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Изворен канал @pythonotes · Post #310 · 22 фев.

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@marx21news · Post #9909 · 09.03.2026 г., 15:27

Thailandia: voto di febbraio tra conservazione e spinte al cambiamento Le elezioni e il referendum dell'8 febbraio in Thailandia raccontano una transizione complessa e ibrida. Da un lato, il blocco conservatore del premier Anutin Charnvirakul (Bhumjaithai Party) esce rafforzato, forte di un'inedita coalizione con lo storico rivale Pheu Thai (267 seggi su 500). Dall'altro, il popolo thailandese ha detto "sì" con il 62,8% alla richiesta di una nuova Costituzione, lanciando un chiaro segnale di domanda riformista. Ne emerge un quadro in equilibrio instabile: ✅ Una maggioranza solida orientata alla stabilità - Il ridimensionamento del People's Party, principale forza progressista ⚖️ Un processo di riforma costituzionale "controllato", in più tappe e sotto la supervisione della Corte costituzionale Una "restaurazione competitiva" o l'inizio di una nuova fase? Il sistema thailandese sembra avviarsi verso una formula ibrida, dove convivono pragmatismo conservatore e pressione popolare per il cambiamento. #Thailandia#Politica#Elezioni#SudEstAsiatico#AnalisiPolitica https://www.marx21.it/internazionale/la-thailandia-tra-restaurazione-competitiva-e-riforma-incompiuta/

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@marx21news · Post #9847 · 01.03.2026 г., 07:39

Geopolitica e mondo multipolare: alcune riflessioni Analizzare la geopolitica senza considerare i rapporti di produzione e gli interessi economici significa fermarsi alla superficie. Oggi il mondo sta cambiando rapidamente: l’egemonia unipolare degli Stati Uniti, consolidatasi dopo il 1991, mostra crepe sempre più evidenti. La crescita della cooperazione tra Cina e Russia, lo sviluppo della Shanghai Cooperation Organisation e l’espansione dei BRICS indicano la tendenza verso un ordine multipolare. Nel frattempo, l’Unione Europea appare divisa tra subordinazione atlantica e ambizioni autonome, mentre gli Stati Uniticercano di riorientare la propria strategia globale, anche in funzione anticinese. Siamo in una fase di transizione storica: i rapporti di forza internazionali si ridefiniscono, le alleanze si trasformano e il conflitto tra modelli di sviluppo diventa sempre più evidente. Capire questa fase significa andare oltre la narrazione mediatica dominante e interrogarsi sulle radici economiche e strutturali dei processi in corso. #Geopolitica#Multipolarismo#BRICS#RelazioniInternazionali#AnalisiPolitica https://www.marx21.it/editoriali/alcune-riflessioni-di-geopolitica-editoriale/

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@marx21news · Post #10004 · 20.03.2026 г., 14:08

L’estrema destra avanza in Spagna: il laboratorio politico di Extremadura e Aragona lancia un segnale chiaro a tutta Europa. Cosa succede quando la destra tradizionale indice elezioni anticipate per liberarsi dell'ingombrante alleato? In Spagna, il Partito Popolare ci ha provato in due regioni, ma il risultato è stato l'esatto opposto: Vox non solo resiste, ma esce rafforzato dalle urne. In Estremadura, la presidente del PP ha cercato un mandato per governare da sola, ma ha ottenuto una vittoria di misura che la costringe a negoziare con un'estrema destra più forte (16,9%) e legittimata dal voto. In Aragona, la fotografia è ancora più nitida: il PP vince, ma Vox raddoppia i suoi seggi (17,8%), diventando l'ago della bilancia. La frammentazione a sinistra (con Podemos fuori dal parlamento) apre una voragine che l'estrema destra ha riempito immediatamente. L'analisi che ho letto su Antidiplomatico pone una domanda cruciale: siamo di fronte a un meccanismo che si autoalimenta? Il PP sembra intrappolato: per governare ha bisogno di Vox, ma più governa con loro (o sotto la loro minaccia), più Vox diventa credibile e può dettare l'agenda su immigrazione, identità e guerra culturale. L'unico argine, in questo scenario, sembra arrivare da una sinistra unita. In Estremadura, la coalizione "Unidas por Extremadura" ha superato il 10% erodendo consensi al PSOE e proponendo un'alternativa chiara. In Aragona, la frammentazione ha spazzato via la sinistra radicale. La lezione per tutti noi? La "normalizzazione" dell'estrema destra non avviene solo quando vince, ma anche quando diventa indispensabile per governare. L'argine non è solo istituzionale, ma culturale e sociale. E senza un'alternativa politica unita e credibile, il voto di protesta e la delusione finiscono per ingrossare le fila di chi vuole distruggere i diritti conquistati. Che ne pensate? Il modello spagnolo è un campanello d'allarme anche per l'Italia e l'Europa? https://www.marx21.it/internazionale/spagna-lavanzata-dellestrema-destra-vox-cresce-dallextremadura-allaragona/ #Spagna#Vox#EstremaDestra#Politica#Europa#AnalisiPolitica

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@marx21news · Post #10126 · 07.04.2026 г., 06:42

Post-referendum: il campo è largo, ma vuoto di protagonisti. Ugo Boghetta smonta i facili entusiasmi. I numeri parlano chiaro: il "Sì" non è una vittoria del centrosinistra, che ha perso 3 milioni di voti rispetto al 2022. Il "No" resiste, ma anche il centrodestra è in difficoltà, con alle spalle due bocciature pesanti (Autonomia differenziata e riforma della magistratura). La vera fotografia? Due debolezze strutturali a confronto. Un elettorato frammentato, milioni di cittadini orfani di proposte convincenti, illusi e disillusi da entrambi i lati. Che vinca l'uno o l'altro, cambieranno gli attori, non la commedia. L'unica vera alternativa sarebbe una posizione antiliberista, costituzionale e fuori dagli organismi internazionali, per neutralità e indipendenza. Ma il campo è deserto. Ci siamo solo noi, in attesa di un soggetto politico che non c'è. #Referendum#AnalisiPolitica#Sinistra#Destra#UgoBoghetta https://www.marx21.it/italia/post-referendum-quo-vadis/

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@marx21news · Post #9820 · 27.02.2026 г., 14:05

Bangladesh: quando la "rivoluzione" consegna il Paese alla destra. A febbraio, Bangladesh ha votato. I media occidentali parlano di "ritorno alla democrazia" dopo la caduta di Sheikh Hasina. Ma la realtà è più complessa e preoccupante. Il risultato? Il partito nazionalista di destra (BNP) torna al governo con una maggioranza schiacciante, mentre la storica Lega Awami viene messa fuori legge. Una bella "democratizzazione". La spinta dei giovani che hanno riempito le piazze nel 2024 si è tradotta in soli 6 seggi, e il nuovo esecutivo co-opta due figure del movimento solo per dare una patina di legittimità. Nel frattempo, con un referendum, si cancellano secolarismo e socialismo dalla Costituzione, aprendo spazi ai conservatori religiosi. Il sospetto è che sotto la maschera della "lotta all'autocrate" si nasconda una normalizzazione autoritaria con segno opposto, in un Paese troppo strategico (Oceano Indiano, Cina, India, USA) per essere lasciato davvero al suo destino. Non si tratta di difendere Hasina, ma di guardare con lucidità a chi vince e chi perde in queste "transizioni". #Bangladesh#Geopolitica#Democrazia#AnalisiPolitica#Hasina#Rivoluzione https://www.marx21.it/internazionale/il-bangladesh-dopo-la-caduta-di-hasina-quando-la-rivoluzione-consegna-lo-stato-alla-destra/

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@marx21news · Post #9782 · 23.02.2026 г., 07:39

Giappone: la vittoria storica della destra di Takaichi preoccupa l'Estremo Oriente Il Giappone ha appena vissuto un terremoto politico. Le elezioni anticipate dell'8 febbraio hanno consegnato al PLD della premier Sanae Takaichi una maggioranza bulgara (vicina ai due terzi del parlamento), spazzando via un'opposizione centrista fragile e divisa. Una vittoria che va oltre i numeri: secondo l'analisi di Giulio Chinappi, Takaichi incarna l'ala più nazional-conservatrice del partito, con una ricetta vincente fatta di promesse economiche semplici (costo della vita, salari) e una forte retorica identitaria e securitaria. ⚖️ Ma il nodo cruciale è ora nelle mani della nuova super-maggioranza: la revisione della Costituzione pacifista. L'articolo sottolinea il rischio concreto di un’accelerazione verso un riarmo più offensivo, che trasformerebbe il Giappone in una potenza militare a tutto tondo. Ed è qui che si accendono i riflettori internazionali. La Cina ha già reagito con una nota formale ma inequivocabile, ricordando a Tokyo il peso storico del militarismo e chiedendo chiarezza sulla via dello sviluppo pacifico. Taiwan, memoria storica e alleanze militari diventano così un unico, grande campo di tensione. Non mancano le crepe interne: persino l'ex premier Ishiba (una voce autorevole del PLD) avverte che la vittoria non è un "assegno in bianco". L'opposizione, come il Partito Comunista Giapponese, prova a contrastare la deriva, difendendo le condizioni materiali dei cittadini e il pluralismo. Il punto interrogativo finale: il Giappone ascolterà la domanda di "protezione materiale e futuro" dei suoi cittadini, o la nuova leadership userà questo consenso per innescare una nuova, pericolosa stagione di instabilità regionale? #Giappone#Politica#EstremoOriente#Geopolitica#Sicurezza#Democrazia#AnalisiPolitica#Takaichi https://www.marx21.it/internazionale/la-svolta-a-destra-del-giappone-potrebbe-destabilizzare-lintero-estremo-oriente/

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@marx21news · Post #9754 · 17.02.2026 г., 07:48

Guerra, imperi e democrazia: qual è il compito dei comunisti oggi? Il conflitto in Ucraina non è solo una guerra regionale, ma un terremoto che sta ridefinendo gli equilibri globali. Marco Pondrelli ci invita a una riflessione lucida e necessaria sul ruolo che le forze comuniste e democratiche devono giocare in questa fase storica. L’analisi parte da un presupposto chiaro: per capire la guerra, dobbiamo capire gli obiettivi strategici degli attori in campo. Chi cerca cosa? La Russia, al di là della narrazione semplificata, persegue un obiettivo strategico preciso e razionale: impedire che l’Ucraina entri nella NATO. Non è (solo) una questione territoriale, ma di sicurezza nazionale e di mantenimento della neutralità di Kiev, sancita dagli accordi del '94. Gli Stati Uniti, dall'altra parte, hanno un disegno altrettanto chiaro e costante nella loro storia: impedire la nascita di un asse forte tra la Russia e l'Europa, in particolare con la Germania. L'obiettivo è spezzare quel rapporto commerciale e politico (pensiamo al sogno del North Stream) che all'inizio degli anni 2000 sembrava poter saldare un ponte euroasiatico. E l'Europa? Qui sta il nodo dolente. L'Unione Europea non ha una strategia, se non quella di seguire gli USA. Di fatto, come scrive Pondrelli, "una guerra contro l’Europa è stata combattuta dagli stessi europei". Il risultato? Capitali e industrie in fuga verso gli Stati Uniti e un continente che paga il conto di una guerra di cui non è protagonista. Le conseguenze che tocchiamo con mano Lo schema è antico quanto il mondo: "guerra all'esterno e austerità all'interno". Per prepararsi al conflitto (che gli USA vedono soprattutto come contenimento della Cina), l'Europa chiede sacrifici. Tradotto: meno spesa per il welfare, più soldi per il riarmo. Ma c'è un problema: in Italia e in Europa non c'è una reale percezione di una minaccia russa o cinese. Come si fa a imporre politiche così impopolari? L’unica via, avverte l'articolo, è la restrizione degli spazi democratici. Venuta meno la capacità di convincere (egemonia), si ricorre alla forza, dentro e fuori i confini. ✊ Allora, che fare? Il compito dei comunisti oggi Di fronte a questo scenario, la ricetta di Pondrelli non si rifugia in facili illusioni, ma propone un lavoro concreto su due piani: 1. Guerra di posizione e alleanze. L'obiettivo non è il governo nel breve termine, ma la riconquista di spazi democratici. Dobbiamo costruire "casematte", punti d'appoggio, creando convergenze con tutte le forze politiche e sociali (anche democratiche e progressiste) che vogliono difendere la democrazia dallo svuotamento in corso. 2. Il ritorno al radicamento sociale. Oggi manca un partito comunista radicato nella classe lavoratrice. Da dove ripartire? L'articolo indica un settore strategico: la logistica. Come gli operai della metalmeccanica negli anni '60 e '70, oggi i lavoratori della logistica (portuali, magazzinieri, rider) sono il ganglio vitale dell'economia. Dare rappresentanza politica, non solo sindacale, a queste nuove lotte potrebbe essere la chiave per ricostruire un movimento forte e credibile. ? Un'analisi che invita a guardare oltre la cronaca, a cercare le radici profonde dei fenomeni e a chiedersi: come si costruisce un'alternativa in un'epoca di crisi e di conflitti? Cosa ne pensate? Vi invito a leggere e a confrontarvi. #Guerra#Ucraina#Politica#Comunisti#Europa#Geopolitica#LotteSociali#Democrazia#AnalisiPolitica https://www.marx21.it/associazione/guerra-imperi-e-democrazia-il-compito-dei-comunisti-nelleuropa-in-guerra/

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@marx21news · Post #9865 · 03.03.2026 г., 14:23

Paesi Bassi: nasce il governo Jetten, ma è già instabilità. Ecco cosa c'è da sapere. Dopo 117 giorni di trattative, l'Olanda ha un nuovo esecutivo guidato da Rob Jetten (D66). Ma è un governo di minoranza, con soli 66 seggi su 150, e la sua stabilità è tutta da dimostrare. ⚖️ Ecco i punti chiave della nuova situazione politica olandese: La nuova coalizione: D66, VVD (liberali) e CDA (democristiani) hanno dato vita a un governo centrista, europeista e atlantista. Jetten diventa il premier più giovane della storia del Paese. L'estrema destra arretra? Il PVV di Geert Wilders ha ottenuto gli stessi seggi di D66 (26), ma è stato escluso dal governo. Tuttavia, la sua ombra resta. ⚠️ Fragilità strutturale: Con solo 66 deputati, il governo dovrà cercare alleanze volta per volta in Parlamento, rendendo l'esecutivo intrinsecamente instabile e dipendente dai voti dell'opposizione. Le contestazioni: La sinistra (in particolare GL-PvdA e SP) attacca duramente l'agenda del governo, definita "socialmente regressiva". I nodi caldi sono: Aumento della spesa militare verso il 3,5% del PIL (richiesto dalla NATO). Tagli al welfare, alla sanità e ai sussidi. Innalzamento dell'età pensionabile. La posizione delle opposizioni: GL-PvdA (Jesse Klaver) si dice disponibile a negoziare, ma solo per una svolta "più sociale e verde". SP punta a mobilitare il conflitto sociale contro le misure del governo. Il NCPN (comunisti) rifiuta la logica parlamentare e denuncia il legame tra riarmo e sacrifici sociali, puntando sull'organizzazione dal basso. In sintesi: Il governo Jetten rappresenta una battuta d'arresto per l'estrema destra, ma la sua agenda centrista, basata su rigore di bilancio e riarmo, rischia di acuire le tensioni sociali e di non risolvere la crisi di governabilità. Una stabilità solo apparente, in un contesto di crescente polarizzazione. Cosa ne pensi di questa nuova fase politica nei Paesi Bassi? Credi che il governo riuscirà a tenere? Lasciaci un commento! #PaesiBassi#Olanda#GovernoJetten#Politica#Europa#NATO#Welfare#CrisiPolitica#GeertWilders#D66#AnalisiPolitica https://www.marx21.it/internazionale/paesi-bassi-il-governo-jetten-nasce-in-minoranza-e-nellinstabilita-strutturale/