TGTGInsightintelligence telegramLIVE / telegram public index
Torna ai canali
Per non dimenticare avatar

TGINSIGHT CHAT

Per non dimenticare

@PerNonDimenticare

Politica

"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola" Info e richieste @pernondimenticarebot 👣@disagioinunclick Membro di: @networklamusa

Iscritti1,180Iscritti attuali
Post tracciati952Post indicizzati
Reach recente5,633Visualizzazioni post recenti
Post recenti

Post recenti

Pag. 63 di 80 · 952 post

Pubblicato 8 set

Filomena "Mena" Morlando Finì suo malgrado nel mezzo di una sparatoria tra due uomini della camorra e uno dei malviventi la prese per farsi scudo. Venne uccisa così il 17 dicembre del 1980 a colpi di pistola, nel centro storico di Giugliano, in via Monte Sion, Mena Morlando, una maestra appena 25enne.

411 views

Pubblicato 7 set

https://youtu.be/A-2MdJPhXUk

487 views

Pubblicato 7 set

Vincenzo Ferrante In quel centro estetico di via Luigi Rocco ad Arzano, in provincia di Napoli, Vincenzo Ferrante stava aspettando l’estetista per farsi le sopracciglia. I killer lo scambiano per il guardaspalle del boss, mentre è soltanto un operaio, padre di famiglia di due bambini piccoli, per giunta. Il guardaspalle vero, appena sente gli spari, anziché adempiere alle sue mansioni e proteggere il suo “datore di lavoro” si è dato alla fuga, di fatto consegnando, all’equivoco e alla morte di una vittima innocente. Perché Vincenzo Ferrante, esce dal box quando sente gli spari. Vede i sicari, cerca di scappare e ucciso con due colpi di pistola alla schiena e alla testa. Vincenzo Ferrante in quel centro estetico ci andava spesso, era conoscente della titolare che però è anche la nipote del boss. I killer stavano aspettando Casone davanti al solarium. Il guardaspalle fugge, la moglie del boss reagisce per difendere il marito e viene colpita a una tempia con il calcio della pistola. A quel punto Casone, nella fuga, cerca rifugio nel solarium da dove era appena uscito, ma viene inseguito e ammazzato. Ferrante è ancora in attesa dell’estetista per definire le sopracciglia, ma sente gli spari ed esce dal box. Si ritrova i sicari di fronte. Che sono certi si tratti dell’angelo custode del boss. E lo freddano. Su Facebook, la sorella scrive tutto il suo dolore: “Non so come faremo senza di te, sei l’angelo più bello del paradiso, non mi sembra vero tutto questo per uno sbaglio bastardo…”.

421 views

Pubblicato 6 set

https://youtu.be/_PeeJg0I32A

527 views

Pubblicato 6 set

Gennaro "Genny" Cesarano Gennaro Cesarano, ucciso dalla camorra in una stesa e per errore, oltre due anni fa, vive nel cuore di chi non lo dimentica. Genny Vive… Oggi avresti fatto diciannove anni. Mi chiedo che cosa avresti fatto, penso a cosa fanno i tuoi coetanei, a cosa facevo io a quell’età. Diciannove anni, poteva essere l’estate della tua maturità: saresti stato seduto ad un bar, con i tuoi amici, a pensare a quanto velocemente si diventa grandi, a sognare un viaggio. O forse staresti al mare, a fuggire dal caldo o a lamentarti dell’ennesimo lavoretto estivo pagato poco. Ci sarebbe stata una ragazza, forse, avresti dovuto spiegare ai tuoi che quell’estate c’era qualcosa di meglio da fare che andare in vacanza con loro. O forse niente di tutto questo, forse cose completamente diverse, ma in fondo molto simili, perché la fine dell’adolescenza è fatta di tanti piccoli momenti quotidiani che solo chi non ha più quell’età pensa siano senza valore. Ma tutto questo non ha importanza, perché qualcuno ha deciso che avresti avuto diciassette anni per sempre. Ti ha ucciso una mano infame, Gennà, ti ha ucciso un sistema criminale bastardo per il quale il monopolio dello spaccio è più importante della vita delle persone, della vita dei bambini. Ti hanno ucciso per caso e ti hanno lasciato lì a morire, perché tanto eri solo uno scugnizzo della Sanità, uno che non valeva niente, uno che stava al posto sbagliato al momento sbagliato. Penso alle tante cose che abbiamo fatto in questi mesi per essere all’altezza del tuo ricordo, per essere all’altezza della forza di tuo padre che non si è fermato un secondo per ottenere dallo Stato che vi aveva abbandonati verità e giustizia. Ma quando mi ricordo che oggi avresti fatto 19 anni, quando penso che potevi e dovevi essere solo un semplice ragazzo che oggi aspettava un po’ di fresco per dare un calcio a un pallone, tutto mi sembra sempre troppo poco. Quello che di meglio possiamo fare e provare a rispettare ogni volta quella promessa silenziosa che ci siamo fatti tutti il giorno in cui te ne sei andato: che non sarebbe successo mai più. Auguri Genny, auguri a quello che eri, a quello che potevi essere, a quella parte di te che sarà sempre nei nostri cuori. Ivo Poggiani

444 views

Pubblicato 5 set

https://youtu.be/EMiVrAusw64

518 views

Pubblicato 5 set

Serafino Famà Serafino Famà era un avvocato penalista, che considerava la sua funzione non semplicemente come un lavoro, lui ci credeva, indossava la toga e la onorava ogni giorno. Credeva nella giustizia, nel diritto di ogni uomo ad essere difeso, nella legalità. “Onestà e coraggio. Se ti comporti con onestà e coraggio non devi avere paura di nulla”. Per quel suo rifiuto ad una richiesta di un mafioso venne condannato a morte da quel boss che oggi collabora con la giustizia. Sono le 21 del 9 novembre 1995: all’angolo tra viale Raffaello Sanzio e via Oliveto Scammacca vengono esplosi sei colpi di pistola calibro 7,65 che colpiscono e uccidono l’avvocato Serafino Famà. Lui e il collega Michele Ragonese sono appena usciti dallo studio poco distante e stanno raggiungendo la macchina posteggiata in piazzale Sanzio, pronti a tornare a casa. Poi gli spari, Famà si accascia al suolo, è ancora vivo, ma per poco. Alle 21.20, al suo arrivo in ambulanza al Pronto Soccorso dell’ospedale Garibaldi, ha già smesso di respirare. 19luglio1992.com

443 views

Pubblicato 4 set

https://youtu.be/6bDCB2YARMk

516 views

Pubblicato 4 set

Ignazio Aloisi Ignazio Aloisi fu ucciso per aver testimoniato al processo su una rapina al portavalori sul quale prestava servizio. Il rapinatore, Pasquale Castorina, legato ad un clan messinese, grazie alla testimonianza resa da Aloisi fu condannato a 8 anni di reclusione, e, dopo aver scontato la sua pena, consumò la sua vendetta, prima eliminando fisicamente la guardia giurata e poi, una volta commesso il delitto, calunniandola. Oggi il mio pensiero corre ad Ignazio e alla sua famiglia, alla quale vanno il mio più sincero affetto e la mia vicinanza. Da antimafiaduemila.com

418 views

Pubblicato 3 set

https://youtu.be/l0UBQ695d-c

488 views

Pubblicato 3 set

Emanuele Piazza Emanuele Piazza. Si fa fatica a parlare, ancora oggi, di quel ragazzo. Come se il mare avesse eroso pure la memoria. Quella villa affacciata sul porto, un piccolo golfo con acqua apparentemente cristallina, la si vede a distanza di chilometri, puntino colorato da indicare col dito, ma piano, con una certa deferenza. Come se ci fosse paura che anche le onde potessero far vedere gesti o far udire parole ad orecchie indiscrete. Eppure è una storia di quasi trent’anni fa. Trent’anni come l’età in cui morì Emanuele. Nome d’azione “topo”. Capelli scuri – come gli occhi – portati un po’ spettinati. Alto. Di bell’aspetto. Emanuele apparteneva ad una importante famiglia della Palermo centro. I Piazza. Suo padre, Giustino, è ancora oggi un noto avvocato del foro del capoluogo siciliano. Fin da piccolo, quindi, Emanuele assapora una certa cultura, quella del diritto e della legge, certo che la strada da seguire fosse stata quella della giustizia. E non senza legittime aspirazioni e sogni, come li ha chiunque di noi. Divenuto poliziotto, voleva di più. Lui non era solo uno sbirro. E quella Palermo, amara e crudele, era il palcoscenico in cui allora si combatteva la guerra tra Stato e Mafia. Una guerra sporca perché i nemici – almeno per chi fosse stato dal lato onorevole della battaglia – si annidavano dentro quelle stesse Istituzioni che combattevano Cosa Nostra. “Diventerai uno di noi” gli dicevano gli emissari dei Servizi Segreti, che lo corteggiavano come si fa con una bella donna, con promesse che però non sarebbero mai state mantenute. “Ti assumeremo se ci catturi uno di questi qui” e intanto appoggiavano la lista degli allora latitanti mafiosi più pericolosi sulla scrivania. Su tutti spiccava il nome di lui, il capo, u curtu, Salvatore Riina, per gli amici degli amici Zu’ Totò. Riina era quello che aveva prima fatto la guerra per prendersi Cosa Nostra e farla sua. E poi aveva alzato il tiro. “Scannamu Falcone” era l’imperativo categorico. Il giudice che lo aveva fatto condannare – anche se in contumacia – al Maxi-processo doveva morire E in quella guerra sporca, fatta di infami e attentati, di solitudine e di eroi, i giovani palermitani che ci credevano, quelli animati da un alto senso dello Stato e un briciolo di sana incoscienza, schierati tra le fila della giustizia, erano come carne da macello. Prima di Emanuele, morì Vincenzo. Nell’agosto dell’89. Prima ancora ci fu il fallito attentato dell’Addaura. Vittima designata sarebbe dovuto essere proprio Giovanni Falcone. Emanuele tra l’89 e il febbraio del ’90 fu cacciatore di latitanti. Illuso che ci fosse un futuro ad attenderlo. In quel piccolo borgo di pescatori che è Sferracavallo, tutti sapevano e tutti parlavano, ma sottovoce, senza farsi sentire. E porre domande per cercare risposte fu la sua condanna a morte. Fatto sparire una sera di marzo, il suo corpo – si disse – fu sciolto nell’acido. Non un segno di scasso fu rinvenuto in quella villetta che si affaccia sul mare. Emanuele Piazza aprì la porta ai suoi assassini. Li conosceva. Era loro “amico”. Perché il confine tra bene e male spesso non è così chiaro come sembra. Perché – come insegnava Beppe Montana – se vuoi fare il poliziotto, tu devi parlare con i mafiosi o con i loro amici. Ti devi far raccontare tutto per capire meccanismi e conoscere situazioni. Perché, alla fin fine, tutti sanno. E tutti parlano. Alcuni assassini sono stati condannati – chi all’ergastolo chi a trent’anni. C’è stato anche chi è stato assolto. Nessun esponente dei Servizi ha pagato. Lo Stato Italiano si è auto-assolto. Dall’enorme responsabilità di aver mandato a morire un suo figlio. Un ragazzo. Si chiamava Emanuele Piazza. Faceva il cacciatore di latitanti. Francesco Trotta da CosaVostra.it

449 views

Pubblicato 2 set

https://youtu.be/6e14i8ZNqiU

511 views
12•••5•••10•••15•••20•••25•••30•••35•••40•••45•••50•••55•••606162636465•••70•••75•••7980