Quando la gara finisce, Francesca Lollobrigida non cerca le telecamere. Cerca Tommaso. Corre verso di lui, lo stringe, e in quell’abbraccio c’è più verità che in qualsiasi medaglia. È il gesto semplice di una madre che ritrova il senso di tutto.
Accanto c’è il marito, Matteo Angeletti, compagno di vita e di allenamenti, presenza silenziosa che ha condiviso sacrifici, paure e disciplina. Non c’è impresa senza una famiglia che regge: una casa che aspetta, che sostiene, che non molla quando la fatica pesa.
Quell’oro non nasce dal culto dell’io. Nasce da legami forti, da amore quotidiano, da una normalità che resiste. E per questo vale di più: perché la vittoria vera è quella che puoi riportare tra le braccia di chi ami.
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“Rispettare la tregua olimpica in un mondo assetato di #pace. L’aggressività, la violenza e la guerra sono sempre una sconfitta per l’umanità”. Lo ribadisce Papa #LeoneXIV nella lettera intitolata “La vita in abbondanza” sul valore dello sport e diffusa in occasione dell'inizio delle #Olimpiadi di #MilanoCortina e dei Giochi Paralimpici che si svolgeranno, nelle stesse località.
Nella lettera il Pontefice rilancia lo strumento della tregua olimpica come veicolo di pace: "La tregua olimpica è stata riproposta in tempi recenti dal Comitato olimpico internazionale e dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In un mondo assetato di pace, abbiamo bisogno di strumenti che pongano fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto”.
“Incoraggio vivamente tutte le nazioni, in occasione dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, a riscoprire e a rispettare questo strumento di speranza che è la tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato”, l’appello del Papa. Nell’antica Grecia, scrive il Pontefice, la tregua olimpica “era un accordo volto a sospendere le ostilità prima, durante e dopo i Giochi Olimpici, affinché atleti e spettatori potessero viaggiare liberamente e le competizioni svolgersi senza interruzioni”.
La guerra, al contrario, “nasce da una radicalizzazione del disaccordo e dal rifiuto di cooperare gli uni con gli altri”: “L’avversario è allora considerato un nemico mortale, da isolare e possibilmente da eliminare. Le tragiche evidenze di questa cultura di morte sono sotto i nostri occhi – vite spezzate, sogni infranti, traumi dei sopravvissuti, città distrutte – come se la convivenza umana fosse superficialmente ridotta allo scenario di un videogioco”.
In questi giorni, alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, un giovane lavoratore ha perso il lavoro per aver pronunciato due parole: “Free Palestine”.
Viviamo in un mondo dove un semplice richiamo alla libertà di un popolo stremato da bombardamenti e privazioni è diventato motivo di licenziamento dal proprio impiego.
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Papa #LeoneXIV riceverà in udienza, giovedì 9 aprile, alle ore 11.30, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, in Vaticano, alcuni sportivi italiani, rappresentanti di tutti coloro che hanno partecipato alle #Olimpiadi e alle #Paralimpiadi invernali di #MilanoCortina, per mettere in risalto i successi degli atleti, la cui passione e le cui capacità hanno arricchito così tanto le nostre vite.
Proprio nel giorno di apertura dei Giochi, il 6 febbraio scorso, il Santo Padre ha firmato la Lettera “La vita in abbondanza” sul valore dello sport. A coordinare l’iniziativa dell’Udienza è il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, con il coinvolgimento di Athletica Vaticana, in collaborazione con il Comitato Nazionale Olimpico Italiano (Coni) e il Comitato Italiano Paralimpico (Cip) Significativamente, durante l’Udienza sarà presente in sala la “Croce degli Sportivi” che, per tutta la durata dei Giochi, è stata collocata nella basilica di San Babila a Milano.
Alcuni atleti si recheranno poi al Dispensario Pediatrico “Santa Marta”, sempre in Vaticano, per incontrare alcune famiglie in situazioni di povertà e fragilità.
https://x.com/SavinoBalzano/status/1817474326045598026?t=jTICLdwCTC2vI3XGn_EwrA&s=19
Qualche giorno fa ho letto questo tweet e lo vorrei commentare con voi: un "ragionamento" (virgolette davvero imprescindibili), indegno per chiunque faccia "politica" (queste virgolette forse lo sono ancora di più).
L'autore è tale @marattin, quello che "argomenta", come Renzi (pare non si amino più come un tempo), che la sanità pubblica italiana non avrebbe subito alcun taglio, basandosi sul finanziamento nominale, in termini assoluti. Come a dire che un operaio che guadagnava, cifra a caso, 500 mila lire nell'80 e percepisse oggi il controvalore in euro (circa 250 euro) non abbia perso un centesimo. Un genio, direi, giusto? In questo caso a guadagnarci sarebbe ovviamente la multinazionale che paga quei 250 euro, ma è solo una coincidenza. Non vi pare?
Bene due giorni fa #Marattin dal nervoso si rosicchiava le unghie delle mani e dei piedi: le #Olimpiadi avrebbero dovuto essere a #Roma e non a #Parigi.
Io pure non avrei perso l'occasione di celebrarle a Roma, ma il ragionamento di Marattin è spaziale: la colpa è della politica che ha lasciato decidere a meccanici e fruttivendoli (nello specifico a quelli di @ale_dibattista).
Per carità, precisa Marattin, non ce l'ha con loro: sono preziosi e gli vendono la frutta, oltre a riparargli l'automobile. Ma, continua, cosa c'entra con loro la politica? Si occupino di marmitte e peperoni: alla politica ci pensino i #Marattin.
Un ragionamento spregevolmente classista, privo di basilari consapevolezze di cultura politica.
Perché mai fruttivendoli e meccanici non dovrebbero poter influenzare la politica rispetto a decisioni che incidono sulla loro vita e su quella dei loro figli? Perché non dovrebbero essere ascoltati?
La politica (quella senza virgolette) è esattamente l'opposto: coinvolgimento del popolo, ascolto costante e continuo, empatia, simil-patia.
Il paradosso è che oggi chi prova ad ascoltare la gente viene condannato e tacciato di populismo (per me un complimento).
Cosa avrebbe risposto Marattin ai cafoni di Di Vittorio? Che la politica non era cosa loro, per quanto preziosi nel procurargli dei pomodori?
Poi, per carità, in un passaggio furbescamente Marattin parla della finanza: come se il fruttivendolo e il banchiere avessero gli stessi mezzi per incidere. Risibile.
E se a fruttivendoli e meccanici è bene impedire di assumere direttamente decisioni politiche, allora è opportuno riscrivere il terzo comma dell'articolo 75 della Costituzione: "Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini [eccezion fatta per fruttivendoli e meccanici] chiamati ad eleggere la Camera dei deputati".
Non è una banale presa in giro. Sia chiaro, questa è gente che andrebbe sotterrata di risate, meriterebbero 10, 100, 1000 pernacchie di Eduardo in stile Oro di Napoli, ma poi basta. Poi bisogna capire che la loro "cultura politica", fatta di anomica assenza della stessa, è la negazione della politica. Loro sono la vera anti-politica!
Per quanto mitizzato dagli stessi patrizi di cui faceva parte, Lucio Quinzio Cincinnato resta un grande esempio: consolole e due volte dittatore, salvò Roma repubblicana per poi tornare ai campi dai quali proveniva.
Ecco, non ci aspettiamo che Marattin salvi la Repubblica oggi, proprio no, ma che da Cincinnato prenda comunque esempio, in qualche modo...
Ce lo ricordiamo tuti cosa è successo a Parigi: lo spettacolo olimpico si è trasformato in una sfilata di provocazioni, identità ridotte a slogan, simboli svuotati, trasgressione elevata a messaggio politico. Molto rumore, molta ideologia, poca comunità. Un’estetica che divide, che cerca lo shock invece del senso e che confonde l’inclusione con la cancellazione di ogni radice.
L’Italia, alle Olimpiadi invernali, ha scelto l’opposto. Misura, eleganza, ordine. Una cerimonia che ha parlato di bellezza, tradizione e futuro senza urlare, senza disprezzare ciò che siamo e che l'Italia stessa rappresenta. Un racconto nazionale sobrio ma fiero, dove l’individuo non schiaccia la collettività e la modernità non rinnega la storia.
In un tempo di decadenza spettacolarizzata, l’apertura italiana ha ricordato che si può essere contemporanei senza essere nichilisti. Ed è già una vittoria.
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Nel giorno in cui #Milano accoglie la Croce Olimpica degli Sportivi in vista dei Giochi di #MilanoCortina, Papa #LeoneXIV auspica che "queste giornate di sana competizione contribuiscano a costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l’accoglienza, la solidarietà e la pace”.
Le parole del Pontefice arrivano nel capoluogo lombardo tramite un telegramma, a firma del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, inviato a mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, che questa sera presiede Messa a San Babila, chiesa dove sarà custodita la Croce Olimpica per tutta la durata dei Giochi Olimpici e Paralimpici.
Il Santo Padre, salutando "quanti prendono parte alla celebrazione” “auspica" altresì che le #Olimpiadi suscitino "sentimenti di amicizia e di fraternità, rinsaldando la consapevolezza del valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana”.
“Siano giorni di festa! Sia festa per l’incontro di pace tra i popoli, sia festa per la bellezza delle gare e dei risultati, sia festa perché le Olimpiadi e le #Paralimpiadi non escludono nessuno”, le parole di mons. Delpini durante l'omelia.
“Siano giorni di profezia - prosegue l'Arcivescovo -, profezia della vocazione alla fraternità universale, profezia per la testimonianza di onestà in ogni cosa, profezia perché le Olimpiadi e le Paralimpiadi piantano nella vicenda umana eccellenza, amicizia, rispetto”.
Il presule chiede inoltre che siano “giorni di condivisione, perché la festa non dimentica le tragedie, perché le risorse non siano per i ricchi, ma per tutti, perché le Olimpiadi e le Paralimpiadi alimentano la cultura della pace”.
Dall'Arcivescovo anche il richiamo all'ascolto del corpo: "Il tuo corpo parla a chi ti incontra. Non ridurre il corpo a una macchina da sfruttare, non ridurre il corpo a un meccanismo complicato che ogni tanto deve essere aggiustato, non ridurre il corpo tuo e altrui a un oggetto da desiderare, non ridurre il corpo a una prigione di cui liberarsi, a un’apparenza di cui vergognarsi”.
“In queste settimane i Giochi saranno una specie di festival del corpo”, prosegue il presule, sottolineando che gli atleti “potranno istruire la città e tutti coloro che sanno ascoltare”. Lo #sport, per mons. Delpini, è “una scuola di ascesi, di morale, di umanità, di vita, di audacia e di fantasia”. Riferendosi alla croce degli sportivi, l’arcivescovo spiega: “Il corpo di Cristo, crocifisso per amore, è l’apertura per andare oltre e accogliere il mistero. Se volete sapere che cos’è l’amore, guardate a Gesù, adorate il corpo crocifisso e risorto”.
📸 Arcidiocesi di Milano
Orgoglio azzurro... e orgoglio cinese!
I Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 sono ufficialmente iniziati e, anche se l'Italia ci ospita, l'emozione che proviamo è tutta casalinga! ❤️
La Cina brilla sulle Alpi: con la nostra delegazione più numerosa di sempre (126 atleti!) e una maturità sportiva che commuove.
Non è solo questione di medaglie. È vedere Su Yiming leggendario anche nell'argento, è sentire il calore dei tifosi che incoraggiano Gu Ailing a "godersi la gara" sotto pressione. È lo spirito olimpico vero.
E poi, che spettacolo di innovazione! Dalla tecnologia "bullet time" che rende ogni salto un'opera d'arte, all'IA di Alibaba che abbatte le barriere linguistiche: la Cina c'è, con intelligenza e calore.
Da Pechino a Milano, un passaggio di testimone che unisce tradizione e futuro. Forza atleti, il mondo è con voi!
#MilanoCortina2026#Cina#OrgoglioCinese#SportInvernali#Olimpiadi#Innovazione#SpiritoOlimpico
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