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Изворен канал @pythonotes · Post #324 · 23 сеп.

Я нашел самый быстрый способ поднять свой независимый и бесплатный VPN Сразу оговорка, платить придётся только за хостинг. 1️⃣ Покупаем сервер где-то на просторах интернета. Конечно же сервер должен находиться за пределами страны. Например я закупился на https://eurohoster.org/ (не реклама). Проверяйте лимиты по трафику, в идеале - без ограничений. 2️⃣ Ставим docker sudo apt install docker.io Если удобней с DockerCompose то ставим и его sudo apt install docker-compose 3️⃣ Ставим WG-EASY Самый простой способ поднять сервис WireGuard c WebUI это проект wg-easy Код и документация здесь https://github.com/weejewel/wg-easy Запускаем контейнер: https://github.com/weejewel/wg-easy#2-run-wireguard-easy Для тех кто с DockerCompose, забираем файл здесь: https://gist.github.com/paulwinex/be87f79687b96786098ec8fa6a8e251c В обоих случаях потребуется поменять две переменные: WG_HOST - внешний статичный IP вашего сервера PASSWORD - придумайте пароль для WEB UI Остальные параметры указаны ниже на странице github https://github.com/weejewel/wg-easy#options 4️⃣ Ставим клиента Все доступные клиенты здесь https://www.wireguard.com/install/ Есть возможность добавить клиента в Network Manager для управления подключением через UI. Установка зависит от вашей системы, ищите мануалы в сети, их много. https://github.com/max-moser/network-manager-wireguard Скрипт установки для RasperryPi https://gist.github.com/paulwinex/c2c4090f19dbe8bd1253c5744f3f06e1 ЗЫ. Конечно же это не "самый простой" и далеко не единственный способ. А просто тот, который использую я сам. #offtop#linux

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Papa & Vaticano - News

@papaevaticanonews · Post #9611 · 10.03.2026 г., 09:41

Il Cardinale Dominique Mathieu, arcivescovo di Teheran-Isfahan, è stato fatto evacuare da #Teheran insieme a tutto il personale dell’ambasciata italiana ed è arrivato a #Roma domenica 8 marzo, “non senza rammarico e dolore”. Lo ha fatto sapere lo stesso cardinale inviando a “Cathobel”, sito di informazione della Conferenza episcopale belga, un messaggio. Fin dall’inizio dell’operazione militare israelo-americana in Iran, sabato 28 febbraio, i cattolici erano preoccupati per la sorte del cardinale Mathieu, che è di origine belga e dell’Ordine dei frati minori conventuali. Poi lunedì 9 marzo, l’arcivescovo ha scritto a Cathobel: “Sono arrivato a Roma ieri, non senza rammarico e dolore per i nostri fratelli e sorelle in Iran, nell’ambito della completa evacuazione dell’ambasciata italiana, sede dell’arcidiocesi. In attesa di potervi fare ritorno, pregate per la conversione dei cuori alla pace interiore”. La notizia è stata data anche dalla casa generalizia dei Frati minori conventuali: “Informiamo i nostri lettori che siamo in contatto con il card. Dominique Joseph Mathieu, OfmConv. Nel quadro dell’evacuazione dell’ambasciata italiana - che ospita la cattedrale cattolica latina di Teheran - fra Dominique ha lasciato il Paese ed è al sicuro”. Dall’inizio dell’intervento militare israelo-americano in #Iran, sabato 28 febbraio, non si avevano più notizie del cardinale Mathieu. Dopo diversi giorni di preoccupante silenzio, dovuto alla significativa interruzione delle comunicazioni in Iran, gli stessi Francescani Conventuali avevano segnalato che alcuni dei loro frati erano riusciti a contattarlo giovedì scorso. Cathobel scrive che al momento, mancano ancora informazioni precise sulla situazione dei cristiani in Iran. Secondo i dati della agenzia cattolica belga, i cristiani in Iran sono circa 20.000 e la comunità cattolica conta circa 3.500 persone, inclusi circa 1.300 cattolici latini sotto la giurisdizione di Roma. Inoltre, il cardinale è l’unico a prestare servizio nelle cinque parrocchie di Teheran, poiché non ci sono sacerdoti o diaconi. La Cattedrale della Consolata si trova all’interno del complesso dell’ambasciata italiana, beneficiando quindi della protezione diplomatica. Al momento della sua creazione cardinalizia, il 7 dicembre 2024, Dominique Mathieu aveva dichiarato a CathoBel di sperare che il suo cardinalato avrebbe favorito il dialogo tra lui e le autorità iraniane e tra il regime dei mullah e la Santa Sede. L’Arcivescovo ha deciso di rimanere in Iran, nonostante i numerosi ostacoli, per garantire un ministero pastorale di “presenza”. Fino alla sua evacuazione domenica scorsa. Secondo quanto riportato da Cathobel, il cardinale Dominique Mathieu incontrerà ora diversi funzionari della Santa Sede per informarli sulla situazione attuale in Iran. Dominique Mathieu è stato nominato arcivescovo di Teheran-Isfahan da Papa Francesco nel 2021. È l’unico vescovo cattolico romano attualmente in servizio in Iran.

Papa & Vaticano - News

@papaevaticanonews · Post #9621 · 11.03.2026 г., 12:50

Questa mattina Papa #LeoneXIV ha incontrato l'Arcivescovo di #Teheran, il cardinal Dominique Joseph Mathieu, O.F.M. Conv. Lo si apprende dal bollettino quotidiano diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede. Il Cardinal Mathieu, lo ricordiamo, è stato costretto a lasciare la capitale dell'#Iran “non senza rammarico e dolore” pochi giorni fa. Fin dall’inizio dell’operazione militare israelo-americana in Iran, i cattolici erano preoccupati per la sorte del porporato di cui non si avevano più notizie. Poi lunedì 9 marzo, l’Arcivescovo ha scritto a Cathobel: “Sono arrivato a Roma ieri, non senza rammarico e dolore per i nostri fratelli e sorelle in Iran, nell’ambito della completa evacuazione dell’ambasciata italiana, sede dell’arcidiocesi. In attesa di potervi fare ritorno, pregate per la conversione dei cuori alla pace interiore”. L'incontro col Pontefice, informato così in prima persona di quanto sta accadendo in #MedioOriente, si inserisce in un più ampio scenario diplomatico che la Santa Sede sta portando avanti. I cristiani in Iran sono circa 20.000 e la comunità cattolica conta circa 3.500 persone, inclusi circa 1.300 cattolici latini sotto la giurisdizione di Roma. Inoltre, il Cardinale è l’unico a prestare servizio nelle cinque parrocchie di Teheran, poiché non ci sono sacerdoti o diaconi. La Cattedrale della Consolata si trova all’interno del complesso dell’ambasciata italiana, beneficiando quindi della protezione diplomatica. Al momento della sua creazione cardinalizia, il 7 dicembre 2024, Dominique Mathieu aveva dichiarato a CathoBel di sperare che il suo cardinalato avrebbe favorito il dialogo tra lui e le autorità iraniane e tra il regime dei mullah e la Santa Sede. L’Arcivescovo ha deciso di rimanere in Iran, nonostante i numerosi ostacoli, per garantire un ministero pastorale di “presenza”. Fino alla sua evacuazione domenica scorsa. Dominique Mathieu è stato nominato arcivescovo di Teheran-Isfahan da Papa Francesco nel 2021. È l’unico vescovo cattolico romano attualmente in servizio in Iran.

Papa & Vaticano - News

@papaevaticanonews · Post #9705 · 18.03.2026 г., 17:42

Una riflessione sul significato cristiano del “riposare in #pace”. Su questo si è incentrata l’omelia tenuta dal cardinal Dominique Mathieu, Arcivescovo di #Teheran-Ispahan dei Latini, in #Iran, durante la Santa Messa celebrata oggi ad #Assisi in occasione della venerazione delle spoglie di San Francesco. “Riposa in pace”, ha detto il Cardinale durante la funzione, “non è un augurio banale, ma un grido del cuore cristiano, una preghiera affinché l’anima del defunto trovi, al di là dei tumulti della terra, il riposo divino, quella pace profonda che solo Dio può dare”. Da qui l’invito a guardare al poverello di Assisi: “Volgiamo lo sguardo a San Francesco d’Assisi, l’uomo di pace per eccellenza, la cui vita ci insegna che questa pace non è solo una promessa dell’aldilà, ma è una realtà da vivere, da donare e da ritrovare quaggiù”. Una pace, ha aggiunto, “viva, non un sonno vuoto”, radicata nella tradizione cristiana fin dalle catacombe e nella speranza della risurrezione. Il porporato ha ripercorso la vicenda del santo, ricordando come Francesco “visse in un mondo in fiamme: guerre tra città, crociate sanguinose, divisioni familiari e sociali”, ma seppe trasformare quella violenza in un cammino evangelico. “Dio - ha spiegato il porporato - lo affinò nel crogiolo della sofferenza e nell’ombra lo toccò”, portandolo ad abbandonare le armi per “abbracciare il Vangelo: obbedienza alla Chiesa, povertà radicale, castità gioiosa”. Dalla conversione alla missione: “Francesco predicò la riconciliazione, ristabilendo la pace”, ha detto il cardinale, ricordando episodi come l’incontro con il sultano al-Malik al-Kamil, avvenuto “non con la spada in pugno, ma con rispetto e pace”, in un gesto “profetico che disarmò i cuori”. E ancora: “A Gubbio placò il lupo, simbolo delle divisioni”, mostrando una pace “sociale ed ecologica”. Per l’Arcivescovo di Teheran, Francesco “incarna tutte le paci: quella interiore, comunitaria, sociale, umanitaria, ecologica e non violenta”, sintetizzate nel suo saluto, “Il Signore ti dia la pace”. Una prospettiva che interpella anche il presente: “Nel nostro mondo di oggi, tra guerre lontane, divisioni familiari, ansie personali, crisi ecologiche, la pace non è un orizzonte lontano”, perché “il Regno di Dio è in mezzo a voi”. “Come Francesco – ha esortato il porporato – costruiamo la pace nei nostri cuori con la preghiera, nelle relazioni con il perdono, nella società con la giustizia”. E con immagini quotidiane: “Quanti lupi di Gubbio nelle dispute familiari, quanti Arezzo nei nostri quartieri divisi”. La pace, ha insistito, “si semina con una presenza, un sorriso, un gesto di riconciliazione, anche rifiutando la violenza verbale sui social”. Infine, lo sguardo alla morte, riletta alla luce del Cantico: “Francesco ci mostra che la pace interiore trasforma la morte in sorella, un passaggio verso la pace eterna”. Le sue reliquie, venerate ad Assisi, “non sono una fine, ma un testimone di risurrezione”. “Impegniamoci da oggi in un cammino di pace”, ha concluso il cardinale, invitando a gesti semplici e concreti: “Riconciliatevi, perdonate, sostenete un emarginato”. Perché, ha ricordato citando il Concilio, “la pace non è solo assenza di guerra, ma è soprattutto un’opera di giustizia”. E l’invio finale: “Andiamo dunque, portatori di pace, ad annunciare: Pace a questa casa”.

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1048 · 15.06.2025 г., 13:50

https://x.com/SavinoBalzano/status/1934246322661457994?t=U3jTWZPtQ4P-IBwdzQ6NqQ&s=19 Suggerisco a tutti quelli che danno per scontate le ragioni di #Israele di guardare questo breve contributo. Non esiste alcuna prova che l'#Iran si stesse dotando di armi nucleari. Nessuna. Per inciso, se ne parla — e si denuncia — da decenni. L'attacco a #Teheran è stato del tutto deliberato e rappresenta una violazione del diritto internazionale. Non è una novità, evidentemente, che #TelAviv agisca in questo modo. Le vere motivazioni dietro l'iniziativa di #Netanyahu risiedono, con ogni probabilità, nella fragilità del suo governo e nelle difficoltà che il Paese incontra nel portare a termine i propri obiettivi. Se ne facciano una ragione i vari Parenzo d'Italia e d'Europa. Sempre meno numerosi, per fortuna.

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1287 · 28.02.2026 г., 11:27

https://x.com/SavinoBalzano/status/2027707031268864178?s=20 Mi domando se sotto i missili statunitensi e israeliani cadrà anche qualcuna delle donne dei cui diritti l’Occidente si diceva tanto preoccupato nelle scorse settimane di protesta. Ci si indignava per i caduti provocati dalla repressione del regime di #Teheran. Le stime erano precisissime, nessuna diffidenza — a differenza dei numeri di #Gaza. Certi morti, si sa, contano meno. In tutti i sensi. Chissà se le bombe di #Trump e #Netanyahu sapranno “salvare” gli studenti sopravvissuti ai disordini delle settimane passate. Pareva stessero gli particolarmente a cuore. Sanzioneremo gli #StatiUniti e #Israele? Manderemo aiuti economici o militari all’#Iran? Si potrebbe ancora una volta tirare fuori la storia dell’aggredito e dell’aggressore, puntare il dito contro la nostra ipocrisia. Ma non serve più: non abbiamo altra dignità da perdere.

American Оbserver

@american_observer · Post #5497 · 28.03.2026 г., 14:59

🔠🅰️🔠🔠2️⃣ Details of such repression are difficult to obtain, but recent incidents include the deaths of 10 people when Revolutionary Guards fired on anti-regime demonstrators and shot at apartment windows in Tehran on 25 March, and three killed on 18 March in Chabahar when detainees protested over food ration cuts inside a prison. On 17 March, security forces intervened against gatherings in Fardis and four Tehran districts when demonstrators chanted anti-government slogans, Acled said. “It was only really on the first night of the death of Ali Khamenei that you saw any small level of anti-regime activism. Since, there has been a coordinated effort to have pro-Iran or anti-war protests,” said Raleigh. Alia Brahimi, a regional expert with the Atlantic Council thinktank, said none of the pro-regime protests would have been spontaneous and showed how leadership structures in Iran had withstood the joint US-Israeli offensive. “That leaders will be killed has long been accepted, and there has been decades of ideological conditioning to prepare Iranians to absorb the death of senior commanders,” Brahimi said. “That moral effort has an organisational counterpart which has built resilience by making sure there are multiple replacements for anyone who holds a senior post, and by, more recently, decentralising decision-making. This is part of the Islamic Republic’s unique system and worldview.” Estimates of civilian casualties vary. More than 1,900 people have been killed and at least 20,000 injured in Iran since the start of US and Israeli attacks, said María Martinez of the International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies (IFRC) on Friday, citing figures provided by the Iranian Red Crescent. In January, large protests across Iran were bloodily put down, with 7,000 killed by security forces, according to HRANA. Three men accused of killing police officers during the protests were hanged in public earlier this month. The unrest was the most serious internal threat to the radical clerical regime in Iran for more than 45 years. Since war broke out a month ago, security forces have set up checkpoints throughout major cities and cut off the internet, one of the longest and largest outages recorded. Senior officials said on 16 March that 500 “spies” had been arrested. “If anyone comes forward in line with the wishes of the enemy, we will no longer see them as merely a protester, we will see them as an enemy (…) And we will do to them what we do to an enemy,” said Ahmad-Reza Radan, the national police commander. #iran#war#trump#netanyahu#wounded#deaths#teheran 📱American Оbserver - Stay up to date on all important events 🇺🇸

American Оbserver

@american_observer · Post #5496 · 28.03.2026 г., 13:59

Iran’s Media War Against Trump and Netanyahu 🔠🅰️🔠🔠1️⃣ Iran’s regime has organised more than 850 public demonstrations of support of the government since the beginning of the war and launched a continuing crackdown on unrest that has led to at least 1,400 detentions, research reveals. The high number of pro-regime gatherings and the increasing number of detentions underlines the resilience of the Islamic Republic despite a month-long campaign of intensive airstrikes by the US and Israel, experts said. The war began with a surprise Israeli strike, which killed Ayatollah Ali Khamenei, Iran’s supreme leader, and many senior officials. Israel has since continued to assassinate senior commanders, most recently Alireza Tangsiri, the naval commander of the Revolutionary Guards, who died in an attack on the port city of Bandar Abbas on Thursday. “The US-Israeli decapitation strategy could not have been more successful and continues to be so (…) but the regime has not fragmented and there are no defections. The messaging within Iran is how they are winning, and that is constant and consistent,” said Clionadh Raleigh, the president of Acled, an independent conflict monitor, which has built up a database of protest incidents and violence in the month-long conflict. The Acled research also shows that the number of US and Israeli strikes on Iran has remained steady at between 47 and 102 attacks daily that have caused “significant” civilian casualties. Acled uses multiple sources among Iranian, regional and international media and social media, as well as its own sources on the ground, to cross-check and verify reports of violence, which it then logs and sorts into categories. Trump said earlier this week that the US had already achieved “regime change” in Iran, while Netanyahu has made repeated calls for the Iranian public to rise up and oust their leaders. Many experts and officials in the US and Israel believe early forecasts of a mass revolt were misguided, however. The third week of the conflict had the most sustained waves of mass public demonstrations in Iran in support of the regime. Acled counted 195 pro-regime demonstrations from 28 February to 6 March, focused on mourning for Khamenei and condemning Israel and the US, then 158 in the following week and nearly 300 from 13-19 March, with celebrations of the succession of Mojtaba Khamenei prominent. #iran#war#trump#netanyahu#wounded#deaths#teheran 📱American Оbserver - Stay up to date on all important events 🇺🇸

la fionda📗

@lafionda · Post #7200 · 03.03.2026 г., 10:20

https://x.com/i/status/2028774213952106653 Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Solo che oggi, al posto di Catilina ci siamo noi. Al posto di Cicerone c’è il resto del mondo. Si resta davvero basiti, allibiti per ciò che si sente dire e per ciò che si legge. Come si fa ad ammantare di legittimità quanto #Israele e gli #StatiUniti stanno facendo in Medio Oriente? Si parla di guerra difensiva. Si dice che l’#Iran avesse a disposizione armi pericolosissime (mentre lo nega la CIA). Si afferma che #Netanyahu e #Trump vogliano restituire libertà alle donne, agli omosessuali, agli oppositori iraniani. Sappiamo che con le bombe non si esporta la democrazia, ma sappiamo anche che esportarla non interessa affatto a nessuno. Tanto è vero che a nessuno viene in mente di liberare gli oppressi da bin Salman. Anzi, ci facciamo affari. Come ce li facciamo con al-Jolani, pur conoscendone la storia. È semplicemente ridicolo negare che questa operazione risponda a meri interessi geopolitici. Israele e gli Stati Uniti, al di là delle esigenze di distrazione di massa dei loro leader, hanno bisogno di un regime change. Gli Stati Uniti, in funzione anticinese, in primo luogo. E dunque la domanda resta: quanto ancora il mondo deve pazientare? Quanto può farlo dinanzi alla nostra propaganda demenziale? Perché gli altri non dovrebbero avere il diritto di replicare i nostri comportamenti? Leggo di condanne per le azioni militari iraniane. Si chiede a #Teheran di fermarsi. Ma, dico, siamo pazzi? Che fine hanno fatto #Maduro e sua moglie? Qualcuno ne sa qualcosa? Vi sembra normale andare in giro per il mondo a rapire o sopprimere capi di Stato e di governo? Se i cinesi cominciassero a fare davvero come noi, che cosa accadrebbe? Come reagiremmo? Il nostro dibattito pubblico è imbarazzante. Le aggressioni israeliane a sette Paesi vengono descritte come lotta alle basi del terrorismo, dimenticando che sono state bombardate capitali e un numero incalcolabile di strutture civili. È imbarazzante l’assenza di dignità nei commenti, l’assoluta e palese disonestà: qualche pagliaccio domanda persino quando scenderemo in campo militarmente per difendere #TelAviv. È il riflesso della nostra decadenza culturale e morale. Siamo ormai in una profonda, forse inesorabile, decadenza. Il futuro dei più giovani appare quanto mai fosco. Poveri innocenti. Perché alla fine restano loro: i civili, i bambini, gli innocenti. Sempre sacrificabili, sempre “collaterali”. In nome di una libertà che non arriva mai.

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1289 · 03.03.2026 г., 10:15

https://x.com/i/status/2028774213952106653 Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Solo che oggi, al posto di Catilina ci siamo noi. Al posto di Cicerone c’è il resto del mondo. Si resta davvero basiti, allibiti per ciò che si sente dire e per ciò che si legge. Come si fa ad ammantare di legittimità quanto #Israele e gli #StatiUniti stanno facendo in Medio Oriente? Si parla di guerra difensiva. Si dice che l’#Iran avesse a disposizione armi pericolosissime (mentre lo nega la CIA). Si afferma che #Netanyahu e #Trump vogliano restituire libertà alle donne, agli omosessuali, agli oppositori iraniani. Sappiamo che con le bombe non si esporta la democrazia, ma sappiamo anche che esportarla non interessa affatto a nessuno. Tanto è vero che a nessuno viene in mente di liberare gli oppressi da bin Salman. Anzi, ci facciamo affari. Come ce li facciamo con al-Jolani, pur conoscendone la storia. È semplicemente ridicolo negare che questa operazione risponda a meri interessi geopolitici. Israele e gli Stati Uniti, al di là delle esigenze di distrazione di massa dei loro leader, hanno bisogno di un regime change. Gli Stati Uniti, in funzione anticinese, in primo luogo. E dunque la domanda resta: quanto ancora il mondo deve pazientare? Quanto può farlo dinanzi alla nostra propaganda demenziale? Perché gli altri non dovrebbero avere il diritto di replicare i nostri comportamenti? Leggo di condanne per le azioni militari iraniane. Si chiede a #Teheran di fermarsi. Ma, dico, siamo pazzi? Che fine hanno fatto #Maduro e sua moglie? Qualcuno ne sa qualcosa? Vi sembra normale andare in giro per il mondo a rapire o sopprimere capi di Stato e di governo? Se i cinesi cominciassero a fare davvero come noi, che cosa accadrebbe? Come reagiremmo? Il nostro dibattito pubblico è imbarazzante. Le aggressioni israeliane a sette Paesi vengono descritte come lotta alle basi del terrorismo, dimenticando che sono state bombardate capitali e un numero incalcolabile di strutture civili. È imbarazzante l’assenza di dignità nei commenti, l’assoluta e palese disonestà: qualche pagliaccio domanda persino quando scenderemo in campo militarmente per difendere #TelAviv. È il riflesso della nostra decadenza culturale e morale. Siamo ormai in una profonda, forse inesorabile, decadenza. Il futuro dei più giovani appare quanto mai fosco. Poveri innocenti. Perché alla fine restano loro: i civili, i bambini, gli innocenti. Sempre sacrificabili, sempre “collaterali”. In nome di una libertà che non arriva mai.

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1064 · 24.06.2025 г., 08:56

https://x.com/SavinoBalzano/status/1937434396161671466?t=7QET_5qae8ZFt3dYqlCZkA&s=19 È la severa legge del West: quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, beh, sapete come va a finire. Salvo rarissime eccezioni, ma non è certo questo il caso. Anche nel dibattito pubblico accade qualcosa di simile: c’è chi fa il tifo, chi parte da posizioni preconcette, chi si affida a fragili argomentazioni propagandistiche. E poi c’è chi usa la testa, chi prova a ragionare con onestà. Ieri sera il signor #Giannini ci ha riprovato, sostenendo che #Travaglio guardasse a #Trump come a un pacifista. Devo però riconoscergli un merito: è un opportunista nato. Opportunista nel senso che, se intravede anche solo una remota possibilità di fare una figuraccia, lui è lì, prontissimo a coglierla. Massimo non se la lascia scappare: potrete contarci ciecamente, tanto quanto potete fare affidamento sul teorema di Pitagora. Non sbaglia mai. Nessuno dotato di buon senso vede #DonaldTrump come un pacifista, e nessuno lo ha mai scambiato per Santa Maria Goretti. Anzi. Semplicemente, si guarda alla sua storia: a differenza dei suoi predecessori e del suo successore, non ha aperto nuovi conflitti per esportare la democrazia. Al contrario, durante il suo mandato ne ha chiusi. Ovviamente, i Nobel per la pace li riserviamo ai presidenti che bombardano almeno sette Paesi. Nella sua campagna elettorale, inoltre, aveva promesso di proseguire con la strategia adottata durante il primo mandato. Nessuno ha mai scambiato Trump per un santo: lo si considera, più semplicemente, un uomo meno pericoloso del suo agguerrito e obnubilato successore. E poi c’è un altro dettaglio: Giannini parla, e poche ore dopo scatta il cessate il fuoco tra #Israele e #Iran. La figuraccia assume così proporzioni ancor più imbarazzanti. Certo, l’equilibrio è molto precario e la tregua appare fragile, ma davvero non passa per la testa a nessuno l’idea che Trump, attaccando quei siti (con modalità peraltro molto curiose — sembrava quasi che #Teheran sapesse tutto in anticipo, in dinamiche peraltro simili a quelle della reazione contro la base americana in #Qatar), abbia voluto togliere a #Netanyahu un argomento potente da spendere per proseguire le ostilità? Nessuno può dirlo con certezza, ma è un fatto che i rapporti con #TelAviv non siano più idilliaci. E nemmeno possiamo escluderlo del tutto. Conta restare seri, in ogni caso. Ma c’è chi proprio non ce la fa.

Turchia e dintorni

@notizieturchia · Post #3835 · 07.03.2026 г., 11:22

#BafelTalabani, leader dell'Unione Patriottica del Kurdistan (#PUK) parla al #FoxNews: "Ho avuto l’opportunità di confrontarmi sia con il Presidente #Trump sia con il Ministro degli Esteri iraniano. Da #Teheran emerge un messaggio chiaro: per il regime, questa non è una semplice crisi, ma una guerra di sopravvivenza. Tuttavia, dalle mie osservazioni, un cambiamento di regime non sembra essere un obiettivo immediato né realistico da perseguire. Siamo solo all’inizio del conflitto, e al momento non si registrano rivolte interne di rilievo. L’#Iran si è preparato per decenni a questo scenario: 45 anni di strategie e pianificazione rendono improbabile una resa immediata. Chi ha colpito l’Iran finora ha raggiunto obiettivi militari specifici, ma la strada davanti è lunga e complessa. Gli interventi militari saranno difficili da gestire e potrebbero protrarsi a lungo. Un’invasione via terra appare impraticabile, anche per gli #USA, che valuteranno le opzioni man mano che la guerra evolve. Gli attacchi recenti contro l’Iran hanno permesso di conseguire diversi obiettivi militari prestabiliti. Questo risultato potrebbe aprire la strada a una ripresa del dialogo diplomatico, anche se le condizioni attuali sono radicalmente diverse da quelle dell’Iraq nel 2003. Un’invasione via terra dell’Iran appare impraticabile, sia per la complessità geografica e strategica che per la resistenza che il regime potrebbe opporre. Gli Stati Uniti, come altri attori internazionali, valuteranno le prossime mosse in base all’evoluzione del conflitto, adattando le strategie alle circostanze sul campo. Dall’#Iraq non si segnalano infiltrazioni significative verso l’Iran, ma un eventuale coinvolgimento dei #curdi dall’esterno rischierebbe di alimentare tensioni interne, rafforzando il senso di unità della popolazione locale attorno al regime. Questo scenario preoccupa la #Turchia, che ha legittime ragioni per temere le ripercussioni sui movimenti curdi. #Ankara si opporrebbe fermamente a una manovra del genere, rendendo poco strategico l’utilizzo dei curdi come “punta di lancia” del conflitto. Il #Kurdistan non deve diventare un teatro di guerra, ma un ponte per la diplomazia. I curdi, in quanto alleati e vicini dell’Iran, possono svolgere un ruolo chiave nel favorire il dialogo e la stabilizzazione. Siamo pronti a supportare i nostri alleati in questa direzione, perché la strada della diplomazia resta la più sostenibile. Le popolazioni del #MedioOriente soffrono da troppo tempo. Invito tutte le parti in causa a trovare una soluzione condivisa e a consolidare un momento di pace duratura. Solo attraverso il dialogo e la collaborazione si potrà costruire un futuro stabile per la regione".