USA e Iran: tra dazi minacciati e "colloqui molto buoni", la tensione resta alta Mentre a Washington si parla di "colloqui molto buoni" con Teheran, il presidente USA Donald Trump firma un ordine esecutivo che minaccia dazi del 25% contro i Paesi che fanno affari con l'Iran. Una strategia a doppio binario: pressione economico-militare da un lato, canali diplomatici riaperti dall'altro. I fatti: Negoziati indiretti USA-Iran si sono tenuti in Oman, con mediatori. Primo contatto faccia a faccia dopo la breve guerra di giugno 2025. Contesto preoccupante: la portaerei USS Abraham Lincoln e altre navi da guerra USA sono dispiegate nel Mar Arabico, al largo delle coste iraniane. In parallelo, Washington sanziona 15 entità e 14 navi della "flotta ombra" legate al commercio di petrolio iraniano. Le posizioni: Iran: Ribadisce impegno a negoziati "in buona fede", ma chiede parità, rispetto reciproco e garanzia che gli impegni vengano onorati. Non sembra disposto a mettere sul tavolo il programma missilistico o il sostegno all'"Asse della Resistenza". USA: Cerca di usare la pressione per ottenere concessioni, ma anche di evitare uno scontro militare diretto. Lo spazio per un accordo? Secondo gli analisti, è ancora molto limitato. Le divergenze sono profonde e serve una volontà concreta di compromesso da entrambe le parti. La Cina invita alla de-escalation e sostiene il dialogo, sottolineando l'importanza della pace e stabilità regionale. La situazione resta fragile: la regione è un equilibrio precario, dove la minaccia militare e la guerra economica si intrecciano a una diplomazia tentata, ma ancora piena di ostacoli. #USA#Iran#MedioOriente#Geopolitica#Diplomazia#Nucleare#Dazi#GlobalTimes Leggi l'analisi completa https://www.marx21.it/internazionale/gli-usa-minacciano-dazi-ai-paesi-che-fanno-affari-con-liran-mentre-parlano-di-colloqui-molto-buoni/
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📊 Economia USA 2025: luci e ombre dopo un anno di dazi A un anno dal ritorno di Trump, l'economia americana mostra un quadro complesso. Secondo l’analisi di Andrea Vento (GIGA), la crescita ha rallentato al +2,1% (dal +2,8% del 2024), meglio comunque dell’Eurozona. 📉Dazi e inflazione: la tariffa media al 13% ha trasferito l’11% di rincari sui prezzi al consumo. L’inflazione media è stata al 2,4%, ancora sopra il target Fed, costringendo Powell a soli tre tagli dei tassi (ora al 3,75%). 💰Debito esploso: il debito federale ha raggiunto i 38.500 miliardi, con interessi annui a 1.220 mld – più che triplicati dal 2021. Il peso degli interessi resta la vera zavorra, nonostante i tagli del DOGE e l'aumento delle entrate dai dazi (+287 mld nel 2025). 🌎Effetti globali: aumentano gli investimenti diretti in Usa, ma i partner storici (Ue, Canada) si allontanano, cercando nuovi accordi commerciali. Il deficit commerciale resta stabile e il dollaro si indebolisce. Un anno di svolta, con qualche risultato sui conti ma al costo di maggiori tensioni internazionali e di un debito sempre più pesante. #EconomiaUSA#Trump#Dazi#FederalReserve#DebitoPubblico https://www.marx21.it/internazionale/la-situazione-economica-degli-stati-uniti-nel-2025/
L’Europa ha un alleato o un padrone? La lezione dei dazi sulla Groenlandia e la strada per la vera autonomia. Le recenti pressioni degli USA sull'Europa, dalle minacce di dazi legati alla Groenlandia alle frizioni commerciali, hanno sollevato un velo. Mostrano una dipendenza non solo militare, ma strategica e psicologica, che rischia di trasformare l'UE in una periferia condizionata. Il Segretario NATO Mark Rutte ha detto chiaro: l'Europa "sogna" se pensa di potersi difendere senza gli Stati Uniti. Questa non è un'opinione, ma il sintomo di una cultura della subordinazione. Parliamo di "autonomia strategica", ma la trattiamo come un ornamento retorico, da accantonare quando i costi si fanno sentire. Il caso Groenlandia è emblematico: Washington arriva a minacciare dazi contro paesi europei per questioni di sovranità. La risposta europea, seppur significativa (lo stop temporaneo all'accordo commerciale UE-USA), rivela un'ambivalenza tossica: da un lato si rivendica un principio ("la sovranità non è negoziabile"), dall'altro si cerca più protezione dentro la NATO, cioè nello stesso sistema che cementa la dipendenza. È un circolo vizioso. La dipendenza è multidimensionale (tecnologica, finanziaria, energetica) e alla lunga ci costa caro, limitando la nostra capacità di scelta in un mondo che non è più unipolare. L'Asia cresce, il Sud Globale acquista voce. Persistere in una relazione asimmetrica con Washington significa pagare costi crescenti senza garanzie equivalenti. È ora di diversificare, non di cambiare padrone. Con la Cina: un partenariato pragmatico e reciprocitario (su innovazione, clima, mercati) è vitale. Trasformare questa relazione in un riflesso della rivalità USA-Cina significa solo perdere autonomia e opportunità. Con la Russia: la geografia non cambia. Recidere ogni legame in modo permanente, senza alternative sostenibili, ci rende più poveri e vulnerabili. Riaprire canali commerciali e diplomatici (con pragmatismo e fermezza sui principi) significa riconquistare margine di manovra e stabilità. Serve un ripensamento della NATO. Se la sua funzione pratica è ricordarci che non possiamo esistere senza gli USA, allora è un dispositivo che limita la nostra autonomia. Un'Europa che vuole contare deve costruire, gradualmente ma con decisione, una propria capacità autonoma: industriale, di deterrenza e di politica estera strategica. La scelta è dura ma chiara: continuare a scambiare la dipendenza per sicurezza, o imboccare la strada della sovranità decisionale, diversificando le alleanze e tornando a essere un soggetto, non una provincia di un altro impero. #AutonomiaStrategica#UE#NATO#Groenlandia#Dazi#PoliticaEstera#Multipolarità https://www.marx21.it/internazionale/dazi-groenlandia-e-nato-perche-lue-deve-emanciparsi-e-diversificare-guardando-anche-a-cina-e-russia/
@savinobalzano · Post #969 · 2025/04/07 08:10
https://x.com/SavinoBalzano/status/1909155482440478747?t=qHztv8w78QQksaH6OhGCbw&s=19 Era il 20 gennaio 2015 e qualcuno prevedeva ciò che sarebbe accaduto. La svalutazione dell'#euro, evidentemente, agevolava le nostre esportazioni danneggiando altri. Se lo dicevi, ovviamente, venivi tacciato di essere un pericoloso estremista reazionario. Magari anche un po' fascista: certe logiche non cambiano mai. I "migliori" ci rassicuravano: era tutto a posto, andava bene così, si poteva fare. Altri facevano notare — qui @AlbertoBagnai — che quel giochetto avrebbe provocato una reazione. Una reazione che, sia chiaro, non arriva oggi per la prima volta: i #dazi non li ha certo inventati #Trump. Oggi sono al centro del dibattito pubblico non perché il tema debba essere gestito con attenzione, ma per alimentare il solito terrorismo mediatico finalizzato all’imposizione di scelte antisociali e neoliberali. Per fare ciò che piace all’#Ue e al #PD, in poche parole. #Meloni aveva promesso di contrastare queste logiche, ma stiamo ancora aspettando. Gli #USA di #DonaldTrump avevano anche un’altra strada per fiaccare le importazioni: falcidiare redditi e domanda interna, l’#austerità. Non hanno trovato un #Monti o una #Fornero a portata di mano, e hanno scelto un’altra strategia. Non devono esserci molti antiamericani da quelle parti.
@savinobalzano · Post #1260 · 2026/01/23 09:27
https://x.com/SavinoBalzano/status/2014630489265434804?s=20 Siamo oltre il surreale: qualcuno sta davvero cercando di farci bere la storia di #Trump che ci ripensa sulla #Groenlandia perché colpito dalla reazione dell’Unione Europea. #DonaldTrump avrebbe desistito dinanzi alla decisione di #Macron e #VonDerLeyen. È Presidente degli Stati Uniti da un anno e gli abbiamo già dato l’impossibile: l’aumento delle spese di difesa al 5%; il piano europeo di “prontezza” (pronti a farci fregare); l’accordo sui #dazi, col quale ci impegniamo persino a investire soldi nostri negli #StatiUniti; il nostro silenzio su #Israele, #Iran e #Venezuela; il nostro silenzio sul riavvicinamento di Washington a Mosca; l’acquisto di gas statunitense, molto più costoso di quello russo; ci siamo sostituiti come amministratori di sostegno nel badare a quell’incapace di #Zelensky, con tutta la sua cricca di corrotti. Mi dite, esattamente, in cosa abbiamo saputo dire di no? Ah, giusto: abbiamo detto di no solo quando ci conveniva dire di sì.
Ue–India: nasce la più grande area di libero scambio al mondo Dopo 18 anni di negoziati, Unione Europea e India hanno raggiunto l’intesa su un Accordo di Libero Scambio destinato a ridisegnare la geografia del commercio globale. Un’intesa che coinvolge 1,9 miliardi di persone, il 25% del PIL mondiale e che accelera il progressivo allontanamento commerciale da Washington, anche come risposta alla nuova stagione di dazi USA. Industria, agroalimentare, servizi e investimenti diretti: l’accordo apre enormi opportunità per le imprese europee, soprattutto in un mercato indiano in forte crescita. Sullo sfondo, la competizione geopolitica sulle infrastrutture e i corridoi globali, dall’IMEC alle Nuove Vie della Seta. I dazi come arma politica stanno producendo effetti inattesi: partner storici degli USA diversificano, mentre avanza un mondo sempre più multipolare. Un’analisi approfondita tra commercio, investimenti e geopolitica globale. ✍️ di Andrea Vento – Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati 9 febbraio 2026 #UEIndia#Geopolitica#CommercioGlobale#Multipolarismo#IMEC#Dazi#EconomiaInternazionale https://www.marx21.it/internazionale/raggiunta-lintesa-sullaccordo-di-libero-scambio-ue-india/
@savinobalzano · Post #1105 · 2025/07/29 16:42
https://x.com/SavinoBalzano/status/1950234310520222123?t=JcAwA0fkP5S6UMbmz37dCw&s=19 È VERO: I DAZI SONO UN'OPPORTUNITÀ (leggete prima di arrabbiarvi) Vi dico una cosa: se fossi statunitense (statunitense, non americano: l’#America è un continente che comprende molti altri paesi, che meritano rispetto), sarei decisamente soddisfatto dell’accordo siglato da #Trump. È un accordo fatto nell’interesse degli #StatiUniti. Avevano una bilancia commerciale sfavorevole e hanno fatto ciò che andava fatto: svalutazione monetaria e dazi. Inoltre, hanno portato nuove risorse al paese, ad esempio con l’accordo sull’energia. A me pare un ottimo accordo, per loro. E cosa dovrebbe fare il capo di un governo (in questo caso anche di uno Stato), se non difendere gli interessi del proprio paese? Mi rendo conto che, dalle nostre parti, la cosa possa sorprendere, ma è così che dovrebbe funzionare: la politica dovrebbe servire la comunità che rappresenta. Mi sento costretto a una precisazione tanto banale perché leggo i commenti di alcuni europeisti disperati che, pur di non ammettere che l’Unione Europea è una Cloaca Maxima, se la prendono con Trump, il presidente di un altro paese. È una reazione piuttosto curiosa. Certo, questi dazi per noi saranno un problema: con ogni probabilità, per continuare a essere competitivi nel mercato internazionale — con le attuali regole — saremo costretti a un’ulteriore svalutazione interna, a scapito di lavoratori, pensionati e dello stato sociale in generale (sanità, ricerca, trasporti pubblici, scuola e tutto il resto). Saremo, insomma, costretti a indebolire ancora la nostra domanda interna. Dico "ancora" perché è quello che facciamo da decenni, come ha ammesso di recente anche il "pentito" Mario #Draghi. A #Washington, in effetti, avevano anche un’altra strada: sarebbe bastato fiaccare i redditi, indebolire la capacità di acquisto degli statunitensi e ridurre le importazioni. Insomma, ricorrere all’austerità. Esattamente ciò che abbiamo fatto noi finora — non a caso in contrasto con l’interesse del popolo. A loro sarebbe bastato un Mario #Monti qualsiasi. Invece hanno Trump. La guerra commerciale, del resto, non nasce con Trump: questa è solo la favola da dare in pasto all’opinione pubblica per costruire un comodo capro espiatorio. L’#austerità è una sorta di dazio, solo peggiore, perché danneggia i popoli dei paesi che la praticano (come il nostro). In questo senso aveva ragione — e mi spiace per chi si sia scandalizzato per quell’affermazione o si scandalizzi ancora — chi vedeva nei dazi statunitensi un’opportunità. Ci aiutano a capire cosa dovrebbe fare davvero la politica: difendere gli interessi dei popoli che rappresenta. L’#UE, da sempre, persegue obiettivi opposti, ed è ora di prenderne atto. Lo fa, peraltro, con la complicità di classi dirigenti nazionali che tradiscono il proprio paese. La seconda cosa che ci fanno comprendere è questa: se i #dazi ci penalizzano, è perché — molto semplicemente — abbiamo puntato tutto sulle esportazioni. Se affidi la tua economia al mercato estero, è inevitabile che il dazio diventi un’arma di ricatto. Chiunque finirebbe per soccombere. Lo fa Giorgia #Meloni, che aveva promesso di battere i pugni e invece batte i tacchi davanti a #VonDerLeyen. E lo farebbe #EllySchlein, che dimentica di sostenere la maggioranza a #Bruxelles e la Commissione Europea. I dazi sono un’opportunità perché ci costringono a riconoscere che abbiamo sbagliato tutto: ci siamo venduti l’anima, e l’Unione Europea si è rivelata una trappola. A dispetto di quanto ci hanno promesso per decenni. Ma non lo ammetteranno mai. Vi diranno che è colpa di una persona: Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni, persino Trump. Lo faranno per nascondere la verità fondamentale: abbiamo abbracciato il paradigma neoliberale della svalutazione dei redditi, del lavoro e dello stato sociale, perché da decenni ce lo impone l’Unione Europea, con la complicità delle nostre classi dirigenti — di ogni colore politico.
@lafionda · Post #6404 · 2025/07/29 17:06
https://x.com/SavinoBalzano/status/1950234310520222123?t=JcAwA0fkP5S6UMbmz37dCw&s=19 È VERO: I DAZI SONO UN'OPPORTUNITÀ (leggete prima di arrabbiarvi) Vi dico una cosa: se fossi statunitense (statunitense, non americano: l’#America è un continente che comprende molti altri paesi, che meritano rispetto), sarei decisamente soddisfatto dell’accordo siglato da #Trump. È un accordo fatto nell’interesse degli #StatiUniti. Avevano una bilancia commerciale sfavorevole e hanno fatto ciò che andava fatto: svalutazione monetaria e dazi. Inoltre, hanno portato nuove risorse al paese, ad esempio con l’accordo sull’energia. A me pare un ottimo accordo, per loro. E cosa dovrebbe fare il capo di un governo (in questo caso anche di uno Stato), se non difendere gli interessi del proprio paese? Mi rendo conto che, dalle nostre parti, la cosa possa sorprendere, ma è così che dovrebbe funzionare: la politica dovrebbe servire la comunità che rappresenta. Mi sento costretto a una precisazione tanto banale perché leggo i commenti di alcuni europeisti disperati che, pur di non ammettere che l’Unione Europea è una Cloaca Maxima, se la prendono con Trump, il presidente di un altro paese. È una reazione piuttosto curiosa. Certo, questi dazi per noi saranno un problema: con ogni probabilità, per continuare a essere competitivi nel mercato internazionale — con le attuali regole — saremo costretti a un’ulteriore svalutazione interna, a scapito di lavoratori, pensionati e dello stato sociale in generale (sanità, ricerca, trasporti pubblici, scuola e tutto il resto). Saremo, insomma, costretti a indebolire ancora la nostra domanda interna. Dico "ancora" perché è quello che facciamo da decenni, come ha ammesso di recente anche il "pentito" Mario #Draghi. A #Washington, in effetti, avevano anche un’altra strada: sarebbe bastato fiaccare i redditi, indebolire la capacità di acquisto degli statunitensi e ridurre le importazioni. Insomma, ricorrere all’austerità. Esattamente ciò che abbiamo fatto noi finora — non a caso in contrasto con l’interesse del popolo. A loro sarebbe bastato un Mario #Monti qualsiasi. Invece hanno Trump. La guerra commerciale, del resto, non nasce con Trump: questa è solo la favola da dare in pasto all’opinione pubblica per costruire un comodo capro espiatorio. L’#austerità è una sorta di dazio, solo peggiore, perché danneggia i popoli dei paesi che la praticano (come il nostro). In questo senso aveva ragione — e mi spiace per chi si sia scandalizzato per quell’affermazione o si scandalizzi ancora — chi vedeva nei dazi statunitensi un’opportunità. Ci aiutano a capire cosa dovrebbe fare davvero la politica: difendere gli interessi dei popoli che rappresenta. L’#UE, da sempre, persegue obiettivi opposti, ed è ora di prenderne atto. Lo fa, peraltro, con la complicità di classi dirigenti nazionali che tradiscono il proprio paese. La seconda cosa che ci fanno comprendere è questa: se i #dazi ci penalizzano, è perché — molto semplicemente — abbiamo puntato tutto sulle esportazioni. Se affidi la tua economia al mercato estero, è inevitabile che il dazio diventi un’arma di ricatto. Chiunque finirebbe per soccombere. Lo fa Giorgia #Meloni, che aveva promesso di battere i pugni e invece batte i tacchi davanti a #VonDerLeyen. E lo farebbe #EllySchlein, che dimentica di sostenere la maggioranza a #Bruxelles e la Commissione Europea. I dazi sono un’opportunità perché ci costringono a riconoscere che abbiamo sbagliato tutto: ci siamo venduti l’anima, e l’Unione Europea si è rivelata una trappola. A dispetto di quanto ci hanno promesso per decenni. Ma non lo ammetteranno mai. Vi diranno che è colpa di una persona: Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni, persino Trump. Lo faranno per nascondere la verità fondamentale: abbiamo abbracciato il paradigma neoliberale della svalutazione dei redditi, del lavoro e dello stato sociale, perché da decenni ce lo impone l’Unione Europea, con la complicità delle nostre classi dirigenti — di ogni colore politico.