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Politica

La fionda è una rivista e un blog aperto. È lo strumento di chi si ribella all’oppressione. https://www.lafionda.org - t.me/lafionda

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Pubblicato 9 ott

https://x.com/SavinoBalzano/status/1843705693330702413?t=AQRY1BAcUk7wi2Uv9gfSdQ&s=19 Sono stufo di sentir parlare di #antisemitismo ogni qualvolta si muove una condanna a ciò che #Israele sta compiendo. Credo che la #ComunitàEbraica, proprio in rappresentanza di coloro i quali hanno subito sulla propria pelle il male assoluto, non dovrebbe dimostrare alcuna esitazione nel puntare il dito contro #Netanyahu. E lo stesso dovrebbero fare la #politica e l'#informazione: è giusto raccontare le storie degli ostaggi e lo strazio che vivono con le loro famiglie, ma quando domostreranno la stessa sensibilità verso le decine di migliaia di vittime palestinesi e libanesi? Sono e sarò sempre con la #Palestina, con i più deboli, con i dimenticati: sono dalla parte delle vittime civili in #Libano e in #Cisgiordania. Il governo di #Israele restituisce al popolo (che dovrebbe proteggere) l'insicurezza perenne: condannarlo è un dovere morale di tutti. La mia a #5Notizie, #RadioCusanoCampus.

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Pubblicato 8 ott

POSTE: SVENDITA PRONTA Sarà soprattutto un affare per gli “investitori istituzionali”, cioè i grandi fondi, mentre ai dipendenti di Poste sarà destinata una quota minima di azioni, pari al 3% del totale di quelle messe in vendita. È con questo schema che il governo si prepara a cedere sul mercato un altro pezzo del capitale di Poste: nello specifico, il 14% in capo al Tesoro, che vedrebbe la sua quota scendere così dal 29 al 15%, lasciando nelle mani dello Stato comunque una percentuale “superiore al 50%”, e quindi il controllo, grazie al 35% detenuto dalla pubblica Cassa depositi e prestiti. Il nuovo schema in realtà tanto nuovo non è, visto che ricalca in pieno quello usato nel 2015 per quotare in Borsa il colosso oggi guidato da Matteo Del Fante. All’epoca il governo cedette il 34% del capitale, incassando 3,3 miliardi. Il 14% odierno, ai corsi di Borsa attuali, vale 2,3 miliardi ma qualcosa in più si potrà racimolare, anche se bisogna tenere conto dei costi di collocamento. Il Tesoro ha infatti affidato la pratica a 11 banche tra cui Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Unicredit, Citi, Deutsche Bank e JP Morgan, quest’ultima guidata dall’ex ministro (e direttore generale del Tesoro) Vittorio Grilli, che vi entrò proprio alla vigilia della quotazione di Poste e oggi è una presenza costante nei grandi affari che i fondi (e solo loro) stanno facendo con lo Stato grazie ai buoni rapporti con Palazzo Chigi (il piatto grosso è stata la vendita della rete Tim al fondo Usa Kkr). Fioccheranno commissioni milionarie. L’operazione, che dovrebbe partire il 21 ottobre, “porterà una maggiore democrazia economica”, ha auspicato il ministro Giancarlo Giorgetti. La verità è che è un regalo insensato a questi colossi, a cui è riservata una quota del 70% delle azioni vendute. Il resto andrà ai “risparmiatori”, compresi i dipendenti del gruppo a cui sarà riservata una quota massima del 3% con lotti minimi (circa 100-200 azioni) forse con qualche forma di sconto. Come detto, lo stesso schema pensato nel 2015, il cui effetto è che oggi il 22% del capitale di Poste è controllato da “investitori istituzionali” e solo il 12% è in mano al “retail”. D’altronde l’apertura del capitale ai fondi è l’obiettivo dichiarato sia del governo che del vertice aziendale. Il governo ha promesso a Bruxelles 20 miliardi di privatizzazioni entro il 2027. Finora tra Eni (3,8%) e Montepaschi (37%) ha incassato 3 miliardi. Con Poste e un altro pezzo di Mps entro l’anno punta a raddoppiare. Almeno con il colosso dei pacchi è però un’operazione totalmente a perdere: il risparmio sul minor debito emesso si fermerebbe a 80 milioni, ma rinunciando ai dividendi (il 14% è valso 140 milioni nel 2023). La perdita secca è di 60 milioni, destinata a salire di anno in anno. Storia già vista. Con la svendita del 2015, lo Stato ha rinunciato a 1,7 miliardi di dividendi al netto dei risparmi sul debito (con la mancata rivalutazione delle azioni, la perdita sale a 4,8 miliardi). Non solo: più fondi nel capitale significa più richiesta di spremere il conto economico. Cosa potrà succedere a Poste – dove il servizio universale (corrispondenza e pacchi) è in perdita e i servizi finanziari in crescita – è facile da intuire. Del Fante ha già paventato l’abbandono del primo nel 2026, quando scadrà la concessione, salvo poi correggersi. Carlo Di Foggia, Il Fatto, 8/10/2923 Contrasta la logica delle privatizzazioni: entra nel canale Telegram de @lafionda! 🔴📣👊🏽

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Pubblicato 7 ott

"Per noi c'è uno scopo, distruggere Gaza, questo male assoluto". Così l'ex ambasciatore israeliano in Italia. E di fronte a chi cercava di correggerlo per aiutarlo, ribadisce che il nemico non è Hamas ma i cittadini palestinesi di Gaza che dovrebbero andare altrove. Oramai non si nascondono neanche più, lo dicono apertamente, utilizzando ogni riferimento all'olocausto come principio di legittimità per sterminare e cacciare un popolo dalla propria terra. 🤕Stop al GENOCIDIO, unisciti a @lafionda

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Pubblicato 7 ott

A proposito del 7 Ottobre, vogliamo riportare le vergognose parole della giornalista del Jerusalmen Post Hadassah Chen, conduttrice anche di un Talk show alla TV israeliana: "Io sono parte di quella società israeliana che vuole tornare a Gaza. Faremo kibbutz, c'è un mare meraviglioso" dice Hadassah Chen, israeliana ortodossa "vicina a Netanyahu". E i palestinesi? "Non esistono. Dove è la Palestina? Sono arabi, possono andare altrove". Ps: potete trovare l'audio integrale nel podcast "Immagini, le storie della settimana" di Valentina Furlanetto su Radio24, puntata del 6 Ottobre 2024. 🤕 STOP GENOCIDIO! Entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 7 ott

Perché la rivoluzione tarda ad arrivare? Francesco Prandel Fortunata quella rivoluzione che non si conclude con l’investitura del suo principale nemico. JACOB BURCKHARDT Scrivo questo articolo per condividere qualche riflessione in merito al contributo «Violenza o non violenza: una questione di prospettive» recentemente apparso su “La Fionda” a firma di Giulia Grillo e “L’indispensabile”. Per esporle prendo le mosse da “La struttura… Continua...👇 https://www.lafionda.org/2024/10/07/perche-la-rivoluzione-tarda-ad-arrivare/ 🔴Entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 6 ott

Il ronzio dei droni da ricognizione israeliani è distintamente udibile da giorni nella maggior parte delle zone di Beirut: oggi è costante e particolarmente intenso da alcune ore. ⚡️ Segui il canale Telegram ⚡️https://t.me/mauriziovezzosi

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Pubblicato 6 ott

ISRAELE BOMBARDA UN IMPIANTO GAS FRANCESE DOPO CHE LA FRANCIA VOLEVA SMETTERE DI FORNIRGLI ARMI Hanno fatto esplodere l'impianto francese Total Gas a Beirut dopo che Macron aveva detto che le armi non dovevano essere inviate a loro. (fonte: sulaiman ahmed via Twitter) Una fonte diplomatica francese, che ha chiesto di non essere identificata a causa della delicatezza della situazione, ha dichiarato: "Stiamo monitorando da vicino la situazione e conducendo intensi contatti con tutte le parti per stemperare le tensioni. Prendere di mira gli interessi economici francesi è una grave escalation che non può essere ignorata". 🤕Rimani aggiornato sulle notizie dal mondo, entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 5 ott

Anche La Fionda è presente oggi in piazza per dire stop al Genocidio del popolo palestinese 🇵🇸 🤕 STOP AL GENOCIDIO! Entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 5 ott

LIVE corteo Pro palestina, Roma 5 ottobre 2024 https://www.youtube.com/watch?v=0bBqeklMc6U

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Pubblicato 5 ott

Ancora sangue sulle rotaie Redazione Data la gravità e l’importanza del tema, riteniamo doveroso pubblicare questo comunicato, che ci è arrivato oggi. Basta morti sul lavoro! Ancora sangue sulle rotaie, basta con le scuse: sono omicidi sul lavoro! Sciopero Manutenzione Ferroviaria 9 ottobre Ancora sangue e morte dei lavoratori sui cantieri di RFI; ancora le… Continua...👇 https://www.lafionda.org/2024/10/05/ancora-sangue-sulle-rotaie/ 🔴Entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 5 ott

L’amico terrorista di Marco Travaglio Chissà se le migliori gazzette d’Occidente noteranno la macabra comicità della nota emessa ieri dal Servizio segreto militare ucraino Gur insieme al video di un uomo che esplode per una bomba sotto la sua auto: “Il 4 ottobre, intorno alle 7 del mattino, nella zona temporaneamente occupata di Energodar, un’auto che trasportava un criminale di guerra, il ‘capo della sicurezza’ della centrale nucleare di Zaporizhzhia, Andriy Yuriyovych Korotkyy, è esplosa… Dopo la presa della centrale, Korotkyy ha collaborato volontariamente con gli invasori russi, ha fornito loro gli elenchi dei dipendenti della stazione con i loro dati personali, indicando i cittadini filoucraini. Ogni criminale di guerra riceverà una giusta punizione”. Più che una nota, un volantino di rivendicazione tipico delle organizzazioni terroristiche: solo che il Gur è un pilastro della celebre “democrazia” ucraina, addestrato, finanziato e armato da Usa, Nato e Ue per combattere al posto nostro il regime autocratico e terroristico di Russia in difesa del mondo libero e del diritto internazionale. La narrazione era già piuttosto ridicola fino all’altroieri, visti i dieci anni di guerra civile nel Donbass e soprattutto degli atti terroristici perpetrati dai Servizi e dagli squadroni della morte ucraini in giro per il mondo: l’esplosione dei gasdotti russo-tedeschi Nord Stream 1 e 2 a opera di un incursore ucraino ricercato da Berlino, fuggito in Polonia e di lì a Kiev su un’auto diplomatica dell’ambasciata a Varsavia; gli assassinii a Mosca di Darya Dugina, figlia di un filosofo filoputiniano (autobomba) e dell’ex deputato socialista ucraino Ilya Kiva, espulso e condannato per tradimento dopo aver criticato Zelensky anche per la tossicodipendenza (colpo alla testa); l’assassinio a San Pietroburgo del blogger ucraino filorusso Vladen Tatarsky (statuetta esplosiva); l’attentato allo scrittore e politico nazionalista russo Zakhar Prilepin, ferito e mandato in coma dall’esplosione della sua auto vicino Mosca; gli omicidi di giornalisti “propagandisti”, cioè sgraditi al regime, rivendicati a maggio dal capo del Gur Kyrylo Budanov; il sostegno a gruppi jihadisti legati a Isis e al Qaeda in Niger, Mali e Burkina Faso, vantato a luglio dal portavoce del Gur in funzione anti-Wagner. Ma i terroristi di Stato ucraini avevano sempre colpito oltre confine. Ora si fanno gli attentati in casa: anziché star lì a perder tempo per arrestare e processare i presunti collaborazionisti, li fanno esplodere direttamente. Fortuna che l’Ucraina sta con i Buoni e infatti entrerà nell’Ue e nella Nato, mentre la Russia capeggia i Cattivi e infatti il Parlamento europeo la definisce “Stato terrorista” e Putin ha un mandato di cattura internazionale. Sennò poi uno chissà cosa va a pensare. 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist

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Pubblicato 4 ott

Anche questa notte Israele si è esibito nella sua specialità militare: il bombardamento di aree urbane inermi. Anche questa notte sono crollati caseggiati e sono morte decine di civili che non avevano voluto o non avevano potuto lasciare Beirut (perché secondo la dottrina di ingaggio israeliana chiunque capiti nei pressi di un soggetto che si presume ostile ad Israle diviene automaticamente una salma in fieri.) Visto che l'unico attacco iraniano di risposta ad Israele non risulta aver fatto nessuna vittima civile, giustamente sulle prime pagine fotocopia di Stampa, Corriere e Repubblica con riferimento al Medio Oriente compare soltanto la pensosa riflessione circa il consenso americano a bombardare i pozzi di petrolio iraniano ("Quando ci vuole, ci vuole..."). Israele pare aver fretta di ridurre anche Beirut come Gaza, dove l'ultimo bollettino dava l'80% delle abitazioni distrutte o inagibili, 1,9 milioni di persone sfollate, 41.788 morti e 96.794 feriti. Ieri l'Iran ha rilasciato l'ennesimo comunicato in cui spiega molto chiaramente di non volere una guerra regionale e che in assenza di ulteriori provocazioni non ci saranno altri attacchi su suolo israeliano. Ma nonostante la moderatezza della risposta iraniana è evidente che un rilancio da parte israeliana avverrà, perché la dirigenza israeliana una guerra regionale totale la vuole. Al di là dei mugugni americani di facciata, Israele sa infatti che qualunque amministrazione USA gli farà comunque da Bancomat illimitato quanto ad armi e denari. E con cotanto guardiaspalle il progetto della Grande Israele è dietro l'angolo. A meno che ad essere destabilizzato non sia proprio il Bancomat. Insieme all'atteggiamento russo, è infatti questa - la capacità americana di fare da Bancomat senza limiti di spesa alle sue proxies - la più rilevante variabile in questo momento sullo scenario mediorientale (e anzi mondiale). Così, ad esempio, accade che, in concomitanza con i gioviali bombardamenti quotidiani dell'IDF, negli USA la North Carolina stia subendo un'alluvione catastrofica, con l'amministrazione federale che si distingue per la sua latitanza. La FEMA (Federal Emergency Management Agency; la Protezione Civile americana) finora sembra mancare degli effettivi e delle risorse per intervenire in modo significativo a una settimana dall'alluvione. Come si direbbe nel Belpaese: "La coperta è corta e avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, pezzenti." Ma non sono poche le voci dall'interno degli USA che si chiedono com'è che nelle stesse ore in cui ad Israele veniva concesso l'ennesimo finanziamento di 8,7 miliardi di dollari a perdere a sostegno della sua campagna militare, la FEMA lamentasse la mancanza di risorse. Nel momento in cui gli USA dovessero iniziare a percepire che la propria proiezione di impero mondiale costa più di quello che rende, un po' di canali di irrigazione di politici, giornali ed eserciti compiacenti in giro per il mondo potrebbero seccarsi. E una nuova epoca busserebbe alla porta.

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