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Per non dimenticare
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Politica"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola" Info e richieste @pernondimenticarebot 👣@disagioinunclick Membro di: @networklamusa
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Pubblicato 6 nov
Si ringraziano gli amici del gruppo facebook "Gli amici della legalità" Seguiteli e continuate a ricordare, Per non dimenticare mai https://www.facebook.com/groups/1866579470289036/
Pubblicato 6 nov
Flori Mesuti Ucciso per una parola di troppo alla persona sbagliata. Per aver difeso un 14enne e sua madre aggrediti da un ragazzino, un 15enne figlio e fratello di volti noti della criminalità barese. Il 25enne Flori Mesuti è stato ammazzato perchè avrebbe oltraggiato il figlio del boss. Oggi il suo assassino ha un volto e un nome: si tratta del 22enne Francesco Caldarola, figlio del boss Lorenzo, referente del clan Strisciuglio al quartiere Libertà di Bari, genero del boss Giuseppe Mercante (entrambi i capi clan sono in carcere da tempo), e fratello maggiore di quel 15enne che per ben due volte avrebbe picchiato il ragazzino albanese. E' lui l'assassino di Flori Mesuti, il 25enne albanese ucciso lo scorso 29 agosto nel quartiere Libertà di Bari per essere intervenuto in un litigio tra gruppi di ragazzini. Caldarola, ricercato dal giorno del delitto, si è presentato oggi in Questura e gli agenti gli hanno notificato un decreto di fermo emesso dal pm Baldo Pisani. Al 22enne gli inquirenti contestano l'omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Mesuti venne colpito da un proiettile al torace, ma i colpi sparati sarebbero stati almeno tre. Interrogato dal pm, Caldarola si è avvalso della facoltà di non rispondere ed è attualmente detenuto in carcere. La vittima, amica di alcuni ragazzini suoi connazionali, sarebbe intervenuta per sedare una lite tra giovanissimi, schiaffeggiando il fratello 15enne di Caldarola. I fatti si sono verificati venerdì sera scorso poco dopo le 21. Dopo lo schiaffo, Mesuti si sarebbe poi allontanato in compagnia di una ragazza dirigendosi verso un bar della zona. Il ragazzino schiaffeggiato dall'albanese avrebbe però chiamato alcuni parenti, raccontando quello che era successo. A questo punto si sarebbe messa in moto la macchina della vendetta. Il killer avrebbe raggiunto Mesuti all'esterno del bar, armato con una pistola a tamburo. La vittima si sarebbe accorta dell'arma e avrebbe tentato la fuga, riuscendo però a fare solo pochi metri.
Pubblicato 6 nov
https://youtu.be/VPF9kyb_nlg
Pubblicato 4 nov
https://youtu.be/bvtpxxd7bho
Pubblicato 4 nov
Domenico Martimucci „"Sono tanti anni, nelle varie funzioni che ho svolto nella mia vita, che ho avuto modo di lavorare e riflettere con don Luigi Ciotti. Questa comunità è stata capace di resistere a un evento terribile, la morte di Domenico Martimucci, giovane vittima innocente di mafia. Abbiamo partecipato insieme al processo, la Regione Puglia si è costituita parte civile ed ero presente alla lettura del verdetto in aula, a guardare in faccia gli imputati condannati in primo grado. Tutto può essere migliorato, ma se guardiamo indietro negli anni, a quanta strada abbiamo fatto, superando tanti momenti terribili, ci rendiamo conto che l’alternativa sociale dell’antimafia era ed è centrale". Così il presidente Michele Emiliano ha ricordato la vicenda di Domi Martimucci, il giovane calciatore morto nel 2015 dopo l'attentato esplosivo in una sala giochi di Altamura. Di recente, è stato condannato a 30 anni il mandante della strage: nel processo, la Regione Puglia si è costituita parte civile. Alla cerimonia di commemorazione presso la chiesa del Redentore, ad Altamura, ha preso parte anche il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti.“
Pubblicato 2 nov
https://youtu.be/xEKLTtMb4fY
Pubblicato 2 nov
Luigi Galletta L’omicidio di Luigi Galletta, un meccanico di 21 anni del rione Forcella di Napoli, creò scalpore ed indignazione a luglio del 2015. Estraneo alle logiche criminali, Galletta fu freddato nella sua officina dopo essere stato pestato. Ne scaturirono marce anticamorra e si diffuse la voce che il giovane fu ammazzato perché non aveva voluto “collaborare” con una delle due fazioni in lotta, magari mettendo a disposizione l’officina o le sue abilità da meccanico. Oppure che secondo uno dei clan conosceva volti ed abitudini dei personaggi rivali, con cui non aveva niente a che fare. Era il tempo dell’accesa lotta tra il clan Buonerba e i Sibillo, la cosiddetta paranza dei bambini. Era il tempo di una resa dei conti sanguinaria alla ricerca di chi avesse ucciso il boss Emanuele Sibillo ad inizio luglio. Dopo poco più di due anni gli inquirenti hanno fatto chiarezza attorno all’omicidio. Per l’agguato è stato arrestato oggi N. A., che era minorenne quando premette il grilletto contro Galletta. Il ragazzo, che avrebbe fatto parte del clan Sibillo, è stato ammanettato dagli agenti della squadra mobile di Napoli. A suo carico c’è un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della Procura del Tribunale per i Minorenni di Napoli. Le accuse sono di omicidio, detenzione e porto illegale di arma da fuoco, lesioni personali e minacce, e tutti i reati sarebbero stati commessi per agevolare la cosca e rafforzarne l’egemonia sul territorio.
Pubblicato 31 ott
https://youtu.be/EXPBt6i5rSs
Pubblicato 31 ott
Silvio Mirarchi Sono passati due anni da quel tragico 31 Maggio 2016, allorquando il Maresciallo Capo Mirarchi, all’epoca vice Comandante della Stazione Carabinieri di Ciavolo, fu attinto da un colpo d’arma da fuoco esploso al suo indirizzo nel mentre era impegnato in un servizio antidroga nei pressi di una piantagione di marijuana. Uno schieramento, composto dai Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani, renderà omaggio al collega caduto alla presenza del Comandante Interregionale Carabinieri “Culqualber” Generale Di Corpo d’Armata Luigi Robusto, del Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia” Generale di Brigata Riccardo Galletta nonché del Comandante Provinciale di Trapani Colonnello Stefano Russo. Nella circostanza, nel cortile della caserma di via Mazara, sarà svelata una lapide commemorativa, che nell’occasione riceverà la solenne benedizione di sua Eccellenza il Vescovo di Mazara Mons. Domenico Mogavero, recante la motivazione con cui il Presidente della Repubblica, il 27 Aprile 2017, ha concesso al Maresciallo Mirarachi la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Memoria: ”Con eccezionale coraggio, ferma determinazione e cosciente sprezzo del pericolo, nel corso di un servizio notturno in area rurale, non esitava, insieme a un commilitone, a intervenire presso alcune serre adibite a coltivazione illecita di canapa indiana, venendo fatto segno a proditoria azione di fuoco da parte dei malfattori che, al fine di assicurarsi la fuga, lo ferivano mortalmente. Fulgido esempio di altissimo senso del dovere e di straordinarie virtù civiche, spinti fino all’estremo sacrificio
Pubblicato 29 ott
https://youtu.be/O_lrPMSWRis
Pubblicato 29 ott
Padre Vincent Machozi Fondatore di un sito d'informazione sulle violenze nella regione del Nord Kivu nella Repubblica democratica del Congo, Vincent Machozi, prete assunzionista di Bunyuka nel territorio di Beni, è stato ucciso domenica notte da un gruppo di uomini armati che hanno fatto irruzione nel convento dove risiedeva durante una riunione. Amisi Kalonga, amministratore del territorio del Beni, ritiene che si sia trattato di un assassinio mirato: si voleva uccidere p. Machozi e Abdul Paluku Kalemire III, capo della comunità di Bashu, in missione nella zona e ospite dello stesso convento. Secondo quanto ha dichiarato Kalonga «il gruppo armato, composto da circa una decina di uomini, ha manacciato i lavoratori della parrocchia e cercava il capo della collettività e il prete». Ha inoltre aggiunto che «la loro missione era evidentemente quella di uccidere» ma non sono riusciti completamente nella loro efferata missione. Fonti della sicurezza hanno riferito che dopo l'omicidio gli assassini sono fuggiti a bordo del veicolo della comunita di Bashu, abbandonandolo poi in un altro villaggio. Pochi giorni prima della sua uccisione, p. Machozi aveva postato un articolo in cui si denunciavano le implicazioni dei presidenti della R.D.Congo e del Rwanda nei massacri di civili nella regione attorno a Beni che ormai dall'ottobre 2014 continuano a susseguirsi senza sosta.
Pubblicato 27 ott
https://youtu.be/pzc6jbXVM8k