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Tag: #putin · 18 post

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Pubblicato 4 mar

https://x.com/i/status/2029240551011160249 Ovviamente in #Italia ci stiamo davvero distinguendo in questa fase. I nostri giornali, la nostra stampa (fatico, nella maggior parte dei casi, a definirla “informazione”, comprenderete) enfatizzano il gravissimo attacco iraniano a #Cipro. Un Paese dell’Unione Europea, insistono a ricordarci gli augusti commentatori. Un fatto gravissimo, inaudito, inconcepibile. Peccato solo per un piccolissimo dettaglio: la distruzione del #NordStream ad opera degli ucraini del pianista magico (quello che suona il piano col pisello, con i sorci al seguito), una delle più importanti infrastrutture energetiche d’#Europa, che ci avrebbe consentito peraltro di acquistare più agilmente il gas russo a un prezzo molto inferiore rispetto a quello statunitense. E ancor più lo pagheremo. Il nostro Presidente del Consiglio è riuscito a dare la colpa a #Putin. #Trump e #Netanyahu attaccano Teheran e "ha stato Putin". Perché avrebbe rotto l’argine: avrebbe dato il via alla violazione del diritto internazionale. Datemi pure del putiniano, come fa qualche disagiato pellicano pelato, però, a me la replica dell’ambasciata russa sembra impeccabile: «A nostro avviso, madre dell’attuale crisi del sistema del diritto internazionale è la menzogna utilizzata dai leader occidentali per giustificare le proprie intrepide violazioni della Carta delle Nazioni Unite, a partire dalle aggressioni armate, non provocate e brutali, a Paesi indipendenti e membri dell'ONU: contro la Jugoslavia (1999), l’Iraq (2003), la Libia (2011) e, oggi, contro ll’Iran (2026)». Sublime, ancora una volta, il nostro Capo dello Stato, #Mattarella. A caldo, subito dopo l’aggressione all’Iran, dichiara che «la guerra sia tornata a spargere sangue nel mondo, in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia». Adesso la guerra si muove da sola, ha quattro ruote motrici. Torna così, autonomamente, non si sa come. Quando si tratta dei russi, facciamo un bel paragone con i nazisti, nonostante abbiano lasciato sul terreno decine di milioni di morti per arrivare a Berlino. Quando si tratta di #Israele, viceversa, la guerra diventa impersonale: come un’auto senza conducente. E se non c’è il conducente, a chi la dai la colpa? Bella trovata.

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Pubblicato 5 gen

https://x.com/i/status/2008149780719898756 C’è da ridere a crepapelle per mesi, anni: tutti quelli che farneticavano, vaneggiavano, sostenendo che non si possono imporre determinati scenari con la forza, dove sono finiti? Dove sono finiti quelli che parlavano dello Stato aggredito e di quello aggressore, quelli che ci raccontavano dello scontro tra civiltà e barbarie, dell’Occidente baluardo di democrazia e libertà? Che fine hanno fatto quelli che, in preda a certi deliri, parlavano della nuova Resistenza, dei nuovi partigiani e di altre curiosissime amenità? Quelli che ci chiedevano di scegliere tra il disonore e il coraggio, quelli che citavano a sproposito Churchill, quelli che evocavano la Conferenza di Monaco del 1938, deprecando l’appeasement di Neville Chamberlain? Ha ragione chi domanda cosa si fa adesso: sanzioni agli USA, congelamento dei loro asset, aiuti economici e militari a #Caracas? E ancora: com’era la storia di #Trump asset di #Putin? Anche questo attacco è nell’interesse della #Russia? Nessun imbarazzo su Trump: non ho mai pensato fosse il messia. Continuerò ad applaudire alle sue iniziative volte all’interruzione delle ostilità in #Ucraina, schifando quanto fatto in #Venezuela e con #Israele. La gente seria ragiona caso per caso, non fa il tifo e non si tatua sul polso un simbolo come fosse quello della squadra del cuore. Certe buffonate, lasciamole ad altri.

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Pubblicato 29 dic

«Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici». Queste parole di #LeoneXIV, pronunciate in occasione dell’Angelus di Santo Stefano, avevano una portata gigantesca. E ovviamente sono state assai poco commentate, quasi marginalizzate dalla nostra informazione. La ragione è semplicissima: il rimprovero del #Papa – perché di questo si tratta – era rivolto principalmente a coloro i quali detengono le redini di ciò che definisce il discorso pubblico. I giornali, i telegiornali, i media tradizionali. E ha perfettamente ragione il Pontefice: tutti quelli che in questi anni hanno previsto quanto sarebbe accaduto e quanto è sotto i nostri stessi occhi ormai da mesi, e ancor di più in queste ore, sono stati insultati, sbattuti in prima pagina e messi al bando, esposti al pubblico ludibrio. Di coloro i quali, per semplice ragionevolezza o buonsenso, sostenevano le ragioni della pace si è fatto un vero e proprio bersaglio propagandistico. https://x.com/SavinoBalzano/status/2005597720011034884?s=20 Pensateci. Quelli che sostengono le posizioni di #Zelensky e del suo governo – l’agenda che fu di #Biden e che ora è di #VonDerLeyen – vengono presentati come irriducibili eroi. Tutti gli altri sono traditori, putiniani (o filoputiniani o filoputinisti: espressioni, peraltro, logicamente e grammaticalmente senza senso. Come dire "filo-comunista" o "filo-fascista": comunista e basta; fascista e basta. No?). Oggi succede che persino Zelensky ci stia scaricando, allineandosi – come prevedibilissimo – ai dettami statunitensi e sostenendo che il 90% ormai è fatto. Eppure si continua a parlare a vanvera nei telegiornali delle 20, affermando che chiunque ritenga inutile il perdurare del conflitto sia più sensibile alle ragioni di Mosca e di #Putin. Così dicono: "più sensibile". Gli stessi, magari, che parlavano di "violazione delle acque internazionali": una sorta di diritto internazionale casereccio, da trattoria, elaborato probabilmente in preda ai deliri prodotti dall’alcol. Le parole di Leone, che peraltro ha ricordato il martoriato popolo ucraino (così lo ha giustamente definito), però restano e pesano come pietre: a essere ridicoli erano coloro i quali sostenevano e sostengono la necessità di vincere militarmente sulla #Russia; che i russi combattessero con pale e microchip, a dorso di muli; che l’#Ucraina fosse parte dell’UE e che fosse necessario scendere in guerra come se fosse anche membro della #NATO; che fosse in atto una guerra di civiltà, con buoni e cattivi divisi dal filo di ferro. Argomentazioni surreali, erette e pompate fino a toccare il cielo, e che oggi ci crollano addosso, sotterrandoci sotto il peso delle nostre ipocrisie. E ancora qualcuno vaneggia della conferenza di Monaco del ’38, con parallelismi storici semplicemente grotteschi, da circo. Ma se davvero di civiltà era questa guerra, come giustificheremo a noi stessi, ai nostri figli e al mondo intero di averla persa? Vorrà forse dire che la civiltà stessa muore con un ipotetico accordo? Come proseguiremo il racconto occidentale, adesso, dopo tutte le balle raccontate? Forse come sempre abbiamo fatto: mentendo, sapendo di mentire.

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Pubblicato 27 nov

https://x.com/SavinoBalzano/status/1993952837672341670?t=0PkSj-vdy9jaYVfkxpWRCw&s=19 Il migliore di tutti ci chiedeva di scegliere tra la pace e i climatizzatori accesi. Il senso di fondo era chiaro: siete così egoisti da anteporre un po’ di frescura al diritto internazionale? Alla dignità di un popolo aggredito? Tre anni fa, sempre lui, parlando all’aula semideserta (per nostra fortuna) delle Nazioni Unite, garantiva che l’effetto delle sanzioni fosse dirompente sull’economia russa. Poi è arrivata Meloni, con il suo supporto a Kiev senza se e senza ma: un sostegno simile a quello di chi ti tiene la mano mentre sali i gradini del patibolo, invece di provare a sottrarti al boia. Diceva la verità solo al telefono con due comici: era novembre di due anni fa e parlava apertamente della stanchezza provocata dalla guerra. Nel frattempo abbiamo fatto tutto ciò che desideravano — e desiderano tuttora — quelli che propongono di “aiutare” (virgolette obbligatorie) l’#Ucraina fino all’ultimo, economicamente e militarmente, fino alla vittoria finale. Oggi qualcuno si scandalizza dinanzi all’ipotesi di un accordo tra #Mosca e #Kiev (o meglio, tra Mosca e #Washington). Si parla di resa e, per salvare la faccia, si finge che l’intervento europeo abbia mitigato chissà quanto le pretese iniziali. La verità, nella sua spietatezza, è semplicissima: stiamo assistendo a qualcosa di drammaticamente prevedibile. Una vittoria sulla #Russia, senza scatenare una guerra nucleare totale, era semplicemente impossibile. E ora emergono, grandi come grattacieli, le contraddizioni di chi vaneggiava di guerra di civiltà, guerra all’oscurantismo, lotta per la democrazia e la libertà. Cosa accadrà adesso, che quella guerra è perduta? Soprattutto: qual è il costo della sconfitta? L’#Ucraina è smembrata, dilaniata, con perdite umane incalcolabili. Il disastro richiederà decenni per la ricostruzione e un tempo lunghissimo di sofferenze, anche a guerra conclusa. I popoli europei sono allo stremo: crescita inesistente, costo della vita alle stelle. La Russia gongola: vince militarmente, vince economicamente, vince politicamente. Era tutto dannatamente prevedibile fin dal primo momento, eppure chiunque provasse ad argomentarlo veniva tacciato di putinismo. Chi erano dunque i veri putiniani? Erano quelli che sostenevano la necessità di fermare immediatamente un conflitto dall’esito inevitabilmente nefasto, cercando di minimizzare i vantaggi per il Cremlino? O erano piuttosto quelli che — per fanatismo o per mera stupidità — sostenevano la via militare contro la più grande potenza nucleare del mondo, massimizzando il trionfo russo? Abbiamo per anni dovuto leggere e ascoltare le più assurde fandonie: che i russi volessero arrivare a Lisbona (salvo poi sostenere che fossero così fessi da non riuscire ad arrivare a Kiev), che combattessero con le pale e i microchip delle lavatrici, che fuggissero dinanzi alle controffensive di #Zelensky, che #Putin fosse morto e che quello in tv fosse una sorta di ologramma. Per una ricognizione più ampia del farsesco, rimando agli editoriali del lunedì di Marco Travaglio. Chi risponderà di tutto questo? Dell’odio generato, del danno inferto al dibattito pubblico del Paese e, dunque, alla salubrità della nostra democrazia? Mi domando cosa penserebbe una madre ucraina che ha perso il figlio al fronte: per cosa sono morti quei ragazzi, e per cosa sono morti tutti i civili uccisi dai bombardamenti russi? I russi possono guardare a questi anni avendo ben chiaro il perché del loro sforzo e del loro sacrificio. Questo privilegio non è concesso agli ucraini. E la colpa è anche dei putiniani, quelli veri.

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Pubblicato 25 nov

https://x.com/SavinoBalzano/status/1993254229897523297?t=4LezD2frZpV8vEbzq-6BVQ&s=19 Si potrebbe citare la figuraccia di qualche giorno fa all’Esquilino, a Roma, ma anche la valanga incontenibile di insulti e prese in giro sotto alcuni post di Pina #Picerno (ben al di là della “fisiologica” quota di haters che affligge chiunque si esponga mediaticamente), per dimostrare come chi sostiene il supporto militare ed economico a #Zelensky, a oltranza e senza se e senza ma, sia completamente sconnesso dal Paese. Della manifestazione “pro Ucraina” (virgolette a dir poco necessarie) qualcuno ha scritto (Rai): «c’erano oltre duecento persone». Oltre duecento? Addirittura! Eppure di leader politici era pieno così: #Calenda, Picerno, #Casini, #Gentiloni, poi Orsini, Sensi, Quartapelle, Verini e altri. Il minimo comun denominatore è semplice: #Trump imporrebbe una resa all’#Ucraina. Ma non mi dire. E chi se lo sarebbe mai aspettato, nel confronto militare con la più grande potenza nucleare del mondo? Uno scenario del tutto inatteso, assolutamente imprevedibile! Che sorpresa. Tutti ci aspettavamo di vedere gli eserciti di Kiev e della Nato marciare sulla Piazza Rossa, e ovviamente eravamo convinti che #Putin, con le spalle al muro e in ginocchio, non avrebbe mai ricorso alla bomba atomica. Chi mai immaginerebbe, dopotutto, che, in un conflitto, un Paese sfondi l’ultima linea difensiva di un altro e poi pretenda concessioni territoriali e il dimezzamento dell’esercito del secondo? Cose inedite, mai viste nella storia! Chiunque provasse a sostenere che uno scontro diretto tra Occidente e #Russia fosse quantomeno improbabile (fortunatamente!) veniva tacciato di putinismo. Eppure – se si fosse concretizzata una via diplomatica (a dispetto dei continui sabotaggi) – il costo per Kiev sarebbe stato infinitamente inferiore. Invece, quelli che ci hanno farcito le orecchie con le loro corbellerie (Putin malato; Putin già morto; economia russa in ginocchio; russi con le pale e i microchip delle lavatrici; controffensive ucraine mirabolanti; e chi più ne ha più ne metta) non hanno fatto altro che sostenere una strategia che ha infinitamente avvantaggiato proprio il Cremlino. E dunque, chi sono davvero i putiniani? Quelli che volevano la cessazione immediata del conflitto, con vantaggi tutto sommato contenuti per la Russia, o quelli che, scioccamente, gli hanno fatto divorare un Paese intero? Tutto questo senza contare l’infinita perdita di vite umane. Ma finché sono i figli e i fratelli di qualcun altro, poco importa. Ciò che sorprende è che si continui a sostenere l’insostenibile, ben oltre il senso del ridicolo. Pare che si stia pensando pure a un polo liberale, centrista, che raccolga tutte queste debolezze politiche (perché forze politiche, di certo, non sono). E allora vorrei ricordare solo questo: 0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0+0 fa sempre 0.

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Pubblicato 22 nov

https://x.com/SavinoBalzano/status/1992178926106419579?t=qzRdNaW_NR8Mnsw1ZmzDSA&s=19 Questa intervista a Paolo Capitini - Generale e Docente di Storia militare - è davvero preziosa: sin dall'inizio era praticamente certo l’esito del conflitto tra #Russia e #Ucraina. Non poteva esserci epilogo differente. A dispetto di ciò che ci hanno raccontato politici da strapazzo, reporter raccattati, fanatici con la bandierina di #Kiev in bio e la (tristissima) compagnia cantante, l’Ucraina non ha mai avuto una reale speranza di vittoria. La verità è che a tradire gli ucraini sono stati coloro che li hanno strumentalizzati, quelli che li hanno spietatamente usati come clava in funzione antirussa. Gli stessi che mentono sul sabotaggio delle trattative di #Istanbul del 2022. Quelle condizioni erano inaccettabili? Erano molto meno umilianti di quelle di oggi, che invece l’Ucraina sarà costretta ad accettare. E dunque, chi ha davvero fatto gli interessi di #Putin? Dovrebbe essere questa la domanda attuale: li ha fatti chi voleva una rapida soluzione diplomatica, che costasse il meno possibile al popolo ucraino; oppure gli invasati che tifavano per il conflitto totale e che oggi schiumano davanti alle macerie di un Paese in ginocchio? Siete voi i putiniani. Magari così sciocchi da non rendervene nemmeno conto. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 13 nov

https://x.com/SavinoBalzano/status/1988865103781900630?t=I6QjkKIejPFxSwe9p2uzYw&s=19 Il Presidente della Repubblica ha convocato, per il prossimo 17 novembre, il Consiglio Supremo di Difesa. Si legge che esso «valuterà le minacce ibride con riferimento anche alla dimensione cognitiva e alle possibili ripercussioni sulla sicurezza dell’Unione europea e dell’Italia». Ebbene, io credo che #Mattarella abbia fatto benissimo. Il Capo dello Stato, a mio sommesso avviso, ha perfettamente colto nel segno: il nostro Paese è a rischio, da tempo, e lo è anche l’Unione Europea. Mi rincuora che finalmente si sia deciso ad agire per difendere l’#Italia. La nostra Costituzione sancisce in modo lapidario che il Paese ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. E, invece, per via di pressioni interne ed esterne, da anni siamo trascinati in una spirale di escalation bellicista che mette a rischio il nostro Popolo. Si continua, senza alcuna prova, a parlare di minacce straniere: prima concrete e militari in senso stretto (si è più saputo nulla di quel drone russo che avrebbe sorvolato il Lago Maggiore a marzo?), e poi, venuta meno la credibilità della narrazione, si è passati alla storia degli attacchi ibridi, come quello che avrebbe colpito l’aereo della Presidente della Commissione Europea. Galoppiamo verso l’economia di guerra: il riarmo europeo e la promessa di aumentare al 5% del PIL le spese militari rappresentano un crocevia definitivo e pericoloso, soprattutto se le risorse verranno sottratte allo Stato sociale. Il tutto in nettissimo contrasto con i nostri principi costituzionali. In ogni fase prebellica che si rispetti si fa ampio ricorso alla propaganda: serve ad alimentare la paura del nemico esterno e a costruirne di interni. Certamente Mattarella vorrà soffermarsi su quanto accaduto a Torino, sul tentativo di tappare la bocca al professor Angelo d’Orsi, come accade peraltro a tutti coloro che intendano esprimere liberamente la propria idea in contrasto con una narrazione che mette in pericolo i nostri figli. Anche questi tentativi risultano infatti inconciliabili col dettato costituzionale che il Colle ha il dovere di difendere. Fa bene poi il #Quirinale a citare le minacce che riguarderebbero l’Unione Europea. Certo, non si comprende bene a che titolo egli, che è a capo delle Forze Armate italiane, si faccia carico della difesa dell’#UE, ma qualche forzatura, di tanto in tanto, ci sta, soprattutto se a fin di bene. Non possiamo più consentire a figure come #VonDerLeyen, #Kallas, #Kubilius e compagnia cantante di alimentare un racconto che vedrebbe i russi in procinto di attaccarci. Abbiamo persino la data: pare che #Putin stia solo aspettando che noi terminiamo di riarmarci, poi sferrerà la sua micidiale offensiva. Non si sa perché, ma preferisce non coglierci impreparati. E anche in Europa la libertà di espressione non se la passa bene: la Commissione inonda di miliardi i giornali amici che alimentano la propaganda serrapiattista (si veda il rapporto The EU’s Propaganda Machine di Thomas Fazi), si licenziano giornalisti che osano fare domande scomode (vedasi la vicenda di Gabriele Nunziati) e si arriva persino a chiudere rapporti bancari a chi mette in luce certi fatti che riguardano la Von der Leyen (come accaduto a Frédéric Baldan dopo la pubblicazione di Ursula Gates). Insomma, l’Italia e l’Unione sono bersagliate da minacce concrete, reali, pericolose: minacce interne, evidentissime. Il Capo dello Stato certamente coglierà anche l’occasione per denunciare come le imposizioni neoliberali di #Bruxelles, mettano a rischio la tenuta della nostra sanità, della scuola, dell’università e di molti servizi pubblici essenziali, che sottendono diritti universali sanciti dalla Costituzione. E, quando si tratta della Carta, il Quirinale – che ne è formalmente il custode – non guarda in faccia nessuno. Ho anche apprezzato il riferimento alla “dimensione cognitiva” nell’ordine del giorno. Sul punto, però, non serve alcuna argomentazione: parlano certi tatuaggi...

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Pubblicato 10 nov

https://x.com/SavinoBalzano/status/1987977249795248263?s=20 Già #Calenda che si tatua il tridente ucraino fa scompisciare dalle risate. A questo bisogna però aggiungere il fatto che sia convinto di aver spaventato i russi. #SlavaUkraini! Calenda è convinto che #Putin abbia paura del suo tatuaggio. Scelta peraltro improvvida, quella di tatuarsi, per un tipetto volubile come lui... Nel frattempo, il gladiatore che si batte per la democrazia e la libertà esulta nel tentare di impedire a un professore universitario di parlare a Torino. Qualcuno ha sentito #Mattarella? #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano .

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Pubblicato 14 set

https://x.com/SavinoBalzano/status/1967235635556585852 Il fatto che la difesa dell'Unione Europea, che non è uno Stato, sia affidata a un lituano mi pare davvero fuori dalla grazia del Signore. Ad ogni modo, tale #Kubilius afferma che l’#UE debba riarmarsi fino ai denti per essere pronta a fronteggiare l’attacco russo. Un attacco già pianificato da #Putin e che, secondo lui, si verificherà tra tre anni (alcuni riportano cinque). Ora, questa affermazione è così sciocca che basterebbe una sola domanda per mandarla in crisi: oggi la #Russia ha un esercito infinitamente più numeroso e potente di quello di tutti i Paesi UE messi assieme; dispone inoltre di un arsenale nucleare tanto imponente che il nostro appare come una scatola di tric-trac, di quelli che sparano i bambini a Capodanno. Ordunque: perché il #Cremlino dovrebbe attendere tre anni, dandoci il tempo di prepararci, quando potrebbe approfittare della nostra attuale fragilità per arrivare a Lisbona in poco tempo? Che poi a sostenere queste fregnacce sono gli stessi che dicono che Putin in #Ucraina non ha combinato nulla: se non ha combinato nulla contro gli ucraini, che potrà mai fare contro tutta la #Nato? Dettagli. Tra tre anni avremo speso centinaia di miliardi in armi, sottraendoli al futuro e ai nostri figli. Qualcuno domanderà: perché Putin non ci attacca, come disse quel lituano russofobo di Kubilius? E ti risponderanno: non attacca perché ci siamo riarmati. Il riarmo non è uno strumento: è un fine, un obiettivo. La retorica della guerra non va interpretata in ottica esterna: nemmeno tra vent’anni saremmo pronti a fronteggiare i russi. Serve in ottica interna: per controllare e mantenere gli artigli sul potere, soprattutto quando la gente di questa classe dirigente decadente non vuole saperne più nulla. È così difficile capirlo? #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì, alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 9 set

https://x.com/SavinoBalzano/status/1965368341989675153?t=OOTaMZLEk5ATd9QYmSfuEw&s=19 Ieri uno straordinario #LucianoCanfora ha sottolineato alcuni aspetti che la nostra stampa non vuole proprio ricordare. Era #Mattarella il vicepremier durante i bombardamenti della #Nato su #Belgrado: lo abbiamo ricordato più volte. L’#Ucraina partecipò alle operazioni militari di una guerra unanimemente ritenuta illegale, quella in #Iraq. Nel 2017 #SergioMattarella strinse la mano a #Putin – dopo l’annessione della #Crimea – congratulandosi per la saggezza del leader russo nella gestione della crisi con l’Ucraina. Poi, una domanda: se è vero che a sabotare il #NordStream siano stati gli ucraini, non si deve forse concludere che l’unico Paese ad aver attaccato un membro dell’#UE sia proprio l’Ucraina? Lo chiedo ai bimbi di Von der Leyen e Kallas. Perché queste cose le sentite solo da noi? Perché, come ci ricorda #Canfora, non viviamo in una democrazia. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì, alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 2 set

https://x.com/SavinoBalzano/status/1962946349294616730?t=eTrDi0HJRyJdHAvEGOUgdA&s=1 La vicenda dell’aereo di #VonDerLeyen assume connotati a dir poco comici: tutta la nostra stampa ha rilanciato la notizia dell’attacco informatico russo ai sistemi GPS. Come le oche del Campidoglio, tutti a denunciare l’ennesima dimostrazione di come i cattivi russi ci mettano in pericolo. Già ieri faceva ridere: #Putin non sa nemmeno chi sia Ursula, la cameriera di #Macron, di #Merz e di qualche banchiere. Figuriamoci se perde tempo a farla atterrare d’emergenza in #Bulgaria: fino a poche ore prima, stringeva la mano ai leader di miliardi di persone e di paesi emergenti. Poi però è arrivata la smentita da parte di #FlightRadar24, società svedese (difficile definirla putiniana), secondo cui nessun disservizio si è registrato sul GPS dell’aereo della cotonata. Morale della favola? Un’altra occasione per farci ridere dietro dal mondo intero. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdi, alle 17, su #RadioCusano.

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Pubblicato 21 ago

https://x.com/SavinoBalzano/status/1958463013784064455?t=0dYbN3dG06lEgnXSRhYs1w&s=1 È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell’#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi. Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un’economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L’unità dell’Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all’#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico. In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà. Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell’estate, decisero di sudare e boccheggiare sull’altare di Kiev. A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie. Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l’attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un’informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall’assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025). A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo. Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male? Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l’opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate. Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale. Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.

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