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"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola" Info e richieste @pernondimenticarebot 👣@disagioinunclick Membro di: @networklamusa

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Pubblicato 23 lug

https://youtu.be/xnK_HZMGlCY

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Pubblicato 23 lug

Carmelo Iannì Nonostante il suo forte senso civico (Iannì collaborò con la polizia in un periodo di diffusa omertà nei confronti della mafia) , il suo coraggio e il suo sacrificio per molto tempo non gli sono valsi alcun riconoscimento da parte dello Stato italiano. Addirittura, poco tempo dopo la sua morte venne accusato ingiustamente di essere stato un membro di Cosa Nostra. Per molti anni la moglie e le figlie di Iannì scrissero al Presidente della Repubblica chiedendo che a Carmelo Iannì fosse conferita la medaglia d'oro al merito civile, ma senza ottenere mai alcuna risposta. Solo nel 2017 a Iannì è stato dato un riconoscimento, con il comune di Carini che gli ha dedicato una targa commemorativa posta proprio dinanzi all'ex hotel Riva Smeralda.

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Pubblicato 23 lug

https://youtu.be/vYfteWbIOh0

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Pubblicato 23 lug

Paolo Ficalora, uomo, padre, marito, capitano di lungo corso della Marina mercantile, è stato ucciso da innocente a colpi di fucile nella sua casa in contrada Ciauli, nella baia di Guidaloca, a Castellammare del Golfo, nel residence che dava in affitto. La sua colpa? Aver ospitato per un periodo il super pentito di Cosa Nostra Totuccio Contorno, di cui Ficalora ignorava l’identità nel periodo in cui soggiornò nel suo residence. Erano gli anni delle stragi, e un affronto così, secondo i corleonesi, non poteva restare impunito. Una condanna a morte emessa senza esitazione e concretizzata da un mafioso locale: il castellammarese Gioacchino Calabrò con diversi copi di arma da fuoco la sera del 28 settembre di venticinque anni fa, sotto gli occhi della moglie nell’oscurità della notte.

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Pubblicato 22 lug

https://youtu.be/sCUggrZwLto

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Pubblicato 22 lug

Nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993 Cosa nostra pianificò e mise in atto un attentato terroristico a Firenze, in via dei Georgofili, facendo esplodere un’autobomba e sconvolgendo il centro storico della città. L’esplosione distrusse la Torre dei Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili e provocò l'uccisione di cinque persone: la custode dell'Accademia Angela Fiume (36 anni), il marito Fabrizio Nencioni (39 anni) e le loro figlie Nadia Nencioni (9 anni), Caterina Nencioni(50 giorni di vita). Si incendiò inoltre un edificio della via e tra le fiamme morì lo studente Dario Capolicchio (22) mentre una quarantina di persone furono ferite.

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Pubblicato 21 lug

https://youtu.be/vWPeWLIWu84

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Pubblicato 21 lug

Calogero Zucchetto "Nessuno, a Palermo, nemmeno nei giorni più terribili, aveva mai visto piangere un poliziotto. Le lacrime di Ninni Cassarà, che "assiste" con lo sguardo il cadavere di Calogero "Lillo" Zucchetto, appena freddato da due killer, sono entrate nella storia di questa città. La tragedia si consuma la sera di domenica 14 novembre 1982, all'uscita dal bar Collica in via Notarbartolo. Zucchetto, collaboratore di Cassarà, viene crivellato con cinque colpi di pistola alla testa sparati da due killer in sella ad una moto." Da Palermo Today

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Pubblicato 20 lug

https://youtu.be/8Iyo-Ng8yb4

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Pubblicato 20 lug

Le mafie uccidono donne e bambini. Un "mito" da sfatare, una di quelle favolette di cui tanti si riempiono la bocca, asserendo che i cosiddetti "Uomini d'onore" abbiano una loro, seppur deviata, etica o codice di comportamento che dir si voglia. La realtà è ben diversa, le organizzazioni criminali hanno solo un obiettivo che comanda e scandisce tutte le loro azioni : il denaro e il controllo del territorio ottenuti tramite la violenza indiscriminata, la generazione della paura, l'omertà delle persone. Il video narra la storia di una delle piccole, Domenico "dodó" Gabriele, morto a 11 anni mentre faceva quello che ogni bambino vuole fare: giocare. Un altro nome da ricordare, un'altra storia da raccontare.

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Pubblicato 19 lug

"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola" Paolo Borsellino

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Pubblicato 19 lug

Il 1992, il 19 Luglio 1992. Torni a casa da una giornata di mare, a giocare, saltare, ridere e scherzare, giusta e meritata spensieratezza di un normale ragazzino di 8 anni. Fai solo caso agli occhi dei tuoi genitori che rimangono basiti davanti alle immagini che la tv sta trasmettendo da una città che conosci solo perché è capoluogo di regione, di una regione molto lontana dalla tua... E ti siedi, guardi quelle immagini e ricordi che a scuola ti hanno sempre detto e raccontato come vedevano i nonni le città, o almeno una parte di esse, dopo un bombardamento, ai tempi della guerra. È difficile capire, quasi impossibile per gli occhi di un bambino, provi ad ascoltare ma si parla di cose "da grandi", di attentato, di bomba, di tritolo, di mafia, di giudici e poliziotti. E poco dopo, come ogni bambino, ricominci a fare quello che ogni bambino in vacanza fa, torni a divertirti con gli amichetti di sempre, come se quelle immagini fossero solo un tg normale che i grandi seguono ma che non ti tocca più di tanto... Certo, nei giorni seguenti si parla solo di quello, ma hai pur sempre 8 anni, non ci pensi minimamente. Poi gli anni passano, cambiano le scuole, le amicizie, le piccole idee che entrano in testa e tante volte non se ne vanno e ringrazi già chi ti ha fatto crescere curioso, pieno di voglia di sapere e capire. E trovi un libro, ormai saranno passati almeno quattro o cinque anni e i tuoi anni son diventati 13,14, poi 15 e vedi che in quel libro trovi le immagini che immediatamente ti riportano a quella sera di anni prima, del caldo giorno di luglio. Cominci a leggere e scopri chi era quella persona, cosa pensava, per cosa lottava, in cosa credeva, ma soprattutto (e negli anni scoprirai che le motivazioni sono molte e molto più grandi di te e dei tuoi occhi di quattordicenne interessato) il motivo per cui è stato ucciso. Così prosegui e non ti fermi a leggere, non finisce la voglia di sapere, più notizie hai più scavi per trovarle. Passano gli anni e dopo 26 anni da quel giorno ancora ti ritrovi a chiedere,cercare, provare come han fatto tanti a mettere insieme i pezzi, capire il vero motivo di quella strage, dopo così poco tempo dalla strage di Capaci, troppo vicina, troppo poco "di mafia", così intrisa di puzza di collusione che fa tremare i polsi, a tratti facendoti vergognare di alcune cose lette nelle sentenze, nelle indagini messe su carte e riportate costantemente in maniera diversa... Forse è anche questa voglia di sapere che quella persona ti ha lasciato, grazie anche alla sua azione fino alla morte, come fosse una missione. Non sapevi chi fosse, lo hai scoperto, lo hai riscoperto, lo hai apprezzato e lo apprezzi, prendendo quello che ha fatto e detto molte volte come esempio. E ringrazi, mai abbastanza, con piccole cose, basta il ricordo tante volte, la voglia di non mollare, la voglia di assomigliare almeno un poco a chi ha provato a rendere migliore, come tanti altri, questo paese. Grazie Paolo, da una persona normalissima che ci prova sempre. L.

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