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"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola" Info e richieste @pernondimenticarebot 👣@disagioinunclick Membro di: @networklamusa

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Pubblicato 12 ago

Francesco Paolo Pipitone, un agricoltore del paese di Altofonte, tristemente noto per il dominio di una famiglia mafiosa tra le più potenti e violente del dopoguerra – i Brusca – prova a sfuggire alle spire della rassegnazione al sottosviluppo lavorando, oltre che per migliorare il suo bagaglio culturale e in questo modo anche la sua piccola azienda agricola, per organizzare gli agricoltori e dare loro strumenti necessari per sostenere il loro lavoro, come una piccola Banca vicina al territorio che, evidentemente, dava fastidio ai mafiosi da sempre fautori dell’individualismo e della disgregazione sociale. Pipitone muore per difendere questa Banca – con il gesto che il suo temperamento generoso gli ha suggerito, ossia opponendosi ad una rapina – non la prima – eseguita da malviventi autorizzati dai boss locali. Qui si ferma la verità giudiziaria, anche se la lettura della carte processuali lasciano intendere una verità storica ben più significativa, quella di un uomo, di un organizzatore sociale incompatibile o, quanto meno, ostacolo di un sistema di gestione socio-economica del territorio. Ricordiamo che è estremamente significativo il fatto provato che i Brusca si opporranno alla realizzazione della strada a scorrimento veloce Palermo – Sciacca - non a caso realizzata con enorme ritardo e solo in una stagione di rinnovata mobilitazione del movimento antimafia.

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Pubblicato 11 ago

https://youtu.be/WNnMJ31qLzc

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Pubblicato 11 ago

Leonardo Santoro fu ucciso in provincia di Brindisi il 19 settembre del 1994. L’omicidio avvenne in contrada Calacurto, lungo la statale che collega San Vito dei Normanni a Carovigno. Santoro stava aprendo il cancello della sua casa di campagna quando rimase vittima di un agguato mortale. L’assassinio maturò per una vendetta della malavita brindisina. Il delitto fu un preciso segnale: il fratello della vittima, Antonio, era diventato collaboratore di giustizia. Per l’omicidio fu arrestato e condannato il 42enne del posto Salvatore Cappelli.

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Pubblicato 10 ago

https://youtu.be/oF55MTb7CfU

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Pubblicato 10 ago

Salvatore "Totó" Zangara Era la sera del 8 ottobre 1983. Questa volta i sicari scelsero la centralissima piazza del paese dove il capomafia era solito passeggiare. Il bersaglio dei killer era sempre lui. A bordo di un Renault 5 spararono all’indirizzo del boss che in quel momento si trovava in compagnia del figlio Giuseppe. Ma ancora una volta don Procopio riuscì a salvarsi la pelle, facendosi scudo di alcuni passanti. Il boss mafioso la fece franca e a rimanere sul selciato fu Salvatore Zangara, 52 anni, sposato e padre di tre figli, titolare di un laboratorio di analisi, segretario locale del P.S.I. Per caso si trovava a passare nel luogo dell’agguato. La raffica di proiettili destinati al capomafia di Cinisi raggiunsero lui e altre due persone che rimasero gravemente ferite. L’omicidio di Salvatore Zangara è rimasto impunito. Non sono mai stati individuati mandanti ed esecutori dell’attentato. Nel 1987 Salvatore Zangara fu riconosciuto vittima innocente della mafia. Da antimafiaduemila.com

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Pubblicato 9 ago

https://youtu.be/PTBxoL8OdhA

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Pubblicato 9 ago

Bruno Vinci è una vittima innocente della criminalità organizzata. Ne sono certi i carabinieri, che hanno gli elementi giusti per dare impulso alle indagini. Il primo indiziato per l’omicidio di Bruno e il tentato omicidio di Domenico è Mario Ursini, che negli anni successivi diventerà un boss di primissimo piano tra la Calabria e il Piemonte. Il secondo sospettato è Salvatore Sainato, considerato esponente di spicco della ‘ndrangheta, elemento di collegamento tra le cosche della Locride e quelle della dorsale delle Serre. Il terzo non è neppure maggiorenne, si chiama Rocco IIritano. Gli elementi a loro carico, però, non bastano. E così il 17 marzo del 1982 il giudice istruttore di Vibo Valentia dichiara il non doversi procedere a loro carico. Nel luglio successivo, la Corte d’Appello di Catanzaro riconobbe l’insufficienza di prova per Ursini e sancì il non doversi procedere per non aver commesso pe Sainato e Iiritano. La morte di Bruno Vinci resterà impunita.

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Pubblicato 8 ago

https://youtu.be/9h6aKvjk4dw

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Pubblicato 8 ago

Al posto sbagliato nel momento sbagliato: Giuseppe Piccolo, vittima innocente della criminalità, aveva soli 15 anni quando quel pomeriggio di 27 anni fa venne ucciso da un proiettile vagante esploso dalle sporche mani della camorra. Sporche, perché armate, e per sempre macchiate dal sangue innocente delle loro vittime.

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Pubblicato 7 ago

https://youtu.be/zSU5mhl8d24

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Pubblicato 7 ago

Maikol Giuseppe Russo, aveva 27 anni ed è stato ammazzato la sera del 31 dicembre in una strada di Forcella, centro storico di Napoli. Era un ragazzo per bene, non aveva a che fare con le bande criminali del suo quartiere. Si trovava davanti al bar del fratello quando da alcune moto hanno cominciato a sparare nella sua direzione e lo hanno colpito.

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Pubblicato 6 ago

https://youtu.be/PM2AkcZiwb4

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