https://x.com/SavinoBalzano/status/2037830136456753342?s=20
Molti tra quelli che si vantano di aver salvato la #Costituzione, per decenni l’hanno calpestata.
Questa retorica, queste lezioncine di chi scopre solo oggi i principi della Carta, sono davvero insopportabili. Di un’ipocrisia fuori dal mondo.
Una sfogata ci voleva proprio.
#COSTITUZIONE
Con la modifica degli Art.9 e 41 della Costituzione, nell’ottica di attribuire un peso specifico più rilevante alla tutela dell’ambiente ed agli animali, cambiano inevitabilmente i parametri ai quali la giurisprudenza dovrà ancorarsi nelle sue decisioni concrete.
Il costituzionalista Alessandro Morelli analizza due situazioni che potrebbero presentarsi nell’opera giurisprudenziale di bilanciamento tra valori:
1)Inserendo la tutela degli animali tra i principi fondamentali della Costituzione, cambia il nostro rapporto con gli animali: “Se, ad esempio, un’attività come la pesca (in quanto attività economica) può essere salvata nel gioco dei bilanciamenti, la caccia no. Va vietata.”
2)L’inclusione dell’ambiente tra i limiti che si pongono rispetto all’esercizio dell’attività economica privata, modifica il rapporto tra attività economica e tutela dei beni ambientali e dell’ecosistema. Ciò potrebbe condurre ad una rivoluzione, che impatterà sulle generazioni future.
👉@giurisprudentia
Abbiamo scovato fotogrammi sensazionali che documentano il chiaro rapporto fra la costituzione ed i giovani..
#referendum#costituzione#under35
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📢REFERENDUM: PERCHÉ HA VINTO IL NO? Lo abbiamo chiesto a un costituzionalista
La vittoria del No non è stata né un caso né solo un "voto contro il governo". Secondo il prof. Massimo Siclari (Roma Tre), è stato decisivo il lavoro capillare dei comitati sul territorio, capaci di smontare con argomenti razionali una riforma che rischiava di squilibrare i poteri dello Stato.
I sostenitori del Sì? "Hanno dato una mano, involontariamente – dice Siclari – con messaggi arroganti che hanno fatto perdere voti". E la grande partecipazione (soprattutto di giovani e società civile) ha dimostrato che l’affezione alla Costituzione non è solo un fatto sentimentale, ma una scelta consapevole.
Il No ha vinto anche contro il martellamento dei media di governo, grazie all’impegno di 180 costituzionalisti, magistrati e associazioni. Ora la sfida è non disperdere questa energia: servono programmi chiari, partecipazione e coraggio. Il terreno fertile c’è. Va coltivato.
💬 Cosa ne pensi? Per te il No è stato un voto contro la riforma, contro il governo o per la Costituzione?
#Referendum#VotoNo#Costituzione#Giustizia
https://www.marx21.it/italia/referendum-perche-ha-vinto-il-no/
https://x.com/SavinoBalzano/status/1904069576523911657?t=yjPdiKnEAty4eYCw8Qv4mg&s=19
Penso che qui Giordano colga perfettamente il punto della questione.
Al di là del merito — sul quale c'è solo da stendere un velo pietoso — ciò che dovrebbe attirare la nostra attenzione è il metodo.
Siamo passati dall’emergenza all’emergenzialismo, dallo Stato di eccezione di Schmitt allo Stato di eccezione permanente di Agamben.
L’emergenzialismo come ideologia, come metodo di esercizio del potere, come strumento di sospensione definitiva della #democrazia.
È tutto profondamente paradossale: se un’emergenza è perenne, non è più un’emergenza; se una sospensione è definitiva, non è più una sospensione. È ovvio.
E proprio qui sta il punto: se sei in emergenza, devi “fare presto!”, e non hai il tempo di imbastire una discussione seria sul merito. La democrazia, con le sue procedure, diventa insostenibile. O almeno, così viene presentata all’opinione pubblica.
Muore così la democrazia, sacrificata sull’altare di interessi che sono per definizione antidemocratici: interessi particolari, spesso economici e finanziari (più finanziari che economici), che nulla hanno a che vedere con il benessere collettivo, con la solidarietà, con l’equità.
Nulla hanno a che vedere, in poche parole, con la nostra #Costituzione.
In emergenza, oltre a non avere il tempo per discutere, nasce anche l’insofferenza verso chiunque osi avanzare dubbi.
Bisogna essere “costruttivi”, dicono. Concreti. Non c’è spazio per il populismo, il qualunquismo, il complottismo, il negazionismo, il revisionismo, il benaltrismo e così via.
In sostanza, chi si oppone - o anche solo solleva dubbi - va insultato, ridicolizzato, umiliato.
Deve imparare a tacere, a lasciar fare, a non disturbare.
A questo siamo ridotti. A questo ci hanno ridotto coloro che frignano per #Ventotene, che scendono in piazza sventolando le bandiere stellate dell’oppressione: gli emergenzialisti, italiani ed europei.
Noi continueremo a rompergli i coglioni.
Perché al referendum sulla giustizia io dico NO (e non è difendere lo status quo)
C’è una canzone di Edoardo Bennato, Il gatto e la volpe, che racconta di promesse facili e scorciatoie. “Quanta fretta, ma dove corri, dove vai…” – viene da chiederselo, ascoltando certi slogan che in questi giorni invadono il dibattito pubblico.
La giustizia italiana ha bisogno di riforme? Certamente sì. Tempi lunghi, organizzazione da migliorare, efficienza da recuperare. Ma la domanda è: come le vogliamo fare?
La Costituzione italiana (quella degli articoli 101, 104, 111) ci ricorda che la magistratura è autonoma e indipendente, e che il giusto processo è un pilastro della democrazia. Non sono dettagli: sono architravi.
Il luogo delle riforme, in una democrazia, è il Parlamento. Non gli slogan, non la propaganda, non le apparizioni senza contraddittorio. È lì che si discute, si confrontano visioni, si ascoltano giuristi, magistrati e avvocati.
E poi, a volte, le parole pesano. Come quelle della dott.ssa Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, che in tv ha detto: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura… sono plotoni di esecuzione.”
Le ricordiamo, con rispetto e fermezza, che gli unici che in questo Paese hanno davvero visto i plotoni di esecuzione sono stati i nostri padri costituenti, reduci dalla lotta al nazifascismo. E loro, quei plotoni, li hanno combattuti – non invocati.
Dire NO a questo referendum non significa difendere l’immobilismo. Significa difendere un principio: le regole fondamentali di uno Stato di diritto non si cambiano con la fretta o con la propaganda. Si cambiano con responsabilità, consapevolezza e rispetto delle istituzioni.
Io mi fermo, rifletto e scelgo di difendere la Costituzione. Non è conservatorismo. È responsabilità repubblicana.
#ReferendumGiustizia#IoVotoNo#Costituzione#StatoDiDiritto
https://www.marx21.it/italia/il-gatto-la-volpe-e-la-costituzione-perche-a-questo-referendum-votero-no/
https://x.com/SavinoBalzano/status/2037482713611923522?s=20
COSTITUZIONE: SEMPRE O MAI
Trovo intollerabile chi prova a sostenere che il voto dei giovani sia dettato dall’inconsapevolezza: avrebbero votato #No per istinto, sospinti dall’ancora viva animosità delle piazze in difesa di Gaza, senza aver mai letto la #Costituzione.
Non c’è nulla di democratico in questo approccio: esattamente come è infantile e risibile sostenere che a non aver capito nulla sia chi ha votato #Sì.
Ci si riempie la bocca della retorica della Costituzione, si sostiene di averla addirittura salvata, e poi la si tradisce alla base: nella totale assenza di rispetto per chi la pensa diversamente. I cortocircuiti di un dibattito pubblico a dir poco scadente: roba da stadio.
E questa retorica dei salvatori della Costituzione, diciamocelo, ci ha abbondantemente rotto i coglioni: proprio non si può sentire.
Quelli che hanno sventrato la Carta con la riforma del Titolo V del 2001 oggi ci vengono a fare la paternale. Con la Costituzione ci si sono letteralmente puliti il deretano: decine e decine di volte.
L’hanno fatto, ad esempio, nel 1999, con la riforma Bindi della sanità: la prima ad aver infranto il mito della sanità pubblica e universalistica senza se e senza ma. Quella che introduceva le Aziende Sanitarie Locali, sostituendo le compiante Unità Sanitarie Locali, iniettando la prima vera dose di neoliberismo nella gestione della sanità italiana.
Tra i recenti crociati per la Costituzione c’erano pure quelli che, per primi, nel ’97, violarono il principio del lavoro a tempo indeterminato, introducendo contratti drammaticamente precarizzanti, a partire dal lavoro interinale (oggi somministrazione). Non mi pare fosse il modo migliore di onorare i principi costituzionali dell’Italia. Che poi sono gli stessi (non i soli, ovviamente) che hanno picconato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: sia sostenendo le schifezze proposte da Elsa Fornero, sia quelle del Jobs Act di Renzi.
Sono gli stessi che hanno introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione, con una riforma del 2012 voluta dal governo Monti. Dinanzi ai diritti universali riconosciuti dalla Costituzione più bella del mondo (come stucchevolmente ripetono), mettevano i parametri economici di Bruxelles. Gli stessi parametri imposti dai vessilliferi del neoliberismo eurounitario, a partire dal padre della sinistra italiana: Romano Prodi.
Regole nefaste, che avrebbero ovviamente demolito lo stato sociale italiano: dov’era il sacerdote della Costituzione, Pierluigi Bersani, in quegli anni? A chi reggeva il moccolo? Taccia!
E poi ci sono i più puri di tutti, quelli che durante la crisi sanitaria ci impedivano di prendere il caffè al bar o persino di andare a lavorare, e lo facevano ricorrendo ad atti amministrativi — i DPCM — secondari e più deboli di quello legislativo. Peraltro legittimandooli nemmeno con una legge, ma con un decreto-legge: DPCM su decreto-legge. Il massimo dell’aggiramento parlamentare per limitare diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione.
E oggi si presentano come i cavalieri senza macchia e senza paura in difesa della legge sulle leggi. Su quali basi scientifiche poi si assumessero certe determinazioni, stendiamo un velo pietoso: ci sarebbe da ridere…
Tra quelli che hanno salvato la Costituzione, poi, ci sono anche gli stessi che con l’articolo 11 hanno acceso il fuoco nel camino: recentemente e negli anni addietro. Complici di guerre su guerre, dalla Serbia all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, all’Ucraina, a Gaza.
Il voto degli italiani si rispetta, punto e basta: onore a chi si è battuto e ha vinto la sua battaglia. Come rispetto si deve a chi l’ha persa. Perché è la Costituzione, coi suoi alti principi democratici, a indicarci questa via: nell’Assemblea costituente sedevano persone che nutrivano ideali spesso opposti, ma che si rispettavano.
(...)
Fino a quel momento, le vostre prediche potete ficcarvele su per il culo.
CONTINUA SU X
🇮🇹C'è vita sul pianeta Italia?
Il referendum sulla riforma costituzionale ha detto NO. Non solo un verdetto tecnico, ma un chiaro segnale politico: il governo è stato bocciato dagli elettori.
Dentro quel 54% c’è un popolo stanco di politiche che affossano lavoro e pace, c’è chi si è allontanato dalle urne per delusione, ma che ancora si stringe attorno ai principi antifascisti della Costituzione.
La vittoria del NO è anche il grido di chi non accetta guerre, genocidi sotto silenzio, razzismo di Stato. Di chi non si riconosce né nell’attuale sinistra parlamentare né nel "campo largo".
Ora serve un fronte costituzionale neutralista che ridia centralità al lavoro e dia voce concreta al pacifismo italiano. Prima che la nuova legge elettorale cristallizzi tutto.
La Costituzione non è un ricordo. È un progetto. Mettiamolo al centro. ✊⚖️
\#Referendum#Costituzione#Pace#Lavoro#NonoGoverno
https://www.marx21.it/italia/ce-vita-sul-pianeta-italia/
Quale Costituzione abbiamo difeso?🇮🇹
Con il referendum abbiamo detto un No importante. Ma fermiamoci un attimo a chiedercelo: quale Costituzione stiamo difendendo?
Troppo spesso viene usata come slogan, come un “antifascismo della domenica” comodo per coprire anni di manomissioni.
La realtà è che l’attacco alla Carta del ’48 è stato sistematico. E non è arrivato solo con la destra.
✍️ È stato il centrosinistra a modificare il Titolo V.
📉 Governi “tecnici” e forze progressiste hanno introdotto il pareggio di bilancio.
🇪🇺 Abbiamo aderito a un’impostazione europea liberista che spesso striscia con l’articolo 1 (lavoro), l’articolo 3 (uguaglianza), l’articolo 4 (diritto al lavoro) e l’articolo 11 (pace).
Dal lavoro alla sovranità popolare, la nostra Costituzione sociale è stata svuotata. Oggi viviamo in una condizione di “post-democrazia”.
Difendere la Costituzione non significa difendere una statua da museo. Significa tornare a lottare per i suoi principi sostanziali. Altrimenti, resteremo in difesa perenne.
Giocare solo per non perdere non è gioco. È ora di attuare la Costituzione. 📖✊
#Costituzione#Referendum#Democrazia#Lavoro#BeneComune
https://www.marx21.it/italia/quale-costituzione-abbiamo-difeso/
https://x.com/SavinoBalzano/status/1905551222309789912?t=pwf1_DahVR3dT-bBYvwYsA&s=19
Guardate che operazioncina ci ha imbastito il nostro compagno #Bersani.
Prende il #ManifestoDiVentotene, prende la #Costituzione, trova un punto di congiuntura e ti mette in piedi l'equazione: se attacchi il Manifesto, attacchi la Costituzione repubblicana. Ovviamente è una balla colossale.
Io sinceramente comincio ad essere confuso: non comprendo se quella di queste persone sia assoluta malafede o totale cialtroneria.
Che i due documenti non siano in contrasto su uno specifico aspetto non significa che non possano esserlo su elementi essenziali e fondamentali. Ed è proprio ciò che accade. Vediamo.
Facciamo qualche "piccolo" esempio:
Art. 1 Costituzione:
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Dal Manifesto di Ventotene:
Il popolo ha sì alcuni bisogni fondamentali da soddisfare, ma non sa con precisione cosa volere e cosa fare. Mille campane suonano alle sue orecchie, con i suoi milioni di teste non riesce a raccapezzarsi, e si disgrega in una quantità di tendenze in lotta tra loro. Nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia, i democratici si sentono smarrirti non avendo dietro uno spontaneo consenso popolare, ma solo un torbido tumultuare di passioni; pensano che loro dovere sia di formare quel consenso, e si presentano come predicatori esortanti, laddove occorrono capi che guidino sapendo dove arrivare; perdono le occasioni favorevoli al consolidamento del nuovo regime, cercando di far funzionare subito organi che presuppongono una lunga preparazione e sono adatti ai periodi di relativa tranquillità; danno ai loro avversari armi di cui quelli poi si valgono per rovesciarli; rappresentano insomma, nelle loro mille tendenze, non già la volontà di rinnovamento, ma le confuse volontà regnanti in tutte le menti, che, paralizzandosi a vicenda, preparano il terreno propizio allo sviluppo della reazione. La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria. (...) Durante la crisi rivoluzionaria spetta a questo partito organizzare e dirigere le forze progressiste, utilizzando tutti quegli organi popolari che si formano spontaneamente come crogioli ardenti in cui vanno a mischiarsi le forze rivoluzionarie, non per emettere plebisciti, ma in attesa di essere guidate. Esso attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto, non da una preventiva consacrazione da parte della ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna. Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle nuove masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia.
Vi sembra che i due passaggi siano compatibili? Ancora.
Art. 11 Costituzione:
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Dal Manifesto di Ventotene:
Il problema che in primo luogo va risolto e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani.
(...)
È ormai dimostrata l’inutilità, anzi la dannosità di organismi sul tipo della Società delle Nazioni.
Secondo voi le cose stanno assieme? Ancora.
Art. 39 Costituzione:
L'organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1963498293884801200?t=BESfs7BQxI92XeG26rVMXw&s=
L’articolo 91 della #Costituzione sancisce: «Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione».
A ciò si aggiunga che ha il potere di rinviare un testo approvato dalle Camere per una seconda deliberazione, qualora ravvisi concreti rischi di incostituzionalità, e che nomina cinque giudici della Corte Costituzionale.
Mi pare piuttosto evidente che il suo mandato sia intrinsecamente legato al dettato della Carta: se ci sono passaggi poco chiari, siamo a disposizione. Bene.
L’articolo 87 della Costituzione recita: «Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. (…) Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa».
Ieri #Israele ha colpito ancora una volta il contingente delle Nazioni Unite stanziato in #Libano per la missione #Unifil. Tra quei militari ci sono molti italiani. Il ministro della Difesa ha ammesso che non si è trattato di un errore. Non il ministro dello Sport o quello dell’Agricoltura: lo ha affermato il nostro ministro della Difesa.
Proviamo a fare un ragionamento semplice. Se il Capo delle Forze Armate è #SergioMattarella e quei ragazzi vengono deliberatamente bombardati da una potenza straniera, cosa dovrebbe fare chi ne ha il comando? Cosa dovrebbe fare chi presiede il Consiglio supremo di difesa, ai sensi di quella Costituzione che è chiamato a presidiare e custodire?
Lo domando perché non è la prima volta che accade e non è la prima volta che #Mattarella tace. Lo domando perché in altre circostanze il Presidente della Repubblica è intervenuto a gamba tesa con dichiarazioni scomposte e sgangherate, causando incidenti diplomatici con altri Paesi: quando vuole, è tutt’altro che timido o riservato. Lo domando perché – se applicassimo la retorica del diritto internazionale e della dicotomia aggredito/aggressore – dovremmo dedurre che in questo caso l’aggredito siamo noi. Senza contare che sparare sui caschi blu, così a occhio, sembra una palese violazione del diritto internazionale. Magari mi sfugge qualcosa...
Dunque, caro Presidente, cosa non le è chiaro di questo ragionamento e cosa eventualmente non condivide? Dirà qualcosa questa volta o darà adito a chi ritiene che, prima di parlare, Ella debba chiedere permesso a qualcuno?
https://x.com/SavinoBalzano/status/2034922199098827095?s=20
Queste le mie domande di ieri a Peter Gomez, di cui apprezzo molto l’intelligenza e la capacità di osservare i fatti con lucidità e compostezza. Quando si parla di #Costituzione, gli isterismi — da entrambe le parti — andrebbero evitati. Ho apprezzato i suoi argomenti e alcuni, lo riconosco, mettono in luce limiti che questa riforma effettivamente presenta. Perché tutto è migliorabile. Rispetto profondamente il suo pensiero.
C’è però un passaggio che proprio non mi convince: non mi persuade questa idea della superiorità morale ed etica dei sostenitori del #No. Non mi va giù.
Io non credo affatto che si possa affermare che al #referendum i disonesti votino tutti da una parte, per il #Sì. Non lo si può sostenere, perché nessuno, in realtà, lo sa. Penso inoltre che sia ingeneroso nei confronti di chi sceglie, in piena libertà e onestà intellettuale, di schierarsi per la riforma: a nessuno fa piacere sentirsi dire che voterà come farebbero gli “avanzi di galera”.
Trovo indicativo anche il paradosso per cui, se la riforma trasformasse il pubblico ministero in un “super poliziotto”, spogliandolo della cultura giurisdizionale e inducendolo a ricercare solo prove a sostegno dell’accusa, allora un imputato dovrebbe desiderarne l’approvazione. Davvero non saprebbe farsi i propri calcoli? Verrebbe piuttosto da pensare il contrario: che sia naturalmente portato a preferire un pubblico ministero come “primo difensore”, quale — almeno nelle intenzioni — dovrebbe essere oggi (secondo i sostenitori del No...).
Aggiungo un ulteriore elemento, che potrà anche risultare impopolare, ma che a mio avviso è tutt’altro che irrilevante. Cosa c’è di male se un imputato — ammesso e non concesso che voti per il Sì — si faccia i propri interessi? È innocente fino a prova contraria e desidera un processo davanti a un giudice quanto più possibile indipendente e imparziale. Cosa ci sarebbe di scandaloso in questo? A dirla tutta, da imputato probabilmente ragionerei allo stesso modo.
Infine, questo modo di impostare il dibattito espone a un rischio tutt’altro che secondario, proprio sul piano della tenuta democratica. Da lunedì pomeriggio, comunque vadano le cose, dovremo rispettare la volontà popolare e continuare a riconoscerci tutti nella Carta, il nostro contratto sociale. Ma come lo si potrà pretendere, in caso di vittoria del Sì, dopo aver sostenuto che quel testo sarebbe stato voluto da mafiosi, massoni e — come qualcuno aggiunge — perfino da dementi?
Sarà difficile. Molto difficile.
#BattitoriLiberi dal lunedì al venerdì alle 17, Radio Cusano.