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Per non dimenticare
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Pubblicato 6 giu
https://youtu.be/QyFUurKCYjQ
Pubblicato 6 giu
Gaetano Giordano Gaetano Giordano nasce a Riesi (CL) il 09/06/1937. Dopo il militare apre un'attività di parrucchiere per uomo. Nel 1963 conosce Franca Evangelista, genovese, arrivata a Gela per motivi di lavoro del padre. In seguito Franca e Gaetano si frequentano, si fidanzano e si sposano, consolidando l'attività economica che nel frattempo si era trasformata in negozi di profumeria (unici per molto tempo nel territorio gelese). Nascono due figli Massimo e Tiziana in una realtà di lavoro sana e fiorente. Marito e moglie collaborano nell'attività commerciale in un contesto familiare e lavorativo concreto e normale, i ragazzi studiano con profitto e, finito il liceo a Gela, accedono alla Luiss di Roma. Negli anni 1980-90 Gela è una polveriera; incendi e sparatorie fra clan rivali per la supremazia del territorio. I commercianti, che sino ad allora come fatto di costume, si adeguavano a pagare il pizzo (pochi esclusi, compresi noi, non erano disturbati) cominciavano a scalpitare, cercando di uscire da questo mal costume. Nel 1989 a seguito di una richiesta estorsiva si fa regolare denuncia. Il 10 Novembre del 1992 senza che nulla facesse presagire quanto poi è successo, alle ore 20, Gaetano Giordano veniva ucciso sotto casa con cinque colpi alla schiena mentre con il figlio, ferito nella sparatoria, stava rientrando a casa. Dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia si scopre che l'uccisione di Gaetano Giordano è stata decisa a sorte tramite estrazione del biglietto con il suo nome (altri 3-4 commercianti che come lui avevano denunciato erano segnati negli altri bigliettini quindi papabili vittime). All'età di 55 anni Gaetano Giordano cessava di vivere per mano di alcuni mafiosi che vengono poi arrestati l'anno dopo. L'uccisione di Gaetano Giordano doveva essere un monito per negozianti e imprenditori che si rifiutavano di pagare il pizzo, ma da quell'omicidio la cittadinanza prende coscienza e i mafiosi hanno sempre meno titolo sul territorio. Subito dopo i funerali, valutando le possibilità che erano date dalla presenza dei familiari di Gaetano Giordano ad Almè si è pensato di seppellirlo in quel luogo. Tutto questo nasce dall'incertezza per il futuro che aveva attanagliato la famiglia che prevedeva entro breve di trasferirsi da Gela. Questo è il motivo per cui Gaetano Giordano è stato seppellito ad Almè, dove è stato accolto con la riconosciuta carità cristiana di quei luoghi. A Maggio 2005 nasce a Gela l'Associazione "Antiracket Gaetano Giordano".
Pubblicato 4 giu
https://youtu.be/LiVZoNaf0Pk
Pubblicato 4 giu
Antonio Sottile e Alberto De Falco Sono trascorsi 19 anni da quella notte del 23 febbraio 2000 quando, nei pressi di contrada Jaddico, a poca distanza dall’omonimo Santuario, i due finanzieri, in servizio presso la compagnia pronto impiego di Brindisi, nel tentativo di bloccare un’autocolonna contrabbandiera, rimasero coinvolti in un violento speronamento spirando sul colpo. Nel corso del tragico evento altri due militari, rimasti gravemente feriti, riuscirono a sopravvivere. All’indomani del decesso delle due giovani Fiamme Gialle, l’autorità di governo decise di eseguire, in Puglia, la più imponente attività di contrasto al contrabbando di sigarette, denominata “Operazione Primavera”, inviando un migliaio di uomini delle forze dell’ordine. L’eccezionale azione di contrasto si concluse con una netta vittoria da parte dello Stato, che riuscì a ristabilire la legalità nella provincia brindisina. Il 16 giugno dello stesso anno, il vice brigadiere Alberto De Falco e il finanziere scelto Antonio Sottile, vennero insigniti della medaglia d’oro alla memoria. Brindisireport.it
Pubblicato 2 giu
https://youtu.be/LeCLWBRb9w4
Pubblicato 2 giu
Torquato Ciriaco Torquato Ciriaco è stato uno dei più grossi avvocati civilisti e amministrativisti della Calabria durante gli anni ottanta, novanta, e nei primi anni duemila. Inizia la sua carriera a metà degli anni settanta a Lamezia Terme e in pochi anni il suo diventa uno degli studi legali più importanti della zona. Al di fuori della professione legale gestisce l'azienda agricola di famiglia ed è impegnato in altre attività imprenditoriali. È stato ucciso lungo la strada che collega Lamezia con Maida intorno alle 23 del 1º marzo 2002, mentre tornava a casa dal suo studio. I killer hanno affiancato con la loro auto il fuoristrada del professionista ed hanno iniziato a sparare con un fucile caricato a pallettoni, crivellando l'auto. Ciriaco, ferito al fianco sinistro, si è schiantato contro un muro sul lato opposto della strada e i killer lo hanno colpito altre due volte alla nuca. L'agguato non ha avuto testimoni. Ai funerali, celebrati dal vescovo, hanno partecipato migliaia di persone e rappresentanti locali delle istituzioni. Torquato Ciriaco ha lasciato moglie e sei figlie.
Pubblicato 31 mag
https://youtu.be/VDrHX8_kyMU
Pubblicato 31 mag
Paolino Avella Paolino Avella, non ha ancora 18 anni quando dopo scuola (il liceo scientifico Salvatore Di Giacomo, oggi liceo polivalente) inforca il suo motorino e con l’amico del cuore Andrea, si sposta dal liceo facendo un giretto. A pochi metri di distanza dal liceo, viene intercettato da due criminali che tentano di sottrargli il motorino. Paolino, nel tentativo di sfuggire alla rapina, accelera improvvisamente cercando di allontanare i malviventi, forse anche per raggiungere la vicina stazione dei Carabinieri: inizia così un vero e proprio inseguimento. I due banditi, utilizzando una moto più potente, prima hanno raggiunto e poi affiancato la moto di Paolino, speronandola. Paolino perde il controllo del motorino e batte contro un albero. Illeso invece l’amico, Andrea, che viaggiava sul sedile posteriore. Paolino avrebbe compiuto 18 anni pochi giorni dopo, il 12 di aprile. I suoi amici, al sua fidanzata, la sua famiglia da quel giorno hanno iniziato una nuova vita. Senza il sorriso contagioso di Paolino e con l’amaro in bocca perché nonostante le battaglie legali, vera e propria giustizia per quell’assassinio non c’è mai stata. Fiori, pupazzi, sciarpe del Napoli, centinaia di lettere e foto: i ragazzi del liceo riversarono proprio ai piedi di quell’albero, servendosi di semplici oggetti, la loro voglia di non dimenticare e di non permettere che la storia di Paolino venisse dimenticata. La corte di Assise stabilisce in primo grado l’assoluzione di Luigi Minichini, uno dei due autori del tentativo di rapina. Sentenza d’assoluzione. La prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, invece, ribalta il giudizio d’assoluzione di primo grado, condannando a 12 anni Luigi Minichini. Questa sentenza si stabilisce che la morte del ragazzo non fu un incidente stradale, ma la conseguenza di una tragica aggressione. Il 13 novembre 2012 la 3° Sezione della Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli (secondo livello), dichiara Luigi Minichini colpevole per l’omicidio di Paolino Avella, condannando l’uomo a 9 anni di reclusione, alla rifusione delle spese legali ed al risarcimento dei danni provocati alle parti civili, oltre all’interdizione dai pubblici uffici. Dopo il passaggio in giudicato della condanna nel giugno 2014 Minichini si rende irreperibile dandosi alla latitanza. I carabinieri lo arresteranno nell’agosto 2014, presso la sua abitazione a Barra. loravesuviana.it
Pubblicato 29 mag
https://youtu.be/PgbPFUJ09Eg
Pubblicato 29 mag
Seppure il profilo psicologico e attitudinale di “Maciste” collimi perfettamente con le caratteristiche dell’assassino, del barbaro duplice omicidio (furono accusati, dopo le rivelazioni ai carabinieri di un ragazzo del posto, tre giovani: Ciro Imperante, Luigi Schiavo, Giuseppe La Rocca. Secondo gli investigator
Pubblicato 29 mag
Barbara Sellini e Nunzia Munizzi Il delitto delle piccole Barbara e Nunzia, rispettivamente di 7 e 10 anni, è una delle vicende di cronaca più atroci degli ultimi 30 anni, non solo della storia di Ponticelli, ma dell’intera Nazione. Il 3 luglio 1983, intorno a mezzogiorno quando i Carabinieri, dopo ore di ricerche, scattate in seguito ad una segnalazione ricevuta, ritrovano i corpi straziati di due bambine: Barbara Sellini di 7 anni e Nunzia Munizzi di 10. I piccoli cadaveri sono sovrapposti, legati da una corda e gettati in un canale, tra le sterpaglie, come fossero immondizia. Le piccole furono trovate assassinate in un canalone non molto distante dalle loro abitazioni, sotto il cavalcavìa di un tratto autostradale, una delle discariche a cielo aperto più quotate della zona. Erano state sequestrate, seviziate, violentate e uccise. Quasi a voler tentare di cancellare ogni traccia di umanità dai loro piccoli corpi, l’omicida ha tentato anche di bruciandoli. I corpi erano semicarbonizzati. Le due bambine erano sparite la sera di sabato 2 luglio 1983 intorno alle 19.00 dal piazzale antistante le loro abitazioni, dove abitualmente si fermavano a giocare, nei pressi del Rione Incis, nel quartiere Ponticelli, periferia orientale di Napoli. Il feroce duplice omicidio sconvolge profondamente gli abitanti della zona e non solo. La notizia dilaga sui media, gli organi di stampa raggiungono l’opinione pubblica che non fa nulla per nascondere sconcerto e indignazione al cospetto di quelle morti innocenti. Le indagini per risalire al colpevole di quell’atrocità scattano subito. Un contributo prezioso giunge dalla testimonianza di un’amica e coetanea delle vittime, Silvana Sasso, che in una delle deposizioni rese conferma l’esistenza di un fantomatico Gino, uomo dalla corporatura robusta e proprietario di una Fiat 500 di colore scuro, che è chiamato dalle bambine: «Tarzan tutte lentiggini». Secondo il racconto della piccola Silvana Sasso, l’uomo, il giorno precedente alla scomparsa delle due amichette, invita tutte e tre a un appuntamento per la sera successiva. Fortunatamente Silvana scampa al massacro non presentandosi all’appuntamento perché la nonna non le dà il permesso di uscire. Il triste caso di Ponticelli si nutre delle dichiarazioni della piccola, sulla base delle quali gli inquirenti si muovono da subito alla ricerca di un uomo corrispondente alle caratteristiche elencate. La descrizione si adatta perfettamente alla persona di Corrado Enrico, che tutti chiamano “Maciste” per via della sua mole fisica, proprietario proprio di una Fiat 500 di colore scuro. Lo stesso, fermato e interrogato poco dopo, ammette di essere un frequentatore del rione Incis per via del suo lavoro di venditore saltuario di oggettistica sacra, e ammette inoltre di familiarizzare spesso con i bambini e i ragazzi che di volta in volta incontrava nei quartieri dove si soffermava e di essere dedito all’abuso di alcool, condizione questa che, stando sempre alle sue dichiarazioni redatte dagli inquirenti, “…gli creava una confusione mentale…”. Dalla sua deposizione: “Da circa un paio d’anni sono avvezzo all’uso eccessivo di bevande alcoliche ed ogni volta che ne faccio uso crea in me una confusione mentale che mi porta a compiere atti abnormi (atti osceni nei luoghi dove io mi porto a bordo dell’auto nei confronti di persone di sesso femminile ed in particolare bambine)”. Da una sua deposizione emergono particolari allarmanti che lasciano pensare da subito che egli sia solito irretire bambini per soddisfare i propri desideri istintuali, compiendo atti osceni su di essi: «Una prima volta sotto i fumi dell’alcol, portatomi sotto il ponte, ho avvicinato una bambina, afferrata, baciata sulla guancia e, nel contempo estraevo il membro, masturbandomi».
Pubblicato 27 mag
https://youtu.be/Ck4yoSLDHt4