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Per non dimenticare

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Politica

"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola" Info e richieste @pernondimenticarebot 👣@disagioinunclick Membro di: @networklamusa

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Pubblicato 21 mar

21 Marzo Oggi è la giornata in ricordo delle Vittime innocenti delle mafie, giornata di ricordo, giornata che dal 1996 è stata istituita per ricordare le persone che hanno perso la vita a causa delle organizzazioni criminali. Un elenco interminabile con nomi, nomi su nomi che fanno impressione se vengono letti tutti d'un fiato. Quei nomi che cerchiamo di ricordare in @pernondimenticare non solo come nomi, non solo come numeri, ma come persone; persone che hanno avuto una vita, una storia tutta da raccontare, da rivivere e da onorare. Persone normali ma che troppo spesso vengono dimenticate. Persone alle quali è stata tolta la possibilità che tutti abbiamo di vivere, realizzare i propri sogni, sbagliare, migliorare o, in molti casi, alle quali è stato crudelmente impedito di crescere in un mondo migliore. Una giornata per ricordare a chi ha responsabilità ad ogni livello che uno stato con la "S maiuscola" non dovrebbe permettere né che queste cose succedano, né tantomeno che si ripetano. Un impegno vero nella lotta per la legalità, per un' esistenza serena che deve partire in primis da seri e concreti atti politici, che sono troppo spesso mancati, perché vivendo con gli occhi chiusi e le teste girate dalla parte opposta non si riuscirà mai ad assaporare quello che che Paolo Borsellino chiamava "Il fresco profumo della libertà, che si contrappone al puzzo del compresso morale, della contiguità e quindi della complicità". Una giornata quindi per aumentare ancora di più la consapevolezza e la conoscenza, che nel mio piccolo cerco di portare avanti ogni giorno nel canale, che va avanti grazie a voi, sopratutto. Continuiamo così, non solo una giornata, non solo una serie di eventi, articoli, film, lezioni, che per quanto importanti, rischiano comunque di accendere i riflettori per un giorno su quello che troppo spesso viene ignorato per poi spegnerli ed offuscarci la visione i giorni successivi. Grazie a chi ha lottato e lotta per portare avanti il ricordo, sempre e comunque. Luca

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Pubblicato 20 mar

Solo un'ora, approfittane‼️ http://t.me/joinchat/AAAAAEHD5CnqYu4N6rP92g

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Pubblicato 20 mar

https://youtu.be/VHn5-nlrg6U

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Pubblicato 20 mar

Giuseppe Montalto Aprile 1995. Durante l’ora d’aria in carcere all'Ucciardone, a un certo punto si trovano a distanza ravvicinata un paio di pezzi gorssi di Cosa Nostra. Sono Mariano Agate, il capo della mafia di Mazara, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano e Raffaele Ganci, tutti e tre boss palermitani. Un agente nota uno strano movimento, decide di far perquisire i quattro. Lui è Giuseppe Montalto, 30 anni, agente scelto della polizia penitenziaria. Dopo aver prestato servizio al carcere Le Vallette di Torino, da un paio d'anni è a Palermo, all'Ucciardone, nella sezione di massima sicurezza, quella riservata ai boss. Improvvisamente Montalto vede Raffaele Ganci far scivolare un foglietto dietro una tubatura. Prende quel foglietto e lo consegna al suo superiore raccontando quello che ha appena visto. Per avere intercettato quel "pizzino" l'agente viene condannato a morte dai boss. E in effetti i boss aspettano appena otto mesi. E' il 23 dicembre 1995 (23 anni fa esatti) l'antivigilia di Natale. Due killer, a Trapani, lo aspettano davanti alla casa del suocero, non curanti del fatto che Montalto sia con la moglie Liliana e la figlia di 10 mesi. L'agente viene ucciso. Il delitto fu considerato un avvertimento dei vertici di Cosa Nostra nei confronti del trattamento dei boss nelle carceri. Liliana vede accasciarsi il marito, senza poter far nulla. Mesi dopo saprà che in grembo portava la loro seconda figlia. Anni dopo un pentito, Francesco Milazzo, rivela che Montalto è stato ucciso perché aveva sequestrato un bigliettino fatto arrivare in carcere ai boss Mariano Agate, Raffaele Ganci e Giuseppe Graviano. Per l'omicidio è stato condannato all'ergastolo Vito Mazzara. Giuseppe Montalto fu ucciso perché i mafiosi in libertà dovevano fare avere un regalo ai mafiosi detenuti al 41 bis. E l'omicidio di Giuseppe Montalto fu il regalo di Natale. Fu la risposta della cupola contro il 41 bis, il regime di carcere duro. Montalto venne "punito" per l'inflessibilità dimostrata nei confronti dei detenuti mafiosi mentre era in servizio nel penitenziario palermitano. Un delitto deciso nel corso di summit di mafia nel quale c'era anche il pentito Giovanni Brusca. Il collaboratore di giustizia spiegò che "quell'uccisione aveva un valore simbolico di monito nei confronti delle altre guardie carcerarie in quanto in quel periodo circolava la voce che nelle carceri di Pianosa e dell’Asinara si verificavano maltrattamenti ai danni dei detenuti”. palermotoday.it

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Pubblicato 18 mar

https://youtu.be/NxXMlGKcJIY

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Pubblicato 18 mar

Domenico Geraci Quella che vi racconto è una storia, ma non è una storia come quelle che si raccontano ai bambini. È una storia vera. È una storia di ingiustizia e di abusi di un mondo criminale, un ambiente banale dove la violenza è il prezzo da pagare. Una storia così assurda e così orribilmente già vista. È una storia di mafia che ha lasciato tracce indelebili nella vita politica e sociale italiana. È la storia di Domenico “Mico” Geraci, un politico italiano assassinato dalla mafia. Aveva 44 anni, fu ucciso a Caccamo con cinque colpi di fucile a pompa calibro 12. Sindacalista della UIL allevatori, sposato con due figli, ex consigliere provinciale del Ppi, (Partito Popolare italiano della provincia di Palermo) era quasi certamente prossimo candidato dell’Ulivo a sindaco. La sera dell’8 ottobre 1998 erano da poco trascorse le 20.30 quando Domenico Geraci attraversò piazza Zafferana, alla periferia del paese, per rientrare a casa. I killer, su una Fiat Uno, si avvicinarono. Uno di loro scese e fece esplodere in rapida successione i colpi di fucile. Geraci cade una prima volta. Poi si rialza lasciando a terra una pozza di sangue. Crolla dopo pochi metri. Fu ucciso a fucilate davanti casa sua. Richiamato dai colpi di fucile, il figlio del politico si affaccia e vede le fasi terminali dell’agguato. I killer, che erano in quattro, lo hanno atteso sotto casa, trucidandolo davanti al figlio. Aveva diciassette anni, il figlio di Mico, Giuseppe Geraci, e assistette all’omicidio del padre. Pochi mesi prima, a Caccamo, Geraci si era scagliato contro la mafia e contro il nuovo piano regolatore che secondo lui tutelava alcuni interessi non cristallini. Il politico aveva accusato e denunciato i boss di Cosa Nostra per la loro infiltrazione nel territorio di Caccamo. Nel 1993 il consiglio comunale infatti era stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Domenico Geraci, 44 anni, fu ucciso a Caccamo, paese a 50 chilometri da Palermo, con cinque colpi di fucile a pompa calibro 12. Uno dei figli di Geraci, Giuseppe, all’epoca dei fatti diciassettenne, assistette ad alcune fasi dell’omicidio dal balcone di casa e tentò di reagire gettando un vaso per colpire i sicari o la loro auto. È stato lui uno dei primi testimoni ad essere accompagnato in caserma per essere ascoltato dai carabinieri. Oltre al figlio della vittima, gli inquirenti hanno ascoltato un amico di Geraci che si trovava con lui pochi minuti prima del delitto. Sappiamo proprio tutto dell’omicidio di Domenico Geraci o resta anche questo uno dei tanti misteri di mafia? Il caso del sindacalista ucciso a Caccamo la sera dell’8 ottobre 1998 è un delitto di mafia di cui a distanza di tanti anni ancora non si conoscono gli autori e i mandanti. A distanza di anni ancora si è alla ricerca della verità. Questa vicenda, di cui ha parlato anche il pentito di mafia Nino Giuffrè, resta uno dei casi di omicidi mafiosi irrisolti... [..] Maria De Laurentiis stampacritica.org

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Pubblicato 16 mar

https://youtu.be/mtmFgURCxtE

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Pubblicato 16 mar

Arturo Caputo Arturo Caputo aveva 16 anni. Il 4 luglio è in una pizzeria di Strongoli, nel catanzarese, mangia e beve assieme agli amici. Il killer comincia a sparare appena messo piede nel locale. Ha un grosso fucile a pompa, e lo fa vibrare a ripetizione. Sei colpi per uccidere il bersaglio, il pregiudicato Salvatore Scalise. Si gettano tutti a terra, per scampare il pericolo e per non vedere. L'uomo col fucile insegue la sua vittima fino all'ingresso del bagno e lì pone fine alla sua fuga disperata. Poi scappa insieme al complice che gli copre le spalle fuori dalla pizzeria. La scena è raccapricciante. La gente che affolla il locale si ritrova in una confusione di tavoli e sedie, stoviglie e posate. Non si rialzano da terra tre sedicenni. I pallettoni sono volati in ogni direzione e hanno colpito in tre tavoli diversi. Due ragazzi sono solo feriti, ma per Arturo non c'è niente da fare.E' la guerra tra i Dima e i Castiglione e delle venti persone che hanno assistito all'agguato nessuno sarà disposto a testimoniare. (Dimenticati - Vittime della 'ndrangheta di Danilo Chirico ed Alessio Magro) impronteombre.it

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Pubblicato 14 mar

https://youtu.be/CEo61UAV1BE

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Pubblicato 14 mar

Ultimo breve documentario sulla 'Ndrangheta oggi, argomento sul quale torneremo in futuro, sulle infiltrazioni al nord, sull' espansione, sui personaggi, senza mai dimenticare le persone che ogni anno vengono uccise, da innocenti, per logiche criminali senza senso, per dare "esempi" o semplicemente per scambi di persona, oppure semplicemente perché il caso ha voluto che si trovassero nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una mentalità e un impegno, la lotta per la legalità, che non devono mai sopirsi, né tantomeno diventare "effetto collaterale" di guerre per il potere. Luca

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Pubblicato 12 mar

https://youtu.be/k1lY40GPA5o

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Pubblicato 12 mar

Nel video di oggi si prosegue nella nostra "scoperta" della 'ndrangheta, spiegata dal procuratore Gratteri, uno dei massimi esperti del fenomeno, che combatte ogni giorno contro questa organizzazione criminale. Una breve intervista che fa aprire gli occhi sul sistema illegale che si va a fondere col tessuto sociale legale intrecciandosi e fondendosi pericolosamente, rischiando di trasformare in grigio tutto ciò che dovrebbe essere bianco o nero. Luca

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