sarebbe stato voluto da mafiosi, massoni e — come qualcuno aggiunge — perfino da dementi? Sarà difficile. Molto difficile. #BattitoriLiberi dal lunedì al venerdì alle 17, Radio Cusano.

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Pubblicato 15 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2033268306103161122?s=20 Questa mia domanda a #SalvatoreBorsellino, in settimana, è finita su tutti i giornali. #Borsellino dà ragione a #Gratteri e conferma che tutti i mafiosi voteranno per il #Sì, perché interessati all’indebolimento della magistratura. Poi gli domando: ma se questa riforma trasforma il pubblico ministero in una sorta di super poliziotto, indebolendone la cultura giurisdizionale e rendendolo interessato solo alle ragioni dell’accusa, e non alla ricerca della verità, perché mai i criminali dovrebbero volerla? Non mi pare mi abbia risposto. In questi giorni ho letto anche di peggio: c’è chi sostiene che non tutti gli elettori del Sì siano mafiosi o massoni deviati. Ci sarebbero anche i dementi. Ora, a parte il fatto che un’impostazione del genere non ha nulla a che vedere con un minimo di cultura democratica (a mio avviso non ha a che vedere con la cultura tout court), mi domando cosa accadrà dopo questo referendum. Il veleno in circolo è davvero troppo e, comunque vada — vinca il Sì o il #No — dovremo continuare a riconoscerci nella nostra #Costituzione. Cosa faranno se dovesse vincere il Sì? Chiederanno il rinvio a giudizio per tutto il popolo italiano? Un popolo che, a quel punto, sarebbe formalmente composto da mafiosi, corrotti, massoni e dementi? Come potranno accettare una legge fondamentale frutto della volontà del marciume? Il fronte del Sì ha le sue ragioni, come ne ha quello del No. Ognuno scelga liberamente ciò che ritiene meglio per il Paese, ma senza arrogarsi una superiorità morale che, di certo, non può permettersi. Anche perché questo atteggiamento tradisce un intento palesemente contrario all’interesse nazionale e, dunque, alla Costituzione stessa. Alla quale, comunque vadano le cose, saremo chiamati a guardare come alla massima espressione del nostro contratto sociale. Abbiamo il dovere di pensare a dopo, anche ipotizzando cosa sarà se le nostre ragioni dovessero avere la peggio.

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Pubblicato 19 feb

https://x.com/SavinoBalzano/status/2024421252216107258?s=20 Tre sono le domande che ho posto ad Antonio #DiPietro, sollevando le obiezioni di chi sostiene il #NO al #referendum sulla #giustizia. La prima: se vince il #SÌ, il pubblico ministero diventa un super-poliziotto, non più interessato alla ricerca della verità ma — perdendo la sua cultura giurisdizionale — si concentrerà soltanto a dimostrare di avere ragione, assumendo un atteggiamento punitivo verso indagati e imputati (che, però, secondo #Gratteri & co., voterebbero autolesionisticamente per il SÌ: ma questo è un altro discorso…). La seconda: se vince il SÌ, il pubblico ministero (che oggi, per i sostenitori del NO, sarebbe il nostro primo difensore) diventerebbe unico titolare dell’azione penale, svuotando di senso le indagini e l’udienza preliminare, che forse andrebbero poste sotto il pieno controllo di quello che diverrebbe l’avvocato dell’accusa. La terza: se vince il SÌ, la #magistratura finirebbe sotto il tacco della politica che, infatti, rivendica il controllo della polizia giudiziaria. Da parte mia, desidero ricordare solo questo: l’attuale articolo 104 della #Costituzione, al primo comma, recita: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». Se vincesse il SÌ, e dunque passassero tutte le modifiche costituzionali volute dal Governo, l’articolo 104, primo comma, reciterebbe: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 14 feb

https://x.com/SavinoBalzano/status/2022614424297541692?s=20 La supercazzola di #Gratteri da Formigli ha forse contenuto un po’ i danni: dice che non voleva sostenere che tutti quelli che votano #SÌ siano criminali. E grazie tante per la gentile concessione. Tuttavia, come minimo, tutti quelli che votano SÌ sarebbero in compagnia di massoni deviati e scarti di galera. Questo lo ha detto, e non si può correggere. Per voi è accettabile? E per voi è credibile l’assioma secondo cui tutti quelli che votano #NO sono stinchi di santo? Non ci sarà neppure un evasore fiscale? Magari qualcuno spaventato dal “pm superpoliziotto” di cui parlano da mesi quelli del cucuzzaro. Ma attenzione: peggio delle parole di Gratteri ci sono quelle dei suoi epigoni, più realisti del re. Perché si precisa quanto segue: l’elettorato del SÌ sarebbe composto da: a) criminali (categoria in cui, peraltro, si fanno rientrare anche indagati, imputati e perfino prosciolti: alla faccia della cultura giurisdizionale!); b) gente onesta che si è bevuta la propaganda del SÌ, ovvero — tradotto — poveri fessi. E se dovesse vincere il SÌ, dunque, come titolerete il vostro giornale? Non potrete che scrivere: «Italiani: un popolo di massoni, mafiosi e creduloni». Vedremo. Ecco, io penso che questo non sia il comportamento di un amico. Un amico, uno che ti vuole bene, non fa il cheerleader, non sventola fanaticamente due pompon: ti aiuta a non sbagliare ancora. Una sbavatura può capitare: ci si scusa e si va avanti. Amico è, ad esempio, il presidente del comitato civico del NO, Giovanni #Bachelet, che ha parlato di «commento offensivo per gli elettori, sbagliato. E che porterà più voti al Sì». Chi non si comporta così tradisce una natura proterva e spocchiosa. Gli elettori vi puniranno. E faranno benissimo. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 10 feb

https://x.com/SavinoBalzano/status/2021139061688131734?s=20 Ieri una densa discussione con Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, sulla riforma della #magistratura e sul #referendum. Mi interessava comprendere meglio uno degli argomenti più forti di chi sostiene la campagna per il #NO: in che modo questa riforma trasformerebbe il pubblico ministero nell’avvocato dell’accusa, una sorta di super-poliziotto? Esiste un rischio concreto di modificarne la mentalità, spingendolo ad abbandonare la ricerca della verità pur di dimostrare di avere ragione? In effetti, credo che i sostenitori del #SÌ facciano molto male a tirare in ballo il caso #Garlasco. Poi ho chiesto una proposta. Sì, perché il tema del correntismo esiste ed è vero che il #CSM ne è condizionato, al punto che le sue decisioni hanno in passato danneggiato — per ragioni tutt’altro che nobili — magistrati che onoravano la Repubblica. Dunque, se vincesse il #NO, cosa si fa su questo punto? Non possiamo, credo, lasciare tutto così com’è. Non è mancato un minuscolo riferimento a #Mattarella. Non resisto. Nel podcast, ovviamente, l’intervista integrale, molto più lunga e ricca. Ricordiamo l’ultimo libro di Marco #Travaglio, Perché NO, edito da Paper First. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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