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Fronte della Primavera Triestina - Zveza Tržaške Pomladi

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Politics

Movimento per il Territorio Libero di Trieste Gibanje za Svobodno Tržaško Ozemlje 📍🏠 Ci trovate in Via Giulia 74 ogni sabato dalle 10 alle 12 https://linktr.ee/primaveratriestina

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Objavljeno 11. maj

A mercoledì! @primaveratlt

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Objavljeno 10. maj

In memoria delle vittime dimenticate del bombardamento americano su Trieste del 10 giugno 1944. Ieri, 9 maggio, anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, come Comitato No IMEC abbiamo deposto fiori davanti alla targa che ricorda le 500 vittime civili del bombardamento del 10 giugno 1944. Quel giorno, 40 bombardieri alleati B-24 scortati da caccia sganciarono 98 tonnellate di bombe sulla città, colpendo deliberatamente il rione popolare di San Giacomo. L’intento era piegare la popolazione e renderla arrendevole a una nuova occupazione. E quell’occupazione anglo-americana si insediò puntuale, già nel giugno del 1945. Quando il Trattato di pace del 1947 istituì il Territorio Libero di Trieste – la cui piena realizzazione fu appoggiata solamente dall’Unione Sovietica – fu proprio la volontà americana a impedirne l’attuazione concreta e a sancirne il passaggio all’Italia, assicurandosi così la sua permanenza nell’orbita NATO. (1° foto dalla Nuova Alabarda)

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Objavljeno 8. maj

Domani!

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Objavljeno 7. maj

GIÙ LE MANI DA TRIESTE! Diffondiamo questa intervista ad un rappresentante del Comitato No Imec su Ottolina TV. Ci vediamo sabato 9 maggio alle 10.00 in Campo S. Giacomo per dire no alla terza guerra mondiale, all'Imec e alla trasformazione di Trieste in porto militare! https://www.youtube.com/live/uaCelpbWnvA?is=ukVSrmszymKY1QuL

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Objavljeno 7. maj

Trieste morirà in silenzio? La crisi abitativa sta strappando a Trieste il suo futuro. In 60 anni abbiamo perso più di 70 mila abitanti. Dal 2021 i prezzi delle case a Trieste sono saliti del 33%. Gli affitti sono ai massimi storici, e, mentre migliaia di famiglie aspettano una casa ATER da anni, 25 mila appartamenti della città giacciono vuoti, in mano ai grandi capitali esteri. Trieste sta venendo trasformata in una distesa di affitti brevi che portano profitto ai magnati lasciando indietro i cittadini. Vieni a farti sentire. Il 13 maggio, ore 18, in Via Giulia 74/a. Conferenza e dibattito pubblico. Riprendiamoci la città. @primaveratlt

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Objavljeno 4. maj

Trieste morirà in silenzio? La crisi abitativa sta condannando il futuro della città. In 60 anni abbiamo perso più di 70 mila abitanti. Dal 2021 il prezzo delle case si è alzato di un terzo, gli affitti sono ai massimi storici, e, mentre migliaia di persone aspettano una casa ATER da anni, 25 mila appartamenti della città restano vuoti, in mano ai grandi capitali esteri. Trieste sta venendo trasformata in una distesa di affitti brevi che portano profitto ai magnati lasciando indietro i cittadini. Vieni a farti sentire. Il 13 maggio alle ore 18, in Via Giulia 74/a. Conferenza e dibattito pubblico. Riprendiamoci la città. @primaveratlt

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Objavljeno 3. maj

Ma chi glielo spiega che il Maresciallo è morto da un pezzo? Eppure l’antititismo, anche in assenza di Tito, è ancora la mitologia propagandistica dei nazionalisti italiani. A sentire certi personaggi, sembra – come ogni anno, del resto – che si voglia convincere i triestini che a San Servolo ci sia ancora la “miliza”, che imbracciando la propria Zastava guarda Trieste sognando il giorno in cui riprendersela. Una politica vuota, senza argomenti sul presente, che ha fatto dell’anacronismo storico la propria bandiera. Triestini, non pensate alla militarizzazione del porto, alla crisi industriale e demografica, al caro affitti e all’erosione della vostra identità culturale: concentratevi piuttosto sulle bandiere rosse sul Carso! Nota a parte: c’è qualcosa di particolarmente esilarante nel leggere i commenti di italiani emigrati da lontane regioni accusare noi slavi-triestini, radicati in questa terra da millenni, di essere cattivi ospiti e di dovercene tornare a “casa nostra”. Ma sorvoliamo. E così, con la solita tecnica del divide et impera, si distraggono le masse con dibattiti sterili, che nulla hanno a che vedere con la ricerca della verità storica e molto, invece, con un delirante culto delle ceneri. Sempre il solito schema: le classi dominanti agitano lo spettro dell’anticomunismo quando la classe dominata prende coscienza del proprio sfruttamento e inizia a rivendicare giustizia sociale, diritti lavorativi e democratizzazione economica. Giocano la carta dell’antifascismo quando i popoli manifestano la volontà di preservare la propria essenza identitaria di fronte alle pressioni omologanti della globalizzazione mondialista, con il suo nichilismo valoriale e il suo edonismo consumista. Due leve perfette per alimentare, con la collaudata tattica del divide et impera, la falsa dicotomia tra destra e sinistra, assicurandosi che la classe dominata non si accorga mai di chi manovra davvero i burattini. La ridicola “caccia alle streghe” contro i “titini”, a cui assistiamo in giornate come queste, ha a Trieste in particolare lo scopo di erigere un pilastro della mitologia nazionalista. Poiché la Jugoslavia non era soltanto un nemico ideologico, ma anche etnico e nazionale, essa rappresenta a tutti gli effetti il nemico per antonomasia di cui i tricoloristi hanno bisogno: il “barbaro” slavo alle porte, l’invasore che minaccia la lingua, il sangue e il suolo. È un archetipo costruito ad arte per fabbricare strumentalmente un’identità italiana laddove prima mancava. Ecco perché le vittime degli eccidi del dopoguerra vengono ribattezzate, senza alcun nesso storico, “martiri per l’italianità”. Le tragedie del dopoguerra, ingigantite e decontestualizzate già dalla propaganda della Guerra Fredda, diventano reliquie strumentali: non conta la ricostruzione onesta di ciò che accadde, ma il racconto sacralizzato che serve a blindare una narrazione propagandistica. Perché finché si potrà puntare il dito contro il nemico immaginario, si potrà evitare di chiedersi chi ci sta trasformando in un porto della NATO, chi ha lasciato morire l’industria, chi ha trasformato la città in un dormitorio turistico, chi ha permesso che i giovani emigrassero altrove. P.S. Due precisazioni per i soliti "nazionalisti domači" che accorreranno a darmi del titino. Sono nato due decenni dopo la morte del Maresciallo Tito: figurarsi se mi interessa definirmi con etichette nostalgiche. A casa mia eravamo tutti per Stalin, iscritti al Partito Comunista di Vidali, acerrimo nemico di Tito. Se mai Tito avesse vinto, saremmo finiti dritti al Goli Otok. Adam Bark @primaveratlt

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Objavljeno 2. maj

MOBILITIAMOCI CONTRO LA TERZA GUERRA MONDIALE E IL CORRIDOIO IMEC Il 9 maggio, in occasione dell’81° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, scenderemo in piazza per rivendicare con forza che non debba essercene una terza. Mentre i fronti di guerra divampano dall’Ucraina all’Iran, passando per la martoriata Palestina, il Libano e lo Yemen, gli interessi della macchina bellica occidentale e israeliana stanno trascinando il mondo sull'orlo di un nuovo conflitto globale. È il momento di mobilitarci per respingere il tentativo di trasformare il nostro territorio in una base strategica al servizio dell'imperialismo USA, dei sionisti e delle potenze NATO, responsabili della deriva verso la catastrofe globale. Non vogliamo che Trieste venga utilizzata come struttura logistica per il genocidio in Palestina, per il conflitto con la Russia o per le aggressioni in Medio Oriente. TUTTI IN PIAZZA A SAN GIACOMO IL 9 MAGGIO ALLE ORE 10! Comitato No IMEC Leggi l'appello completo

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Objavljeno 1. maj

È uscita la nostra intervista con Clara Statello su Casa del Sole TV! Si tratta: 🔴 Il libro "Trieste porto franco internazionale" (a cui abbiamo contribuito con un capitolo) 🔴 Le nuove notizie sul corridoio IMEC 🔴 L'attacco all'autonomia portuale con la riforma Porti d'Italia S.p.A. 🔴 La geopolitica che passa per Trieste Buona visione! https://www.youtube.com/watch?v=hfNOTB-3Bic

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Objavljeno 30. apr.

MOBILITIAMOCI CONTRO LA TERZA GUERRA MONDIALE E IL CORRIDOIO IMEC Il 9 maggio, in occasione dell’81° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, scenderemo in piazza per rivendicare con forza che non debba essercene una terza. Mentre i fronti di guerra divampano dall’Ucraina all’Iran, passando per la martoriata Palestina, il Libano e lo Yemen, gli interessi della macchina bellica occidentale e israeliana stanno trascinando il mondo sull'orlo di un nuovo conflitto globale. È il momento di mobilitarci per respingere il tentativo di trasformare il nostro territorio in una base strategica al servizio dell'imperialismo USA, dei sionisti e delle potenze NATO, responsabili della deriva verso la catastrofe globale. Non vogliamo che Trieste venga utilizzata come struttura logistica per il genocidio in Palestina, per il conflitto con la Russia o per le aggressioni in Medio Oriente. TUTTI IN PIAZZA A SAN GIACOMO IL 9 MAGGIO ALLE ORE 10! Leggi l'appello completo

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Objavljeno 29. apr.

Trieste morirà in silenzio? La crisi abitativa sta strappando a Trieste il suo futuro. In 60 anni abbiamo perso più di 70 mila abitanti. Dal 2021 i prezzi delle case a Trieste sono saliti del 33%. Gli affitti sono ai massimi storici, e, mentre migliaia di famiglie aspettano una casa ATER da anni, 25 mila appartamenti della città giacciono vuoti, in mano ai grandi capitali esteri. Trieste sta venendo trasformata in una distesa di affitti brevi che portano profitto ai magnati lasciando indietro i cittadini. Vieni a farti sentire. Il 13 maggio, ore 18, in Via Giulia 74/a. Conferenza e dibattito pubblico. Riprendiamoci la città. @primaveratlt

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Objavljeno 25. apr.

E ora chi ci libera dai nostri "liberatori"? Come l'antifascismo è oggi diventato uno strumento del potere. Piccolo spunto di riflessione sul 25 aprile e i consueti teatrini. In Italia ci sono 113 basi NATO e USA. Domanda retorica: una Liberazione può definirsi davvero completata se il paese liberato finisce per essere asservito, oltre a conpartecipe, al più nefasto potere imperialista della storia? Detto questo, sottolineo che il mio giudizio storico sul fascismo è nettamente negativo, sebbene per ragioni che nulla hanno a che vedere con la vuota retorica istituzionale. Il fascismo fu lo strumento con cui lo Stato coloniale italiano tentò di risolvere le proprie contraddizioni interne: attraverso un nazionalismo fanatico e becero, impose all’intera penisola una fittizia identità nazionale, omologando forzatamente le specificità locali e, nel nostro caso, le minoranze etniche. Per quanto riguarda le nostre terre, al fascismo va attribuita la volontà di compiere un vero e proprio genocidio culturale dell’identità slava, attuato tramite persecuzioni sistematiche e un programma di sostituzione etnica. Al di là della consueta retorica sulla 'difesa dell’identità', esso si rivelò il più grande snaturatore delle autentiche radici delle 'piccole patrie' che compongono l'Italia. Fu, in essenza, il più becero nazionalismo ottocentesco portato alle sue estreme e tragiche conseguenze. Tale ideologia — che tradì ben presto i suoi elementi socialisteggianti contenuti nel Programma di San Sepolcro del 1919 — nacque per asservire gli interessi delle classi dominanti. Queste usarono l’evoluzione autoritaria dello Stato come braccio armato per reprimere ogni opposizione, in particolare le spinte popolari della rivoluzione socialista, e l'espansionismo bellico come mezzo per allargare i propri orizzonti finanziari. Furono le stesse classi che, l’8 settembre 1943, si sbarazzarono in fretta della camicia nera per riscoprirsi improvvisamente "democratiche". Se la sconfitta della svastica nazista fu frutto del sacrificio delle forze partigiane e della Bandiera Rossa d’Oriente, la stessa che caccio i tedeschi da Trieste, il merito della Liberazione venne in seguito monopolizzato dalla borghesia e dai suoi partiti, abilissimi nel consolidare il proprio potere dentro il nuovo assetto repubblicano. Attraverso un’appropriazione strumentale dell’antifascismo, costruirono una narrazione ideologica funzionale ai propri interessi di classe e, tornando alla domanda iniziale, all’occupazione dell’Europa da parte dei suoi “liberatori” stranieri, svuotando così il 25 aprile di ogni carica rivoluzionaria e di qualsiasi reale comprensione storica. L’antifascismo è così diventato, al pari dell’anticomunismo, un pilastro della mitologia su cui si fonda l’attuale assetto statuale italiano ed europeo. In chiave marxiana, due elementi costitutivi della sovrastruttura ideologica: una narrazione finalizzata a giustificare l’ordine vigente in tutte le sue forme disumane. Le classi dominanti agitano lo spettro dell’anticomunismo quando la classe dominata prende coscienza della propria condizione di sfruttamento e inizia a rivendicare giustizia sociale, diritti lavorativi e democratizzazione economica. Giocano invece la carta dell'antifascismo quando i popoli manifestano la volontà di preservare la propria essenza identitaria di fronte alle pressioni omologanti della globalizzazione mondialista, con il suo nichilismo valoriale ed edonismo consumista. Due elementi utili, nondimeno, per alimentare con la nota tattica del divide et impera la falsa dicotomia tra destra e sinistra, assicurandosi che la classe dominata, non si accorga mai di chi davvero manovra i burattini. Adam Bark @primaveratlt

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