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Sono editor, ghostwriter e writer coach. Nel canale scrivo e parlo di scrittura creativa, scrittura terapeutica e di comunicazione. Scopri il mio corso high level alessandraperotti.com/corso-editor-e-ghost-writer Contattami @AlessandraPerotti

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Pubblicato 7 gen

⁣COME SI SCRIVONO I PUNTI CARDINALI? I punti cardinali si scrivono con la lettera maiuscola? Dipende. ✅Quando indicano semplicemente una direzione vanno scritti con la lettera minuscola (per es.: seguire la strada verso nord per un chilometro), se però ✅definiscono un’area geografica specifica allora si scriveranno con l’iniziale maiuscola (per es.: Corea del Nord, Politiche per il Mezzogiorno, Mari del Sud). Fin qui tutto chiaro, ma la faccenda si complica, arrivando a sfiorare la discrezionalità, quando occorre usare espressioni composte da due punti cardinali (nord-est, sud-ovest ecc.). ✅Stando alla regola di cui sopra, anche qui quando l’espressione indica direzione si useranno le iniziali minuscole, mentre quando indica un’area geografica specifica si opterà per la maiuscola. 🤔DUBBI Già, ma si userà la maiuscola per entrambi i punti cardinali (Nord Est) o soltanto per il primo (Nord est)? E i due nomi andranno scritti uno di seguito all’altro (Nord Est) o con un trattino di congiunzione (Nord-Est)? Consolatevi, perché troverete molteplici versioni e nessuna regola ferrea a favore dell’una o dell’altra. Ah, dimenticavo, alle possibilità grafiche su indicate si aggiungono anche Nordest (tutto attaccato) e Nord-est (con trattino e solo la prima delle due iniziali maiuscola). Il consiglio, in questo caso, è di scegliere la forma a voi più congeniale e mantenervi fede per tutto il corso del testo in cui deciderete di usarla. #grammarbreak#scriverebene 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 31 dic

⁣Spesso abbiamo idee di storie meravigliose, originali, avvincenti, ma poi fatichiamo a renderle quando scriviamo. Le parole fanno la differenza. Il libro che ti suggerisco oggi prende in esame proprio l’aspetto dell’esposizione dei contenuti. S'intitola: Desperate writers - Vademecum per scrittori irriducibili di Bruna Graziani (ed. Kellermann) C'è un "quid" che trasforma una storia qualsiasi in una storia universale: l'abilità nell'uso delle parole. Non delle parole belle, ma di quelle giuste. È un'abilità che si acquisisce con il tempo. È necessario insistere, leggere molto. E poi scrivere. Facendo attenzione a punti e virgole, dettagli, descrizioni, dialoghi; al verbo adatto, al sostantivo calzante. Questo libro vuole essere un compagno di viaggio per chi si incammina su questa strada. Lavoriamo con le parole, sono il nostro ferro del mestiere, allora cerchiamo di non usare il martello quando ci vuole il cesello e viceversa. Buona scrittura. 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 30 dic

Questa vorrei che fosse, per lo più, la mia espressione nel 2020. Forse non è di quelle fotogeniche ma significa molto nella sostanza. Vuol dire avanti che c'è un mondo che aspetta di essere vissuto, amato, esplorato, sostenuto. Vuol dire non perdiamoci in chiacchiere inutili ma viviamo con coraggio e intensità la nostra vita. E divertiamoci lavorando perché deve essere la passione a muovere tutto. Dai che il tempo scorre, per questo è prezioso e unico, da condividere con persone belle e da non sprecare, da investire in esperienze, scoperte, apprendimento e amore. Sì, vorrei fosse questa l'espressione sulla mia faccia per il 2020. Grazie di aver seguito questo canale nel corso dell'anno che se ne va, auguro anche a voi una faccia che vi esprima. E ora pronti alle novità su #telegram che ci aspettano.

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Pubblicato 28 dic

QUANTE E QUALI PAROLE USIAMO? Nel 2016 Byrna Rene - editor, book strategist americana - scrive che la maggior parte delle persone ha un vocabolario di "comfort-zone" di circa 20.000 parole, con un database più grande e "passivo" di circa 40.000 parole. Pare che le prime 25 parole del nostro vocabolario attivo siano utilizzate nel 33% della nostra scrittura quotidiana e le prime 1.000 parole sono usate nell'89%. Che cosa significa? Ci sono delle parole migliori, più creative magari anche più nostre ma dobbiamo uscire dal recinto dell'abitudine e programmazione mentale. Byrna Rene ha parlato e scritto di 5 modi per superare i nostri limiti e scegliere consapevolmente le parole giuste per la nostra scrittura. ✅Prestare attenzione: individuiamo le nostre parole confort. Se indichiamo sempre una nuova avventura come “stimolante” forse su questo dovremmo lavorare. O se iniziamo sempre lacune frasi con “per quanto riguarda”. Possiamo modificare quello che conosciamo. ✅Fare una lista: importante è fare una lista sulle parole più usate. Meglio lavorare su una parola per volta. ✅Leggi generi letterari diversi da quello a cui ti dedichi: questo apre nuovi orizzonte e introduce ispirazioni nel nostro vocabolario ✅Compra un dizionario dei sinonimi. Byrna scrive “Un thesaurus vecchio stile è uno strumento favoloso per trovare parole nuove e interessanti per sostituire i tuoi vecchi standard logori.” ✅Una parola al giorno: puoi aprire il dizionario a caso scegliere una parola e utilizzarla durante il giorno per radicarla nella memoria. Più parole utilizzeremo e più allargheremo il nostro vocabolario. Quando conversiamo possiamo spiegare quello che intendiamo con l’aiuto della mimica, della gestualità, possiamo cercare parole nel corso della conversazione ma quando scriviamo dobbiamo cercare il termine giusto, la parola perfetta - le mot juste di Flaubert - così doneremo al lettore il meglio di noi e della nostra ricerca. 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 19 dic

⁣Consiglio sempre di tenere TRACCIA di sé. Incontro molte persone e le seguo nella scrittura dell'autobiografia: scrivono la propria storia perché ne sentono il bisogno o per lasciare testimonianza e molti lamentano di non avere abbastanza documentazione scritta lasciata dalla famiglia. Scrivete: lasciate pensieri, diari, scrivete di quello che state vivendo, dei vostri figli, di come crescono e cambiano. Un giorno per loro sarà un dono prezioso avere queste righe. Se non avete figli scrivete per i nipoti, per quelli che saranno, un giorno, parte e continuazione della vostra famiglia. 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 18 dic

⁣⁣Il termine “manuale” evoca subito, per associazione di idee, quello di regole e, in senso lato, di istruzioni. Certo la scrittura ha le sue, ma attenzione a non ridurre tutto alla tecnica. Esiste la personalità dello scrittore che occorre trasferire negli scritti, perché emerga la sua voce. Il libro che ti consiglio oggi sonda proprio l’aspetto più creativo e soggettivo della scrittura. Il bello scrivere📕 di Enrico Rulli (ed. Bignami) Strumento di facile consultazione, ricco di citazioni, suggerimenti pratici, esercizi. Il libro racconta retroscena, indiscrezioni, bizzarrie per far comprendere quanto lo scrittore, quello vero, sia una individualità che si stacca dalla grigia omologazione. Vengono suggeriti percorsi che accostano classici e lavori popolari, romanzi e antologie a fumetti, film e prodotti televisivi, internet e carta stampata. Far leva su quello che ci caratterizza come persone e trasferirlo nella scrittura: questo in sintesi è il segreto per essere originali. Il lavoro allora, cari amici, comincia da dentro di noi. 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 17 dic

⁣Tuttora o tutt’ora? Qual è la forma corretta? Abbiamo qui a che fare con un avverbio di tempo dalla grafia insidiosa, che tanto dolore arreca a studenti e a scrittori tutti. Significa ancora, ancora adesso, e si scrive tutto attaccato (tuttora). La ragione va cercata nell’univerbazione che l’avverbio ha subìto nel corso del tempo, vale a dire quel processo che accorpa due parole in una sola. Bisogna dire però che nell’italiano antico a prevalere era la forma tutt’ora, ma appunto si tratta di un uso antiquato che oggi è meglio, anzi, giusto evitare. #grammarbreak#scrittura 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 10 dic

⁣Come si scrive? Quanto è bella la nostra lingua, ma quante insidie ci tende ogni giorno. Oggi il dubbio è questo: Attinente a o il? Inerente a o il? Inerente e attinente sono due participi presenti usati con valore di aggettivo. Derivano, nell’ordine, da inerire e attenere, entrambi verbi intransitivi che, come tali, si costruiscono con la preposizione “a” Si dirà allora: articolo attinente alla cronaca e documento inerente all’affitto e non articolo attinente la cronaca e documento inerente l’affitto. E riguardante? Se però usiamo il termine “riguardante”, che per forma e significato è molto simile ai precedenti, ahimè, la faccenda cambia, perché è anch’esso un participio presente usato come aggettivo, ma derivante dal verbo transitivo riguardare, che regge quindi il complemento oggetto o diretto, introdotto senza preposizioni. Es.: libro riguardante l’amicizia e non libro riguardante all’amicizia. Tutta un’altra storia però per l’espressione riguardo a. Già perché in questo caso, invece, la forma corretta è quella con la preposizione “a” e quella senza è sbagliata (per es: riguardo a questa storia, avrei parecchie cosa da dire e non riguardo questa storia, avrei parecchie cose da dire). Ma la lingua cambia, si muove e si trasforma e magari in futuro verranno accettate entrambe le versioni, chissà. In tal caso scriverò un nuovo grammar break. Non perdiamoci di vista. #grammarbreak#scriverebene 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 5 dic

⁣Conosci bravi autori? Non mi sto riferendo a gente che scriva bene ma al portale chiamato proprio braviautori.it Si tratta di un portale interessante, non è bello da vedere a livello grafico ma meglio guardare all'utilità. Tra le varie opportunità che propone gratuitamente c'è anche un correttore di testi: copiando il testo potete vagliarne la correttezza. Non è tutto qui: è inoltre possibile pubblicare i propri testi ed entrare in una classifica di autori più prolifici o più letti o entrambe. Merita una visita, qualcosa di utile si trova. #scrivere#scrittura#tools 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 4 dic

⁣LEGGERE BENE PER SCRIVERE MEGLIO🤓📕 Cos’è che come lettori ci fa dire: ”Questa storia funziona e quest’altra no”? Spesso è difficile da spiegare e si attribuisce la ragione al gusto personale. In realtà, posto che il parere soggettivo è sacrosanto e incide sul gradimento o meno di quello che leggiamo, esiste un elemento imprescindibile nelle storie, che ne determina la consistenza, la stabilità: è la struttura. Imparare a riconoscerla e a riprodurla è molto importante quando vogliamo scrivere testi che stiano in piedi. Il manuale che ti consiglio oggi insiste proprio su questo aspetto. Viaggio nel bosco narrativo di John Yorke (ed. Audino) Questo libro spiega perché la struttura di ogni storia sia egata nella composizione (tecniche/strumenti) e nella fruizione (apprezzamento/delusione) alla natura umana. L'autore ci fa fare un viaggio nel cuore dello storytelling, rivelando che c'è davvero un modello comune alle varie strutture narrative, un modello che riecheggia il viaggio nel bosco raccontato nelle favole e che, come tutte le grandi arti, proviene dal profondo. Insomma, come dico sempre, la scrittura è artigianato: la fase della progettazione è importante tanto quanto quella della stesura e se manca la prima, la seconda, da sola, può fare poco. Buona lettura📕 #ticonsigliounlibro#leggere 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 3 dic

⁣Come si scrive: dinanzi o dinnanzi? I dubbi sulla corretta grafia di parole di uso comune sono leciti e comprensibili. I dizionari sono lì apposta per levarci dall’impasse. Ma se capiamo perché si scrivono in un modo piuttosto che in un altro allora è possibile che non le sbaglieremo più. Oggi è la volta di: Dinanzi o dinnanzi? Si possono trovare entrambe le forme e, in linea di massima, entrambe sono corrette, tuttavia dinanzi (con una sola “n”) prevale su dinnanzi (con due “n”). Quest’ultima versione è considerata antiquata. L’etimologia della parola può aiutarci a capire: dinanzi deriva dall’espressione latina de in antea, in cui de indica un’azione, un porsi in antea, cioè mettersi davanti. In italiano si costruisce con la preposizione “a” quando ha valore di preposizione (per es.: dinanzi a me; dinanzi al panorama). Non ha bisogno di essere seguito da altro invece quando ha valore di avverbio (per es.: guardare dinanzi). Attenzione a non confonderlo con dianzi, avverbio che significa poco fa, poco prima, usato in espressioni all’antica come: l’ho visto dianzi. #grammarbreak#scriverebene 👩‍💼@AlessandraPerotti

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Pubblicato 2 dic

Leggere ci migliora.📕📕📕 Apre nuovi orizzonti. Influisce sul linguaggio, sulla memoria, sullo sviluppo delle nostre connessioni neuronali. Un buon lettore può anche non essere un bravo scrittore. Ma chi scrive deve necessariamente leggere.✍🏻📕 Il romanzo è la lettura che più di tutte sviluppa creatività e fantasia, agisce sull'immaginario: conoscerne la storia è appassionante, ci fa comprendere quanta strada sia stata percorsa fino ad oggi. In questo articolo ho voluto delineare un percorso della storia del romanzo attraverso le tappe principali, una sorta di mini guida per conoscere almeno i testi e i momenti più importanti. https://www.alessandraperotti.com/il-romanzo-ha-una-storia-appassionante-la-conosci/

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