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La fionda è una rivista e un blog aperto. È lo strumento di chi si ribella all’oppressione. https://www.lafionda.org - t.me/lafionda

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Tag: #ucraina · 20 post

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Pubblicato 25 feb

https://x.com/SavinoBalzano/status/2026591481822114147?s=20 Un grandissimo Massimo Cacciari ieri a #BattitoriLiberi. Sono trascorsi quattro anni dall’inizio di questa nuova fase della guerra tra #Russia e #Ucraina. Non quattro anni dall’inizio del conflitto tout court: quello è cominciato nel 2014, ovviamente. E da quattro anni ascoltiamo sciocchezze ripetute da patetici propagandisti, utili idioti – per dirla con #Cacciari – del grande partito transnazionale della #guerra. Ad oggi, sia chiaro, abbiamo fatto tutto ciò che volevano i sostenitori dello “stato profondo”, quello che tiene assieme certe élite statunitensi (democratiche e neocon) con quelle europee più decadenti: Emmanuel #Macron, Friedrich #Merz, Keir #Starmer, Ursula #VonDerLeyen, Kaja #Kallas, Mark #Rutte e predecessori. Abbiamo fatto tutto ciò che chiedevano i tatuati turisti per caso, che farneticano di tradimenti un giorno sì e l’altro pure. E il risultato è sotto i nostri occhi: un disastro. Che fine ha fatto la “guerra ibrida” della Russia contro l’#Europa? Gli attacchi continui dei droni? Gli sconfinamenti degli aerei? Gli articoli 4 e 5 del Trattato atlantico invocati a pranzo e a cena? Nel frattempo hanno perso la vita centinaia di migliaia di persone, un Paese è stato sventrato. Dovremo contribuire a ricostruirlo con i nostri soldi. E nonostante tutto, certi pifferai magici – con i sorci al seguito – continuano a riproporre imbarazzanti e stonate melodie in diretta da #Kiev. Contenti voi...

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Pubblicato 22 feb

https://x.com/SavinoBalzano/status/2025471908716659093?s=20 Intanto, la nostra solidarietà al Fatto Quotidiano per i continui attacchi ricevuti dai “turisti per sempre”: quelli che pensano che andare di tanto in tanto a #Kiev significhi comprendere ciò che sta accadendo tra #Russia e #Ucraina. In secondo luogo, vorrei chiedere agli #slavaukraini da tastiera di andare fino in fondo, una buona volta: siete convinti che certi giornali e certi giornalisti siano al soldo — in un modo o nell’altro — del nemico? Bene, allora agite: abbiate il coraggio di chiedere, ad esempio, l’arresto di Travaglio e di Gomez. Vediamo come va a finire. Ancora una volta l’ipocrisia si conferma la bussola di certa gente: cianciano di democrazia, farneticano di libertà e di Occidente. Il giorno dopo, però, esultano per l’arresto di un giornalista in Turchia (Andrea Lucidi), fortunatamente già rilasciato. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, Radio Cusano.

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Pubblicato 16 feb

https://x.com/SavinoBalzano/status/2023345461591945705?s=20 Ancora questa mattina i nostri atleti hanno reso l'#Italia orgogliosa alle #OlimpiadiInvernali. Loro sono il sacrificio, il lavoro, l’impegno. Eppure, ancora una volta, una certa “stampa”, una certa “informazione”, non perde occasione per servire miseramente un racconto, miserrimo e sempre meno credibile. Erano le Olimpiadi di Tokyo, ve lo ricordate? E sciocchi commentatori pensavano di poter convincere il pubblico circa l’esistenza di un fantomatico effetto #Draghi. A farlo soprattutto loro: i fact-checker, i debunker, i cacciatori di bufale che lottano con coraggio contro ogni forma di fanatico complottismo. Loro, gli illuministi razionali, che parlavano di una sorta di premier taumaturgo: col suo solo sguardo faceva fioccare gli ori per la delegazione italiana. Lascia perdere le sciocchezze che diceva da capo del governo: che se non ti vaccinavi eri una sorta di Jack lo Squartatore; che col green pass eravamo tutti al sicuro (tranne quelli che perdevano il lavoro, nel silenzio tombale del #Quirinale); che dovevamo scegliere tra i condizionatori e la pace; che la Russia era in ginocchio (oggi lo continua a dire solo quella mezza matta della #Kallas). Questo non c’entra nulla. Oppure c’entra eccome? E lo stesso si fa con Sergio #Mattarella, che poi rappresenta l’identico sistema di potere: è umile perché si sposta in tram, perché dorme in foresteria. È umile, Mattarella, ama la morigeratezza. Irrilevante che il resto dell’anno dorma in quella che fu la dimora di papi e sovrani. Questo cosa vuoi che c’entri: a Cortina è tanto, tanto umile. E col suo sguardo da dolce nonno d’Italia fa vincere le medaglie ai nostri atleti. Una meraviglia. Lascia perdere che, se davvero il conflitto tra #Russia e #Ucraina dovesse chiudersi come pare inevitabile che accada, lui e i leader di mezza #UE non sapranno dove nascondere la faccia: se è vero che si trattava di una guerra di civiltà, tra il bene e il male, tra luce e ombra, tra libertà e barbarie, come diavolo potremo raccontare al mondo che ci guarda e alla gente che lo popola di averla persa? Di essere scesi a compromessi col tiranno? Insomma, a più riprese si divertiva (insieme ad altri) a citare la Conferenza di Monaco del ’38: cosa si dirà di lui (e degli altri), che poteva scegliere tra il disonore e la guerra e alla fine ha prevalso il disonore? Questo non c’entra nulla. Oppure c’entra eccome? La mitizzazione di tali figure diventa imprescindibile: lo si fece in passato anche con #Monti, ricordate? Prima che massacrasse il Paese, lasciandolo a pezzi, mentre alcuni raccontavano (e raccontano ancora) che lo avesse salvato. Propaganda, pura e semplice: l’effetto Monti, quello Draghi, quello Mattarella. Un modo puerile di nascondere ciò che tutti vedono: un immane fallimento politico e una montagna d'ipocrisia. Fortuna che certe fregnacce la gente non se le beve più. Rispetterei il lavoro dei nostri splendidi atleti: trasudano tutto tranne che ipocrisia. Loro. Un’ultima cosa, un sassolino: apprezzo che vi sia qualcuno — pochissimi, a mio avviso virtuosissimi — che abbia effettivamente il coraggio di dire le cose come stanno e di denunciare certe trovate da circo. Insomma, mi piace che si sottraggano alla mitomania che descrive Mattarella e Draghi come infallibili, più del Papa. Tuttavia, se sostituiamo un mito con un altro e una certa infallibilità la attribuiamo a qualcun altro, siamo punto e a capo. Liberi vuol dire liberi: anche da se stessi. E ci siamo capiti.

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Pubblicato 5 gen

https://x.com/i/status/2008149780719898756 C’è da ridere a crepapelle per mesi, anni: tutti quelli che farneticavano, vaneggiavano, sostenendo che non si possono imporre determinati scenari con la forza, dove sono finiti? Dove sono finiti quelli che parlavano dello Stato aggredito e di quello aggressore, quelli che ci raccontavano dello scontro tra civiltà e barbarie, dell’Occidente baluardo di democrazia e libertà? Che fine hanno fatto quelli che, in preda a certi deliri, parlavano della nuova Resistenza, dei nuovi partigiani e di altre curiosissime amenità? Quelli che ci chiedevano di scegliere tra il disonore e il coraggio, quelli che citavano a sproposito Churchill, quelli che evocavano la Conferenza di Monaco del 1938, deprecando l’appeasement di Neville Chamberlain? Ha ragione chi domanda cosa si fa adesso: sanzioni agli USA, congelamento dei loro asset, aiuti economici e militari a #Caracas? E ancora: com’era la storia di #Trump asset di #Putin? Anche questo attacco è nell’interesse della #Russia? Nessun imbarazzo su Trump: non ho mai pensato fosse il messia. Continuerò ad applaudire alle sue iniziative volte all’interruzione delle ostilità in #Ucraina, schifando quanto fatto in #Venezuela e con #Israele. La gente seria ragiona caso per caso, non fa il tifo e non si tatua sul polso un simbolo come fosse quello della squadra del cuore. Certe buffonate, lasciamole ad altri.

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Pubblicato 29 dic

«Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici». Queste parole di #LeoneXIV, pronunciate in occasione dell’Angelus di Santo Stefano, avevano una portata gigantesca. E ovviamente sono state assai poco commentate, quasi marginalizzate dalla nostra informazione. La ragione è semplicissima: il rimprovero del #Papa – perché di questo si tratta – era rivolto principalmente a coloro i quali detengono le redini di ciò che definisce il discorso pubblico. I giornali, i telegiornali, i media tradizionali. E ha perfettamente ragione il Pontefice: tutti quelli che in questi anni hanno previsto quanto sarebbe accaduto e quanto è sotto i nostri stessi occhi ormai da mesi, e ancor di più in queste ore, sono stati insultati, sbattuti in prima pagina e messi al bando, esposti al pubblico ludibrio. Di coloro i quali, per semplice ragionevolezza o buonsenso, sostenevano le ragioni della pace si è fatto un vero e proprio bersaglio propagandistico. https://x.com/SavinoBalzano/status/2005597720011034884?s=20 Pensateci. Quelli che sostengono le posizioni di #Zelensky e del suo governo – l’agenda che fu di #Biden e che ora è di #VonDerLeyen – vengono presentati come irriducibili eroi. Tutti gli altri sono traditori, putiniani (o filoputiniani o filoputinisti: espressioni, peraltro, logicamente e grammaticalmente senza senso. Come dire "filo-comunista" o "filo-fascista": comunista e basta; fascista e basta. No?). Oggi succede che persino Zelensky ci stia scaricando, allineandosi – come prevedibilissimo – ai dettami statunitensi e sostenendo che il 90% ormai è fatto. Eppure si continua a parlare a vanvera nei telegiornali delle 20, affermando che chiunque ritenga inutile il perdurare del conflitto sia più sensibile alle ragioni di Mosca e di #Putin. Così dicono: "più sensibile". Gli stessi, magari, che parlavano di "violazione delle acque internazionali": una sorta di diritto internazionale casereccio, da trattoria, elaborato probabilmente in preda ai deliri prodotti dall’alcol. Le parole di Leone, che peraltro ha ricordato il martoriato popolo ucraino (così lo ha giustamente definito), però restano e pesano come pietre: a essere ridicoli erano coloro i quali sostenevano e sostengono la necessità di vincere militarmente sulla #Russia; che i russi combattessero con pale e microchip, a dorso di muli; che l’#Ucraina fosse parte dell’UE e che fosse necessario scendere in guerra come se fosse anche membro della #NATO; che fosse in atto una guerra di civiltà, con buoni e cattivi divisi dal filo di ferro. Argomentazioni surreali, erette e pompate fino a toccare il cielo, e che oggi ci crollano addosso, sotterrandoci sotto il peso delle nostre ipocrisie. E ancora qualcuno vaneggia della conferenza di Monaco del ’38, con parallelismi storici semplicemente grotteschi, da circo. Ma se davvero di civiltà era questa guerra, come giustificheremo a noi stessi, ai nostri figli e al mondo intero di averla persa? Vorrà forse dire che la civiltà stessa muore con un ipotetico accordo? Come proseguiremo il racconto occidentale, adesso, dopo tutte le balle raccontate? Forse come sempre abbiamo fatto: mentendo, sapendo di mentire.

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Pubblicato 22 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/2003102619632365836?s=20 Mattarella: «Spese per la difesa mai così necessarie, anche se poco popolari». Una frase a dir poco insultante. Voi, popolino, gentarella, persone da poco, non sapete di cosa avete realmente bisogno. Siete lì a pensare al cenone di Natale. Lasciate che sia qualcun altro a badare a voi, lasciatevi commissariare dal vincolo esterno e dal suo pilota automatico. Non vi servono i soldi per crescere i vostri figli o per il vostro welfare: ciò di cui avete disperatamente bisogno – senza saperlo – è la difesa comune. Solo, voi siete troppo sciocchi per capirlo. Dopotutto, come dice #Zelensky, dopo l’#Ucraina toccherà alla #Polonia. E, come ricorda appunto il leader polacco #Tusk, dovete scegliere tra i soldi oggi... o qualcosa di molto peggio domani. In tutto ciò, che fine ha fatto la democrazia? #Mattarella#SergioMattarella#Quirinale#PresidenteDellaRepubblica

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Pubblicato 13 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1999746598541091296?s=20 Con il discorso di ieri, in occasione degli auguri al corpo diplomatico, #Mattarella fa cadere definitivamente il velo, non preoccupandosi nemmeno più di preservare un minimo le apparenze. Il Capo dello Stato – e fanno benissimo Belpietro e La Verità a insistere sul punto – è un soggetto politico a tutti gli effetti, e questo altera gravemente gli equilibri della Repubblica. Li altera perché il Quirinale dovrebbe essere un’istituzione di mera garanzia, di assoluta imparzialità, custode indefesso della Costituzione e dell’unità nazionale. Tutto il contrario di ciò che fa #SergioMattarella. Il Capo dello Stato, ieri, è stato chiarissimo: «L’#Europa e l’Italia restano saldamente al fianco dell’#Ucraina e del suo popolo, con l’obiettivo di una pace equa, giusta, duratura, rispettosa del diritto internazionale, dell’indipendenza, della sovranità, dell’integrità territoriale, della sicurezza ucraine». Cosa vorrebbe dire, esattamente? Sostegno indefesso alle politiche di riarmo europeo? All’agenda imposta da #VonDerLeyen, #Kallas, Kubilius, #Macron e #Merz? Soprattutto, cosa vorrebbe dire “integrità territoriale”? Che la #Russia dovrebbe ritirarsi da tutti i territori ucraini, compresa magari la Crimea? Come ottenerlo, se non con una guerra totale a Mosca? E quando Mattarella critica le logiche bilaterali, fa anche riferimento agli attuali tentativi del Presidente #Trump di addivenire a un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev? Vedete, qui, al di là del merito, il problema è istituzionale e democratico. Dico al di là del merito perché il discorso di Sergio Mattarella è incoerente e fa acqua da tutte le parti. Ad esempio, il suo richiamo al diritto internazionale, alla sovranità e all’integrità territoriale appare quantomeno imbarazzante, se si torna con la memoria ai gravissimi bombardamenti su Belgrado, costati peraltro la vita a numerosissimi civili e anche a militari italiani impiegati, che negli anni successivi patirono gli effetti delle armi illegali, munizioni all’uranio impoverito, cui si fece ricorso in quelle occasioni. Al tempo, Sergio Mattarella era vicepremier di Massimo D’Alema e, poco dopo, assunse la guida della Difesa. Peraltro, a leggere le parole di ieri del Presidente della Repubblica, tutto sarebbe cominciato dall’iniziativa “sciagurata” di Putin del 2022. Curioso, se si leggono le quelle pronunciate dallo stesso Mattarella l’11 aprile del 2017: «Abbiamo naturalmente affrontato anche la situazione in Ucraina. (...) e auspichiamo che la Russia eserciti tutta la propria influenza per il consolidamento del cessate-il-fuoco, per una rapida de-escalation e per la stabilizzazione del Paese, richiesta che rivolgiamo a tutti gli attori di quel teatro di crisi». Ma come sarebbe a dire? Non è cominciato tutto nel 2022? E penso possa essere utile leggere anche cosa scriveva Mattarella il 19 marzo 2018 al Presidente Putin appena rieletto, nonostante il conflitto fosse già in corso (lo aveva appena detto nel 2017, come visto, e nonostante la Russia si fosse già ripresa la Crimea nel 2014): «In occasione della sua rielezione alla Presidenza della Federazione Russa, desidero farle giungere, a nome del popolo italiano e mio personale, cordiali felicitazioni e sentiti auguri di successo nello svolgimento del suo alto mandato. Auspico che anche nel prossimo futuro Mosca e Roma possano continuare a lavorare per identificare soluzioni condivise alle molteplici e complesse sfide che abbiamo di fronte, ribadendo il comune impegno a un dialogo costruttivo della Federazione Russa con l'Unione Europea e con l'Alleanza Atlantica, nel rispetto dei principi e valori che ispirano la convivenza pacifica tra le nazioni. In tale quadro, le eccellenti relazioni di amicizia tra Russia e Italia, (...) CONTINUA SU X

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Pubblicato 11 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1999036105522401761?s=20 Solo in Italia uno come #Draghi può essere ancora preso a modello. Solo qui può essere indicato come punto di riferimento, quasi un faro. È l’ennesimo segnale della decadenza politica e culturale del Paese, e soprattutto del nostro “giornalismo”: le virgolette immaginatele così marcate da lasciare il segno sul foglio. E il punto non è neppure il giudizio morale sul personaggio: dal Britannia alla macelleria sociale inflitta alla Grecia, fino alla famosa lettera della #BCE del 2011 con cui contribuì a spingere il suo stesso Paese verso il declino. Il vero problema è un altro: la sua presunta affidabilità tecnica. Perché uno può anche stargli antipatico sul piano etico, politico o umano, ma se fosse un genio potresti pure fartelo andare bene. Se le azzeccasse tutte, uno direbbe: “Oh, non mi piace affatto, ma almeno nelle sue mani siamo al sicuro”. Il problema è che non ne azzecca una. Parliamo di quello che sosteneva che i non vaccinati si sarebbero tolti di mezzo da soli e avrebbero fatto fuori gli altri. Di quello che ripeteva che il green pass ci avrebbe messi tutti al riparo. È lo stesso che ci invitava a scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina; lo stesso che all’#ONU assicurava che le sanzioni avrebbero piegato l’economia russa. In un Paese serio uno così non lo starebbe ad ascoltare più nessuno: lo travolgerebbero di critiche. Qui, invece, gli tributiamo pure gli applausi. E poi è pure un pentito seriale: nella tesi di laurea spiegava — in sostanza — che l’euro fosse una pessima idea; sull’auto elettrica è passato dal sostenerla al definirla insostenibile; in audizione al Senato ha ammesso che l’avvizzimento dei salari è stato causato dalle politiche europee di compressione della domanda interna… politiche che lui stesso ha sempre suggerito. Ora propone politiche espansive, sì, ma indirizzate non allo stato sociale: agli armamenti. Eppure #MarioDraghi continua a essere presentato non come un politico, ma come il migliore degli italiani, un tecnico straordinario e visionario. Ma se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — cosa gli resta, esattamente? Nonostante tutto, ce lo propinano come una sorta di Messia, uno da candidare automaticamente a qualsiasi incarico: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, perfino il Quirinale. E forse quest’ultimo ruolo, considerati i tempi, gli calzerebbe anche a pennello. Ma a parlarne, alla fine, siamo sempre noi. O meglio: alcuni di noi. Magari su giornali finanziati anche con soldi dell’Unione Europea.

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Pubblicato 10 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1998690568013025572?s=20 Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione. De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi». Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio. Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze. Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio? Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio). Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro". Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi. Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti. Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso? Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE. All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano. Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.

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Pubblicato 27 nov

https://x.com/SavinoBalzano/status/1993952837672341670?t=0PkSj-vdy9jaYVfkxpWRCw&s=19 Il migliore di tutti ci chiedeva di scegliere tra la pace e i climatizzatori accesi. Il senso di fondo era chiaro: siete così egoisti da anteporre un po’ di frescura al diritto internazionale? Alla dignità di un popolo aggredito? Tre anni fa, sempre lui, parlando all’aula semideserta (per nostra fortuna) delle Nazioni Unite, garantiva che l’effetto delle sanzioni fosse dirompente sull’economia russa. Poi è arrivata Meloni, con il suo supporto a Kiev senza se e senza ma: un sostegno simile a quello di chi ti tiene la mano mentre sali i gradini del patibolo, invece di provare a sottrarti al boia. Diceva la verità solo al telefono con due comici: era novembre di due anni fa e parlava apertamente della stanchezza provocata dalla guerra. Nel frattempo abbiamo fatto tutto ciò che desideravano — e desiderano tuttora — quelli che propongono di “aiutare” (virgolette obbligatorie) l’#Ucraina fino all’ultimo, economicamente e militarmente, fino alla vittoria finale. Oggi qualcuno si scandalizza dinanzi all’ipotesi di un accordo tra #Mosca e #Kiev (o meglio, tra Mosca e #Washington). Si parla di resa e, per salvare la faccia, si finge che l’intervento europeo abbia mitigato chissà quanto le pretese iniziali. La verità, nella sua spietatezza, è semplicissima: stiamo assistendo a qualcosa di drammaticamente prevedibile. Una vittoria sulla #Russia, senza scatenare una guerra nucleare totale, era semplicemente impossibile. E ora emergono, grandi come grattacieli, le contraddizioni di chi vaneggiava di guerra di civiltà, guerra all’oscurantismo, lotta per la democrazia e la libertà. Cosa accadrà adesso, che quella guerra è perduta? Soprattutto: qual è il costo della sconfitta? L’#Ucraina è smembrata, dilaniata, con perdite umane incalcolabili. Il disastro richiederà decenni per la ricostruzione e un tempo lunghissimo di sofferenze, anche a guerra conclusa. I popoli europei sono allo stremo: crescita inesistente, costo della vita alle stelle. La Russia gongola: vince militarmente, vince economicamente, vince politicamente. Era tutto dannatamente prevedibile fin dal primo momento, eppure chiunque provasse ad argomentarlo veniva tacciato di putinismo. Chi erano dunque i veri putiniani? Erano quelli che sostenevano la necessità di fermare immediatamente un conflitto dall’esito inevitabilmente nefasto, cercando di minimizzare i vantaggi per il Cremlino? O erano piuttosto quelli che — per fanatismo o per mera stupidità — sostenevano la via militare contro la più grande potenza nucleare del mondo, massimizzando il trionfo russo? Abbiamo per anni dovuto leggere e ascoltare le più assurde fandonie: che i russi volessero arrivare a Lisbona (salvo poi sostenere che fossero così fessi da non riuscire ad arrivare a Kiev), che combattessero con le pale e i microchip delle lavatrici, che fuggissero dinanzi alle controffensive di #Zelensky, che #Putin fosse morto e che quello in tv fosse una sorta di ologramma. Per una ricognizione più ampia del farsesco, rimando agli editoriali del lunedì di Marco Travaglio. Chi risponderà di tutto questo? Dell’odio generato, del danno inferto al dibattito pubblico del Paese e, dunque, alla salubrità della nostra democrazia? Mi domando cosa penserebbe una madre ucraina che ha perso il figlio al fronte: per cosa sono morti quei ragazzi, e per cosa sono morti tutti i civili uccisi dai bombardamenti russi? I russi possono guardare a questi anni avendo ben chiaro il perché del loro sforzo e del loro sacrificio. Questo privilegio non è concesso agli ucraini. E la colpa è anche dei putiniani, quelli veri.

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Pubblicato 25 nov

https://x.com/SavinoBalzano/status/1993254229897523297?t=4LezD2frZpV8vEbzq-6BVQ&s=19 Si potrebbe citare la figuraccia di qualche giorno fa all’Esquilino, a Roma, ma anche la valanga incontenibile di insulti e prese in giro sotto alcuni post di Pina #Picerno (ben al di là della “fisiologica” quota di haters che affligge chiunque si esponga mediaticamente), per dimostrare come chi sostiene il supporto militare ed economico a #Zelensky, a oltranza e senza se e senza ma, sia completamente sconnesso dal Paese. Della manifestazione “pro Ucraina” (virgolette a dir poco necessarie) qualcuno ha scritto (Rai): «c’erano oltre duecento persone». Oltre duecento? Addirittura! Eppure di leader politici era pieno così: #Calenda, Picerno, #Casini, #Gentiloni, poi Orsini, Sensi, Quartapelle, Verini e altri. Il minimo comun denominatore è semplice: #Trump imporrebbe una resa all’#Ucraina. Ma non mi dire. E chi se lo sarebbe mai aspettato, nel confronto militare con la più grande potenza nucleare del mondo? Uno scenario del tutto inatteso, assolutamente imprevedibile! Che sorpresa. Tutti ci aspettavamo di vedere gli eserciti di Kiev e della Nato marciare sulla Piazza Rossa, e ovviamente eravamo convinti che #Putin, con le spalle al muro e in ginocchio, non avrebbe mai ricorso alla bomba atomica. Chi mai immaginerebbe, dopotutto, che, in un conflitto, un Paese sfondi l’ultima linea difensiva di un altro e poi pretenda concessioni territoriali e il dimezzamento dell’esercito del secondo? Cose inedite, mai viste nella storia! Chiunque provasse a sostenere che uno scontro diretto tra Occidente e #Russia fosse quantomeno improbabile (fortunatamente!) veniva tacciato di putinismo. Eppure – se si fosse concretizzata una via diplomatica (a dispetto dei continui sabotaggi) – il costo per Kiev sarebbe stato infinitamente inferiore. Invece, quelli che ci hanno farcito le orecchie con le loro corbellerie (Putin malato; Putin già morto; economia russa in ginocchio; russi con le pale e i microchip delle lavatrici; controffensive ucraine mirabolanti; e chi più ne ha più ne metta) non hanno fatto altro che sostenere una strategia che ha infinitamente avvantaggiato proprio il Cremlino. E dunque, chi sono davvero i putiniani? Quelli che volevano la cessazione immediata del conflitto, con vantaggi tutto sommato contenuti per la Russia, o quelli che, scioccamente, gli hanno fatto divorare un Paese intero? Tutto questo senza contare l’infinita perdita di vite umane. Ma finché sono i figli e i fratelli di qualcun altro, poco importa. Ciò che sorprende è che si continui a sostenere l’insostenibile, ben oltre il senso del ridicolo. Pare che si stia pensando pure a un polo liberale, centrista, che raccolga tutte queste debolezze politiche (perché forze politiche, di certo, non sono). E allora vorrei ricordare solo questo: 0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0 fa sempre 0.

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Pubblicato 22 nov

https://x.com/SavinoBalzano/status/1992178926106419579?t=qzRdNaW_NR8Mnsw1ZmzDSA&s=19 Questa intervista a Paolo Capitini - Generale e Docente di Storia militare - è davvero preziosa: sin dall'inizio era praticamente certo l’esito del conflitto tra #Russia e #Ucraina. Non poteva esserci epilogo differente. A dispetto di ciò che ci hanno raccontato politici da strapazzo, reporter raccattati, fanatici con la bandierina di #Kiev in bio e la (tristissima) compagnia cantante, l’Ucraina non ha mai avuto una reale speranza di vittoria. La verità è che a tradire gli ucraini sono stati coloro che li hanno strumentalizzati, quelli che li hanno spietatamente usati come clava in funzione antirussa. Gli stessi che mentono sul sabotaggio delle trattative di #Istanbul del 2022. Quelle condizioni erano inaccettabili? Erano molto meno umilianti di quelle di oggi, che invece l’Ucraina sarà costretta ad accettare. E dunque, chi ha davvero fatto gli interessi di #Putin? Dovrebbe essere questa la domanda attuale: li ha fatti chi voleva una rapida soluzione diplomatica, che costasse il meno possibile al popolo ucraino; oppure gli invasati che tifavano per il conflitto totale e che oggi schiumano davanti alle macerie di un Paese in ginocchio? Siete voi i putiniani. Magari così sciocchi da non rendervene nemmeno conto. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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