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Marcello Foa
@marcellofoa
Notizie e mediaGiornalista, docente universitario, ex presidente della RAI
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Pubblicato 10 gen
Leggo alcuni commenti riguardo gli inuit della Groenlandia. Sì, c’è stata un orribile campagna di sterilizzazione forzata da parte della Danimarca contro le donne inuit, senza il loro consenso. Si tratta di eugenetica. Lo scopo, evidente, era quello di limitare la crescita demografica delle popolazioni indigene, garantendo così il dominio danese nella regione. Vicenda ampiamente ignorata in Europa e che a distanza di anni ha indotto alcune donne a fare causa. https://t.co/7rNKmKcYl5
Pubblicato 10 gen
Stiamo vedendo ancora una volta quali siano le capacità negoziali di Trump, il quale minaccia azioni militari in modo da spaventare tutti per poi proporre improvvisamente una soluzione ragionevole. La Groenlandia, intanto, non è parte integrante al 100% della Danimarca, ha uno status un po’ ibrido e i nativi non sono così felici di restare con i danesi, che ne hanno combinate di cotte e di crude, anche in termini di repressione dei diritti umani. Trump sta facendo balenare alle poche migliaia di abitanti della Groenlandia la possibilità di aggregarsi a un Paese dominante, di diventare molto più ricchi, arrivando a un’annessione o a uno storico accordo di protettorato, che conceda magari una certa autonomia, ma che alla fine metta questo territorio sotto la tutela degli USA. Penso che sia questo lo scenario più probabile e il presidente americano sta mettendo le basi perché si realizzi, in modo che si possa dire che viene rispettata la sovranità, ma di fatto procedendo a un’annessione. Questi sono alcuni passaggi della mia intervista a @ilsussidiario sulla questione Groenlandia e sulle sue implicazioni per la Nato e per l’Europa. Leggila integralmente qui. ilsussidiario.net/news/groenland…
Pubblicato 9 gen
Another step toward Trump’s positions. Gradually Meloni is moving away from Merz, Macron, and von der Leyen. Good news for Italy (and for Europe).
Pubblicato 8 gen
DESPERATE GLOBALISTS: TRUMP DISMANTLES THE SYSTEM He announced it—and he is doing it. Donald Trump is rapidly dismantling a large part of the globalist system, which was built on a network of supranational organizations and which, in practice, relied in many contexts on NGOs—non-governmental organizations. Many of these NGOs were in reality financed by states, first and foremost by the United States, and therefore were in fact governmental. Just a few hours ago, the U.S. president signed an executive order for the withdrawal of the United States from 66 international organizations that are “contrary to the interests of the United States”: 35 non-UN organizations and 31 UN organizations. And on Tuesday—news ignored by the European press—Secretary of State Marco Rubio announced that Washington will no longer use NGOs for foreign aid, citing the health sector as an example. Foreign aid will instead be managed directly by the U.S. government in cooperation with the government of the receiving country. A devastating one-two punch to a system that is already wavering. In a few days, a third blow may arrive. Trump will go to the World Economic Forum in Davos, right into the heart of the globalist elite. To do what? He will likely use this opportunity to put the world’s elites before a radical choice: either stand with Trump—saying goodbye to the globalist plans implemented over the last 30 years—or stand against him, setting themselves on a collision course with the United States. Why? Because the new world must once again be based on sovereign states, much to the dismay of many distraught and inconsolable globalists such as Macron, Starmer, Merz, and Ursula von der Leyen. The old world is being reborn; it is no longer their world. And Italy, too, will soon have to choose.
Pubblicato 8 gen
GLOBALISTI IN LUTTO: TRUMP SMANTELLA IL SISTEMA Lo aveva promesso e lo sta facendo: Donald Trump sta smantellando rapidamente buona parte del Sistema globalista che si reggeva su un reticolo di organizzazioni sovranazionali e che operativamente utilizzava in molti contesti le ONG, le Organizzazioni non governative, molte delle quali in realtà erano finanziate dagli Stati, in primis dagli Usa, dunque di fatto governative. Poche ora fa il presidente Usa ha firmato un ordine esecutivo per il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali che "operano in contrasto con gli interessi nazionali degli Stati Uniti”, 35 organizzazioni non appartenenti alle Nazioni Unite e di 31 organizzazioni dell'Onu. E martedì, notizia ignorata dalla stampa italiana, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato che Washington non userà più le ONG per gli aiuti all’estero, citando l’esempio della Salute. Aiuti che verranno gestiti direttamente dal governo statunitense in collaborazione con il governo del Paese che li riceve. Un uno-due micidiale a un Sistema che vacilla. Fra pochi giorni potrebbe arrivare il terzo colpo. Trump andrà al World Economic Forum di Davos ovvero nel cuore dell’élite globalista. Per fare cosa? Avendo capito le sue logiche, è verosimile che egli approfitterà di questa occasione per mettere le élite mondiali con le spalle al muro: o con Trump, dicendo addio ai piani mondialisti implementati negli ultimi 30 anni, o contro di lui mettendosi in rotta di collisione con gli Usa. Perché il nuovo mondo deve tornare ad essere sovranista, con buona pace dei tanti globalisti affranti e inconsolabili come Macron, Starmer, Merz, Ursula von der Leyen. Sta rinascendo il vecchio mondo, non è più il loro mondo. E anche l'Italia, presto, dovrà scegliere.
Pubblicato 7 gen
Giorgia Meloni sta cercando un difficilissimo equilibrio fra l’appartenenza all’Unione Europea e le aspettative di Donald Trump. E lo abbiamo visto con le prese di posizione, prudentissime, sul Venezuela e sulla Groenlandia, ma fino a quando potrà rimanere in bilico? Il 2026 sarà l’anno delle grandi decisioni: dovrà scegliere fra il vecchio establishment globalista arroccato nella UE e il nuovo mondo sovranista indicato da Trump anche per l’Europa, con l’auspicato e decisivo contributo dell’Italia. Ma a quali condizioni? E cosa deciderà la Meloni?👆
Pubblicato 5 gen
A COSA MIRA TRUMP, SENZA IPOCRISIE Mettiamola così : per trent’anni gli Stati Uniti ci hanno fatto vivere nell’era dell’imperialismo mascherato da nobili intenzioni (esportare la democrazia, garantire le regole internazionali, combattere gli Stati canaglia, eccetera) iniziato con Clinton e finito con Biden e che ha portato ai disastri in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, a un doppio cambio di regime in Egitto (prima favorendo i Fratelli musulmani, poi rovesciandoli con un golpe militare), a destabilizzare la Tunisia, a bombardare Belgrado, a espandere la Nato a est violando la promessa fatta a Gorbaciov, a trasformare l’Ucraina in un vettore di crisi strategica con la Russia alimentando due rivoluzioni teleguidate (arancione e Maidan), una crisi poi sfociata in una drammatica ma evitabilissima guerra, a favorire immigrazioni incontrollate verso i Paesi occidentali. Ora con Trump siamo entrati (o tornati?) nell’era dell’imperialismo esplicito, sancita dall’azione militare per rimuovere Maduro in Venezuela e quelle annunciate e molto probabili in Groenlandia, poi Colombia e forse anche Messico. Cambia la forma, non la sostanza. E quali sono le ragioni che motivano Trump? Non bisogna essere ingenui, fa quel che ritiene necessario per difendere l’impero e inibire o perlomeno contenere la potenza emergente, ovvero la Cina. Dunque il petrolio venezuelano non serve agli Stati Uniti ma va sottratto a Pechino. La Groenlandia serve per le Terre rare e dunque per contrastarne il quasi monopolio cinese. Sono giochi geostrategici, in cui valori e moralità c’entrano poco. Siatene consapevoli.
Pubblicato 3 gen
These are the statements that really matter and that risk being overlooked in the heat of a crisis. The U.S. Secretary of State, Rubio, has made the ultimate message of the Venezuela operation clear to the world with these extraordinarily explicit words: ”There are many who want to play games, they want to seize American companies in their country, there are people who want to play with us, but we have a president who doesn’t play games. When he says he’s going to address a problem, he will. This is a president of action. The message to the world is don’t play games with this president who is in office, you won’t make it,” Rubio said during a press conference. Clear, isnt’it? youtu.be/OLwMMIHlCwQ?si…
Pubblicato 3 gen
Attenzione, queste sono le dichiarazioni che contano e che rischiano di sfuggire nella concitazione di una crisi. Il segretario di Stato Usa, Rubio, ha chiariti al mondo il messaggio ultimo dell’operazione Venezuela, con queste parole, straordinariamente esplicite: “Ci sono molti Paesi che vogliono ricorrere a giochi vari con gli Usa, vogliono appropriarsi delle aziende americane nel loro Paese; ci sono persone che vogliono “giocare” con noi, ma abbiamo un presidente che non gioca. Quando dice che affronterà un problema, lo farà. Questo è un presidente d’azione. Il messaggio al mondo è: non giocate con questo presidente , non la farete franca». Chiaro, no? Qui il video: youtu.be/OLwMMIHlCwQ?si…
Pubblicato 3 gen
⭕️ The Venezuela military operation, simply stated: Official reason: to eradicate drug trafficking. Strategic and likely main reason: to control large local oil fields and extend influence over other natural resources in Latin America, such as gold, lithium, and rare earths. The message to the world: South and Central America are U.S. spheres of interest. Do not meddle. So: American interests first — if necessary violating national sovereignty. Everything else is secondary.
Pubblicato 3 gen
🔴 Quando Obama era alla Casa Bianca, il cambio di regime veniva promosso principalmente attraverso strumenti asimmetrici, in particolare le cosiddette “rivoluzioni colorate” che utilizzavano ONG che, in realtà, erano essenzialmente strumenti della CIA. Si trattava di ribellioni teleguidate che apparivano al grande pubblico come movimenti spontanei. Ora, sotto Donald Trump, gli Stati Uniti sono tornati a un metodo più tradizionale: l'azione militare diretta per rimuovere i “dittatori”. La giustificazione è una “buona causa” - la lotta ai trafficanti di droga - ma, come al solito, non vengono menzionati i veri motivi, che sono strategici strategici e possono essere individuati non solo nel controllo delle riserve petrolifere ma anche (soprattutto?) dei giacimenti di litio e di terre rare, nonché nell'estensione dell'influenza degli Stati Uniti, verrebbe da pensare ad ogni costo, all’America Latina. E sorge una domanda fondamentale: quanto sta avvenendo in Venezuela è coerente con la promessa di Trump di voler essere il presidente che porta la pace nel mondo? Presto ne comprenderemo le conseguenze globali, in particolare per quanto riguarda i rapporti con la la Russia e la Cina. Che inizio d’anno movimentato. Tutto cambia velocemente.
Pubblicato 3 gen
🟣When Obama was in the White House, regime change around the world was implemented mainly through asymmetrical tools — especially so-called “color revolutions” using NGOs that were, in reality, essentially CIA assets. These were tele-guided rebellions presented as spontaneous movements. Now, under Donald Trump, the United States has returned to a more traditional method: direct military action to remove “dictators.” The stated justification is a “good cause” — fighting drug traffickers — but, as usual, strategic motives are not mentioned, such as controlling oil reserves and extending U.S. influence at any cost in South and Central America. The big question is: are the events in Venezuela consistent with Trump’s promise to be a president who would bring peace to the world? We will soon understand the global consequences, particularly regarding Russia and China. We will soon understand the global consequences, particularly with regard to relations with Russia and China. What rocky start to 2026. Everything is changing so quickly.