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Source channel @lambdaexpression · Post #310 · 2月13日

by iPhone13 Pro #摄影

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Maurizio Vezzosi

@mauriziovezzosi · Post #162 · 2020/03/27 17:03

L'emergenza sanitaria prodotta dalla pandemia in corso rischia di produrre conseguenze particolarmente gravi soprattutto nei paesi sottoposti a misure unilaterali di sanzionamento economico, misure che, indirettamente, si ripercuotono in modo negativo anche sulla complicata situazione economica del nostro paese. In un momento di incertezza e di fragilità economica come questo, con la sospensione delle sanzioni che l'Italia attualmente sostiene, il paese avrebbe l'opportunità di incrementare sia la propria sicurezza energetica che quella alimentare, gettando le basi per affrontare le serie difficoltà economiche che si prospettano. Farsi interprete della sospensione delle sanzioni darebbe all'Italia una ritrovata centralità internazionale nonché una maggiore influenza diplomatica, utile nella mediazione e nella risoluzione dei conflitti che interessano i paesi attualmente sanzionati. La mia analisi per Affari Italiani #italia#coronavirus#sanzioni https://www.affaritaliani.it/economia/coronavirus-le-sanzioni-uccidono-anche-economia-italiana-662268.html

Maurizio Vezzosi

@mauriziovezzosi · Post #413 · 2022/02/02 15:22

La mancata risoluzione del conflitto ucraino appare una scelta molto più che una contingenza. La necessità del posizionamento neutrale dell'Ucraina sembra essere deliberatamente ignorata dalla coppia Londra-Washington, il cui oltranzismo appare esponenziale perfino se accostato a certe posizioni dell'attuale compagine politica ucraina: i ripetuti annunci di imminenti invasioni da parte di Mosca hanno finito per irritare persino Kiev. La mia analisi per La Fionda. https://www.lafionda.org/2022/02/02/lucraina-divide-leuropa-verso-nuove-sanzioni-antirusse/ #ucraina#mondo#europa#guerra#sanzioni#russia

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #976 · 2025/04/14 09:35

https://x.com/SavinoBalzano/status/1911714804881825817?t=zthCfyyHoKXLTA2cfCicpg&s=19 Trenta secondi sul terrorismo mediatico che abbiamo subito per il crollo delle borse negli ultimi giorni. Anche stavolta siamo stati costretti ad ascoltare le solite panzane di giornalisti e opinionisti che, a reti unificate, ci ripetevano che il calo in borsa stava bruciando miliardi su miliardi. La cosa che vorrei farvi notare è questa: quando, sotto il governo Draghi, i prezzi dei beni di prima necessità esplodevano per le tasche delle persone comuni, vi hanno trasmesso lo stesso panico? Io ricordo che si spellavano le mani per applaudire il premier in conferenza stampa. Il costo delle materie prime e dell’energia schizzava alle stelle a causa di sanzioni che avrebbero dovuto mettere in ginocchio la Russia, ma che invece mettevano ko noi. E lui, serafico, ci diceva di spegnere i climatizzatori per difendere Kiev, mentre le pecore belavano entusiaste alla sua corte. La mia domanda è semplice: questi progressisti impomatati, quelli che si battono contro l’onda nera e la destra destra, chi rappresentano davvero? La nonnina che deve pagare il doppio per un chilo di mele o i fondi d’investimento che perdono qualche spicciolo quando la borsa storna, dopo mesi e mesi di guadagni sfrenati? Fatemi sapere. #Politica#Economia#Borsa#Crisi#Draghi#Sanzioni#CostoDellaVita#Italia

RISVEGLIO

@gianlucaprocaccinireport · Post #9983 · 2025/10/02 09:23

🩸“La contromossa del Cremlino: la Russia può costare miliardi a Unicredit” L’ipotesi è sul tavolo da mesi: se l’Unione Europea decidesse di utilizzare i fondi russi congelati per sostenere la difesa e la ricostruzione dell’Ucraina, il Cremlino potrebbe reagire con un colpo simmetrico. Peskov ha definito il piano UE come "un sequestro illegale di proprietà russa, un furto". Tra le opzioni ventilate a Mosca c’è la nazionalizzazione delle controllate bancarie straniere ancora operative nel Paese. Unicredit è tra le più esposte. La banca di piazza Gae Aulenti, attraverso la sua filiale russa AO UniCredit Bank, gestisce circa 2,3 milioni di clienti retail e oltre 30.000 corporate. Un presidio costruito in trent’anni di presenza, con un attivo stimato in 7 miliardi di euro e un patrimonio netto che si aggira sui 3 miliardi. Se il Cremlino decidesse di trasformare le intenzioni dichiarate in un decreto, Unicredit vedrebbe andare in fumo l’intera piattaforma russa. Gli asset verrebbero azzerati nei conti consolidati di gruppo e la filiale verrebbe assorbita dal sistema bancario statale. Per il gruppo guidato da Andrea Orcel l’impatto sarebbe serio ma non letale. Il CET1 ratio, l’indice che misura la solidità patrimoniale, subirebbe un colpo. La banca, forte di un buffer superiore al 15%, resterebbe comunque lontana da scenari d’emergenza. Ma la perdita di capitale si tradurrebbe in meno spazio per dividendi e buyback, i due pilastri della strategia di remunerazione agli azionisti. Una presenza trentennale verrebbe spazzata via in pochi giorni, insieme alla possibilità di offrire servizi finanziari alle aziende europee ancora attive in Russia. Sul mercato azionario, la reazione sarebbe inevitabile: volatilità, pressioni sul titolo, revisione al ribasso delle stime di utile. Il rischio, per Unicredit, non è la sopravvivenza: la banca è solida e diversificata. Il rischio è piuttosto quello di una ferita geopolitica da miliardi di euro, capace di erodere capitale, ridurre il margine di manovra finanziario e chiudere definitivamente una porta orientale che, fino a ieri, sembrava ancora apribile. https://t.me/gianlucaprocaccinireport #russia#ue#eu#europa#italia#UniCreditBank#sanzioni#economy

Marx21.it

@marx21news · Post #9550 · 2026/01/13 07:52

Economia di guerra oggi – Parte XXV Le diverse tipologie di economia di guerra di Russia e Ucraina Dopo tre anni di conflitto, Russia e Ucraina hanno imboccato strade profondamente diverse nella gestione dello sforzo bellico. In questa nuova analisi esaminiamo: l’evoluzione delle spese militari 2022–2024 l’impatto sul PIL e sui bilanci statali il ruolo decisivo del finanziamento estero per Kiev la riconfigurazione dell’economia russa sotto sanzioni la sostenibilità nel breve-medio periodo dei due modelli I dati Sipri, FMI e Kiel Institute mostrano una realtà netta: ➡️ Ucraina: economia di guerra integrale, sostenuta quasi interamente da aiuti occidentali ➡️ Russia: economia di guerra parziale, finanziata in larga misura con risorse interne, nonostante sanzioni senza precedenti Crescita, inflazione, deficit, industria bellica, salari, produzione industriale europea: numeri e tendenze che aiutano a leggere il conflitto oltre la propaganda. Capire l’economia di guerra significa capire quanto e come una guerra può continuare. ✍️ Andrea Vento Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati 8 gennaio 2026 #EconomiaDiGuerra#Ucraina#Russia#Geopolitica#SpesaMilitare#Sanzioni#NATO#UE#AnalisiEconomica#Sipri#FMI https://www.marx21.it/internazionale/economia-di-guerra-oggi-parte-xxv/