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IstruzioneSono editor, ghostwriter e writer coach. Nel canale scrivo e parlo di scrittura creativa, scrittura terapeutica e di comunicazione. Scopri il mio corso high level alessandraperotti.com/corso-editor-e-ghost-writer Contattami @AlessandraPerotti
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Tag: #grammarbreak · 35 post
Pubblicato 17 dic
Tuttora o tutt’ora? Qual è la forma corretta? Abbiamo qui a che fare con un avverbio di tempo dalla grafia insidiosa, che tanto dolore arreca a studenti e a scrittori tutti. Significa ancora, ancora adesso, e si scrive tutto attaccato (tuttora). La ragione va cercata nell’univerbazione che l’avverbio ha subìto nel corso del tempo, vale a dire quel processo che accorpa due parole in una sola. Bisogna dire però che nell’italiano antico a prevalere era la forma tutt’ora, ma appunto si tratta di un uso antiquato che oggi è meglio, anzi, giusto evitare. #grammarbreak#scrittura 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 10 dic
Come si scrive? Quanto è bella la nostra lingua, ma quante insidie ci tende ogni giorno. Oggi il dubbio è questo: Attinente a o il? Inerente a o il? Inerente e attinente sono due participi presenti usati con valore di aggettivo. Derivano, nell’ordine, da inerire e attenere, entrambi verbi intransitivi che, come tali, si costruiscono con la preposizione “a” Si dirà allora: articolo attinente alla cronaca e documento inerente all’affitto e non articolo attinente la cronaca e documento inerente l’affitto. E riguardante? Se però usiamo il termine “riguardante”, che per forma e significato è molto simile ai precedenti, ahimè, la faccenda cambia, perché è anch’esso un participio presente usato come aggettivo, ma derivante dal verbo transitivo riguardare, che regge quindi il complemento oggetto o diretto, introdotto senza preposizioni. Es.: libro riguardante l’amicizia e non libro riguardante all’amicizia. Tutta un’altra storia però per l’espressione riguardo a. Già perché in questo caso, invece, la forma corretta è quella con la preposizione “a” e quella senza è sbagliata (per es: riguardo a questa storia, avrei parecchie cosa da dire e non riguardo questa storia, avrei parecchie cose da dire). Ma la lingua cambia, si muove e si trasforma e magari in futuro verranno accettate entrambe le versioni, chissà. In tal caso scriverò un nuovo grammar break. Non perdiamoci di vista. #grammarbreak#scriverebene 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 3 dic
Come si scrive: dinanzi o dinnanzi? I dubbi sulla corretta grafia di parole di uso comune sono leciti e comprensibili. I dizionari sono lì apposta per levarci dall’impasse. Ma se capiamo perché si scrivono in un modo piuttosto che in un altro allora è possibile che non le sbaglieremo più. Oggi è la volta di: Dinanzi o dinnanzi? Si possono trovare entrambe le forme e, in linea di massima, entrambe sono corrette, tuttavia dinanzi (con una sola “n”) prevale su dinnanzi (con due “n”). Quest’ultima versione è considerata antiquata. L’etimologia della parola può aiutarci a capire: dinanzi deriva dall’espressione latina de in antea, in cui de indica un’azione, un porsi in antea, cioè mettersi davanti. In italiano si costruisce con la preposizione “a” quando ha valore di preposizione (per es.: dinanzi a me; dinanzi al panorama). Non ha bisogno di essere seguito da altro invece quando ha valore di avverbio (per es.: guardare dinanzi). Attenzione a non confonderlo con dianzi, avverbio che significa poco fa, poco prima, usato in espressioni all’antica come: l’ho visto dianzi. #grammarbreak#scriverebene 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 26 nov
Confort o comfort?❓❓❓ Ci sono parole in italiano che provengono da altre lingue, ma che ormai sono entrate a far parte dell’uso corrente. Una di queste è quella che ti propongo oggi, perché oltre alle indicazioni sul suo corretto significato e sul modo in cui sia giusto pronunciarla, possano non sussistere dubbi anche su come sia meglio scriverla. Confort o comfort? Ho una bella notizia da darti: sono giuste entrambe le versioni, ma attenzione ✅“confort” deriva dal francese e ✅“comfort” dall’inglese. La diversa provenienza del termine spiega la diversa grafia e anche una diversa pronuncia. Si dirà infatti confòrt alla francese e còmfort all’inglese. Occhio quindi a non pronunciare il termine “alla francese” quando è scritto “all’inglese”. Tuttavia c’è un’altra precisazione da fare. Anche in italiano esiste una parola che richiama, nella forma, quella che stiamo trattando qui, è il vocabolo “conforto”. La sua derivazione però è latina, dal verbo confortare, vale a dire “rendere forte” (con+fortis). In quanto lingua romanza anche il francese confort deriva dal latino quindi i termini, nelle due lingue “cugine”, condividerebbero il significato di aiuto morale, consolazione. L’uso del vocabolo inglese comfort, invece, viene fatto risalire al 1649 nel senso di ”insieme delle comodità offerte agli occupanti di una abitazione o di un mezzo di trasporto”; in seguito, viene ad assumere il significato più generico di “comodità, agio”, sempre comunque nel senso concreto di “tutto ciò che rende agevole e piacevole la vita quotidiana in un determinato ambiente” (vedi Treccani). Con questo significato (e questa grafia) compare per la prima volta nella lingua italiana nel XVIII secolo. Adesso sai tutto e quando devi usare questo termine pensa bene a quello che vuoi che significhi, scrivilo giusto e pronuncialo come si deve. #grammarbreak#scrittura 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 19 nov
Oggi trattatiamo una delle questioni su cui si hanno più spesso dei dubbi nell'ambito della grammatica e della scrittura. 🤓 Suo/loro o proprio/propri? Comesi usano e quando si usano? Parliamo di aggettivi possessivi e, in modo particolare, di terza persona singolare (suo) e plurale (loro), a cui vanno anche affiancate le forme proprio e propri (e qui occhio alla grafia perché non è raro trovare scritto propio e propi). Ma quando si usano gli uni e quando gli altri? ✅ È opportuno usare “proprio/propri” quando il possessore è il soggetto della frase, per esempio: Luigi ha esposto il proprio quadro in salotto oppure Franca ha prestato a Giulio il proprio libro di storia (il libro appartiene a Franca) ✅È anche necessario ricorrere a “proprio” in tutti i casi in cui si potrebbe generare ambiguità. Per esempio: Mario era un fratello amorevole: condusse per mano la sorellina Lorenza nel proprio mondo fantastico. In questa frase il “mondo fantastico” a cui si vuole fare riferimento è quello di Mario. Ma se scriviamo invece: Mario era un fratello amorevole: condusse per mano la sorellina Lorenza nel suo mondo fantastico, si sarebbe portati a pensare che il mondo fantastico sia quello di Lorenza. ✅ È bene utilizzare “proprio” invece di “suo” anche quando il soggetto è indefinito (per esempio: Ciascuno ha i propri gusti) o quando il verbo è impersonale (per esempio: Bisogna pensare con la propria testa). ✅Si devono usare soltanto gli aggettivi “suo” e “loro” quando il possessore non è il soggetto della frase: per esempio: Ho incontrato Giuseppe e il suo cane. E ancora: Questo è affare loro. #grammarbreak#scrittura 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 5 nov
È giusto scrivere constatare o costatare?🤔 La questione è molto dibattuta, tanto che nella maggior parte dei dizionari sono indicate come corrette entrambe le forme (così, ad esempio Treccani) in altri è prevista solo la forma constatare e non si trova alcun risultato se s’imposta la ricerca del verbo senza la “n” (si veda il dizionario Sabatini Coletti). E noi allora che cosa facciamo?😤 Andiamo a cercare l’etimo della parola, che è sempre una buona idea.😀 Il verbo deriva dal latino “constare” nel significato di “essere certo, evidente, palese” e passa attraverso il francese “constater” che vuol dire “appurare, stabilire con certezza”. Stando quindi all’etimologia anche noi dovremmo usare la forma “constatare” – che è quella che anch’io preferisco – ma la lingua italiana è legata anche all’uso che se ne fa e in questo caso, nei molti testi che leggo, constato (😊) l’utilizzo diffuso di entrambe le versioni. #grammarbreak#scrivere 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 15 ott
GLI e L'APOSTROFO Si possono apostrofare l’articolo determinativo plurale “gli” e le preposizioni articolate da esso formate (per es.: negli, degli, agli ecc.)?❓ 👍🏻👍🏻👍🏻Sì, si può fare, ma solo se la parola che segue incomincia per “i” Es.: gli indici diventa gl’indici; dagli intrusi diventa dagl’intrusi ecc. ⛔️⛔️⛔️Assolutamente vietato in tutti gli altri casi, per cui si scriverà: gli occhi e non gl’occhi, degli uomini e non degl’uomini. Fin qui la regola. Va detto però che la tendenza più recente è quella di non apostrofare mai “gli”, neppure nei casi sopra ricordati, perché rappresenta una forma arcaica della lingua italiana che tende ormai ad essere superata. #grammarbreak#writingway#scrittura 👩💼@AlessandraPerotti
Pubblicato 3 set
LE CITAZIONI - 04 E quando nella citazione sono presenti errori? In questo caso non va corretta e modificata. Si può inserire una nota in cui si segnala l'errore o si riporta la parola corretta nel caso ci sia un refuso o altro. Non bisogna agire mai sulla citazione stessa. #grammarbreak 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 27 ago
LE CITAZIONI - 03 E quando dobbiamo inserire una citazione nella citazione, come ci comportiamo? Poniamo di avere una parte di testo già tra virgolette che abbia in sé - o si presenti la necessità di inserire - un'altra citazione. In questo caso la citazione interna alla citazione va racchiuse tra due virgolette singole, l'apostrofo per intenderci. Andiamo oltre? Poniamo che nella seconda citazione sia necessario inserirne un'altra (ipotesi rara ma possibile): in questo caso andrà tra virgolette doppie. Avremo la sequenza: virgolette doppie - virgolette singole - virgolette doppie. Certo, dal punto di vista grafico non è bello da vedere, infatti alcune volte io ho utilizzato lo strategemma di mettere in corsivo la citazione nella citazione pur sapendo che per i puristi non è la scelta più corretta ma depone a favore della fluidità visiva, preferita dal lettore. #grammarbreak 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 20 ago
LE CITAZIONI - 02 Le citazioni e la modalità con cui le utilizziamo rientrano nella trattazione del diritto d'autore e nella protezione che la legge assicura a chi ha prodotto il contenuto originale. Forse ogni tanto può essere utile rivedere che cosa prevede l'articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633. (in particolare il comma 3). Art. 70 1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali. 1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma. 2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell'equo compenso. 3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell'opera, dei nomi dell'autore, dell'editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull'opera riprodotta. #grammarbreak 👩💼@AlessandraPerotti
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Pubblicato 13 ago
LE CITAZIONI - 01 Le citazioni sono parti di testo prese da altre fonti e di uno o più autori diversi da chi scrive. La trascrizione va fatta fedele all'originale (mi capita di vedere citazioni reinterpretate senza che sia citato l'autore) ed è sempre necessario (oltre che etico) indicare la fonte: nome dell'autore (in genere per le frasi si usa solo quello) e da dove la citazione sia stata estrapolata (per fare le cose bene, la fonte andrebbe inserita sempre in nota). Possono essere inserite nel testo o isolate. In questa rubrica analizzerò nelle prossime pubblicazioni le varie tipologie di citazioni e le modalità con cui debbano essere trattate. #grammarbreak 👩💼@AlessandraPerotti
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