Добрый день, дорогой студент интенсива!
🎲 Это дружеское напоминание о втором занятии с Анной Чувилиной “Решение задач по программированию на блок-схемах” сегодня 18 августа в 19:00 (мск).
❗️ ВНИМАНИЕ ССЫЛКА: встреча пройдет по ссылке на трансляцию
Ждем в 19:00 (мск)!
📝По просьбе преподавателя Анны просим подготовить к занятию бумагу с ручкой или редактор на ноутбуке.
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#GOP: Anche il Rappresentante Tony Gonzales (R-Texas) ha annunciato le proprie dimissioni. Gonzales ha avuto una relazione sessuale con un’assistente parlamentare che poi si è suicidata.
Alle primarie repubblicane del proprio seggio non era stato in grado di esser riconfermato al primo turno, venendo costretto al ballottaggio. A quel punto Gonzales si era ritirato, sotto incito della leadership del proprio partito.
Inizialmente non era chiaro se si sarebbe o meno dimesso, per lo Speaker della Camera già la mancata rielezione costituiva una “sentenza di morte.”
La pressione però non è venuta meno e si è iniziato a parlare di una mozione di espulsione. La pressione su Eric Swalwell si è poi riversata anche su di lui, da qui la decisione di dimettersi.
#GOP: La portavoce di Kristi Noem afferma che l’ex Segretaria è “devastata” dalla notizia secondo cui il proprio marito avrebbe fatto cross-dressing pubblicando foto online.
#GOP: Agli elettori di Trump la guerra in Iran piace. Lo rivela un nuovo sondaggio condotto da Politico sugli elettori che nel 2024 hanno votato per Donald Trump. Nonostante l'ironia di una campagna che si definiva "il ticket della pace" e contraria ad ulteriori interventi in Medio Oriente, la fiducia nei confronti di Donald Trump porta gli elettori a supportare l'intervento in Iran.
Ecco nel dettaglio i numeri:
L'81% degli elettori che si identificano nella corrente MAGA supporta la guerra, il 10% non ha un'opinione e il 7% si oppone.
Tra gli elettori non-MAGA, il 61% supporta la guerra, il 16% è indeciso e il 19% si oppone.
Complessivamente, il 43% supporta la guerra, il 33% si oppone e il 18% non sa rispondere.
Il sondaggio, condotto dal 13 al 18 marzo, è stato effettuato su 3.851 adulti con un margine d'errore di ±1,6%.
Tra il 44% degli intervistati che si dice favorevole agli attacchi, il 46% li appoggia perché convinto che l'Iran stesse sviluppando armi nucleari. Un tema che convince rispettivamente il 54% e il 56% degli elettori MAGA e non-MAGA. Per due terzi degli elettori MAGA, inoltre, l'Iran rappresentava una minaccia concreta per gli Stati Uniti.
Il 53% degli elettori MAGA appoggia la guerra anche perché crede in Donald Trump e ritiene che stia facendo la cosa giusta.
Ci sono però dei limiti a questo appoggio: il più netto riguarda il numero di vite umane che potrebbero essere sacrificate tra i soldati statunitensi, e questo vale soprattutto per gli elettori di Trump che non si riconoscono nel movimento MAGA. Il 44% di loro afferma che gli USA debbano conseguire i propri obiettivi in Iran anche se questo dovesse significare perdere ulteriori vite umane, mentre il 41% non è disposto ad accettarlo.
Inoltre, il 50% degli elettori non-MAGA ritiene che Trump non abbia un vero e proprio piano, mentre il 31% è convinto che il conflitto si risolverà in ogni caso.
Potete trovare l'articolo completo qui: https://www.politico.com/news/2026/03/20/poll-trump-maga-iran-war-support-00836556
#GOP: I repubblicani hanno scoperto che le espulsioni di massa possono diventare politicamente tossiche nelle comunità in cui avvengono. Ora, infatti, nel Sud del Texas parlare di immigrazione chiedendo deportazioni di massa è diventato elettoralmente rischioso.
Per anni i candidati repubblicani nel Sud dello Stato hanno invocato un approccio molto più duro rispetto a quello tenuto dalle autorità federali, riuscendo anche a conquistare seggi nella regione. Ma ora che l'approccio si è concretizzato, si è verificata una sorta di "ritorno di fiamma" (backlash).
Un esempio evidente è la Rappresentante Monica De La Cruz, che proviene da un distretto a maggioranza ispanica. In campagna elettorale era una degli esponenti che chiedeva l'espulsione di tutti gli individui irregolari; ora, però, chiede di allontanare dagli Stati Uniti solo "il peggio del peggio". Anzi, propone l'istituzione di un nuovo visto per gli immigrati irregolari che lavorano nel settore delle costruzioni e nell'agricoltura. E se una volta attaccava l'Amministrazione Biden per non fare abbastanza sui confini, ora chiede all'Amministrazione Trump di ammorbidire il proprio approccio. De La Cruz è arrivata persino a chiedere una riforma del sistema migratorio, tema su cui i repubblicani, negli ultimi decenni, si sono sempre tirati indietro nel momento decisivo.
Un altro Rappresentante, Tony Gonzales, vorrebbe che il GOP si concentrasse più sui criminali condannati piuttosto che sulle persone che non costituiscono un rischio per la sicurezza.
Il tema migratorio è da sempre uno dei punti cardine del Partito Repubblicano, eppure la strategia impiegata da Trump sta facendo cambiare idea all'opinione pubblica. Secondo un sondaggio condotto da Reuters in collaborazione con Ipsos, il 58% dei cittadini statunitensi ritiene che il giro di vite sull'immigrazione sia andato troppo oltre, mentre è approvato solo dal 39% degli intervistati. Si tratta di uno swing di 11 punti rispetto al febbraio del 2025.
Anche prima degli omicidi di Minneapolis di Renée Good e di Alex Pritti, secondo un sondaggio di POLITICO, la campagna di espulsione era considerata troppo aggressiva dal 20% degli elettori che avevano votato per Trump nel 2024. Inoltre, il 33% degli elettori repubblicani, pur approvando l'agenda migratoria in sé, non apprezza il modo in cui è stata implementata.
Nel 2024 immigrazione e costo della vita sono stati i due temi portanti della campagna di Trump e hanno contribuito a far breccia anche nelle comunità latinoamericane, portando a un supporto quasi record per i repubblicani. Un vantaggio che è risultato evidente proprio nel Texas del Sud: il seggio di De La Cruz è rimasto in mano al Partito Democratico per 120 anni prima di passare di mano nel 2022. Nel 2024, Trump lo ha vinto con un margine di 18 punti.
Ora, per metterlo al sicuro, il Partito Repubblicano lo ha ridisegnato per renderlo più favorevole al GOP, ma l'intera scommessa si fonda su un assunto: che l'elettorato ispanico continuerà a supportare i repubblicani con le stesse percentuali del 2024. Insomma, un assunto che rischia di essere smentito. E lo stesso ragionamento è stato condotto sugli altri cinque seggi che i repubblicani hanno ridisegnato in questo Stato. Secondo Mike Madrid, consulente strategico repubblicano, "i distretti che i repubblicani pensavano potessero essere il loro futuro un anno fa, probabilmente saranno la loro rovina. È difficile trovare un'altra situazione negli ultimi 50 anni in cui un partito politico abbia perso un'opportunità generazionale come questa".
#GOP: Hanno domandato al Senatore Thom Tillis (R-North Carolina) cosa ne pensasse del commento che gli ha fatto Trump, descrivendolo come "Perdente": "Questo mi qualifica per essere Segretario alla Sicurezza Nazionale e consigliere senior".
#GOP: Nel mondo delle serie tv c'è un termine con cui si descrive la difficoltà di un prodotto a mantenere la sua qualità: "saltare lo squalo" (jumping the shark). Lo si deve a un episodio di Happy Days in cui Fonzie, il protagonista, salta uno squalo durante una gita di sci nautico.
E qualcuno si potrà domandare: ma cosa c'entra Happy Days con White House Watch? Adesso ci arriviamo.
Dal 2023, la macchina di Trump è stata inarrestabile e il Presidente è stato capace di dominare la narrazione e i media in un modo piuttosto unico. Anche davanti alle incriminazioni, che avrebbero segnato la fine di qualsiasi politico, Trump è stato in grado di sfruttare quegli elementi per rafforzarsi e utilizzarli per ottenere nuovo slancio politico. Per tutto il 2024, complice una debolezza dei candidati democratici, Trump è sembrato inarrestabile. La sua unica vulnerabilità è stata umana: rischiare ben due attentati. Ma a livello di messaggio politico, a livello di presenza politica, aveva ben pochi eguali. E lo stesso si può dire per il 2025.
Ora, però, qualcosa si è inceppato e Trump si è scoperto politicamente vulnerabile perché sono entrate in gioco delle forze più grandi di lui. L'uccisione di Alex Pretti ha dimostrato plasticamente che questa Amministrazione non è invulnerabile, non è inarrestabile. E questo lo ha dovuto ammettere lo stesso Trump, che ieri ha promesso una de-escalation in Minnesota; parole che vengono dall'uomo che più di tutti ha giocato al rialzo della tensione, al non ammettere mai colpe, al voler ottenere la ragione anche piegando le regole del gioco.
Questo lo dimostra anche il fatto che ieri Donald Trump si è recato in Iowa per pronunciare un discorso elettorale incentrato sull'economia e non ha interessato nessuno (o non è importato a nessuno). Si tratta della punta di un iceberg che vede il Presidente con tassi di gradimento ai minimi storici anche quando si tratta dell'approvazione del suo approccio alle questioni migratorie, storicamente il punto forte di tutti i candidati repubblicani.
Un report inviato dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale al Congresso è destinato ad alzare ancora di più la tensione: secondo il Dipartimento sono stati due agenti federali a sparare contro Alex Pretti e non solo uno. Nel report, inoltre, non si menziona l'accusa che l'uomo impugnasse un'arma da fuoco.
A proposito, improvvisamente anche il Secondo Emendamento è diventato un problema per l'Amministrazione repubblicana: sia il Direttore dell'FBI Kash Patel sia Donald Trump hanno detto che se un uomo possiede un'arma e la porta in una manifestazione è qualcosa di contrario alla legge. Tanto è bastato per far andare su tutte le furie la principale lobby delle armi, la NRA, che ha accusato l'Amministrazione di non conoscere il Secondo Emendamento e le normative vigenti. Pretti era in possesso di un'arma acquistata in modo legale e aveva il permesso di portarla con sé ai sensi di un'autorizzazione ottenuta dallo Stato del Minnesota.
E questa frana risulta evidente nel momento in cui i membri dell'Amministrazione hanno cominciato a giocare allo "scaricabarile". Trump ha dato la colpa a Gregory Bovino, il Comandante Generale della Border Patrol, definendolo "molto bravo, ma è un tipo piuttosto eccentrico. E in alcuni casi è un bene, ma forse qui non lo è stato". La Segretaria Kristi Noem dà la colpa a Stephen Miller, dichiarando che la volontà di definire Pretti un "terrorista interno" deriva dalle indicazioni di Miller. E la Border Patrol è arrabbiata con l'ICE e l'ICE è arrabbiata con la Border Patrol, perché si scambiano le colpe della situazione in corso.
Non basta? Allora ci aggiungiamo anche la litigata tra Katie Miller, moglie di Stephen Miller, e Ileana Garcia, senatrice statale repubblicana della Florida. Ileana ha dichiarato al New York Times che Trump perderà le midterm a causa di Stephen Miller, un'accusa a cui la moglie di quest'ultimo ha risposto: "Ileana è stata licenziata dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale durante il primo mandato di Trump perché non si presentava al lavoro".
#GOP: Donald Trump e il Leader di Maggioranza al Senato John Thune (R-South Dakota) hanno avuto una discussione "molto accesa" nella giornata di ieri, dopo che il Senato ha iniziato la discussione sulla risoluzione sui Poteri di Guerra.
"C'è un certo livello di frustrazione ala Casa Bianca nei nostri confronti su un voto del genere" ha dichiarato Thune a margine di un evento per promuvere la One, Big, Beautiful Bill. Il voto di ieri, insieme all'approvazione della discharge petition della Camera per estendere i sussidi fiscali dell'Obamacare hanno dato l'impressione che Trump stia perdendo il controllo del Partito Repubblicano che, fino a questo momento, è sempre stato obbediente.
L'inizio della discussione al Senato sulla Risoluzione è arrivata un po' a sorpresa. In precedenza sullo stesso tema solo due senatori repubblicani (Paul e Murkowski) avevano votato a favore. Ieri se ne sono uniti altri tre: Collins e poi Young e Hawley, questi ultimi due provengono da Stati non in bilico. Thune sta persuadendo i propri senatori dal non approvare in via definitiva la risoluzione la prossima settimana. Se anche dovessero votare contro Trump per Thune non ci sarebbero problemi: "Il voto più importante non è l'ultimo, ma quello che viene dopo. Alla fine della giornata ci saranno molte più votazioni e situazioni in cui dovremo essere uniti il più possibile e lavorare con il Presidente."