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Pubblicato 24 mar

#Iran, #Trump: (Su Hormuz) avremo il controllo di tutto quello che vogliamo.

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Pubblicato 24 mar

#Iran, #Trump: (Su Hormuz) avremo il controllo di tutto quello che vogliamo.

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Pubblicato 24 mar

#Iran, #Trump: Faremo un accordo, ci hanno dato un premio che vale una grande quantità di soldi.

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Pubblicato 24 mar

#Iran, #Trump: L’Iran ha concordato che non avranno mai le armi nucleari.

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Pubblicato 24 mar

#Iran: Alla fine Donald Trump ha preferito una exit strategy rispetto al bombardamento degli impianti energetici iraniani. Con una mossa a sorpresa e l’avvicinarsi della deadline imposta, gli Stati Uniti hanno dichiarato che stanno negoziando con l’Iran, con…

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Pubblicato 24 mar

#Economia, #Elezioni: La reconciliation vive e combatte, perché davanti allo shutdown sembra che i repubblicani siano intenzionati a ripescare una One, Big, Beautiful Bill 2.0. Tutto nasce dallo shutdown del Dipartimento della Sicurezza Nazionale: l’intenzione sarebbe quella di approvare con i democratici la legge di bilancio del Dipartimento includendo solo specifiche clausole. Non dovrebbero esserci, ad esempio, i finanziamenti per le operazioni di arresto condotte dall’ICE. Allo stesso tempo, però, la legge conterrebbe i fondi per la Homeland Security Investigations e la Border Patrol, punti che potrebbero mettere a rischio il voto dei senatori dem. I finanziamenti per l’ICE verrebbero invece inseriti all’interno di un'altra legge da approvare proprio tramite reconciliation. La reconciliation è un procedimento legislativo particolare che permette al Senato di approvare le leggi a maggioranza semplice. L'American Rescue Plan e l'Inflation Reduction Act dei democratici sono stati approvati in questo modo, così come la prima One, Big, Beautiful Bill. Grazie a questa procedura si evita l’ostruzionismo, il cosiddetto filibuster. Attraverso questa manovra, i repubblicani vorrebbero tentare di far passare anche alcune delle misure del SAVE Act, la grande riforma dell'accesso al voto fortemente voluta da Donald Trump. Il punto è che le leggi approvate tramite reconciliation devono avere una componente economica predominante; motivo per cui del SAVE Act rimarrebbero in piedi solo alcune clausole. Quali? Ci sono diverse ipotesi in campo, ma la parola finale spetta al parliamentarian del Senato, una figura tecnica incaricata di verificare la conformità delle proposte di legge rispetto al rigido regolamento dell’Aula. Tra i repubblicani, tuttavia, sta circolando una bozza su cosa preservare del SAVE Act. L'idea è quella di istituire finanziamenti federali per gli Stati che introducano: • L'obbligo di presentare un documento di identità al momento del voto (nella versione più restrittiva sui documenti considerati validi). • La richiesta di prove per dimostrare la cittadinanza. • La condivisione dei propri registri elettorali con le agenzie federali, per assicurarsi che le persone registrate siano effettivamente cittadini statunitensi. • Il supporto per i processi post-elettorali (quelli che si innescano in caso di contestazioni). • L'aggiornamento dei macchinari per velocizzare il conteggio dei voti durante l'Election Day. La strategia non convince però la Senatrice Susan Collins (R-Maine), Presidente della Commissione per gli Stanziamenti, motivo per cui, insieme ad altri colleghi, si trova attualmente in riunione con il Leader di Maggioranza John Thune.

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Pubblicato 24 mar

#Senato: Il Governatore dell'Oklahoma Kevin Stitt (R) ha nominato il Alan S. Armstrong come senatore per ricorprire il seggio che fu di Markwayne Mullin, confermato come Segretario alla Sicurezza Nazionale. Armstrong è l'attuale dirigente di Williams, compagnia del gas dell'Oklahoma, di cui è stato anche CEO.

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Pubblicato 24 mar

#Iran: Alla fine Donald Trump ha preferito una exit strategy rispetto al bombardamento degli impianti energetici iraniani. Con una mossa a sorpresa e l’avvicinarsi della deadline imposta, gli Stati Uniti hanno dichiarato che stanno negoziando con l’Iran, con trattative che stanno procedendo in modo positivo. Una ricostruzione immediatamente smentita dall’Iran e che, dunque, crea confusione. I due Paesi si stanno parlando davvero? Chi sono i negoziatori? Su cosa stanno negoziando? È solo una mossa di Trump per prendere tempo? Partiamo da quest’ultima domanda: il Pentagono sta valutando il possibile dispiegamento della Immediate Response Force, una brigata formata da 3.000 soldati della 82nd Airborne Division e dal relativo comando, capace di essere dispiegata in circa 18 ore in qualsiasi teatro del mondo per supportare le operazioni in Iran. Si tratterebbe di una pianificazione prudente a seguito di un ordine arrivato dal Dipartimento della Guerra o dal Central Command, che forse indica una certa volontà di prendere il controllo dell’isola di Kharg, il principale hub petrolifero iraniano. Nella regione è in arrivo anche la 31st Marine Expeditionary Unit, composta da 2.500 militari. L’aeroporto di Kharg è stato danneggiato dai bombardamenti statunitensi, e sembra probabile che arrivino prima i Marines, in grado di riparare le piste e le infrastrutture, e che poi, in un secondo momento, giungano altri materiali dall'Aeronautica. I paracadutisti, invece, possono arrivare di notte ma non possono trasportare i mezzi pesanti necessari per rispondere a un eventuale contrattacco iraniano. Ma dunque: si stanno parlando? Trump ha detto persino che le negoziazioni hanno individuato 15 punti su cui formalizzare un accordo, una ricostruzione negata dal Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Ma è proprio lui l’uomo del momento, perché è la persona individuata dalla Casa Bianca come potenziale interlocutore. “È un’opzione interessante. È la figura con la carica più alta, ma dobbiamo testarlo, non possiamo precipitarci”, ha detto un funzionario dell’Amministrazione Trump a Politico. Il risultato desiderato è quello di una sorta di Venezuela 2.0, nella speranza che gli Stati Uniti possano imporre “qualcuno come Delcy Rodriguez in Venezuela a cui diciamo: ‘Ti teniamo lì. Non ti facciamo fuori. Lavorerai con noi, ci darete un buon accordo, il primo dei quali sul petrolio’”. Eppure, l’idea stessa che Trump possa scegliere il prossimo leader iraniano è vista dagli stessi membri dell’Amministrazione come un’idea ingenua. “Sembra che stia cercando di far avverare qualcosa solamente parlando. È un bene che le negoziazioni stiano avvenendo tramite un intermediario e che si stia cercando di uscire dalla situazione, ma l’Iran ha dimostrato che può ancora colpire e rendere le cose difficili. Non si faranno sottomettere per dare a Trump il loro petrolio”. Non si sa ancora, però, cosa possano produrre i negoziati. Trump continua a chiedere la fine del programma nucleare e l’eliminazione di tutto l’uranio arricchito già presente nel Paese, punti che fino a questo momento sono stati reputati inaccettabili da Teheran. Gli Stati Uniti, inoltre, starebbero valutando un’operazione di terra per sequestrare l’uranio in questione. La pausa è comunque parziale: gli Stati Uniti hanno detto che fermeranno i bombardamenti delle infrastrutture energetiche, ma non quelli contro gli obiettivi militari. Del resto, il bombardamento delle strutture civili ed energetiche è vietato dalle Convenzioni di Ginevra.

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Pubblicato 24 mar

#Iran: Mohammad Bagger Zolghadr è stato nominato a capo del Consiglio di Sicurezza Supremo dell’Iran dopo la morte di Ali Larijani.

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Pubblicato 24 mar

#Amministrazione: Con 54 voti a favore e 45 contrari, il Senato degli Stati Uniti ha confermato la nomina del Senatore Markwayne Mullin (R-Oklahoma) come Segretario alla Sicurezza Nazionale. Hanno votato a favore tutti i repubblicani tranne uno e due democratici: John Fetterman (Pennsylvania) e Martin Heinrich (New Mexico). Henrich ha spiegato di essere amico di Mullin e che sa di poter collaborare con lui quando si tratta di gestire le frontiere e che non sarà una persona che prenderà ordini da Stephen Miller. “Per cinque anni, sotto questa e la precedente Amministrazione, non ho avuto un rapporto costruttivo con Segretario alla Sicurezza Nazionale.” L’unico repubblicano a votare contro è stato Rand Paul (Kentucky) poiché Mullin in passato ha affermato che Paul meritava l’aggressione di cui è stato vittima. Mullin sarà ora sostituito da una persona scelta dal Governatore dell’Oklahoma Kevin Stitt (R). Il seggio andrà poi ad elezioni il 3 novembre e la persona scelta da Stitt non potrà candidarsi.

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Pubblicato 23 mar

#Italia: Con 52 sezioni su 114, negli Stati Uniti ha vinto il sì al referendum con quasi il 60% dei voti.

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Pubblicato 23 mar

#Iran: Il Portavoce delle Guardie della Rivoluzione ha dichiarato che non c’è alcuna necessità di minare lo Stretto di Hormuz in quanto le forze armate iraniane ne hanno il pieno controllo.

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