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Pensiero Verticale

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Psicologia

Armare le parole. Costruire il pensiero. Alimentare consapevolezza.

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Pubblicato 23 mar

Napoli. Magistrati che brindano, applaudono e cantano “Bella ciao” per la vittoria del “No” al referendum. Non in piazza, ma dentro una sede associativa. Poi qualcuno si stupisce se cresce il sospetto. Per anni si è detto che parlare di magistratura politicizzata fosse propaganda. Ma quando le toghe festeggiano apertamente un risultato politico, il confine salta. Non è il diritto di avere opinioni il problema ma il trasformarle in manifestazione pubblica, simbolica e schierata da parte di chi dovrebbe giudicare. Perché a quel punto la domanda diventa inevitabile: chi giudica lo fa davvero da arbitro o da parte in campo? E oggi, davanti a certe immagini, la risposta sembra sempre meno scontata.

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Pubblicato 23 mar

L’immigrazione massiccia, indipendentemente dalle sue forme e dal suo controllo, finisce per pesare in modo sproporzionato sul sistema carcerario e sulla criminalità di strada. Il risultato lo vediamo ogni giorno: quartieri dove la sera si evita di passare, famiglie che vivono con un’ansia costante, spazi pubblici che hanno perso la serenità di una volta. L’immigrazione non porta solo numeri nei bilanci demografici: porta tensioni reali che cambiano in peggio la vita quotidiana degli italiani. Non serve indignazione o buonismo. Serve lucidità: Questa situazione per quanto sarà sostenibile? Faccelo sapere nei commenti! #italia#notizie#immigrazione#governo#politicaitaliana

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Pubblicato 21 mar

Perché votare SÌ al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026? Per capirne di più, abbiamo chiesto un punto di vista diretto e argomentato a Giannino della Frattina, capocronista de Il Giornale, giornalista con decenni di esperienza sulla cronaca giudiziaria, politica e milanese. Cosa ne pensa un osservatore che da anni segue da vicino processi, inchieste e meccanismi della giustizia italiana? Quali ragioni concrete spingono verso il SÌ, basate su fatti osservati sul campo? E tu che ne pensi? Faccelo sapere nei commenti! #referendum#governo#politicaitaliana#notizie#italia

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Pubblicato 21 mar

"Perché votare SÌ al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026?" Abbiamo voluto ascoltare una voce diretta e personale: quella di Pietro Tatarella, ex consigliere comunale di Forza Italia a Milano, arrestato ingiustamente e allontanato da famiglia e affetti, poi assolto con formula piena in due gradi di giudizio. Cosa pensa oggi di questa riforma chi ha conosciuto da vicino i meccanismi della giustizia italiana? Quali sono le motivazioni per dire SÌ, partendo dall’esperienza reale di un cittadino (e politico) coinvolto? E tu che ne pensi? Faccelo sapere nei commenti! #referendum#governo#politicaitaliana#notizie#italia

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Pubblicato 21 mar

In vista del referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia (separazione delle carriere, CSM divisi, sorteggio per i componenti, Corte disciplinare unica), abbiamo chiesto un'opinione chiara e diretta a Giulio Gallera, consigliere regionale della Lombardia e presidente del Comitato Lombardo per il Sì al Referendum Costituzionale “Enzo Tortora”. Cosa ne pensa davvero un politico con esperienza sul campo? Quali sono le ragioni concrete per sostenere il SÌ, al di là degli slogan? E tu che ne pensi? Faccelo sapere nei commenti #referendum#governo#politicaitaliana#notizie#italia

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Pubblicato 20 mar

Umberto Bossi (1941–2026) è stato il fondatore della Lega Nord e uno dei protagonisti più controversi della Seconda Repubblica. Con il suo linguaggio diretto e identitario trasformò il malcontento del Nord in forza politica, passando dal secessionismo al federalismo e segnando per decenni il dibattito pubblico italiano. oggi lo ricordiamo con questo discorso che sembra provenire direttamente dal 2026 dove avvertiva sui rischi di caste e alta finanza. #politicaitaliana#governo#notizie#bossi#cronaca

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Pubblicato 19 mar

Non è solo una polemica mediatica. È qualcosa di più profondo. Da una parte Giorgia Meloni che sceglie il Pulp Podcast di Fedez per parlare di un referendum complesso, provando a uscire dai circuiti tradizionali. Dall’altra la reazione di un sistema che continua a stabilire dove un discorso è legittimo prima ancora di valutarne il contenuto. Il caso con Giovanni Floris lo mostra bene: selezione, montaggio, cornice. Non è censura, è un meccanismo più sottile: decidere come qualcosa viene presentato e quindi percepito. Questo carosello prova a raccontare proprio questo: non solo cosa è stato detto, ma come viene costruita (o smontata) la credibilità di ciò che ascoltiamo ogni giorno. #fedez#meloni#governo#referendum#notizie

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Pubblicato 17 mar

San Patrizio non è solo trifogli, cappellini verdi e birra . È anche storia, rivolta, sangue versato per l’identità di un popolo. Oggi, giorno in cui l’Irlanda viene celebrata nel mondo, vi portiamo davanti alla tomba di Bobby Sands a Milltown Cemetery, Belfast. Un ragazzo di 27 anni che ha scelto di morire per difendere la libertà di un popolo intero. La lotta non è finita con lui nel 1981. Vive ancora in ogni pietra, in ogni ricordo. Buon Lá Fhéile Pádraig, ma ricordate: l’Irlanda vera porta anche cicatrici. 🇮🇪 #irlanda#accaddeoggi#storia#politica#notizie

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Pubblicato 16 mar

“Occorrono nuove riforme nel campo della Giustizia. Riguardano un minimo di responsabilità della magistratura in particolare nella pubblica accusa, assicurando un suo più solido raccordo con gli organi in cui si esprime la sovranità popolare”. Così Bettino Craxi al congresso socialista di Palermo nel 1981 indicava le linee guida di una riforma del sistema giudiziario al fine di non contrapporlo alla sovranità nazionale e popolare. Fu proprio Craxi il protagonista (o meglio, la vittima) di quella che lui definì poi “l’eliminazione per via giudiziaria e mediatica dei non molti politici scomodi, non disponibili per il grande saccheggio” con il quale si attuò – sempre da parole sue scritte ad Hammamet nel 1999 – “la demolizione delle industrie più importanti e dei servizi pubblici”. #craxi#referendum#giustizia#votasì

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Pubblicato 11 mar

Milano senza filtri torna qui, a Rogoredo, dove la periferia chiede di non essere dimenticata. Al disagio della paura si aggiunge quello quotidiano: degrado, rifiuti abbandonati, siringhe nei giardini, schiamazzi notturni. I residenti parlano di marciapiedi evitati, di percorsi cambiati per non attraversare certe zone, di nonni che rinunciano a portare i nipoti al parco. E quando cala il buio, il quartiere cambia volto. Servirebbero più sicurezza, controlli costanti e interventi strutturali. Non solo repressione, ma la presenza concreta dello Stato che, nonostante i recentissimi casi di connivenza e lassismo da parte di alcuni suoi "servitori" infedeli, dimostri davvero la volontà di intervenire. Accantoa questo è fondamentale anche il ruolo dei servizi sociali, chiamati a prevenire e contrastare la dipendenza. Perché Rogoredo non vuole essere ricordata solo per la droga, ma per le famiglie, le scuole, la comunità che ogni giorno resiste. E tu? Cosa ne pensi? Faccelo sapere nei commenti!

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Pubblicato 9 mar

A Roma il paradosso della sinistra radicale esplode in piazza. Alcune donne iraniane portano la loro bandiera e ricordando tutte le vittime di Teheran. Ma durante la manifestazione dell’area transfemminista legata a Non Una Di Meno scoppiano tensioni e contestazioni e qui la frattura: quando le donne denunciano davvero l’oppressione islamica, per certa sinistra diventano improvvisamente un problema. Solidarietà selettiva, ideologia prima di tutto. #femminismo#cronaca#8marzo#notizie#politicaitaliana

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Pubblicato 8 mar

Care donne, ogni 8 marzo vi parlano di emancipazione e libertà. Ma qualcosa non torna. Si chiama progresso la vendita dell’intimità online, mentre il lavoro reale di milioni di donne resta fuori dal dibattito. Si parla di parità solo per le poltrone più alte, mentre nella famiglia spesso si perdono equilibri tra madri, padri e figli. Intanto la maternità viene trattata come un ostacolo e molte donne sentono di dover scegliere tra carriera e famiglia. Così ciò che viene chiamato libertà diventa spesso mercato. Per questo l’8 marzo resta una domanda: per cosa si lotta davvero?

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