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L’Altra Faccia dell’Impero

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Politica

Questo canale è stato creato per raccontare il progetto della Caravana Antifascista della Banda Bassotti. Poi con il tempo si è un po' trasformato ed ora in questo canale cerco di dare una versione critica di quello che vedo intorno a me. David Cacchione

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Pubblicato 21 mag

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Pubblicato 20 mag

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Pubblicato 20 mag

Nell’ottantesimo anniversario della vittoria sul nazifascismo abbiamo il piacere di ospitare Mario Alessandro Curletto, professore di Letteratura e cultura russa all’Università di Genova e autore di vari libri sul calcio in Russia dagli anni pre-rivoluzionari fino ai giorni d'oggi, per scoprire protagonisti, aneddoti e curiosità sul calcio in Unione Sovietica e sulle sue relazioni con società e politica. Ci soffermeremo in particolare su episodi, partite, squadre e giocatori che sono stati particolarmente rappresentativi per la storia del calcio e della società sovietica. Parleremo poi delle principali differenze del calcio sovietico rispetto a quello nei Paesi capitalisti e del rapporto del calcio con il potere politico ma anche del calcio come sport del popolo sia a livello di gioco che di tifo e passione collettiva 🚩 Dopo l’incontro aperitivo e musica! 🍻 Ci vediamo venerdì 23 maggio ai Trogoli di Santa Brigida!

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Pubblicato 20 mag

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Pubblicato 19 mag

Grazie Generale Giap! ¡Gracias, General Giap! Thank you General Giap! Segui e diffondi il canale: https://t.me/laltrafacciadellimpero

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Pubblicato 19 mag

Puede encargar "Lagrimas y Sangre enviando un correo electrónico a [email protected]

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Pubblicato 18 mag

Este es el sitio que no te han mostrado en el 80 aniversario del fin de la Segunda Guerra Mundial https://www.diario-red.com/articulo/memoria/es-sitio-que-han-mostrado-80-aniversario-fin-segunda-guerra-mundial/20250511170403047260.html

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Pubblicato 18 mag

LA VERDAD GOLPEA AL MIEDO 5 periodistas muertos durante la noche por aviones de la ocupación en varias zonas de Gaza, junto con varios de sus familiares e hijos: 1. Periodista martirizado: Abdul Rahman Al-Abadìa 2. Periodista martirizado: Nour Qandil 3. Periodista mártir: Khaled Abu Saif 4. Periodista mártir: Aziz Al-Hajjar 5. Periodista mártir: Ahmed Al-Zeinati Sigue y difunde el canal: https://t.me/laltrafacciadellimpero

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Pubblicato 18 mag

LA VERITÀ METTE PAURA 5 giornalisti uccisi durante la notte dagli aerei di occupazione in varie aree di Gaza, assieme a diverse loro famiglie e bambini: 1. Giornalista martire: Abdul Rahman Al-Abadìa 2. Martire giornalista: Nour Qandil 3. Giornalista martire: Khaled Abu Saif 4. Giornalista martire: Aziz Al-Hajjar 5. Giornalista martire: Ahmed Al-Zeinati Segui e diffondi il canale: https://t.me/laltrafacciadellimpero

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Pubblicato 18 mag

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Pubblicato 16 mag

Abbiamo imparato a pregare e protestare con lo stesso respiro. E chiediamo: il suo papato camminerà con noi? Ci verrà lei incontro nel nostro dolore, non solo tra i banchi delle nostre chiese? Riconoscerà Dio nella nostra fame? Cristo nel nostro caos, lo Spirito Santo nelle nostre lotte? Perché se non è questo il tempo, è quello di Giuda, e se la Chiesa continua a predicare la pace ignorando la macchina dell’oppressione, in quale Buona Novella ci resta da credere? Non lo dico con rabbia, ma con sacra urgenza. Siamo un popolo al crocevia tra profezia e politica, e il tempo dell’Africa non si sta avvicinando, è qui. Stiamo riscrivendo la narrazione, rimodellando il futuro, rivendicando la dignità che ci è stata negata da secoli di dominazione straniera e di manipolazione spirituale. E la Chiesa deve decidere da che parte stare: con i poteri forti qui, o con le persone che sanguinano. Non scrivo questa lettera per condannare. La scrivo per invitarla, Santità, a una solidarietà più profonda, a una solidarietà che cammini a piedi nudi con i poveri, che osi dire la verità a Roma con la stessa audacia con cui lo fa in Ruanda, che ricordi i santi non solo per i miracoli, ma per il loro impegno per la giustizia. Aspettiamo le vostre voci, non dai balconi, ma dalle trincee e dalle favelas. Dai campi profughi, da dietro le sbarre delle prigioni politiche dove la verità è incarcerata. Perché solo quella voce, la vostra voce, può riscattare il silenzio. E se oserete pronunciarla, non solo l’Africa vi ascolterà, ma il mondo intero. Firmato: capitano Ibrahim Traoré, presidente della transizione.

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Pubblicato 16 mag

Non abbiamo bisogno di dichiarazioni sdolcinate mentre la sovranità africana viene messa all’asta a porte chiuse a Bruxelles, Washington e Ginevra. Ciò di cui abbiamo bisogno è un Papa che nomini l’Erode moderno, che tuoni contro gli imperi economici con la stessa audacia con cui la Chiesa un tempo tuonò contro il comunismo. Un Papa che dica senza indulgenze che è peccato per le nazioni trarre profitto dalla distruzione dell’Africa. Lei conosce gli insegnamenti di Cristo. Sa che Lui rovesciò i tavoli dei cambiavalute. Sa che Lui disse “Beati gli operatori di pace” ma non disse mai “Beati i pacifinti”. Quindi le chiedo personalmente: parlerà contro il silenzio della Francia e le sue operazioni segrete nel Sahel? Condannerà i traffici di armi che alimentano guerre per procura nei nostri deserti e nelle nostre foreste? Smaschererà l’avidità che si ammanta di carità? La diplomazia che maschera l’imperialismo con colloqui di pace, perché lo vediamo succedere, lo viviamo. Sua Santità, non le chiedo di essere africano. Le chiedo di essere umano, di essere morale, di essere coraggioso, perché il coraggio, il vero coraggio, non è benedire i potenti. E’ difendere i deboli pagandone il costo. Mi permetta di parlare chiaro. Il Vaticano possiede ricchezze inimmaginabili, arte senza prezzo, accesso oltre ogni confine. Ma il vero potere non si misura in tesori nascosti dietro mura di marmo, il vero potere si misura nel coraggio di affrontare l’ingiustizia. Anche quando si presenta vestito con un abito su misura, con credenziali diplomatiche e sorridendo nonostante i suoi peccati, Sua Santità, il mondo è sull’orlo del precipizio e l’Africa, questo continente martoriato e bellissimo, non si limita a guardare dal basso: ci stiamo sollevando. Stiamo sanguinando, stiamo risalendo e osiamo porre domande che risuonano più forte del diritto canonico. Dov’era la Chiesa quando i nostri presidenti sono stati rovesciati da mercenari spalleggiati dall’estero? Dov’era la Chiesa quando i nostri giovani sono stati rapiti e indottrinati in guerre finanziate da nazioni che pretendono di essere forze di pace? Dov’era la Chiesa quando le nostre valute sono crollate, quando il Fondo Monetario Internazionale ha soffocato le nostre economie? Quando i nostri leader sono stati puniti per aver scelto la sovranità anziché la sottomissione? Non ci dica di perdonare mentre la frusta è ancora nella mano del carnefice. Non ci dica di pregare mentre le nostre preghiere vengono ricambiate con attacchi di droni. Non parli di pace senza nominare i profittatori della guerra. Perché il silenzio, Santità, non è più santo e la neutralità non è più nobile. Se lei deve essere il pastore di questo gregge globale, allora ascolti questo grido dalla polvere di Uagadugu. Anche noi siamo sue pecore. Ma non pascoliamo in silenzio nei campi, marciamo per le strade, moriamo in prima linea. Risorgiamo dalle ceneri con il fuoco nelle ossa e le Scritture sulla lingua. Non chiediamo carità, esigiamo giustizia. E la giustizia deve iniziare dalla verità. La verità è che il cristianesimo in Africa è stato sia un balsamo che una spada. La verità è che la Chiesa ha nutrito i nostri spiriti senza riuscire a proteggere i nostri corpi. La verità è che la redenzione senza riconoscimento è una mezza verità e le mezze verità non hanno mai guarito le nazioni. Santità, ora lei siede sulla cattedra di San Pietro. Ma ricordi, Pietro rinnegò Cristo tre volte prima che il gallo cantasse. Non permetta alla Storia di scrivere che la Chiesa ha rinnegato l’Africa ancora una volta. Faccia sì che il gallo canti forte e chiaro in Vaticano. Che svegli la coscienza di cardinali e re. Che echeggi nei corridoi del potere, dove uomini in toga e uomini in uniforme barattano il silenzio con l’influenza. Che annunci una nuova alba, non solo per la Chiesa, ma per il mondo. Perché qui in Africa non temiamo le albe, le creiamo. Siamo figli e figlie di Sankara, Lumumba, Nkrumah e Biko. Portiamo le Scritture in una mano e l’onore, il ricordo dei rivoluzionari nell’altra.

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