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"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola" Info e richieste @pernondimenticarebot 👣@disagioinunclick Membro di: @networklamusa

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Pubblicato 15 ott

Marco Pittoni Gli eroi sono quegli uomini che ogni giorno in silenzio, con orgoglio e passione per la missione di vita che hanno scelto, scrivono pagine esemplari. Marco Pittoni, era uno di questi, che nel silenzio del proprio lavoro, dimostrò esempio, coraggio, rispetto e valore della divisa che aveva sempre con fierezza indossato, quando per sventare una rapina in un gremito ufficio postale del centro di Pagani, dove prestava servizio in qualità di tenente dei carabinieri, venne ucciso per mano criminale. Accadeva dieci anni fa. Era il 6 giugno 2008: il piombo e il sangue seminano il terrore nella città di Pagani, sotto gli occhi di adulti e bambini del centralissimo ufficio postale della cittadina salernitana, cade per effetto di due pallottole sparate a bruciapelo, il tenente Pittoni.

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Pubblicato 13 ott

https://youtu.be/LeO2vyuPsT0

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Pubblicato 13 ott

Luigi Sica Napoli, 16 gennaio 2007 – Erano trascorse da poco le 22, il 16enne Luigi Sica si trovava in via Santa Teresa degli Scalzi, punto di ritrovo dei ragazzi del Rione Sanità. Luigi, un ragazzo di 15 anni, soprannominato “Maradona” per la sua passione per il calcio, si reca ad incontrare gli amici di sempre dopo essersi allenato su un campo di Secondigliano. Luigi coltiva il sogno di diventare un calciatore, il suo grande idolo è Fabio Cannavaro, fresco vincitore del “Pallone d’Oro” e capitano della nazionale italiana che pochi mesi prima ha conquistato il titolo di campione del mondo a Berlino. Luigi si ritrova con i suoi amici in prossimità di un distributore di benzina. Poco distante si è radunato un altro gruppetto di amici, tra cui un quindicenne di nome Ciro. Tra i due vola qualche parola di troppo, Luigi tira un ceffone a Ciro, che si allontana in compagnia di Mariano, suo amico quattordicenne, minacciandolo con poche, ma esplicite parole: “Io ti uccido”. Ed è proprio Mariano che spinge Ciro a concretizzare la minaccia fatta, offrendogli l’arma del delitto, un coltello a serramanico acquistato sulle bancarelle dei cinesi ai Vergini. Tornato sul posto, Ciro uccide Luigi con tre coltellate: la prima alle spalle, la seconda al collo, la terza, infine, trafigge il pericardio. Luigi crolla a terra esanime, in un lago di sangue. Morirà poco dopo all’ospedale San Gennaro di Napoli. L’assassino nel frattempo trova rifugio presso l’abitazione di alcuni amici. Quando la polizia si reca a casa sua, il padre, all’oscuro della vicenda, resta sgomento, ma poi decide, dopo una telefonata, di raggiungere i poliziotti in compagnia del figlio, accompagnandolo quindi in questura per farlo costituire. Mariano, il complice, si costituirà qualche giorno dopo, e sarà condannato a 10 anni di carcere. Al giudice del tribunale per i minorenni, Ciro dirà che l’offesa subita davanti ai suoi amici era troppo grande e che era tornato armato di coltello da Luigi “per dimostrare di non essere scemo”. Sarà condannato a 15 anni di reclusione, optando, come Mariano, per il rito abbreviato. Luigi era un ragazzo come tanti, che lavorava in una pelletteria e la sera rincorreva il sogno di entrare a far parte del Parma Calcio giovanile. Una coltellata al cuore. Così è morto Luigi Sica, un ragazzo di 16 anni a Napoli, ucciso da un coetaneo. A sferrare le coltellate letali Ciro, 15 anni a luglio dello stesso anno.

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Pubblicato 11 ott

https://youtu.be/2cd29rs-W1k

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Pubblicato 11 ott

Joe Petrosino Era la sera del 12 marzo 1909 quando il poliziotto italo-americano Joe Petrosino venne raggiunto da quattro colpi di pistola mentre camminava in Piazza Marina a Palermo. Gli spari suscitarono il panico nelle persone che aspettavano il tram al capolinea della piazza. Alcune rimasero immobili, altre scapparono nella direzione opposta. Solo Alberto Cardella, marinaio imbarcato sulla Regina Nave Calabria, si rese conto di quello che era accaduto. L'omicidio fece tanto clamore che il console americano a Palermo telegrafò al suo governo: “Petrosino ucciso a revolverate nel centro della città questa sera. Gli assassini sconosciuti. Muore un martire”. Joe Petrosino nacque a Padula in provincia di Salerno il 30 agosto 1860. Si trasferì negli Usa, dove incominciò a lavorare come lustrascarpe davanti a una stazione di polizia, ma ben presto fece il salto di qualità. Gli diedero la cittadinanza statunitense e cambiò il suo nome in Jospeh per divenire un poliziotto. Petrosino per primo aveva capito l’importanza di mappare la criminalità presente a New York. Raccolse dati, informazioni, immagini, coordinando operazioni e infiltrandosi tra gli italo-americani grazie alla sua capacità di camuffarsi. Si infiltrò nell’organizzazione anarchica, responsabile della morte del re d’Italia Umberto I, riuscendo a scoprire l’intenzione di assassinare il presidente americanoWilliam McKinley durante la sua visita all'esposizione di Buffalo. Presto, Petrosino si scontrò con la prima forma di Cosa nostra, chiamata la Mano Nera, che tergiversava nel quartiere Little Italy di New York, specializzata nel racket delle estorsioni. Nel 1903 risolse il caso più importante della sua carriera, il “delitto del barile”, così chiamato per il fatto che il cadavere di Benedetto Madonia (malavitoso membro di una banda di falsari) venne ritrovato dentro il barile fatto a pezzi. Per i numerosi successi, Petrosino venne promosso a tenente e il presidente degli Stati Uniti Teddy Roosevelt lo dotò di una squadra investigativa chiamata “Italian Branch”, che inflisse duri colpi ai mafiosi. Da antimafiaduemila.com

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Pubblicato 9 ott

https://youtu.be/b4MWfUHee4E

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Pubblicato 9 ott

Giuseppe Mizzi Il boss del clan mafioso Di Cosola di Bari, Antonio Battista, ordinò ai suoi uomini di rispondere all'agguato subìto uccidendo un uomo, "il primo che trovate", del clan rivale Strisciuglio. Quella sera, il 16 marzo 2011, i killer per errore spararono a Giuseppe Mizzi, vittima innocente di mafia, scambiandolo per uno spacciatore. La ricostruzione di quel tragico evento è contenuta nelle motivazioni della sentenza di primo grado nei confronti di Battista (condannato all'ergastolo con rito abbreviato perché ritenuto il mandante del delitto) e di altri 59 affiliati al clan accusati di reati di associazione mafiosa, droga, armi ed estorsioni. Per la morte di Mizzi è già passata in giudicato la sentenza nei confronti dei due esecutori materiali, Emanuele Fiorentino e Edoardo Bove, condannati rispettivamente a 20 anni e a 13 anni e 4 mesi. La posizione di Battista come mandante era stata archiviata, fino alle dichiarazioni accusatrici di sua moglie, Lucia Masella, diventata collaboratrice di giustizia.

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Pubblicato 7 ott

https://youtu.be/rWnLYq2-01U

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Pubblicato 7 ott

Pasquale Romano Pasquale Romano, trentenne di Cardito, paese in provincia di Napoli, si era recato a casa della fidanzata prima di andare a giocare a calcetto con gli amici. Appena sceso fu colpito da 14 colpi sparati da distanza ravvicinata dai sicari che attendevano un’altra persona, Domenico Gargiulo, che si trovava proprio nel palazzo della fidanzata di Pasquale. Una donna doveva avvertire gli assassini, ritenuti vicini agli Abete-Abbinante-Mennella, quando il loro obiettivo stava per uscire, ma i malviventi non attesero il messaggio telefonico e uccisero per sbaglio Pasquale, ponendo fine alla vita di un bravo ragazzo e sconvolgendo la sua famiglia e l’intero paese.

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Pubblicato 6 ott

Per non dimenticare pinned «AGGIORNAMENTO BOT DEL CANALE, DA ORA POTRETE CERCARE LE STORIE, LE CITAZIONI E PARLARE DIRETTAMENTE CON NOI @pernondimenticarebot Approfitto anche per ringraziare tutte le persone che unendosi hanno e stanno contribuendo a quello che è il vero obiettivo…»

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Pubblicato 6 ott

AGGIORNAMENTO BOT DEL CANALE, DA ORA POTRETE CERCARE LE STORIE, LE CITAZIONI E PARLARE DIRETTAMENTE CON NOI @pernondimenticarebot Approfitto anche per ringraziare tutte le persone che unendosi hanno e stanno contribuendo a quello che è il vero obiettivo del canale: riflettere e ricordare; perché da una storia si passa ad un'altra, un'altra e un'altra ancora, ricostruendo lo scenario non solo delle situazioni relative alle associazioni criminali e terroristiche, ma anche e soprattutto portando il ricordo con nomi e vite reali fuori dalla piccola realtà che può essere telegram, quel ricordo che applicato alla vita di tutti i giorni, permette di conoscere, riconoscere... E NON DIMENTICARE Luca @pernondimenticarebot

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Pubblicato 5 ott

https://youtu.be/X6UVbHyfeUk

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