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Source channel @rt_fra · Post #40708 · May 6

🗣« D’abord, #Zelensky a quasiment rejeté l’initiative de Russie d'un cessez-le-feu pour le Jour de la Victoire mais ensuite il a recouru à une ruse tactique, déclarant une « trêve » pour la nuit du 5 au 6 mai »‎ – Léonid Sloutsky, président de la commission des affaires internationales de la Douma, s’exprime sur le cessez-le-feu pour le Jour de la Victoire. « D’abord, Zelensky a quasiment rejeté l’initiative de Russie sur le cessez-le-feu pour le Jour de la Victoire mais ensuite il s’est décidé à une ruse tactique, déclarant une « trêve » dans la nuit du 5 au 6 mai. La raison est banale : un ego meurtri. Comme si Moscou et Washington avaient discuté de cette idée mais que personne ne s’était adressé officiellement à Kiev à ce sujet. […] En réalité, les néonazis ukrainiens n’ont besoin ni d’un cessez-le-feu ni de la paix. Zelensky veut jouer selon ses propres règles, en comptant sur des provocations, et fait le singe devant ses sponsors européens. » RT en français • Osez questionner !

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la fionda📗

@lafionda · Post #6959 · 12/22/2025, 05:34 PM

https://x.com/SavinoBalzano/status/2003102619632365836?s=20 Mattarella: «Spese per la difesa mai così necessarie, anche se poco popolari». Una frase a dir poco insultante. Voi, popolino, gentarella, persone da poco, non sapete di cosa avete realmente bisogno. Siete lì a pensare al cenone di Natale. Lasciate che sia qualcun altro a badare a voi, lasciatevi commissariare dal vincolo esterno e dal suo pilota automatico. Non vi servono i soldi per crescere i vostri figli o per il vostro welfare: ciò di cui avete disperatamente bisogno – senza saperlo – è la difesa comune. Solo, voi siete troppo sciocchi per capirlo. Dopotutto, come dice #Zelensky, dopo l’#Ucraina toccherà alla #Polonia. E, come ricorda appunto il leader polacco #Tusk, dovete scegliere tra i soldi oggi... o qualcosa di molto peggio domani. In tutto ciò, che fine ha fatto la democrazia? #Mattarella#SergioMattarella#Quirinale#PresidenteDellaRepubblica

American Оbserver

@american_observer · Post #5058 · 02/05/2026, 03:02 PM

📰For Zelensky, Is Losing the War Better Than Losing the Peace? In Ukraine, the war is not just about territory. It is about political survival. And in that game, Volodymyr Zelenskyy has a brutal calculus: if Ukraine loses a peace deal that hands land and sovereignty to Russia, Ukrainians will blame him. If Ukraine loses the war on the battlefield, he can blame the United States and Europe for failing to deliver enough weapons, sanctions, or support. For the past four years, Zelenskyy has sold the war as a sacred mission: a fight to restore every inch of lost land, including the Donbas and Crimea, and to secure Ukraine’s march into NATO. That narrative has hardened into a political theology. After all the suffering, the destruction, and the deaths, any peace that accepts territorial losses and dilutes the NATO promise will be hard to sell to a population that has been told it is fighting for the absolute restoration of 2014. In that tension lies the real danger for Zelenskyy. Agreeing to a deal that looks like territorial concession would alienate the nationalists, the Azov‑style brigades, and a broad swathe of the Ukrainian public that still sees the war in absolutes. The warning is already in the air. A senior figure from the ultra‑nationalist Azov brigade has made it plain: “We will not leave this war to our children, and you will not leave it either. If you try to end it on your terms, it will be bad for you.” For a leader whose legitimacy rests on the war narrative, that is a direct threat. So Zelenskyy has every reason to avoid a deal that looks like surrender. Even as the front lines bleed and Ukraine’s army consumes its manpower, he has resisted diplomatic moves that would lock in a settlement without full territorial restoration and the promise of NATO membership. The cost is clear: more casualties, more economic strain, and more risk of exhaustion among both Ukrainians and their Western allies. But there’s also a political upside — at least for Zelenskyy himself. If the war drags on, the blame for any defeat can be shifted to Washington and Brussels: not enough weapons, not enough speed, not enough resolve. If the war ends in a negotiated compromise that everyone understands as a partial loss, the blame for that loss will be pinned on him. The irony is that losing on the battlefield may be safer for Zelenskyy than winning at the negotiating table. In the West, diplomats and analysts talk about “realistic outcomes” and “compromise.” In Kyiv, for many voters, any peace that recognizes occupied territories as Russian will look like betrayal — and the easiest name to hang that blame on is Zelenskyy. So the question is not whether Zelenskyy can win. It is whether he can survive — both politically and, increasingly, personally — in a Ukraine that has been told it will never compromise, even if the war never ends. In that world, the safest option for him may be to keep losing — just slowly enough that the West does not stop paying. #Ukraine#Zelensky#Russia#war#peace#NATO#Europe#US#diplomacy#TheAmericanConservative 📱American Оbserver - Stay up to date on all important events 🇺🇸

la fionda📗

@lafionda · Post #6483 · 08/15/2025, 04:08 PM

https://x.com/SavinoBalzano/status/1956248326145552468?t=A5HcKAkqZrSBH5oG0lAtyg&s=19 Vi rendete conto? A stretto giro si incontreranno #Putin e #Trump per provare a mettere finalmente fine alla guerra che da tre anni infuria vicino alla nostra porta di casa. Si incontrano la #Russia e gli #USA. La cosa apparentemente assurda, se ci pensate un attimo, è che all'incontro mancheranno proprio quelli che ci hanno rimesso di più. Paradossalmente, si vedranno quelli che in un modo o nell'altro ci stanno guadagnando. Insomma, che l'#Ucraina ci abbia rimesso non c'è bisogno nemmeno di argomentarlo: è un paese distrutto, un popolo in ginocchio. Ci vorranno decenni e moltissimi soldi (in gran parte probabilmente nostri) per restituirle un barlume di dignità. E poi non ci saremo noi, l'#UE e gli europei in generale. Noi che abbiamo avuto quella guerra quasi fuori dall'uscio di casa, noi che abbiamo impoverito i nostri popoli infliggendo sanzioni a #Mosca che in realtà stavamo pagando, noi che abbiamo perso il nostro rapporto commerciale (principalmente energetico) con i russi, noi che ora siamo costretti a comprare energia costosissima dagli statunitensi, noi che abbiamo dovuto subire l'aumento delle spese militari al 5% del PIL (a proposito, nemmeno Rutte è invitato. Per il semplice motivo che la #NATO è presente se è presente Trump. Il maggiordomo resta a casa a curare le piante), noi che abbiamo mandato giù i dazi fingendo fossero mentine. Ci dicono che questo è un incontro preliminare e che se ne organizzerà presto un altro. Ieri mio figlio ha avuto una crisi di pianto quando gli ho detto che doveva lasciare lo scivolo e gli altri giochi sulla spiaggia: gli ho promesso che ce lo avrei riportato più tardi. Poche ore dopo era nella sua culla a dormire. Stessa dinamica. Solo che lui ha meno di due anni, si consoli: ci può stare. Da un lato, qualcuno potrebbe rispondermi – a ragione – che in realtà non c'è nulla di strano: era una guerra per procura tra Russia e Stati Uniti e adesso quelli si incontrano per fare la pace, per tentare di farlo quantomeno. Dall'altro lato, però, non posso non registrare l'assoluta assenza di dignità da parte di tutti quelli che si sono resi semplicemente ridicoli in questi tre anni. Gente che non contava e continua a non contare assolutamente nulla, ma che ha abbaiato per tre anni come se contasse qualcosa, latrando febbrilmente la propria inadeguatezza. E siamo costretti ancora ad ascoltarli: #Zelensky, dipinto come un democratico mentre è solo l'ennesimo autocrate, che sostiene di non voler concedere territori alla Russia. Come se si potesse concedere qualcosa che un altro si è già pappato. Se li riprenda, allora, se ne è capace. E lo faccia con le sue armi e i suoi uomini. Gente come #KajaKallas, rappresentante della politica estera dell'Unione Europea, ovvero di qualcosa che letteralmente non esiste. Alta rappresentante, la chiamano. Figuriamoci se fosse stata bassa rappresentante. (...) Come faremo a raccontare questa guerra, dopo aver sostenuto che gli ucraini erano come i nostri partigiani, dopo aver affermato che lottassero per la democrazia e la libertà? Cosa scriveremo sui libri di storia, dopo aver dichiarato una guerra di civiltà, contro la barbarie dell'oscurantismo, dopo aver dipinto l'intera Russia come un paese di mostri, di cani senza alcuna ragione? Se avessimo ammesso le nostre responsabilità prima, durante e dopo il conflitto, come ad esempio chiedeva di fare Francesco, ora sarebbe più semplice perdere e trattare col nemico. Ma noi siamo stati vili fino al midollo e adesso ci attende la peggiore infamia, quella che meritiamo.

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1272 · 02/11/2026, 09:08 AM

https://x.com/i/status/2021507523484737996 LA COERENZA DELLA CADREGA Ragazzi, però cerchiamo di essere un minimo seri. Non dico tanto: un minimo. Che il problema numero uno di #Vannacci sia la classe dirigente l’ho scritto dal primo momento. E si vede sempre di più. Sul decreto armi a #Kiev parlano di coerenza. Sia chiaro: io non manderei più nemmeno una cerbottana a #Zelensky e non lo avrei fatto fin dall’inizio. #Calenda dice che gli ucraini combattono per noi: mi domando come si concili l’idea di un’#Ucraina che combatte per l’Europa con il sabotaggio del #NordStream. Ma è Calenda: la mia stella (s)polare. Aspetto che parli per capire dov’è il torto. Ma siamo sicuri che questi possano parlare di coerenza? È il tredicesimo decreto di aiuti a Kiev: che hanno fatto con gli altri dodici? Li hanno votati o no? Si può anche cambiare idea, per carità, ma in italiano “coerenza” significa un’altra cosa. Tra loro ce n’è uno che è il migliore: si è fatto eleggere in Fratelli d’Italia con un programma (firmato da Giorgia #Meloni in persona) che sosteneva, senza se e senza ma, il supporto anche militare all’Ucraina. Meloni parlava di vittoria, i giorni pari e pure quelli dispari. Costui non ha lasciato il partito quando è nata la formazione politica di Vannacci: lo ha fatto, molto prima, costretto, dopo una pistolettata partita durante un veglione di Capodanno. Coerenza? Un ciufolo. Ora, va bene tutto. Se smettiamo di mandare soldi e armi a quella gente che sfrutta il conflitto per soggiogare il popolo ucraino, io sono contento. Ma cerchiamo di essere seri: si avvicina il 2027 e capisco che il seggio sia importante. Solo, non prendeteci per il culo. Tutto qui. Grazie.

Ai-da

@aida_tg1 · Post #3076 · 09/14/2025, 12:14 PM

Давайте поможем Зеленскому вспомнить, какой он президент. Правильный ответ: никакой. #Зеленский#Украина#Киев#Новости#Политика#ИИ#ВладимирЗеленский#Zelensky#Ukraine#News#Politics#AI

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1318 · 04/12/2026, 11:26 AM

https://x.com/i/status/2043289147830399207 Al netto della politica interna — rispetto alla quale comunque sono state scritte e dette innumerevoli bufale (a partire dalla strumentalizzazione del concetto di “democrazia illiberale”) — non c’è dubbio che #Orban abbia rappresentato un ostacolo fastidiosissimo per le élite unionali favorevoli alla guerra. Si è più volte messo di traverso sul finanziamento economico al governo corrotto di Kiev e sull'invio di armi a #Zelensky. Non ha voluto sostenere una guerra per procura voluta dai neocon statunitensi e dai democratici di #Biden e #Harris. A volte lo avrà fatto anche strumentalmente, per massimizzare i vantaggi ungheresi: questo dovrebbe essere un demerito? La verità è che chiunque si opponga alla fallimentare strategia della guerra e del riarmo, quantomeno per quanto riguarda il vecchio continente, non può che sperare in una vittoria di #ViktorOrban. Tutti gli altri sono con #VonDerLeyen e #Kallas.

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1245 · 12/30/2025, 09:54 AM

https://x.com/SavinoBalzano/status/2005938866033742141?s=20 C’è un’asimmetria, l’ennesima, quasi esilarante nella sua tragicità. Se un aeroplanino di carta svolazza in qualsiasi città europea è colpa di #Putin, dei russi, della guerra ibrida, e presagisce l’arrivo dei cosacchi nelle nostre città. Qualche poveraccio parlò persino di Lisbona: meglio non dimenticarlo mai. Ne abbiamo sentite di tutti i colori: i droni sul Lago Maggiore, in Italia, e quello sulla sede di Leonardo in provincia di Varese, poi rivelatosi il segnale GSM di una famiglia che cercava disperatamente di migliorare la propria connessione internet. Ricordo anche l’aereo di Ursula, costretto a un atterraggio di emergenza a causa di un attacco informatico russo, negato persino dai piloti dell’apparecchio stesso. Poi i droni in Polonia, tenuti assieme dal nastro adesivo e dolcemente adagiati sui tetti delle case. Recentemente ho letto su un autorevolissimo giornale, di cui oggi ci si preoccupa di salvaguardare i giornalisti indipendentissimi: «La guerra di Putin uccide in Finlandia: i lupi sconfinano e fanno strage di renne». Non ci credete? Andatevelo a cercare. Poi accade una cosa: più di novanta droni prendono di mira la residenza privata di Putin e, ovviamente, sorgono mille dubbi e perplessità. Per carità, in guerra la verità assoluta non la conosce mai nessuno: siamo letteralmente inondati di propaganda da una parte e dall’altra. Ma ad apparire leggerissimamente risibile, circense come al solito, clownesco, è il differente metro adottato. Quando a parlare è la propaganda di Kiev, i nostri conduttori di telegiornale sono in ginocchio a ricevere la rivelazione; quando parlano gli altri, emerge tutto il loro giornalismo d’inchiesta, quello che preferisce le domande alle risposte, tutti a schiena dritta. Se parla #Zelensky, si reagisce come fosse la reincarnazione di Churchill; se a parlare e Putin, si parla dello Zar. Ascoltavo ieri sera, in un TG delle 20, un signore dalla narrazione incerta (uno di quelli che ,dopo ogni parola, hanno bisogno di fare “ehm”, “mhm” e altri suoni simili) domandarsi, con un’espressione davvero intelligente, qualcosa del tipo: «che poi, che senso avrebbe un attacco simile in questa fase dei negoziati?». Oh bella! Che quesito finissimo, quanta arguzia, quanta raffinatezza! Con questa domanda ci si siede letteralmente di culo a terra. E chi potrà mai anche solo tentare di rispondere a una domanda tanto insidiosa? Proviamoci. E voglio farlo con una scortese risposta sotto forma di un’altra domanda. Comprendo che non sia proprio elegantissimo, ma presumo che in questa circostanza possa risultare proficuo. Ebbene, assai più modestamente e molto meno autorevolmente, oso domandare: immaginate Zelensky, #VonDerLeyen, #Kallas, #Kubilius, #Macron, #Merz, #Starmer e compagnia cantante. Togliete alle loro leadership e alla loro narrazione la guerra. Cosa rimarrebbe di queste assolute nullità, di questi capi senza popolo, di questi politici senza consenso e legittimazione? Cosa resterebbe di molti di loro, peraltro assediati dalla corruzione che li vede protagonisti e che in gran parte li circonda? Cosa resterebbe di un apparato di potere visibilmente compromesso e corrotto? Nulla, assolutamente nulla. E come giustificare, peraltro, l'immane investimento in "difesa" che arricchisce pochi e affama moltissimi? Ecco perché, per qualcuno, le trattative in corso rappresentano un pericolo senza precedenti. In ballo c’è la sopravvivenza di un sistema malefico. Il piccolissimo dettaglio è questo: il crollo di quel sistema è proprio quanto di meglio possa accadere per i popoli oppressi che finge di rappresentare.

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