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Per non dimenticare
@PerNonDimenticare
Politica"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola" Info e richieste @pernondimenticarebot 👣@disagioinunclick Membro di: @networklamusa
Post recenti
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Pubblicato 30 dic
https://youtu.be/l9dHNYASqZk
Pubblicato 30 dic
Chiudiamo l'anno non con una storia, non con un solo ricordo, ma con un breve filmato che fa come sempre da filo conduttore nel Nostro, ma sopratutto Vostro canale; con quelle parole misurate ma pesanti come macigni che devono fissarsi nella mente di ognuno affinché la rabbia e la rassegnazione lascino il posto al ricordo e alla voglia di combattere, sempre. Ringraziandovi per il supporto dato ogni giorno e per l'affetto che dimostrate, andiamo avanti e non dimentichiamo, mai. Luca
Pubblicato 28 dic
https://youtu.be/nSffHidXPxw
Pubblicato 28 dic
Gerardo D'Arminio Gerardo D’Arminio, maresciallo dei carabinieri, chiamato a dirigere il nucleo antidroga a Napoli, viene ucciso in strada ad Afragola il 5 gennaio 1976 colpito da 8 proiettili, mentre con il figlio di appena 4 anni si stava recando a scegliere un regalo. Stava indagando sui clan di camorra dediti al traffico internazionale di droga.
Pubblicato 26 dic
https://youtu.be/QdkcpCCYE6A
Pubblicato 26 dic
Paola Rizzello e Angelica Pirtoli Impossibile dimenticare. 20 Marzo 1991, una delle pagine più nere della storia del Salento. Paola Rizzello, madre di 27 anni e la figlia Angelica Pirtoli (nella foto) di appena 2 anni, furono tragicamente e brutalmente assassinate, per mano della sacra corona unita. A distanza di anni, poi, furono ritrovati i corpi delle vittime. Solo pochissimi anni fa invece gli investigatori hanno dato un volto e un nome ai fautori di questo scempio: Luigi De Matteis, reo confesso (e collaboratore di giustizia) che uccise la giovane madre a colpi di pistola e Biagio Toma, che invece, stando alle deposizioni, si occupò della bambina. Paola Rizzello era accusata di conoscere troppe informazioni che riguardavano il clan con a capo Luigi Giannelli e poteva intralciare le loro attività. Era una scomoda testimone e i due sicari, secondo le ricostruzioni, furono incaricati di farla tacere, e così è stato. Dopo infinite indagini, a circa sei anni dall’accaduto, De Matteis iniziò a confessare, tant’è che solo nel 1997 furono trovati i resti della madre all’interno di una cisterna in campagna e nel 1999 quelli dell’innocente bambina, dentro un sacco. Nel 2003 i mandanti dell’omicidio furono condannati all’ergastolo, così come è stato inflitto l’ergastolo lo scorso anno a Biagio Toma, presunto assassino dell’efferato omicidio della piccola Angelica, afferrata per un piede e sbattuta vicino ad un muro, secondo quanto è emerso dalle ricostruzioni del collaboratore di giustizia De Matteis, condannato invece in abbreviato a sedici anni e otto mesi. Una pagina di cronaca più nera che mai, difficile da raccontare.
Pubblicato 24 dic
https://youtu.be/pOU6juTgodw
Pubblicato 24 dic
Giuseppe Russo Giuseppe Russo era un giovane di 22 anni. Fu rapito e ucciso ad Acquaro, in provincia di Vibo Valentia, il 15 gennaio del 1994. Il suo cadavere fu rivenuto in una fossa solo mesi dopo, il 21 marzo, e solo grazie alle rivelazioni di uno dei suoi assassini, che si decise a collaborare con la giustizia. Le dichiarazioni dell’uomo permisero di appurare che il rapimento e l’omicidio di Giuseppe furono decisi da un boss della ‘ndrangheta che non accettava il fidanzamento del giovane con sua cognata. Nelle sentenze si parla di “visone distorta delle ragioni di onore familiare, tipiche di chi con atteggiamento mafioso vuole dimostrare la supremazia sul territorio”. I pentiti, che poi sono anche gli esecutori materiali del delitto, appartenevano a una cosca della Piana di Gioia Tauro. In sede processuale hanno riferito che l’omicidio è stato compiuto da loro per fare un favore al boss che aveva ordinato il delitto.
Pubblicato 22 dic
https://youtu.be/wwPy0yrHmqE
Pubblicato 22 dic
Michele Landa Il 6 settembre 2006 Michele viene ucciso davanti al ripetitore della Vodafone di Mondragone, che aveva il compito di sorvegliare. Mancavano solo un paio di mesi e Michele sarebbe andato in pensione dopo una vita di lavoro, di cui gli ultimi 24 passati come metronotte. In quel periodo i clan della camorra avevano scoperto il redditizio furto delle apparecchiature telefoniche. A distanza di anni i responsabili dell’omicidio non hanno ancora un volto e un nome. Le indagini saranno archiviate perché ignoti gli autori.
Pubblicato 21 dic
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Pubblicato 20 dic
https://youtu.be/0ZOaFHGqTew