Marx21.it@marx21news · Post #9894 · 06.03.2026 г., 14:09
Il IX Congresso del Partito del Lavoro di Corea ha rieletto Kim Jong Un come Segretario Generale. La decisione, riportata oggi dall'agenzia KCNA, sottolinea la continuità politica e la leadership in vista della costruzione socialista del paese.
Durante il Congresso, Kim Jong Un è stato descritto come "il più eminente statista" e simbolo dell'unità nazionale, con riconoscimenti per i risultati ottenuti nell'ultimo quinquennio in vari settori, dall'economia alla difesa.
#CoreaDelNord#KimJongUn#PoliticaInternazionale
https://www.marx21.it/comunisti-oggi/il-ix-congresso-del-partito-del-lavoro-di-corea-rielegge-kim-jong-un-come-segretario-generale/
Marx21.it@marx21news · Post #9851 · 02.03.2026 г., 07:44
Bangladesh: storica vittoria del Partito Nazionalista
Il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP) di Tarique Rahman ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni parlamentari del 12 febbraio, conquistando 211 seggi su 300 e superando la maggioranza dei due terzi necessaria per le riforme costituzionali.
L’affluenza è stata del 60% (75 milioni di votanti), in un paese di 180 milioni di abitanti con un’età media molto giovane.
Seconda forza l’alleanza a guida islamica Bangladesh Jamaat-e-Islami con 77 seggi. Esclusa dal voto la Lega Awami dell’ex premier Sheikh Hasina (rifugiata in India), che ha definito le elezioni “illegali”.
Il nuovo governo dovrà affrontare povertà (riguarda 1/3 della popolazione), salari in crescita al 2% (1/3 del PIL), e questioni ambientali in un territorio grande come 2/3 dell’Italia.
Sullo sfondo, le pressioni di Trump per collaborazione “a tutela degli interessi USA nell’Indo-Pacifico”, mentre resta da vedere l’orientamento del nuovo esecutivo verso Cina e Russia, con cui Hasina aveva rafforzato i legami.
#Bangladesh#Elezioni#PoliticaInternazionale#Asia
https://www.marx21.it/internazionale/larga-vittoria-del-partito-nazionalista-del-bangladesh-nelle-elezioni-parlamentari/
Marx21.it@marx21news · Post #9763 · 18.02.2026 г., 16:07
Xi Jinping: auguri per l’Anno del Cavallo e avvio del XV Piano Quinquennale
Alla Grande Sala del Popolo di Pechino, il presidente Xi Jinping ha rivolto gli auguri per la Festa di Primavera ai cinesi in patria e all’estero, in occasione dell’inizio dell’Anno del Cavallo.
Nel suo intervento, Xi ha definito il 2025 un anno “straordinario”, sottolineando la resilienza dell’economia cinese e i progressi in ambito scientifico, tecnologico e della difesa. Il 2026 segna l’avvio del XV Piano Quinquennale (2026-2030) e il 105º anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese.
Il Cavallo, simbolo di forza e perseveranza nella tradizione cinese, rappresenta – secondo Xi – slancio e determinazione nel percorso della modernizzazione del Paese.
#Cina#CapodannoCinese#AnnoDelCavallo#PoliticaInternazionale
https://www.marx21.it/internazionale/gli-auguri-di-xi-jinping-per-il-capodanno-cinese-in-occasione-dellanno-del-cavallo/
Marx21.it@marx21news · Post #9612 · 22.01.2026 г., 14:03
Venezuela–Cina: sostegno diplomatico dopo il raid USA
La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha incontrato l’ambasciatore cinese Lan Hu, ringraziando Pechino per la ferma condanna dell’azione militare statunitense e del sequestro del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie.
Per il secondo giorno consecutivo, anche il ministro degli Esteri Yván Gil ha espresso pubblicamente la gratitudine del governo venezuelano alla Cina, lodandone la posizione a difesa della sovranità nazionale, del diritto internazionale e contro l’uso strumentale dei diritti umani come pretesto per interferenze esterne.
Pechino, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning, ha ribadito il proprio sostegno a Caracas e l’opposizione a ogni ingerenza negli affari interni di Stati sovrani, riaffermando l’impegno per il multilateralismo e la stabilità globale.
Intanto, il Venezuela conferma la volontà di rafforzare gli accordi economici e commerciali con la Repubblica Popolare Cinese.
Fonte: Global Times, 9 gennaio 2026
#Venezuela#Cina#PoliticaInternazionale#DirittoInternazionale#Sovranità#Geopolitica#AmericaLatina
https://www.marx21.it/internazionale/la-presidente-ad-interim-del-venezuela-incontra-lambasciatore-cinese-il-ministro-degli-esteri-venezuelano-ringrazia-la-cina/
Marx21.it@marx21news · Post #9698 · 05.02.2026 г., 14:13
Un momento cruciale per il futuro del Vietnam!
Si è aperto ad Hanoi il XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista del Vietnam, un evento decisivo che traccia la rotta del paese verso due traguardi storici: il centenario della fondazione del Partito nel 2030 e il centenario della Repubblica nel 2045.
L’obiettivo è ambizioso e chiaro: trasformare il Vietnam in una nazione sviluppata ad alto reddito entro il 2045. Per farlo, la leadership punta su:
✅ Crescita economica a doppia cifra (PIL +10% medio annuo 2026-2030)
✅ Transizione verso un’economia della conoscenza, digitale, verde e circolare
✅ Maggiore autonomia strategica e integrazione internazionale pragmatica
✅ Sviluppo “centrato sulle persone”, con stabilità sociale come capitale strategico
Il Congresso sottolinea come la disciplina e la coesione siano la base per accelerare riforme e innovazione, colmando il divario tra pianificazione e implementazione concreta.
Un percorso di crescita che unisce memoria storica, ambizione di sviluppo e attenzione al sociale, puntando a fare del Vietnam un protagonista della propria modernità.
#Vietnam#XIVCongress#Sviluppo #2030 #2045 #Economia#Innovazione#PoliticaInternazionale
https://www.marx21.it/comunisti-oggi/il-xiv-congresso-nazionale-del-partito-comunista-del-vietnam-e-la-rotta-verso-i-centenari-del-2030-e-del-2045/
https://x.com/SavinoBalzano/status/1895788203753259171?t=79HTpb74u2v0ae7-1RlI5A&s=19
L’ultimo capitolo, l’inevitabile epilogo di una farsa durata tre anni. Per tutto questo tempo ci avete raccontato che un guitto potesse trasformarsi nel nuovo #Churchill, che fosse capace di una nuova #Dunkirk. Alla fine, il poveraccio deve aver finito per crederci davvero.
E così, un bel giorno, ha deciso di recarsi a #Washington, nello Studio Ovale, per sfidare in mondovisione il Presidente degli Stati Uniti d’America.
Un personaggio che ballava su tacchi a spillo e suonava il pianoforte con il pene poteva anche diventare Capo di Stato. Può succedere, mai dire mai e mai porre limiti alla provvidenza. Ma pensare che lo stesso personaggio possa prendere a pesci in faccia l’uomo più potente del mondo è forse un po’ troppo.
Piaccia o meno, il Presidente #USA resta la figura più potente del globo, indipendentemente dal cognome che porta. Era vero quando alla #CasaBianca c’era un tizio in preda alla demenza chiamato #Biden, lo è ancora di più oggi che a guidarla è #DonaldTrump.
A differenza di molti altri, non ho provato alcun godimento, solo una gran pena. Pena per l’uomo, il più umiliato della storia, e per tutti quei ciarlatani che ancora oggi insistono a raccontarlo come un eroe, e non solo dalle colonne di qualche foglietto da strapazzo…
Provo pena, però, principalmente per un Paese, l'Ucraina: martoriata e devastata, meriterebbe la pace e una guida decente.
La verità è una e una soltanto: #Zelensky era e resta un pupo, oggi una scialba marionetta in cerca di un nuovo master of puppets. Soprattutto ora, che il suo precedente burattinaio ha lasciato la scena.
Le cose però si fanno complicate, per lui e per noi.
Lui, che da utile diventa inutile idiota. Noi, incastrati in un continente guidato da burocrati senza popoli, che si riempiono la bocca con la parola “democrazia” mentre impongono la guerra da bravi despoti.
E, a proposito di libertà e democrazia, si veda sotto la voce "Romania".
#Geopolitica#USA#Ucraina#Zelensky#Biden#Trump#PoliticaInternazionale#Europa#CasaBianca#Washington#Democrazia#Libertà
Marx21.it@marx21news · Post #9662 · 30.01.2026 г., 06:45
La Polonia e l'Occidente: una minaccia antica in veste nuova?
Un interessante e acceso dibattito politico sta scuotendo la Polonia, e va al cuore della sua identità e sovranità nazionali.
Il Presidente dell'Istituto della Memoria Nazionale, Karol Nawrocki, nel commemorare l'insurrezione che un secolo fa difese i confini occidentali della Polonia, ha lanciato un monito: "dobbiamo fare tutto il possibile per assicurare che la Polonia rimanga Polonia", riferendosi alle minacce provenienti da ovest.
Il Primo Ministro Donald Tusk ha replicato duramente, accusando Nawrocki e il blocco conservatore di vedere l'Occidente come "la minaccia principale" in un pericoloso scontro tra "Est o Ovest".
Ma di cosa parla esattamente Nawrocki? Non di carri armati alle frontiere, ma di una forma più sottile e moderna di pressione. Nel suo discorso (purtroppo ignorato da molti media) ha delineato una precisa visione di riforma dell'UE, contestando ciò che molti nella destra polacca percepiscono come un'egemonia tedesca all'interno del blocco.
La tesi è questa: la minaccia storica della Germania all'identità polacca (come durante la Kulturkampf imperiale) non è scomparsa, ma si è trasformata. Oggi non si manifesta con invasioni militari, ma attraverso quella che viene definita "guerra ibrida" condotta via UE: pressioni politiche ed economiche, tentativi di erodere la sovranità nazionale e, secondo questa visione, politiche migratorie che minaccerebbero il tessuto culturale del paese. L'obiettivo finale? Ridurre la Polonia a uno stato vassallo postmoderno.
Nawrocki, in risposta a Tusk, ha anche sollevato il fantasma dei suoi passati legami con Putin, aggiungendo un ulteriore strato di complessità e accuse reciproche di "servilismo" verso potenze straniere.
Cosa ne pensate?
È una visione lungimirante di difesa della sovranità nazionale in un mondo globalizzato, o una retorica pericolosa che rischia di isolare la Polonia dai suoi alleati occidentali?
La vera battaglia per l'identità polacca si combatte oggi a Bruxelles?
#Polonia#UE#Sovranità#Germania#Tusk#Nawrocki#PoliticaInternazionale#Europa#IdentitàNazionale
https://www.marx21.it/internazionale/nawrocki-ha-fatto-riferimento-alla-minaccia-non-militare-che-la-germania-rappresenta-per-la-polonia/
Marx21.it@marx21news · Post #9682 · 03.02.2026 г., 14:02
Le elezioni in Myanmar tra guerra civile e la ricerca di una nuova legittimità
Il Myanmar ha appena concluso un’insolita tornata elettorale a tre fasi (28 dicembre, 11 gennaio, 25 gennaio), in un contesto di guerra civile e di controllo territoriale fortemente frammentato. I risultati confermano la schiacciante vittoria dell’USDP, il partito vicino ai militari, che ha conquistato la maggioranza dei seggi in entrambe le camere.
Perché un voto a fasi?
La scelta di diluire le operazioni di voto in tre date risponde principalmente a esigenze di sicurezza e logistica. In molte zone del Paese, specialmente quelle interessate dai conflitti tra l’esercito e gruppi armati di resistenza, organizzare seggi, trasportare schede e garantire protezione al personale sarebbe stato quasi impossibile in un’unica giornata nazionale.
Una vittoria preannunciata
L’USDP, con il leader Khin Yi, si è aggiudicato finora 232 seggi su 263 nella camera bassa e 109 su 157 in quella alta, numeri che – sommati alla quota fissa di seggi riservata dalla Costituzione ai militari – rendono di fatto il quadro politico immutato nella sostanza.
Criticità e partecipazione
La partecipazione si è attestata intorno al 55%, inferiore rispetto al passato. In molte aree il voto è stato annullato o non si è tenuto a causa dei combattimenti. Osservatori internazionali sottolineano l’assenza di un’opposizione significativa, il clima di coercizione e l’impossibilità di uno svolgimento veramente universale.
Cosa significano queste elezioni?
Più che una competizione aperta, il voto appare come uno strumento di gestione della crisi: un tentativo da parte delle autorità militari di dare una parvenza di normalizzazione istituzionale, aprendo la strada – formalmente – a un nuovo governo “civile” entro aprile.
Tuttavia, senza un reale allargamento dell’inclusività politica, senza garanzie di sicurezza per i civili e senza canali di dialogo con le forze sociali ed etniche oggi marginalizzate, sarà difficile immaginare una stabilizzazione duratura.
Il Myanmar resta un Paese lacerato, dove la ricostruzione materiale e il coinvolgimento costruttivo della regione (a partire dall’ASEAN) potrebbero essere fattori chiave per una futura, sperata, pacificazione.
#Myanmar#Elezioni#USDP#GuerraCivile#ASEAN#PoliticaInternazionale
https://www.marx21.it/internazionale/le-elezioni-in-myanmar-tra-instabilita-interna-e-ricerca-di-legittimita/
Marx21.it@marx21news · Post #9522 · 09.01.2026 г., 14:05
Guinea: Doumbouya, sovranità economica e doppio standard occidentale
Con l’86,7% dei voti e un’affluenza vicina all’81%, Mamady Doumbouya ha trasformato la transizione post-golpe in una vera investitura elettorale.
Eppure, per gran parte della stampa occidentale, la lente resta una sola: “deriva autoritaria”.
Il punto rimosso dal dibattito è un altro: la rinegoziazione dei rapporti economici e minerari, dal progetto Simandou al controllo statale sulle risorse. È qui che la Guinea diventa “scomoda”.
Il confronto con la Costa d’Avorio è illuminante: lì affluenza al 35%, competizione limitata, ma narrazione di “stabilità” perché il modello resta pienamente pro-mercato.
A Conakry, invece, quando si toccano le rendite neocoloniali, scatta l’allarme.
La questione non è idealizzare Doumbouya, ma chiedersi:
perché la democrazia diventa un problema solo quando si mette in discussione l’ordine economico globale?
La Guinea oggi pone una domanda centrale all’Occidente: forma democratica o contenuto anticoloniale?
E forse non accetta più che le due cose siano separate.
Articolo di Giulio Chinappi
#Guinea#AfricaOccidentale#Sovranità#Neocolonialismo#DoppioStandard#PoliticaInternazionale
https://www.marx21.it/internazionale/guinea-la-vittoria-di-doumbouya-tra-sovranita-economica-e-doppio-standard-occidentale/
Marx21.it@marx21news · Post #9514 · 08.01.2026 г., 15:50
Malvinas: quando il silenzio diventa resa
Mentre il Regno Unito rafforza le basi militari nelle Malvinas e avanza lo sfruttamento petrolifero del giacimento Sea Lion (centinaia di milioni di barili, miliardi di dollari), il governo argentino di Javier Milei resta in silenzio. Un silenzio che pesa come una rinuncia.
Compagnie britanniche e israeliane si preparano a trasformare un territorio conteso in una piattaforma energetica strategica, mentre Londra consolida la propria presenza militare e rilancia la retorica dell’“autodeterminazione” dei coloni. Intanto Buenos Aires taglia risorse, evita lo scontro diplomatico e usa un linguaggio ambiguo che indebolisce la storica posizione argentina.
Non a caso Cristina Fernández de Kirchner, il Partido Justicialista e i veterani delle Malvinas parlano apertamente di smantellamento della politica di Stato e di resa diplomatica. Accettare la narrazione britannica, tacere sul saccheggio delle risorse, rinunciare all’iniziativa internazionale significa lasciare che l’occupazione diventi un “fatto compiuto”.
Le Malvinas non sono solo memoria o simbolo: sono sovranità, risorse, Atlantico del Sud e Antartide.
E in un conflitto coloniale, il silenzio non è neutralità: è spazio regalato all’occupante.
マ⛽⚓
#MalvinasArgentine#Sovranità#AtlanticoDelSud#NoAllaResa#Colonialismo#PoliticaInternazionale
https://www.marx21.it/internazionale/malvinas-sotto-assedio-petrolio-basi-militari-e-resa-diplomatica-del-governo-milei/
Marx21.it@marx21news · Post #9622 · 23.01.2026 г., 13:04
Benin: elezioni senza opposizione, il volto nascosto della “stabilità” di Talon
Le elezioni legislative dell’11 gennaio in Benin hanno consegnato tutti i 109 seggi dell’Assemblea nazionale ai partiti del presidente Patrice Talon. L’opposizione, nonostante il 16% dei voti, resta senza rappresentanza parlamentare. Come è possibile?
⚠️ Una legge elettorale che esclude
Per ottenere seggi, un partito deve superare una soglia del 20% in tutte le circoscrizioni – una barriera quasi insormontabile per l’opposizione, penalizzata a livello organizzativo e mediatico. Risultato: oltre un elettore su sei non ha voce in Parlamento. La partecipazione, intanto, cala al 36,7%.
Sicurezza e influenza occidentale
Dopo il tentato golpe del dicembre scorso, il governo ha accentuato la retorica securitaria. Francia e Stati Uniti rafforzano la loro presenza nel Paese, definito un “partner di sicurezza emergente” per contenere l’instabilità del Sahel e limitare l’influenza russa. La cooperazione internazionale si traduce in un sostegno politico e militare che consolida il regime.
Declino democratico
Secondo analisti internazionali, il Benin vive un “arretramento democratico”: restrizioni alla libertà di stampa e di assemblea, opposizione marginalizzata. In più, una riforma costituzionale approvata nel 2025 estende i mandati da 5 a 7 anni e introduce un Senato con poteri di controllo – un ulteriore meccanismo per garantire continuità al blocco di potere.
Cosa ci aspetta?
Le legislative anticipano le presidenziali dell’aprile 2026. Talon non potrà ricandidarsi, ma il suo delfino, il ministro delle Finanze Romuald Wadagni, è già indicato come favorito. Si prospetta un cambio di facciata, non di sostanza.
La “stabilità” promessa dal governo sembra sempre più sinonimo di controllo politico, dipendenza esterna e silenzio forzato dell’opposizione. Un modello che rischia di svuotare la democrazia beninese.
#Benin#Africa#Democrazia#Elezioni#PatriceTalon#Neocolonialismo#PoliticaInternazionale
https://www.marx21.it/internazionale/benin-il-volto-neocoloniale-della-stabilita-talonista/
Marx21.it@marx21news · Post #9440 · 24.12.2025 г., 07:14
Tonga, nuovo Primo Ministro e continuità nei rapporti con la Cina
Dopo le elezioni del 20 novembre, Tonga entra in una nuova fase politica con la nomina di Fatafehi Fakafānua a Primo Ministro. Per la prima volta dal 2010, un esponente della nobiltà guida il governo, riaprendo il dibattito sul ruolo della monarchia, sull’equilibrio istituzionale e sul futuro della democratizzazione nel piccolo arcipelago del Pacifico.
Sul piano internazionale, una cosa appare chiara: la Cina resta un partner centrale. Dalla visita di Stato di re Tupou VI a Pechino agli accordi economici e di cooperazione, fino alla gestione del debito e alla diplomazia simbolica, il rapporto sino-tongano si conferma un asse strategico, pur tra opportunità e vincoli.
La sfida per il nuovo governo sarà doppia: rispondere alle esigenze sociali interne (costo della vita, servizi, sviluppo) e mantenere un equilibrio credibile tra i grandi attori regionali, senza dipendenze eccessive.
Un’analisi su politica interna, diplomazia e geostrategia nel Pacifico.
✍️ di Giulio Chinappi
#Tonga#Pacifico#Cina#PoliticaInternazionale#Geopolitica#Monarchie#AsiaPacifico
https://www.marx21.it/internazionale/tonga-fatafehi-fakafanua-nuovo-primo-ministro-per-continuare-il-partenariato-con-la-cina/