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Marcello Foa
@marcellofoa
Notizie e mediaGiornalista, docente universitario, ex presidente della RAI
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Pubblicato 1 mar
⭕️ Ci vediamo questa sera alle 21:30 in diretta a @fuoridalcorotv per commentare l’attacco all’ Iran. Oltre i luoghi comuni e la propaganda, per capire davvero questa crisi, con @mariogiordano5 . Non mancate!
Pubblicato 1 mar
LA LEZIONE (DIMENTICATA?) DELLA STORIA Basta uccidere l’Ayatollah Khamenei per rovesciare il regime islamico e imporre una società più giusta e democratica? Trump e Netanyahu sono convinti di sì ma la storia del Medio Oriente suggerisce altro. Saddam Hussein fu arrestato nel 2023 e poi giustiziato ma l’Iraq sprofondò in una lunga e sanguinosa guerra civile. Gheddafi fu ammazzato nel 2011 e la Libia ha conosciuto una sorte analoga all’Iraq, dilaniata dalle lotte dei clan. Assad ha resistito per oltre tredici anni, dal 2013 al 2024, e quando è stato costretto a scappare è stato sostituito da un ex capo dell’Isis, dunque da un fondamentalista islamico sunnita, non dissimile, parlando di valori, dai fondamentalisti islamici sciiti mentre la Siria è stata di fatto divisa in zone di influenza, sottratte al suo controllo. Non propriamente un modello di virtù.. La morale è sempre la stessa: non basta cacciare il dittatore, sempre che sia possibile che questo accada nel breve termine e con il solo ausilio delle bombe dal cielo, come sembrano credere Trump e Netanyahu. Perché la domanda fondamentali sono tre: siamo sicuri che il regime iraniano cada? E se crollasse c’è qualcuno in grado di governare il Paese e pilotarlo verso una società equa e moderna? C’è un disegno strategico accurato e realistico dietro l’azione israelo-americana, fortissimamente voluta da Netanyahu? Il Medio Oriente non è l’America latina. L’Iran non è il Venezuela. E da troppo tempo gli Stati Uniti non brillano per lungimiranza. Meglio tenere allacciate le cinture di sicurezza.
Pubblicato 28 feb
Guerra in Iran, un attacco grave e ingiustificato. Per tre ragioni, queste.👆
Pubblicato 28 feb
Leggo alcuni commenti …di pancia. Qui non si tratta di difendere il regime iraniano e tantomeno di giustificare misure repressive, ci mancherebbe. Ma la natura del regime iraniano non può essere la causa di una guerra, anche perché altri regimi nostri amici non sono affatto democratici. Bisogna capire le implicazioni di una decisione in sè grave. Questa crisi non è stata provocata da Teheran ma è stata decisa a tavolino da Trump mentre erano in corso dei negoziati proprio con gli iranisni. E nel discorso dell’altra sera, il presidente americano non ha saputo addurre una sola prova di un’improvvisa minaccia iraniana, tale da giustificare un’azione militare. Questa guerra è voluta da Netanyahu e non è nell’interesse né degli Stati Uniti né dell’Occidente perché rischia di destabilizzare tutta la regione. Vale davvero la pena assecondare un premier come Netanyahu?
Pubblicato 28 feb
Che straordinaria coppia di attori, i Clinton. Dopo lo show di Hillary — che ha dichiarato di non aver mai conosciuto Epstein (nonostante le email raccontino altro) e ha avuto il coraggio di sostenere che Ghislaine Maxwell fosse al matrimonio di Chelsea semplicemente… da imbucata (come se fosse plausibile imbucarsi alle nozze della figlia di una delle coppie più potenti d’America) — ieri è stato il turno di Bill davanti alla commissione parlamentare. Un uomo visibilmente invecchiato, lo sguardo spento, vuoto, senz’anima ha definito la sua amicizia con Epstein “superficiale”. Non ha visto nulla. Non sapeva nulla. Non ha fatto nulla. In sostanza, un essere candido. Eppure esistono fotografie che lo ritraggono con ragazze minorenni. E ha volato più volte sul Lolita Express. E ora che è invecchiato, non si ricorda più di tanti dettagli. Così quella che avrebbe dovuto essere un’audizione fondamentale si è trasformata nell’ennesima messinscena, per di più sotto giuramento: uno spettacolo utile solo a distrarre l’opinione pubblica. E ad allontanarci dalla verità.
Pubblicato 24 feb
E il New York Times ospita un editoriale intitolato, incredibilmente: “Gli Epstein files non avrebbero mai dovuto essere pubblicati”. È stupefacente apprendere che l’autore è Daniel Richman ex procuratore pubblico federale nel distretto Sud di New York. Sostiene che sia l’attuale Dipartimento di giustizia ad aver fallito, una tesi che però non sta in piedi. Come ampiamente dimostrato, l’insabbiamento va avanti dall’amministrazione Obama, dunque da oltre vent’anni. Il punto è che tutti, repubblicani e democratici, hanno interesse a non fare piena luce su questa vicenda. Se i procuratori pubblici statunitensi avessero voluto fare davvero luce, avrebbero avuto tutto il tempo. Ma non lo hanno fatto. Forse non hanno voluto, forse non hanno potuto. E nessuno a oggi, negli Stati Uniti, è stato arrestato, né processato.
Pubblicato 24 feb
Ci vediamo alle 12:30 a @Ariachetira per parlare del caso Epstein.
Pubblicato 23 feb
La riforma costituzionale sulla Giustizia al centro del nuovo programma di Gianluca Versace. Tra gli ospiti Antonio Di Pietro, Claudio Martelli, il giudice Leda Rossetti. Vi aspetto su @CanaleItalia
Pubblicato 22 feb
Non mancate! Oggi , domenica 22 febbraio.👆
Pubblicato 21 feb
DOPPIO PREMIO A NEW DELHI Come molti di voi sanno, ho avuto l’onore e il piacere di rendere omaggio a uno dei grandi geni della nostra epoca, Federico Faggin, ideando e dirigendo il documentario “Faggin, l’uomo che vide il futuro”, con l’ausilio di una squadra fantastica, composta dal produttore ZetaGrouo e da Alessandro Visciano e Paolo Guerrieri . Ebbene, la nostra creazione continua a vincere premi in tutto il mondo: Turchia, Svezia, Spagna, Italia e Turchia. Dopo le 5 menzioni del India Film Festival, il New Delhi Film Festival ci ha onorato con ben due premi: per la miglior regia e quale miglior messaggio globale. Perché la storia di Faggin è davvero straordinaria, perché di belle storie come la sua oggi c’è più che mai bisogno. Condivido con voi questa gioia. Il premio è stato ritirato nei giorni scorsi dell’autore della colonna sonora, Enea Besana.
Pubblicato 21 feb
Questa sentenza di per sè riscatta le istituzioni americane dopo le sconcertanti omissioni del caso Epstein. Da un lato, infatti, ci dice che i meccanismi di riequilibrio dei poteri, almeno in questa circostanza, hanno funzionato. La bocciatura dei dazi è avvenuta anche se la Corte è di orientamento conservatore e questa è una notizia confortante, nel senso che si è arrivati al verdetto indipendentemente dall'orientamento politico dei giudici. Ora però è tutto più complicato per Trump. E non solo riguardo la sua politica economica. È un passaggio della mia intervista con Paolo Rossetti su @ilsussidiario . Leggila qui: ilsussidiario.net/news/dazi-usa-…
Pubblicato 19 feb
L’ex principe Andrea è stato arrestato e ora anche i grandi media saranno costretti a occuparsi degli Epstein Files. È presto, tuttavia, per pensare che il tappo dell’omertà sia saltato. Infatti: 1.Andrea è stato indagato per aver rivelato documenti commerciali riservati, non ancora per i traffici sessuali. 2.Era un personaggio ormai compromesso e potrebbe essere stato dato in pasto all’opinione pubblica per placare le richieste di verità e giustizia. Il sistema potrebbe sacrificarne uno per salvarne cento. È una tecnica ben nota e non può essere esclusa. 3.Negli Stati Uniti il conteggio degli arrestati è ancora a zero. Ed è lì che si gioca la partita più importante. In conclusione: l’arresto di un ex reale è una notizia di dimensioni colossali, visti gli scarsissimi precedenti nel Regno Unito. Attenzione, però, ai facili entusiasmi. Ci vuole altro, soprattutto oltre Oceano, per scoperchiare davvero il vaso di Pandora.