Pasqua non è solo resurrezione, è trasformazione.
Nel caos di oggi, il vero cambiamento è interiore: restare lucidi, consapevoli e umani.
Rinascere non è tornare come prima, è diventare qualcosa di nuovo.
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Esiste “un legame intrinseco tra il #cristianesimo e la storia europea, una storia che dovrebbe essere valorizzata e celebrata”. Ne è convinto Papa #LeoneXIV, che nel discorso rivolto alla delegazione del Gruppo European Conservatories and Reformists del Parlamento europeo, ricevuto in udienza nella Sala del Concistoro, in Vaticano, ha citato i “ricchi principi etici e ai modelli di pensiero che costituiscono il patrimonio intellettuale dell’Europa cristiana”, definiti “essenziali per tutelare i diritti divinamente concessi e il valore intrinseco di ogni persona umana, dal concepimento alla morte naturale”.
“Sono altresì fondamentali per rispondere alle sfide poste dalla povertà, dall’esclusione sociale, dalla privazione economica, così come dalla crisi climatica, dalla violenza e dalla guerra in corso”, ha proseguito il Pontefice, secondo il quale “garantire che la voce della Chiesa, non ultimo attraverso la sua dottrina sociale, continui a essere ascoltata, non riguarda il ripristino di un’epoca passata, ma la garanzia che le risorse chiave per la futura cooperazione e integrazione non vadano perdute”.
Di qui l’importanza del #dialogo tra “il mondo della ragione e il mondo della fede, il mondo della razionalità laica e il mondo della credenza religiosa”, auspicato da Benedetto XVI. “Questa conversazione pubblica, in cui i #politici hanno un ruolo di grande importanza, è vitale per rispettare la competenza specifica di ciascuno, così come per fornire ciò di cui l’altro ha bisogno, cioè un ruolo reciprocamente ’purificante’ per garantire che nessuno dei due cada vittima di distorsioni - ha rimarcato il Santo Padre -. La mia preghiera è che possiate svolgere la vostra parte partecipando positivamente a questo importante dialogo, non solo per il bene dei popoli d’#Europa, ma dell’intera nostra famiglia umana”.
Quindi l'invito a “guardare a San Tommaso Moro, patrono dei politici, la cui saggezza, coraggio e difesa della coscienza sono una fonte d’ispirazione senza tempo per chi cerca di promuovere il benessere della società”. ”L’identità europea può essere compresa e promossa solo facendo riferimento alle sue radici giudeo-cristiane”, ha ribadito Leone XIV, secondo il quale “proteggere l’eredità religiosa di questo continente non è semplicemente salvaguardare i diritti delle sue comunità cristiane, né si tratta principalmente di conservare particolari usi o tradizioni sociali, che in ogni caso variano di luogo in luogo e nel corso della storia. È soprattutto un riconoscimento dei fatti”.
“Tutti beneficiano del contributo che i membri delle comunità cristiane hanno dato e continuano a dare per il bene della società europea”, la tesi del Papa: “Basta ricordare alcuni degli importanti sviluppi della civiltà occidentale, in particolare i tesori culturali delle sue cattedrali imponenti, dell’arte e della musica sublime e dei progressi nella scienza, per non parlare della crescita e della diffusione delle università”.
“È bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme!”. Da questo invito di Papa #LeoneXIV, pronunciato a conclusione del Giubileo, nasce l’appello firmato dai Presidenti delle Conferenze Episcopali di #Francia, #Italia, #Germania e #Polonia, ovvero i Cardinali Jean-Marc Aveline e Matteo Maria Zuppi, e dai Vescovi mons. Georg Bätzing e mons. Tadeusz Wojda.
In un mondo lacerato da guerre e polarizzazioni, con cittadini angosciati e un ordine internazionale minacciato, l’#Europa è chiamata a riscoprire la propria anima per offrire un contributo reale al bene comune.
Il #cristianesimo è stato uno dei fondamenti essenziali del continente, plasmando un’Europa umanista, solidale e aperta. Oggi, pur in un contesto pluralistico, i cristiani sono chiamati a tornare con coraggio alla radice della loro speranza e a contribuire alla costruzione di una società riconciliata.
I padri fondatori – Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi – ispirati dalla fede cristiana, hanno immaginato l’Europa come casa comune, baluardo di libertà, uguaglianza e pace. Non un progetto contro le patrie, ma contro i nazionalismi che le hanno distrutte.
L’Europa non può ridursi a mercato economico. È chiamata a scegliere il dialogo, la cooperazione, la solidarietà tra i popoli. Alla sua rinascita – affermano i firmatari – può e deve contribuire la Chiesa con l’annuncio del Vangelo, andando incontro alle ferite dell’uomo con la misericordia di Cristo. Il mondo ha bisogno dell’Europa. E l’Europa ha bisogno di cristiani capaci di speranza.
La rivista #serxwebun pubblica la lettera di #AbdullahOcalan inviata al dodicesimo congresso del #PKK. Due temi importanti emergono in modo straordinario; le persone #lgbt e la questione palestinese.
"Sapete che l'argomento LGBT è oggetto di grandi discussioni. Esistono molte persone che possiedono sia caratteristiche maschili che femminili (ermafroditi). Alcune di queste persone decidono persino di sottoporsi a interventi chirurgici per diventare uomini o donne. Tali interventi sono oggi piuttosto comuni. Il punto interessante è che non esiste un abisso invalicabile tra il maschile e il femminile. Naturalmente, questo ha anche aspetti filosofici e sociologici molto diversi. Esiste una dimensione etica e anche un riflesso sociale di tutto ciò. Ma sono questioni che possono essere affrontate attraverso un pensiero dialettico.
Non voglio entrare qui nel tema del ruolo della donna. La distinzione tra maschile e femminile non è qualcosa di miracoloso, ma è un risultato della dialettica della natura. Non implica alcuna superiorità. Essere femminile non è una superiorità, e nemmeno essere maschile è qualcosa di sacro. Non sono fatti da cui trarre conclusioni speciali. Secondo la dialettica della natura, queste cose ci sono e continueranno a esserci. Noi le abbiamo chiamate "differenziazione", e senza differenziazione non c'è vita. Il significato stesso della vita è legato alla differenziazione. Ma allora, come può una sola persona essere sia femminile che maschile? Vediamo oggi che non riescono a vivere appieno. Come può un individuo ermafrodito essere sia maschio che femmina? La morale tradizionale condanna queste persone. Ma secondo me questa condanna è un problema. Attraverso gli interventi chirurgici può emergere maggiormente l’aspetto maschile, oppure si può preferire quello femminile – e diciamo pure che entrambi sono validi. Se la natura ti ha diviso in due, dovresti vedere questa divisione come una possibilità di libertà, come una forma di diversità che ha un significato. Il femminile ha un significato, così come ce l’ha il maschile. Anche nella società tutto questo ha preso forma. La cosa importante è non trasformarli in opposti. È proprio nel momento in cui li rendiamo opposti che comincia il problema."
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"Ecco, di fronte a un Israele di cinque milioni di persone, l’ #Islam arabo di 300 milioni non riesce nemmeno a respirare. Di questo è responsabile l’Islam, ovviamente. Se nonostante tutto ciò continuiamo ancora a proporre l'islamismo, allora c’è qualcosa che non va. Dico queste cose per far capire bene la situazione. C’è persino chi si chiede: "È dominante il #Cristianesimo o l’Islam?" La risposta è che il 99% del potere è in mano ai cristiani. È necessario esprimere queste cose con chiarezza, altrimenti è come fare l’elemosina. Cercano di difendere l’Islam contro l’Occidente usando i concetti dell’Occidente. Ma non si può difendere l’Islam in questo modo. L’ #Occidente è straordinariamente superiore nella filosofia, nella scienza e nella tecnica, e tu cerchi di trarre vantaggio dai suoi scarti, dai suoi angoli, dai suoi margini. E lo fai pure in modo mendicante. Il fatto che questa strategia abbia poche possibilità di successo si è visto chiaramente nell’ultimo episodio di #Gaza."
Il crocefisso tridimensionale
Nell’iconografia cristiana orientale esiste una differenza teologica e artistica profonda rispetto alla tradizione occidentale: il Cristo crocifisso non è assente, ma non viene rappresentato nel modo realistico, doloristico e naturalistico tipico dell’arte latina.
Per capire il perché, bisogna guardare alla teologia delle icone e alla storia della Chiesa orientale.
✅ 1. L’icona non rappresenta il momento della morte, ma la vittoria sulla morte
Nella teologia ortodossa, l’icona non è una narrazione naturalistica, ma una teofania, una rivelazione della realtà trasfigurata.
Per questo:
Cristo non è mostrato come un uomo distrutto dalla sofferenza
non viene resa l’agonia fisica
non c’è un realismo del sangue, delle ferite, del cadavere
Quando si rappresenta la Crocifissione nelle icone, Cristo è:
✔ sereno
✔ con gli occhi chiusi ma non cadaverico
✔ con il corpo composto, non deformato
✔ quasi “regale”, come un Re che entra volontariamente nella morte
Quindi l’enfasi è la vittoria e la divinizzazione, non la tragedia.
-✅ 2. L’icona non vuole suscitare pietismo o emozione fisica
L’arte cattolica medievale e rinascimentale, soprattutto dopo il XIII secolo, ha sviluppato un linguaggio drammatico e realistic: corpi feriti, tormento, dolore fisico.
Nell’Oriente ortodosso questo è considerato estraneo al linguaggio sacro:
la fede non deve passare attraverso lo shock emotivo l’icona non rappresenta emozioni umane, ma realtà teologica
✅ 3. Il centro della fede orientale non è la Croce, ma la Resurrezione
La tradizione orientale pone al vertice della teologia pasquale l’Anastasis (la Discesa agli Inferi), non il Calvario.
L’icona più importante della Pasqua non è Cristo inchiodato, ma Cristo che rompe le porte dell’inferno e solleva Adamo ed Eva: l’immagine della redenzione universale.
Il messaggio è teologico:
👉 Cristo non è vinto dalla morte; entra liberamente nella morte per distruggerla.
Foto: San Basilio - Mosca
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