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Tag: #gop · 15 post

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Pubblicato 16 feb

#GOP: I repubblicani hanno scoperto che le espulsioni di massa possono diventare politicamente tossiche nelle comunità in cui avvengono. Ora, infatti, nel Sud del Texas parlare di immigrazione chiedendo deportazioni di massa è diventato elettoralmente rischioso. Per anni i candidati repubblicani nel Sud dello Stato hanno invocato un approccio molto più duro rispetto a quello tenuto dalle autorità federali, riuscendo anche a conquistare seggi nella regione. Ma ora che l'approccio si è concretizzato, si è verificata una sorta di "ritorno di fiamma" (backlash). Un esempio evidente è la Rappresentante Monica De La Cruz, che proviene da un distretto a maggioranza ispanica. In campagna elettorale era una degli esponenti che chiedeva l'espulsione di tutti gli individui irregolari; ora, però, chiede di allontanare dagli Stati Uniti solo "il peggio del peggio". Anzi, propone l'istituzione di un nuovo visto per gli immigrati irregolari che lavorano nel settore delle costruzioni e nell'agricoltura. E se una volta attaccava l'Amministrazione Biden per non fare abbastanza sui confini, ora chiede all'Amministrazione Trump di ammorbidire il proprio approccio. De La Cruz è arrivata persino a chiedere una riforma del sistema migratorio, tema su cui i repubblicani, negli ultimi decenni, si sono sempre tirati indietro nel momento decisivo. Un altro Rappresentante, Tony Gonzales, vorrebbe che il GOP si concentrasse più sui criminali condannati piuttosto che sulle persone che non costituiscono un rischio per la sicurezza. Il tema migratorio è da sempre uno dei punti cardine del Partito Repubblicano, eppure la strategia impiegata da Trump sta facendo cambiare idea all'opinione pubblica. Secondo un sondaggio condotto da Reuters in collaborazione con Ipsos, il 58% dei cittadini statunitensi ritiene che il giro di vite sull'immigrazione sia andato troppo oltre, mentre è approvato solo dal 39% degli intervistati. Si tratta di uno swing di 11 punti rispetto al febbraio del 2025. Anche prima degli omicidi di Minneapolis di Renée Good e di Alex Pritti, secondo un sondaggio di POLITICO, la campagna di espulsione era considerata troppo aggressiva dal 20% degli elettori che avevano votato per Trump nel 2024. Inoltre, il 33% degli elettori repubblicani, pur approvando l'agenda migratoria in sé, non apprezza il modo in cui è stata implementata. Nel 2024 immigrazione e costo della vita sono stati i due temi portanti della campagna di Trump e hanno contribuito a far breccia anche nelle comunità latinoamericane, portando a un supporto quasi record per i repubblicani. Un vantaggio che è risultato evidente proprio nel Texas del Sud: il seggio di De La Cruz è rimasto in mano al Partito Democratico per 120 anni prima di passare di mano nel 2022. Nel 2024, Trump lo ha vinto con un margine di 18 punti. Ora, per metterlo al sicuro, il Partito Repubblicano lo ha ridisegnato per renderlo più favorevole al GOP, ma l'intera scommessa si fonda su un assunto: che l'elettorato ispanico continuerà a supportare i repubblicani con le stesse percentuali del 2024. Insomma, un assunto che rischia di essere smentito. E lo stesso ragionamento è stato condotto sugli altri cinque seggi che i repubblicani hanno ridisegnato in questo Stato. Secondo Mike Madrid, consulente strategico repubblicano, "i distretti che i repubblicani pensavano potessero essere il loro futuro un anno fa, probabilmente saranno la loro rovina. È difficile trovare un'altra situazione negli ultimi 50 anni in cui un partito politico abbia perso un'opportunità generazionale come questa".

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Pubblicato 10 feb

#Maine, #GOP: Susan Collins, senatrice repubblicana del Maine ha annunciato la volontà di ricandidarsi al Senato per un sesto mandato. Collins è uno dei volti moderati dei repubblicani ed è a capo della Commissione sugli Stanziamenti, quella che si occupa di scrivere e negoziare la legge di bilancio con i democratici. Il seggio del Maine è da molto tempo tra gli obiettivi dem e non è da meno anche quest'anno. I democratici hanno bisogno di sottrarre ai repubblicani 4 seggi per ottenere la maggioranza nell'aula e Collins è l'unica senatrice repubblicana a rappresentare un seggio vinto da Kamala Harris nel 2024.

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Pubblicato 3 feb

#Camera, #GOP: Il Rappresentante Rich McCormick (R-Georgia) ha provato a scommette 100 dollari con i colleghi sul fatto che alla fine gli indecisi avrebbero votato a favore. Nessuno ha accettato perché sapevano che avrebbe vinto, come effettivamente è stato.

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Pubblicato 3 feb

#Camera, #GOP: Tutto come previsto, con 217 voti a favore e 215 contrari la Camera approva il regolamento per la discussione delle leggi di bilancio. Hanno votato contro tutti i democratici e Thomas Massie (R-Kentucky).

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Pubblicato 3 feb

#GOP, #Camera: Continuano i problemi di numeri all'interno della Camera dei Rappresentanti. È al momento in corso la votazione procedurale sulle leggi di bilancio. Al momento i no sono in vantaggio con 216 voti, mentre i sì sono a 212 voti. Ci sono 4 repubblicani che non hanno al momento votato e sono tutti parlando con vari dirigenti del gruppo parlamentare. Johnson può permettersi di perdere solamente due repubblicani, cosa che sta già avvenendo e ha bisogno che tutti gli altri votino a favore. Anche un terzo repubblicano contrario farebbe saltare la votazione.

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Pubblicato 28 gen

#GOP: Hanno domandato al Senatore Thom Tillis (R-North Carolina) cosa ne pensasse del commento che gli ha fatto Trump, descrivendolo come "Perdente": "Questo mi qualifica per essere Segretario alla Sicurezza Nazionale e consigliere senior".

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Pubblicato 28 gen

#GOP: Nel mondo delle serie tv c'è un termine con cui si descrive la difficoltà di un prodotto a mantenere la sua qualità: "saltare lo squalo" (jumping the shark). Lo si deve a un episodio di Happy Days in cui Fonzie, il protagonista, salta uno squalo durante una gita di sci nautico. E qualcuno si potrà domandare: ma cosa c'entra Happy Days con White House Watch? Adesso ci arriviamo. Dal 2023, la macchina di Trump è stata inarrestabile e il Presidente è stato capace di dominare la narrazione e i media in un modo piuttosto unico. Anche davanti alle incriminazioni, che avrebbero segnato la fine di qualsiasi politico, Trump è stato in grado di sfruttare quegli elementi per rafforzarsi e utilizzarli per ottenere nuovo slancio politico. Per tutto il 2024, complice una debolezza dei candidati democratici, Trump è sembrato inarrestabile. La sua unica vulnerabilità è stata umana: rischiare ben due attentati. Ma a livello di messaggio politico, a livello di presenza politica, aveva ben pochi eguali. E lo stesso si può dire per il 2025. Ora, però, qualcosa si è inceppato e Trump si è scoperto politicamente vulnerabile perché sono entrate in gioco delle forze più grandi di lui. L'uccisione di Alex Pretti ha dimostrato plasticamente che questa Amministrazione non è invulnerabile, non è inarrestabile. E questo lo ha dovuto ammettere lo stesso Trump, che ieri ha promesso una de-escalation in Minnesota; parole che vengono dall'uomo che più di tutti ha giocato al rialzo della tensione, al non ammettere mai colpe, al voler ottenere la ragione anche piegando le regole del gioco. Questo lo dimostra anche il fatto che ieri Donald Trump si è recato in Iowa per pronunciare un discorso elettorale incentrato sull'economia e non ha interessato nessuno (o non è importato a nessuno). Si tratta della punta di un iceberg che vede il Presidente con tassi di gradimento ai minimi storici anche quando si tratta dell'approvazione del suo approccio alle questioni migratorie, storicamente il punto forte di tutti i candidati repubblicani. Un report inviato dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale al Congresso è destinato ad alzare ancora di più la tensione: secondo il Dipartimento sono stati due agenti federali a sparare contro Alex Pretti e non solo uno. Nel report, inoltre, non si menziona l'accusa che l'uomo impugnasse un'arma da fuoco. A proposito, improvvisamente anche il Secondo Emendamento è diventato un problema per l'Amministrazione repubblicana: sia il Direttore dell'FBI Kash Patel sia Donald Trump hanno detto che se un uomo possiede un'arma e la porta in una manifestazione è qualcosa di contrario alla legge. Tanto è bastato per far andare su tutte le furie la principale lobby delle armi, la NRA, che ha accusato l'Amministrazione di non conoscere il Secondo Emendamento e le normative vigenti. Pretti era in possesso di un'arma acquistata in modo legale e aveva il permesso di portarla con sé ai sensi di un'autorizzazione ottenuta dallo Stato del Minnesota. E questa frana risulta evidente nel momento in cui i membri dell'Amministrazione hanno cominciato a giocare allo "scaricabarile". Trump ha dato la colpa a Gregory Bovino, il Comandante Generale della Border Patrol, definendolo "molto bravo, ma è un tipo piuttosto eccentrico. E in alcuni casi è un bene, ma forse qui non lo è stato". La Segretaria Kristi Noem dà la colpa a Stephen Miller, dichiarando che la volontà di definire Pretti un "terrorista interno" deriva dalle indicazioni di Miller. E la Border Patrol è arrabbiata con l'ICE e l'ICE è arrabbiata con la Border Patrol, perché si scambiano le colpe della situazione in corso. Non basta? Allora ci aggiungiamo anche la litigata tra Katie Miller, moglie di Stephen Miller, e Ileana Garcia, senatrice statale repubblicana della Florida. Ileana ha dichiarato al New York Times che Trump perderà le midterm a causa di Stephen Miller, un'accusa a cui la moglie di quest'ultimo ha risposto: "Ileana è stata licenziata dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale durante il primo mandato di Trump perché non si presentava al lavoro".

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Pubblicato 26 gen

#Immigrazione, #GOP: Diversi esponenti repubblicani chiedono ora all’Amministrazione Trump un passo indietro. Non sono la maggioranza, non sono denunce forti, ma ci sono: segno che la seconda sparatoria a Minneapolis rischia di provocare un’ondata di indignazione difficile da gestire. “Se fossi il Presidente Trump arriverei a pensare: ‘Ok, se il Sindaco e il Governatore vogliono mettere i funzionari dell’ICE in pericolo e c’è la possibilità di perdere altre vite innocenti o qualsiasi altra cosa, beh, forse è meglio mandare gli agenti in un’altra città e lasciar scegliere ai cittadini del Minnesota: vogliamo continuare ad avere tutti questi clandestini?’”, ha dichiarato il Presidente della Commissione per la Vigilanza (Oversight) James Comer (R-Kentucky). Una presa di distanza che diventa necessaria per un partito che si gioca molto il prossimo novembre, con le elezioni di metà mandato. Per questo il Presidente della Commissione sulla Sicurezza Nazionale, Andrew Garbarino (R-New York), ha convocato funzionari dell’ICE, della Border Patrol e del Dipartimento della Sicurezza Nazionale alla Camera per un’udienza; decisione accolta positivamente da Michael Baumgartner (R-Washington): “Il popolo americano e il Congresso devono avere un quadro più chiaro di come le politiche sull’immigrazione vengono accolte”. La maggior parte dei parlamentari repubblicani non si è espressa, ma sono in diversi ad aver espresso da mesi le loro perplessità sulle azioni dell’ICE e della Border Patrol, suggerendo come determinate azioni possano non essere accolte positivamente in alcune zone del Paese. Persino Governatori repubblicani di roccaforti repubblicane stanno prendendo le distanze. È il caso di Kevin Stitt, Governatore dell’Oklahoma: “Penso che la morte degli americani, quello che vediamo alla tv, stia causando profonde preoccupazioni sulle politiche federali e sull’accountability. Agli americani non piace quello che stanno vedendo. [Trump] è consigliato male in questo momento e il Presidente deve far sapere agli americani qual è la soluzione. Come finirà? E penso che solo il Presidente possa rispondere a questa domanda perché è complicata. Dobbiamo far rispettare le leggi federali ma dobbiamo sapere qual è l'obiettivo finale. Non penso sia quello di deportare ogni singolo cittadino straniero”. Per il momento, Thom Tillis (North Carolina), Lisa Murkowski (Alaska), Tom Ricketts (Nebraska) e Dave McCormick (Pennsylvania) sono i senatori che hanno chiesto un'indagine, a cui vanno aggiunti i Rappresentanti Andrew Garbarino (New York), Mike Lawler (New York), Michael McCaul (Texas), Dusty Johnson (South Dakota) e Max Miller (Ohio). La notizia di mandare Tom Homan a supervisionare le operazioni dell'ICE in Minnesota, però, sta facendo tirare un sospiro di sollievo a molti repubblicani. Il Rappresentante Lawler ha dichiarato che si tratta di un "passo positivo per riportare sotto controllo la situazione. C'è bisogno di maggiore coordinazione e cooperazione tra i funzionari statali, locali e federali. Ed è per questo che bisogna far terminare le policy sulle città santuario e i funzionari locali devono lavorare con l'ICE così che possano fare il loro lavoro senza interferenze". Anche Lindsey Graham (South Carolina) si è congratulato per la scelta: "Abbiamo bisogno di un nuovo paio di occhi e qualcuno con esperienza per risolvere i problemi del momento e del futuro. Tom è l'uomo giusto per ridurre la tensione".

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Pubblicato 26 gen

#GOP, #Minnesota: Uno dei principali candidati repubblicani per l'incarico di Governatore dello Stato, Chris Madel, ha deciso di ritirarsi dalla competizione e denunciando l'atteggiamento del Partito Repubblicano nei confronti dei cittadini del Minnesota. Madel è l'attuale Procuratore di Minneapolis e sebbene abbia appoggiato gli obiettivi iniziali dell'ICE, ora le operazioni "sono andate oltre il focus previsto di concentrarsi sulle minacce alla sicurezza pubblica. I cittadini degli Stati Uniti, in particolare le minoranze, vivono nella paura. Cittadini degli Stati Uniti vanno in giro con documenti che dimostrano la loro cittadinanza. È sbagliato." Madel ha annunciato la propria candidatura il 1 dicembre, ottenendo in breve tempo l'attenzione della base repubblicana. Secondo i sondaggi, Madel arrivava sempre nei primi tre posti. Madel, nelle scorse settimane, ha fornito consulto legale a Jonathan Ross, l'agente ICE che ha ucciso Renée Good lo scorso 7 gennaio: "L'ho fatto perché credo nel diritto costituzionale di avere un avvocato." Ma L'ICE ha arrestato anche agenti di polizia per il colore della loro pelle: "Guidare ed essere ispanici non è un crimine. Nemmeno lo è essere asiatici." "Il Partito Repubblicano nazionale ha reso sostanzialmente impossibile per un repubblicano vincere un'elezione statale in Minnesota."

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Pubblicato 15 gen

#GOP, #Camera: I numeri rischiano di non esserci, quindi dovete presentarvi alla Camera a meno che non vi sia una questione di vita o di morte. È il messaggio netto che la leadership repubblicana sta inviando ai propri rappresentanti davanti al continuo assottigliamento della già piccola maggioranza parlamentare, complicata sia dalle dimissioni improvvise di Marjorie Taylor Greene, sia dalla morte di Doug LaMalfa, con una serie di assenze dovute a problemi familiari. La sostanza è sempre quella: i numeri non ci sono e davanti ad alcune materie, come le leggi a favore dei lavoratori, il rischio di defezioni è molto alto, con effetti catastrofici per la reputazione di una maggioranza che andrà al voto il prossimo novembre. Il Capogruppo di Maggioranza Tom Emmer (R-Minnesota) ha confermato la notizia parlando con NBC News: "Al di fuori di circostanze di vita o di morte, ci si aspetta che i membri lavorino per conto del popolo americano". E nemmeno candidarsi per un'altra carica è una motivazione valida per assentarsi. Evidentemente, però, non tutti hanno recepito il messaggio, come Wesley Hunt (R-Texas), ripetutamente assente, tanto da ricevere la telefonata dello Speaker della Camera Mike Johnson (R-Louisiana) per chiedergli la sua presenza a Washington. Ma questo clima di incertezza sta portando anche a rabbia e imbarazzo nei confronti della leadership repubblicana, soprattutto dopo la bruciante sconfitta di martedì, quando i repubblicani sono andati sotto alla Camera su una legge in tema di lavoro, portando a ritirare anche altri due voti. Il Rappresentante Brian Fitzpatrick (R-Pennsylvania) aveva comunicato la propria opposizione e si è chiesto "perché continuino a portare in aula leggi su cui non hanno i voti. Sperano di costringere le persone a votare. Mi domando come facciano i conti". E non è il solo a essere perplesso. A POLITICO, un Rappresentante che ha chiesto di rimanere anonimo ha detto: "Non hanno nemmeno provato a far votare per la cazzo di legge. È stato incredibilmente stupido e incredibilmente avventato". Ed effettivamente il numero delle defezioni è stato notevole: sei Rappresentanti hanno rotto con la maggioranza per votare con i democratici e sembra che il Whip Emmer non avesse capito quanti di questi fossero così contrari. Jeff Van Drew (R-New Jersey) è stato uno di quelli: "La nostra maggioranza è troppo ristretta, è un problema. Avrebbero dovuto convincere le persone a votare, numero uno. Numero due: è stata colpa mia, avrei dovuto avvertirli anche se avessi cambiato idea mezz'ora prima". Il punto è che non gliel'hanno chiesto e, se anche Van Drew avesse avvisato, non sarebbe cambiato assolutamente nulla. La strategia di questa leadership è quella di procedere un po' a tentoni, sperando che tutto vada per il verso giusto. Lo riconosce anche lo Speaker, che mercoledì ha parlato di un "potere magico di essere in grado di convincere tutti alla fine, e di solito funziona". Il Leader di Maggioranza Steve Scalise (R-Louisiana), invece, ha riconosciuto che quando tutti i parlamentari repubblicani all'interno di una commissione danno il via libera a una legge, "allora facciamo del nostro meglio per farla approvare". Insomma, la strategia rimane metterla in discussione e sperare per il meglio. E non c'è esempio migliore di quanto accaduto martedì: Johnson era a conoscenza che ci sarebbero state alcune assenze e che alcuni repubblicani avrebbero votato no, ma pensava di poter persuadere alcuni di loro a cambiare voto. Come si diceva in apertura, su temi sensibili come quello del lavoro la maggioranza è già andata sotto più di una volta. A dicembre un gruppo di repubblicani ha sottoscritto una discharge petition dei democratici per proteggere i sindacati dei lavoratori federali. E davanti a questa spaccatura, i democratici ne potrebbero proporre altre mentre il GOP non è in grado di avanzare le proprie proposte. Quello di martedì potrebbe essere stato l'ultimo tentativo proprio su questo tema.

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Pubblicato 13 gen

#GOP, #Camera: Maggioranza battuta alla Camera dei Rappresentanti dove sei repubblicani hanno votato contro il Flexibility for Worker Education Act. La legge avrebbe permesso di cambiare le leggi federali in materia di lavoro. In sostanza, si tolgono dal computo delle ore lavorate le ore di formazione volontaria legata alla propria mansione che avvengono al di fuori delle ore di lavoro, anche se offerte dal datore di lavoro. La normativa si applica solo se non ci sono conseguenze negative per il dipendente che sceglie di non partecipare e se il dipendente non svolge la propria mansione durante la formazione. A seguito della bocciatura in aula, la leadership repubblicana ha ritirato altre due leggi che voleva portare in votazione oggi. Lo Speaker della Camera Mike Johnson però rassicura: “Siamo in pieno controllo dell’aula, questa è la vita di chi ha una pochi numeri di vantaggio” e poi ai propri parlamentari: “Non fate sport avventurosi, non assumetevi rischi, prendete le vostre vitamine, rimanete in salute e presentatevi.”

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Pubblicato 9 gen

#GOP: Donald Trump e il Leader di Maggioranza al Senato John Thune (R-South Dakota) hanno avuto una discussione "molto accesa" nella giornata di ieri, dopo che il Senato ha iniziato la discussione sulla risoluzione sui Poteri di Guerra. "C'è un certo livello di frustrazione ala Casa Bianca nei nostri confronti su un voto del genere" ha dichiarato Thune a margine di un evento per promuvere la One, Big, Beautiful Bill. Il voto di ieri, insieme all'approvazione della discharge petition della Camera per estendere i sussidi fiscali dell'Obamacare hanno dato l'impressione che Trump stia perdendo il controllo del Partito Repubblicano che, fino a questo momento, è sempre stato obbediente. L'inizio della discussione al Senato sulla Risoluzione è arrivata un po' a sorpresa. In precedenza sullo stesso tema solo due senatori repubblicani (Paul e Murkowski) avevano votato a favore. Ieri se ne sono uniti altri tre: Collins e poi Young e Hawley, questi ultimi due provengono da Stati non in bilico. Thune sta persuadendo i propri senatori dal non approvare in via definitiva la risoluzione la prossima settimana. Se anche dovessero votare contro Trump per Thune non ci sarebbero problemi: "Il voto più importante non è l'ultimo, ma quello che viene dopo. Alla fine della giornata ci saranno molte più votazioni e situazioni in cui dovremo essere uniti il più possibile e lavorare con il Presidente."

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