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Writing Way
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IstruzioneSono editor, ghostwriter e writer coach. Nel canale scrivo e parlo di scrittura creativa, scrittura terapeutica e di comunicazione. Scopri il mio corso high level alessandraperotti.com/corso-editor-e-ghost-writer Contattami @AlessandraPerotti
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Pubblicato 12 giu
Che cos'è il FATAL FLAW? Si tratta, in letteratura e nella scrittura di personaggi, del difetto fatale cioè l'ostinazione del personaggio a mantenere uno status che ormai non c’è più, superato e inutile. Una vita da vegetale. Il fatal flow del personaggio è la sua resistenza, la lotta a lasciare una vita improduttiva. Ecco che qui il narratore inserisce un accadimento forte che lo obbliga ad assumersi le proprie responsabilità, ad affrontare la propriia storia. Thomas Moore - come scrive Dara Marks - ne "La cura dell’anima" dice “diventiamo persone attraverso l’esperienza del buio” in questo buio non sapremo se ci sarà come per il seme vita o morte. Sono i momenti più importanti del dramma umano dove ogni scelta si gioca la vita. Fatal flow: il cambiamento è essenziale per la crescita, requisito fondamentale per la vita; se qualcosa o qualcuno non sta crescendo e non sta evolvendo è destinato a perire. Non esiste la stasi: né in letteratura né nella vita.
Pubblicato 11 giu
TI CONSIGLIO UN LIBRO📕 Leggere bene per scrivere meglio Credibilità e verosimiglianza, sono prerogative di quei romanzi che hanno il potere di conquistare il lettore. La storia che racconta l’autore può essere vera o inventata, ma se i personaggi e l’ambientazione sono coerenti e ben costruiti, allora ci scorrono davanti agli occhi come fossero le scene di un film. E il coinvolgimento è totale. Il libro che ti consiglio oggi si sofferma proprio sull’importanza delle descrizioni e sulle tecniche per renderle il più efficaci possibile. S’intitola: Il mondo narrativo – Come costruire e come presentare l’ambiente e i personaggi di una storia di Davide Pinardi e Pietro De Angelis (ed. Lindau) Quando si narra una storia si compiono due operazioni: da una parte si racconta una storia, dall'altra il mondo in cui essa si svolge. Questo testo focalizza l'attenzione sulla seconda. Che cos'è un mondo narrativo? Come lo si può costruire? Come lo si deve presentare? Il lettore viene introdotto - dapprima con una riflessione teorica e tecnica, quindi con analisi, esempi, griglie di lettura, proposte di esercizio - all'interno di una visione della narrazione che gli permetterà di dar corpo agli ambienti e ai personaggi di una storia. Un metodo applicabile a ogni tipo di narrazione, indipendentemente dal medium prescelto (letteratura, televisione, cinema, teatro, fumetto, pubblicità). #ticonsigliounlibro#libri#scrivere 👩💼@AlessandraPerotti
Pubblicato 10 giu
Immune da o immune a?🧐 In questi tempi di pandemia, in cui si parla e si scrive tanto di covid-19, di contagi, di test positivi o negativi, il termine “immune” ricorre con frequenza, tanto che è stato usato persino per dare il nome ad una app, l’App Immuni, appunto. Ma questo aggettivo si costruisce con la preposizione da o a? In altre parole, è più giusto dire: sono immune da qualcosa o sono immune a qualcosa? Consultando il vocabolario Treccani online all’aggettivo immune si legge: “Che non è soggetto a determinati obblighi o servizî, o che gode di particolari privilegi, o non è sottoposto a una giurisdizione, a un’autorità, quindi, per estensione, esente, libero: essere immune da difetti, da certi pregiudizî (anche in senso ironico o scherzoso: sono immune da codeste velleità!); essere, rendersi immune, refrattario nei confronti di una malattia infettiva, dell’azione di una tossina o di determinate sostanze chimiche." Il termine deriva dal latino immunis, composto da in (privativo) + munus (obbligo), letteralmente: “che non ha l’obbligo di, che è esente da” e con questo significato regge la preposizione da. Vero è però che molto spesso, soprattutto in medicina, l’immune è colui che ha sviluppato o è dotato di immunità nei confronti di/verso una data malattia, il che ha fatto entrare nell’uso espressioni come “immune ai veleni”, come riporta Garzanti linguistica, ma se è consentito in questo caso usare l’aggettivo con la preposizione “a”, è invece sbagliato farlo in tutti gli altri riportati sopra (non è corretto dire, per esempio: essere immune a difetti, o a pregiudizi). #grammabreak#scrittura#scrivere 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 8 giu
Scrivere un racconto è facile: vero. Scrivere un buon racconto è impresa più ardua. La narrazione richiede uno sguardo diverso rispetto al romanzo, la capacità di gestire il ritmo in un certo spazio, il personaggio non può permettersi cadute, lo sviluppo della trama deve essere sempre coinvolgente. E ancora: come va gestita la differenza tra racconto breve e lungo? Quanto contano le ambientazioni? Nel corso live dedicato al racconto vedremo insieme le basi per costruirlo e le tecniche per migliorarlo in modo da offrire al pubblico una lettura di qualità. Misurarsi con il racconto è inoltre un modo per comprendere le proprie abilità di scrittori. Se vuoi partecipare ci sono ancora posti disponibili: scopri tutte le info, vai alla pagina dedicata al corso live. https://www.alessandraperotti.com/prodotto/come-scrivere-un-racconto-corso-live/
Pubblicato 6 giu
TI CONSIGLIO UN LIBRO 📕 Abbiamo tutti una grande opportunità: quella di imparare a scrivere leggendo, l’importante è farlo nel modo giusto. Il libro che ti consiglio oggi va in questa direzione e aiuta ad allenare il nostro occhio di lettori frequentando la scuola dei grandi autori della letteratura mondiale. S’intitola: Imparare a scrivere con i grandi di Guido Conti (ed. BUR Biblioteca univ. Rizzoli) Come si scrive un incipit d'impatto? Ce lo insegna Anton Cechov. In che modo si può tenere alta la tensione narrativa? Basta chiederlo a Jack London. Come si costruisce un colpo di scena perfetto? La risposta la dà Aleksandr Puskin. Se lette nel modo giusto, le opere dei grandi scrittori rappresentano una fonte inesauribile di idee, stimoli e strumenti per imparare a scrivere. Guido Conti - autore e docente di scrittura creativa - raccoglie in questo volume i racconti di alcuni tra i massimi esponenti della letteratura mondiale, per svelarci, le tecniche che rendono uniche le loro opere: come impostare la trama, l’uso di uno specifico punto di vista, l'equilibrio tra detto e non detto, la scelta dello stile, i trucchi per rielaborare un'idea. 👩💼@AlessandraPerotti
Pubblicato 2 giu
Allitterazione o cacofonia?🤓 Oggi voglio occuparmi di forma linguistica ed entrare nel campo delle figure retoriche che, come quello grammaticale, offre spunti e curiosità davvero interessanti. In particolare vi propongo l’allitterazione, una figura retorica di suono o ritmo, che gioca sugli effetti fonici ottenuti attraverso la ripetizione di lettere, sillabe, parole. Il termine deriva dal latino umanistico “allitteratio” risalente, forse, ad un antico verbo “adlitteràre” ossia mettere in linea, allineare lettere (e già nella spiegazione dell’etimo è presente un’allitterazione). È frequente l’uso in poesia per ottenere effetti ritmico-sonori particolari. Tra i tanti esempi che potrei portare, ricordo un verso di Torquato Tasso, tratto dalla “Gerusalemme liberata” (VII,16) in cui si legge: “il pietoso pastor pianse al suo pianto” in cui si riscontra l’uso reiterato della lettera “p”, ma anche di un verbo e del suo sostantivo derivato (pianse-pianto) con la stessa radice. A volte l’effetto è voluto e consapevole, altre accidentale, specie nella prosa. In questo caso il risultato ottenuto è quello di un inciampo nel ritmo e talora persino di una cacofonia, vale a dire di un suono sgradevole, stonato che spezza il fluire del discorso invece di agevolarlo. Prendiamo ad esempio questa frase e immaginiamola inserita in un dialogo di un racconto: “Ti dico che chi coglie conchiglie, deve farlo al mattino.” Come editor intervengo in casi del genere, facendo notare all’autore che quel “dico che chi coglie conchiglie” suona male e che sarebbe meglio usare una forma diversa con meno “c” e “gli”. La scrittura è forma e contenuto, una musica i cui suoni hanno una funzione importante. #grammarbreak#scrittura 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 1 giu
Pubblicato 1 giu
Poveri personaggi così pieni di etichette e luoghi comuni. Lasciamoli esprimere, nelle storie, con verità di azione e di contenuti. Ecco nella nota audio un esempio significativo. #editingaporteaperte#scrittura
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Pubblicato 27 mag
TI CONSIGLIO UN LIBRO 📕 La scrittura è talento o tecnica? Si può imparare a scrivere? Serve davvero seguire un corso di scrittura? Quante volte mi sono sentita rivolgere queste domande. La scrittura è artigianato, ma necessita anche di sensibilità e intuizione. La si migliora imparando a sfruttare le diverse forme e occasioni di apprendimento che ci possono capitare: a volte ci arricchiamo leggendo i testi degli altri, altre osservando ambienti e persone con occhi attenti, altre ancora seguendo con diligenza un corso strutturato. Il libro che ti consiglio oggi ha proprio le fattezze di un corso. S’intitola: Io scrivo - Corso di scrittura creativa in 20 lezioni con esercizi consigliati di Monica Palozzi (ed. Pragmata) Il manuale "Io scrivo" si articola in 20 lezioni teoriche e pratiche in cui si riportano esempi, consigli ed esercitazioni sulle tecniche della scrittura creativa. 👩💼@AlessandraPerotti
Pubblicato 26 mag
PARATASSI E IPOTASSI, LE CONOSCI? 🧐🤓 Paratassi e ipotassi, due modi diversi di comporre i periodi. I due termini derivano dal greco, hanno la stessa radice e cambia solo il prefisso. Paratassi è formata da parà (accanto) + tàxis (disposizione). Ipotassi è formata da upò (sotto) + tàxis (disposizione). ✅ Nella paratassi le frasi sono collegate per giustapposizione o coordinazione, vengono cioè messe l’una accanto all’altra, sullo stesso piano, senza una dipendenza gerarchica l’una dall’altra. Per es.: Oggi sono stanca e mi rifiuto di lavorare: riposerò. ✅Proviamo adesso a esprimere lo stesso concetto dell’esempio servendoci di un costrutto ipotattico. Uno dei modi in cui potrebbe essere reso è questo: Oggi riposerò, perché sono così stanca che mi rifiuto di lavorare. Come si vede qui il periodo è formato da frasi che sono legate tra loro da un rapporto di dipendenza o subordinazione. Ci sono autori che per natura sono portati alla paratassi, altri all'ipotassi, ma ricorrere all’una o all’altra non dovrebbe riguardare solo l’attitudine personale, sarebbe bene che dipendesse anche dai contesti, dalla natura di ciò che si sta scrivendo. E voi che tipo di scrittori siete? Paratattici o ipotattici? 👩💼@AlessandraPerotti
Pubblicato 26 mag
Pubblicato 26 mag
Nella nota audio di oggi vi voglio far ascoltare e commentare con voi un incipit ad effetto che sa agganciare il lettore attraverso l'uso delle parole e delle immagini. #editingaporteaperte#scrittura
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